expand_lessAPRI WIDGET

Tra fedeltà dovute e tradimenti confessati: la diffusione e l’adattamento italiano del coping power program – Congresso SITTC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Tra fedeltà dovute e tradimenti confessati - SITCC 2014

Nel simposio presieduto dal Dott. Furio Lambruschi e Giuseppe Romano si è discusso su come il  Coping Power Program possa essere adattato e utilizzato con successo nel contesto socio culturale italiano.

Il Coping Power Program (Lochman e Wells, 2002) è un programma multimodale per il controllo e la gestione della rabbia per i bambini di età scolare, basato sull’intervento cognitivo comportamentale e sul modello socio-cognitivo di elaborazione dell’informazione di Dodge (Crick e Dodge, 1994).

Il Coping Power Program, inizialmente denominato Anger Coping Program, prevede sessioni di gruppo con i bambini e sessioni di parent training per i genitori. Tale modello di trattamento è riconosciuto oggi dal governo degli USA, nonché dalla comunità scientifica internazionale, come efficace nella prevenzione in bambini e adolescenti che presentano uno scarso rispetto delle regole sociali, comportamenti violenti e abuso di sostanze.

Durante il simposio, Dott. Pietro Muratori ha esposto la sua esperienza su come il programma  Coping Power possa essere inserito ed utilizzato con successo nel contesto italiano. A tale proposito è stato presentato il servizio “Al di là delle Nuvole” per il trattamento dei disturbi del comportamento in età evolutiva dell’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (PI).

 Tale servizio si focalizza sia sui processi del contesto familiare che sui processi cognitivi dei bambini, cercando di promuovere migliori strategie di problem solving e migliori modalità di relazione con i pari. Dai risultati di questi interventi emerge come i bambini che hanno partecipato al programma Coping Power, all’interno del servizio migliorino notevolmente dal punto di vista comportamentale. 

Inoltre, dall’intervento della Dott. Laura Vanzin emerge come il Coping Power Program possa essere adattato e utilizzato nel lavoro con i bambini affetti da Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività (ADHD).

L’aspetto più interessante che è emerso dall’ esposizione della Dott. ssa Vanzin si è focalizzato  su come la consapevolezza possa essere potenziata attraverso un Programma di Coping Power nei bambini con ADHD.

Aumentando la consapevolezza dell’ io, dei pensieri, delle sensazioni corporee, del contesto e della storia personale il bambino impara a focalizzarsi sulle proprie esperienze di vita capendole e gestendole adeguatamente. 

In tal modo, il bambino affetto da ADHD sviluppa l’abilità di stare nel momento presente con piena consapevolezza e apertura all’esperienza, impegnandosi in azioni che siano in linea con i valori personali. 

Inoltre, come sottolineava il dott. Buonanno nel suo intervento durante il simposio, il Coping Power Program riduce i costi relativi all’impatto della sintomatologia esternalizzante (ADHD) e migliora l’attenzione in supervisione in quanto si focalizza sugli acting: prevede le circostanze attivanti e sviluppa regolarità. 

Dall’intervento di Dott. Furio Lambruschi emerge come il Coping Power Program possa essere utilizzato come servizio Sovradistrettuale per il trattamento dei disturbi generalizzati, lavorando sia sui bambini che sui genitori.

Il lavoro sui bambini, ha come obiettivo quello di potenziare: l’abilità a intraprendere obiettivi a breve e a lungo termine, l’organizzazione e le abilità di studio, il riconoscimento e la modulazione della rabbia, il problem solving in situazioni conflittuali, l’abilità a resistere alle pressioni dei pari, le abilità sociali e l’ingresso in gruppi sociali positivi.

Invece il lavoro con i genitori è volto a sviluppare e potenziare le abilità genitoriali relative a: gratificare e fornire attenzione positiva, stabilire regole chiare ed esprimere le aspettative sul comportamento del figlio, promuovere l’organizzazione e le abilità di studio, utilizzare appropriate pratiche educative, modulare lo stress genitoriale, incrementare la comunicazione familiare ed il problem solving in situazioni conflittuali, rinforzare le abilità di problem solving che i bambini stanno acquisendo. 

In conclusione il Dott. Giuseppe Romano sottolinea quanto sia importante essere flessibili rispetto all’utilizzo di protocolli come Coping Power Program presi da contesti culturali diversi come quello statunitense in quanto essi possono essere adattati con successo al contesto socio culturale italiano attraverso un lavoro congiunto.  

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

In ricordo di Vittorio Guidano: la scienza della conoscenza – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

SIMPOSIO Vittorio Guidano - SITCC 2014

Sono passati ormai 15 anni dalla scomparsa di uno dei padri fondatori della SITCC e del Cognitivismo Post-Razionalista, Vittorio Guidano, e il simposio presieduto dalla Dott.ssa Ardito è l’occasione per ricordare un uomo che è stato per molti un maestro e un mentore. 

Si alternano così gli interventi di colleghi, ma anche amici stretti, e le testimonianze di ex allievi ora co-trainer, in un’atmosfera che si fa via via sempre più carica emotivamente.

Qualcuno tra i presenti si commuove. Per chi non ha conosciuto Vittorio Guidano, i racconti di aneddoti personali del Dott. Reda, del Dott. Balbi e della Dott.ssa Pelliccia intrecciati con i suoi insegnamenti, restituiscono l’immagine di un uomo con un amore infinito per la cultura umanistica e scientifica ed un terapeuta precursore dei tempi. “Parlare con lui era illuminante in qualsiasi circostanza, a lezione come dopocena.” 

 

Vittorio Guidano era fissato con un metodo che fosse esplicativo e non solo descrittivo, che potesse spiegare i motivi dello scompenso psicopatologico – racconta il Dott. Reda – e fu il primo ad inventare agli inizi degli anni ’80 i training di formazione, in cui gli allievi avevano come obiettivo quello di capire chi fossero e venivano valutati in base al loro cambiamento alla fine del training.

Tra i suoi più grandi lasciti vengono ricordati l’importanza del ruolo del terapeuta come perturbatore strategicamente orientato, l’importanza attribuita al lavoro sullo stile affettivo, la concettualizzazione di quello che il Dott. Balbi definisce il più potente modello esplicativo del Self e l’idea che l’eziologia del disturbo psicopatologico sia radicata nello scompenso affettivo:

[blockquote style=”1″]La Terapia Cognitiva Post-razionalista è un metodo attraverso il quale il terapeuta conduce il paziente nella ricostruzione del suo scompenso affettivo, con l’obbiettivo di promuovere, attraverso la distinzione ed integrazione di tutta la gamma di emozioni, sentimenti e stati intenzionali alla discrepanza affettiva in questione, una riorganizzazione progressiva del sistema personale in un nuovo e più articolato livello di coscienza che contenga la nuova maniera di sentirsi.[/blockquote]

A 15 anni dalla sua scomparsa, il grande vuoto che ha lasciato nel panorama cognitivo post-razionalista italiano si sente ancora, nell’attesa che qualcuno riesca ad avere nuove brillanti intuizioni cliniche che possano dare nuovo slancio a questa corrente cognitivista cosi stimolante.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

Sogno e Psicoterapia Cognitiva – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Sogno e Psicoterapia Cognitiva - Congresso SITCC 2014

Il simposio Sogno e Psicoterapia Cognitiva si è focalizzato sulle modalità di utilizzo dei sogni in Psicoterapia Cognitiva, prendendo in considerazione diversi punti di vista e diversi orientamenti teorico-clinici: differenti gruppi di ricerca, alcuni di formazione costruttivista altri più vicini all’orientamento cognitivo-comportamentale, hanno dialogato tra loro coordinati dal dott. Aquilar, esponente del modello cognitivo-sociale.

Il gruppo del dott. Bara apre la discussione proponendo un modello costruttivista volto all’ interpretazione emotiva dell’esperienza onirica. L’assunto fondamentale del metodo di interpretazione proposto assume che il sogno sia determinato dalle emozioni attive nel sognatore e possa essere dunque impiegato come strumento per conoscerle in modo più immediato rispetto alla veglia. Non ci dice cos’è successo in passato o cosa succederà in futuro, ma ci mostra il nostro vissuto rispetto alla situazione in cui siamo nel presente.

La trama del sogno, quindi, passa in secondo piano poiché lo scopo terapeutico è incentrato sul recupero consapevole, per quanto possibile, dello stato emotivo onirico. Come afferma il dott Bara “compreso nel suo significato, il sogno diventa un indicatore di direzione: non un vincolo ma una suggestione”.

L’intervento del dott. Rezzonico presenta invece lo stato attuale dell’uso del materiale onirico in Psicoterapia Cognitiva, con un focus particolare all’approccio costruttivista.

Nello specifico, Rezzonico si è soffermato sull’analisi delle differenze esistenti tra l’approccio costruttivista e quello razionalista. Le due correnti, seppur rappresentabili lungo un continuum, ci riportano aspetti talvolta dialoganti e talvolta totalmente scissi.

Il modello razionalista utilizza l’interpretazione dei sogni quando il lavoro terapeutico raggiunge un momento di stallo, l’obiettivo diventa identificare le distorsioni cognitive che accomunano il sogno alla veglia, influenzando la vita del paziente. Si tratta di una sorta di terapia didattica che insegna al paziente “come fare bei sogni”.

L’interpretazione onirica in ottica costruttivista si basa invece su un lavoro di co-costruzione del sogno tra paziente e terapeuta che insieme scelgono il livello di analisi. L’enfasi viene posta sulle emozioni e sulle discrepanze emozionali tra ciò che il paziente ha sognato e l’emozione provata durante l’attività onirica.

L’obiettivo terapeutico diventa quello di far emergere significati personali e raggiungere un maggior livello di consapevolezza. Non si tratta di un significato inconscio che il terapeuta svela al paziente ma di una co-costruzione di significati tra paziente e terapeuta. Il sogno, diventa quindi un mezzo per accedere a nuovi orizzonti personali, prenderne consapevolezza e facilitare il cambiamento nella vita reale.

In conclusione sono stati approfonditi dal dott. Sibillia aspetti relativi alla pratica dei sogni intenzionali nella sindrome da incubi, mentre la dott.ssa Borgo ha concluso il simposio con un interessante parallelismo tra l’attività onirica e i fenomeni allucinatori tipici delle psicosi indotte dall’uso di cannabinoidi.

 

LEGGI ANCHE:

Sogni

L’Interpretazione dei Sogni

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

La formazione personale dei terapeuti nell’ottica post-razionalista – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

il lavoro su di sè nel training di formazione - Congresso SITCC 2014

In relazione agli studi riportati risulta importante, per fare una buona psicoterapia, sapersi sintonizzare sul paziente oltre a saper riconoscere e gestire i propri stati emotivi.

Reda ci presenta interessanti studi sulla sintonizzazione tra terapeuta e paziente. Marci C. et al. (2007) hanno misurato il livello di tensione dell’emozione tramite GSR (Galvanic Skin Resistence) mostrando come possano essere presenti diversi livelli di concordanza fisiologica tra paziente e terapeuta.

Le sedute in cui tale concordanza era alta venivano considerate dal paziente come più positive, ed inoltre, successivamente a tali sedute, il paziente esperiva maggior benessere.

Vengono poi presentati successivamente altri studi (Reda et al. 2011; Canestri et al. 2008) dove viene evidenziato come il terapeuta sia meno attivato emotivamente rispetto al paziente prima della seduta, ma tale attivazione è inversa a fine seduta dove l’attivazione del terapeuta è maggiore di quella del paziente.

Il terapeuta deve quindi essere anche capace di uscire da questo ruolo e vivere la propria quotidianità come individuo e non come terapeuta.

In relazione agli studi riportati risulta importante, per fare una buona psicoterapia, sapersi sintonizzare sul paziente oltre a saper riconoscere e gestire i propri stati emotivi.

Il terapeuta può riconoscere e organizzare il proprio materiale conoscitivo implicito relativo a sé, all’altro e alla relazione, operando nella relazione stessa come «perturbatore strategicamente orientato».

Ecco perchè risulta importante il lavoro personale durante il training di formazione della Specializzazione in Psicoterapia.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

 

BIBLIOGRAFIA:

 

Psicoterapia: intervista con Roberto Lorenzini – I grandi clinici

 

 

LE INTERVISTE AI GRANDI CLINICI ITALIANI

State of Mind intervista:

Roberto Lorenzini

Psichiatra e Psicoterapeuta. Docente SITCC

 

State of Mind intervista Roberto Lorenzini, Psichiatra e Psicoterapeuta. Docente SITCC.
Questa intervista fa parte di un ciclo di interviste ai grandi clinici italiani, che ha lo scopo di realizzare una panoramica dello stato dell’arte della psicoterapia (ricerca e clinica) in Italia.

I GRANDI CLINICI ITALIANI

TUTTE LE INTERVISTE DI STATE OF MIND

 

VEDI IL PROFILO DI Roberto Lorenzini

Considerazioni sulla relazione di Christian Keysers – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Commento di Francesco Mancini sulla relazione “Il cervello empatico” di Christian Keysers , presentata al Congresso SITCC, Genova, 2014.

SITCC 2014 - Plenaria KeysersNella sua relazione, Kaysers ha passato in rassegna una serie di ricerche su cosa accade nel cervello di una persona quando vede un’altra persona agire, provare sensazioni o emozioni.

La prima considerazione è che i neuroni specchio entrano in gioco non solo durante la percezione di un movimento dell’altro ma anche quando l’altro, ad esempio, è toccato (sensazioni) o, ad esempio, è socialmente escluso (dolore emotivo). Premesso che da sempre è ben noto che gli esseri umani hanno la capacità di essere empatici, l’interesse di questi risultati è, a mio avviso, triplice.

In primo luogo, la scoperta dei neuroni specchio risolve un problema filosofico che era rimasto senza soluzione per centinaia di anni, il problema dei qualia: come è possibile accedere alla esperienza soggettiva, interna e privata di un’altra persona?

In secondo luogo, ci dicono quali aree del cervello, e dunque quali variabili dipendenti, possono essere prese in considerazione per gli studi sull’empatia.

In terzo luogo, è importante sapere che i neuroni specchio non entrano in gioco solo nel caso del movimento ma anche delle sensazioni e emozioni.

La seconda considerazione riguarda un tema di interesse clinico, gli psicopatici.

Le teorie fino a oggi più accreditate, hanno sostenuto che alla base della psicopatia vi sia un deficit di capacità empatiche. Perché gli psicopatici si comportano in un modo che non tiene minimamente in considerazione la sofferenza dell’altro e i suoi diritti? Perché non sono frenati da quel meccanismo inibitorio che entra in gioco normalmente negli esseri umani quando si rendono conto di causare sofferenza ad altri esseri umani?

La risposta tradizionale è che, appunto, la sofferenza dell’altro non risuonerebbe dentro di loro a causa di un deficit di empatia. Le ricerche citate da Keysers dimostrano, però, qualcosa di molto diverso: di fronte alla sofferenza di un’altra persona, a condizione di essere incoraggiati dallo sperimentatore, l’attivazione del cervello degli psicopatici è sovrapponibile a quella di chiunque altro.

Ciò suggerisce con chiarezza che gli psicopatici non hanno un deficit di empatia ma, piuttosto, tendono di solito a non usare l’empatia anche se ne hanno la capacità. Del resto gli autistici hanno gravi difficoltà a essere empatici ma non sono psicopatici e in soggetti normali, soprattutto se maschi, la sofferenza dell’altro non attiva il substrato neurale della empatia, se l’altro è giudicato un mascalzone.

Keysers, non essendo un clinico, non ha affrontato i determinanti della non propensione alla empatia e non ha suggerito alcuna risposta alla domanda: perché gli psicopatici, pur potendo essere empatici, normalmente non lo sono? (per una rassegna, non recentissima, degli studi sulla empatia in psicopatici e anti sociali e su una proposta di soluzione si può vedere in www.apc.it Cognitivismo Clinico, 6, 2, 2009, La moralità nel disturbo antisociale di personalità – F. Mancini, R. Capo, L. Colle SCARICA ARTICOLO).

Un’implicazione, suggerita da questi risultati, è che anche in altri disturbi possa essere opportuno parlare di propensione a non usare determinate abilità piuttosto che di deficit.

La terza considerazione, che mi sembra rilevante per i clinici, riguarda le emozioni dello psicoterapeuta. Una tesi molto diffusa tra gli psicoterapeuti, anche cognitivisti, è che le emozioni che il terapeuta prova in seduta possano essere informative dello stato interno del paziente.

Keysers ci ha mostrato un esperimento interessante: in soggetti normali il movimento del braccio di un’altra persona verso un oggetto attiva i neuroni specchio dell’osservatore, ma cosa succede se il braccio in questione è il braccio non di un’altra persona ma di un robot? Nel cervello dell’osservatore si attivano gli stessi neuroni specchio. Ciò, ha sottolineato Keysers , dimostra che

la nostra intuizione circa gli stati interni dell’altro non dipende da una sorta di “lettura” della mente dell’altro ma è una proiezione, pertanto la sua accuratezza è inaffidabile.

Alla domanda “Come si potrebbe migliorare la capacità empatica di uno psicoterapeuta?”, Keysers ha suggerito la possibilità che lo psicoterapeuta faccia le stesse esperienze del paziente, citando ad esempio la possibilità di toccare un ragno per facilitare la comprensione empatica di ciò che prova un fobico dei ragni. Anche senza voler invocare il principio per il quale l’esperienza è soggettivamente costruita, c’è da chiedersi come ciò sarebbe possibile nel caso, ad esempio, delle esperienze precoci di abuso di un paziente border line.

Una quarta considerazione riguarda la possibile origine ontogenetica dei neuroni specchio. È opportuno ricordare la legge di Hebb la ripetizione di attivazioni contemporanee dei neuroni facilita l’instaurarsi di connessioni fra loro. Nel bambino spesso si attivano contemporaneamente i neuroni che, ad esempio, guidano il movimento della sua mano e quelli con cui percepisce il movimento della sua stessa mano. Ciò faciliterebbe la connessione fra questi due tipi di neuroni, motori e sensoriali e i neuroni specchio nascerebbero da questo processo.

SULLO STESSO SIMPOSIO: IL CERVELLO EMPATICO: LA PLENARIA DI CHRISTIAN KEYSERS AL CONGRESSO SITCC 2014

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

L’intervento clinico ad orientamento cognitivo costruttivista nel contesto sanitario ospedaliero – Congresso sittc 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

 L'intervento clinico ad orientamento cognitivo - sitcc 2014Il presente simposio presieduto dalle Dottoresse Carla Maria Vandoni e Carla Barile si è focalizzato sul ruolo dello psicologo/psicoterapeuta di orientamento cognitivo comportamentale all’interno delle strutture ospedaliere.

Le Dott. sse Silvia Ferrero Merlino, Chiara Marmo, Barbara Nano e Patrizia Valorio hanno esposto le loro esperienze lavorative riportate dall’interno di diverse strutture come: l’Unità Spinale, l’Oncologia, Pediatria Infantile e il Dipartimento per la Salute Mentale rivolto alle persone affette da HIV.

Dagli interventi è emersa l’importanza e la necessità di una figura come lo psicologo all’interno degli ospedali in quanto esso riesce ad accogliere  tutte le paure relative a cosa succede “quando il corpo si ammala”.

In termini più tecnici lo psicologo assume la funzione di base sicura ponendosi come presenza accessibile e di riferimento, in un momento in cui possono prevalere emozioni legate allo shock postraumatico, di perdita di controllo e angoscia, o viceversa d’incredulità, derealizzazione o negazione della situazione. 

Oltre ad occuparsi del paziente, Il ruolo dello psicologo è cardinale in quanto interagisce con altre figure che si trovano all’interno degli ospedali come: medici, infermieri, neuropsicologi e i famigliari dei pazienti.

Come riportato dalla Dott. ssa Barbara Nano i vantaggi della presenza di uno psicologo all’interno di un ospedale si ripercuotono sulla relazione e la collaborazione dello psicologo con  l’equipe medico-infermieristica: gli scambi d’informazione vengono facilitati e, inoltre, il personale infermieristico si affida ai consigli tecnici che riguardano lo stato mentale dei pazienti, forniti dallo psicologo.

Emerge come all’interno delle strutture di cura il lavoro multidisciplinare dell’equipe sia fondamentale e ha come principale scopo il miglioramento della qualità della vita della persona malata. Quindi, le attenzioni dell’intera equipe curante vanno, attraverso il dialogo congiunto tra operatori, paziente e famiglia, alla definizione della condizione del paziente, e all’osservazione del suo livello di consapevolezza e accettazione della sua situazione.

Attività come il colloquio individuale nei luoghi di vita di reparto con la persona, i momenti di consegna integrata o di breafing settimanale aiutano a costruire la relazione che fa da cornice a quella funzione di base sicura che protegge e porta verso l’autonomia il paziente.

In conclusione, il focus dell’intervento psicologico si concentra sul riconoscimento, l’espressione e la modulazione delle emozioni della persona malata.

Inoltre, lo psicologo all’interno delle strutture ospedaliere aiuta tutti gli operatori con cui interagisce a empatizzare non solo con i pazienti ma anche con i loro familiari. 

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

 

BIBLIOGRAFIA:

  •  Huston, T; Gassaway, J; Wilson, C; Gordon, S; Koval, J; Schwebel, A (2011). Psychology treatment time during inpatient spinal cord injury rehabilitation. Journal of Spinal Cord Medicine, Volume 34, Number 2, pp. 196-204.  DOWNLOAD

L’integrazione delle psicoterapie nell’approccio costruttivista – Congresso sittc 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Integrazione Psicoterapie - SITCC 2014 

Sono diversi i livelli a cui si può parlare di integrazione: si può riferire al terapeuta e alla sua formazione e dunque alla possibilità di unire diversi approcci durante il percorso terapeutico; ma integrazione è anche quella tra terapeuta e paziente poiché all’interno della relazione terapeutica si può lavorare per sintonizzarsi con il paziente e aiutarlo a rimettere insieme i pezzi, mettere in fila esperienze, emozioni, sensazioni, pensieri ed eventi diversi per dargli senso e mantenere integrate, appunto, queste diversità dentro di sé.

Percorso terapeutico come processo di integrazione dunque.

La Dott.ssa Laura Fortunati ha introdotto il tema esponendo il caso di una paziente con difficoltà di gestione emotiva con cui si è rivelato particolarmente utile integrare approcci diversi: la tecnica EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) per rielaborare due eventi particolarmente significativi, l’approccio eft integrato con esercizi di mindfulness, colloqui individuali ma anche colloqui di coppia coinvolgendo il marito e ha proposto anche la partecipazione a un gruppo MBCT (mindfulness based cognitive therapy) per gestire le oscillazioni emotive e il pensiero rimuginativo.

Il Dott. Michele Spada ha parlato, invece, di dipendenza affettiva e di come sia possibile affrontare la problematica non solo da un punto di vista cognitivo ma anche fisico: Cosa dice il corpo in una relazione di dipendenza?

Ha lavorato con due gruppi (7-8 persone) a cadenza mensile; 10 incontri in tutto.

Dipendenza quindi non solo come mentalizzazione ma anche “incarnata”, attraverso l’esperienza del sentire il proprio corpo, ad esempio con esercizi di  lontananza e avvicinamento, di reciprocità.

L’integrazione in questo caso è tra tacito e esplicito, rivolgendosi al corpo per acquisire consapevolezza attraverso l’uso di metafore (emotività come calore, distanza emotiva come distanza fisica) ri-raccontandosi attraverso il corpo.

Se riprendiamo il corporeo possiamo arrivare a una rielaborazione dei vissuti.

Anche l’intervento della Dott.ssa Carla Antoniotti ha affrontato la narrazione del sé attraverso il corporeo. Ad un gruppo di pazienti ha assegnato il compito di redigere uno scritto dal titolo “storia del proprio corpo”.

L’obiettivo è integrare l’approccio narrativo con il lavoro sul corpo così da mettere in luce la stretta interazione tra dimensione immediata (qui e ora, emozioni, sensazioni, relazioni) e dimensione narrata (sè, coerenza interna, costruzione del significato) e dunque l’interrelazione tra attività cognitiva, identità personale e dimensione corporea.

Infine, la Dott.ssa Rita Pezzati ha esposto il caso di J. e della sua fatica ad integrare.

Questo paziente racconta di vivere diviso tra due “spazi”: la mania e quello che lui chiama di amore e libertà.

Inizialmente per lui era difficile persino concepire la possibilità di condividere le esperienze con un altro individuo, cognitivamente riusciva a parlarne ma emotivamente era difficile per lui accettare questa eventualità.

Emergeva il terrore di sbagliare. Il profondo senso di solitudine, la percezione di dover sostenere tutti.

Grazie alla terapia però ha iniziato a vedere delle parti distinte, a scoprire di riuscire a sopportare anche l’idea di condividere un pezzo di vita con qualcun altro e ad accettare di seguire una cura omeopatica per l’ansia.

E grazie a questi ricordi di condivisione vissuti in terapia riesce a riconoscere le situazioni a “rischio” e a gestirle grazie a questa memoria interna.

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

Se vuoi sapere come sto, chiedimi cosa penso di te: la mentalizzazione nei disturbi neurodegenerativi – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Dr. Jekyll o Mr. Hyde- Afferrare le intenzioni del movimento - SCREEN - SITCC 2014

I test di mentalizzazione, sostiene il Dott. Adenzato, devono invece essere inclusi nell’assessment standard dei pazienti con disturbi neurodegenerativi (Poletti et al., 2012) perché, a differenza dei test neuropsicologici classici, il funzionamento dei processi di mentalizzazione può essere predittivo della comparsa di una FTD. 

Due anni fa Matthias L. Schroeter scrisse una lettera a Brain (Schroeter, 2012) sottolinenando quanto fosse assurdo che le nuove linee guida per la diagnosi di una possibile demenza frontotemporale (FTD) non prendessero in considerazione criteri quali dati di neuroimaging (es. atrofia frontale o temporale anteriore) e il decadimento della social cognition in particolare nell’abilità di teoria della mente, nonostante le numerose evidenze scientifiche in letteratura (Bertoux et al., 2012; Pardini et al., 2013).

I test di mentalizzazione, sostiene il Dott. Adenzato, devono invece essere inclusi nell’assessment standard dei pazienti con disturbi neurodegenerativi (Poletti et al., 2012) perché, a differenza dei test neuropsicologici classici, il funzionamento dei processi di mentalizzazione può essere predittivo della comparsa di una FTD.

Per esempio, soggetti che ottengono una bassa prestazione al Reading of Mind in the Eye Test (RME), al follow up a 2 anni hanno una maggiore probabilità di presentare un peggioramento ai test neuropsicologici e un’atrofia cerebrale, segni di FTD.

La possibilità di identificare precocemente i soggetti a rischio di sviluppare FTD permette di intervenire in maniera mirata nei primi stadi della malattia, quando gli interventi hanno una maggior possibilità di essere più efficaci (Rascovsky et al., 2011).

  

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

 

 

BIBLIOGRAFIA:

Il metodo psicosomatico – Plenaria con il Prof. Giovanni Fava – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Fava - Il Metodo Psicosomatico - SITCC 2014

Il professor Fava inizia la sua relazione con un aneddoto. Ci racconta di quando ancora studente della facoltà di medicina, dopo aver fatto una schermografia, pensava di aver contratto la tubercolosi. Quando si recò alla visita di verifica stava male fisicamente… ma nel momento in cui seppe di essere sano come un pesce era felice e fisicamente si sentiva bene. Iniziò a riflettere su questo. Si chiese…

“Eppure io sono arrivato alla verifica che stavo male…quasi in barella! Qual è l’influsso della psiche sul corpo?”

In quel periodo poco c’era sulla psicosomatica e il giovane Fava si imbattè nell’articolo di Engel, l’ideatore del modello bio-psico-sociale. Decise di scrivergli e da lì nacque un’esperienza di affiancamento al lavoro di Engel stesso.

L’originalità di Engel era legata alla critica del concetto di malattia del modello biomedico secondo il quale i processi biologici erano gli unici responsabili della genesi della malattia.

Engel propose così un concetto di malattia più unitario in cui sottolineò la complessità del concetto di salute contestualizzandola all’interno dell’ambiento psicosociale.

Successivamente Tinetti et al. (2004) pubblicarono un articolo su The American Journal of Medicine dove, riprendendo Engel, proposero di abbandonare la malattia come focus primario e di identificare delle variabili (biologiche e non) su cui poter intervenire.

Feinstein Alvan, epidemiologo americano, durante le sue discussioni di casi clinici a Yale, riportava come la medicina clinica tendeva a trascurare quell’informazione detta “soft” che aveva a che fare con le reazioni umane, la sintomatologia e la qualità di vita. Eppure anche questi dati si potevano misurare in modo attendibile! Ecco così che nacque la clinimetria cioè la misurazione di quei dati clinici che non trovano spazio nella tassonomia in generale.

Dopo questo excursus storico vediamo ora cosa si intenda con il termine psicosomatica.

La psicosomatica è:

  • La valutazione del ruolo dei fattori psicosociali nell’influenzare la vulnerabilità individuale, il decorso e l’esito di ogni tipo di malattia.
  • Considerazione olistica della pratica medica
  • Interventi specialistici per integrare le terapie psicologiche nella prevenzione, trattamento e riabilitazione delle malattie

Il metodo psicosomatico è un approccio generale alla considerazione del paziente e della malattia che si applica a qualunque condizione medica. E’ inoltre un approccio specialistico di aggregazione interdisciplinare che supera le distinzioni tradizionali. La valutazione psicosomatica così come la cura viene presentata come una modalità più ampia di gestione del caso.

Secondo questo approccio inoltre non andiamo a considerare da una parte le malattie psicosomatiche e dall’altre quelle non psicosomatiche, ma consideriamo tutte le patologie come aventi una variabile psicosociale.

Fava, Sonino e Wise (Il metodo psicosomatico, Fioriti, 2014) forniscono le basi dell’approccio clinimetrico che utilizza la macro-analisi, cioè una correlazione fra sindromi e/o problemi, e la micro-analisi, intesa come un’analisi dettagliata dei sintomi.

Dopo averci illustrato nella pratica tale metodo grazie a dei casi clinici i Prof. Fava infine ci illustra la WBT (Well Being Therapy), la Terapia del Benessere, dove il monitoraggio avviene sulla variazione del benessere dell’individuo e non del malessere. La WBT è a intervento breve che ha lo scopo appunto di aumentare i livelli di benessere.

Apprezziamo il modello bio psicosociale e le sue evoluzioni che i medici, generalmente più tendenti alla iperspecializzazione anziché alla visione globale, hanno sviluppato.

Ci piace perché il paziente non è più trattato come un “pezzetto” di qualcosa, ma come una persona inserita in un contesto. E a noi psicoterapeuti, si sa, il funzionamento della persona e il suo contesto ci piacciono parecchio.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

Dr. Jekyll o Mr. Hyde? Afferrare le intenzioni del movimento – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Dr. Jekyll o Mr. Hyde- Afferrare le intenzioni del movimento - SCREEN - SITCC 2014

E’ possibile comprendere le intenzioni degli altri osservandone i movimenti?

Grazie all’analisi cinematica, che misura le caratteristiche del movimento, è possibile capire come il sistema nervoso organizza il movimento, ma si può anche “misurare” l’intenzione? Il quesito è assolutamente intrigante! Immaginiamo di imbatterci nel Dr. Jekyll/Mr. Hyde mentre, con un bisturi in mano, si avventa contro un uomo a terra. Possiamo discriminare dal solo movimento se ci troviamo di fronte al Dr. Jekyll che sta cercando di salvare l’uomo o a Mr. Hyde che sta cercando di ucciderlo?

La Dott.ssa Becchio e colleghi (2008) hanno condotto un esperimento in cui i soggetti dovevano afferrare un oggetto per poi o passarlo ad un’altra persona (social condition) o metterlo in una base concava (single agent condition). Analizzando attraverso la cinematica la fase iniziale di movimento (componente di prensione nell’azione di afferrare) si è osservato un pattern di movimento differente nelle due condizioni. Quindi intenzioni differenti si traducono in movimenti.

Ma un osservatore esterno è in grado di cogliere queste differenze e quindi capire l’intenzione del soggetto agente dal movimento?

Il Dott. cavallo mostra i risultati di un interessante studio (Manera et al. 2011) in cui i partecipanti guardando un video in cui si vedeva una mano afferrare un oggetto dovevano capire se l’intenzione del soggetto agente era di cooperare (passando l’oggetto ad un altro per costruire una torre), competere (per mettere l’oggetto in un determinato punto prima del concorrente) oppure mettere l’oggetto in una base concava velocemente o lentamente.

I soggetti erano in grado di discriminare tra cooperazione e single agent condition lenta e tra competizione e single agent condition veloce. Quindi osservando il movimento è possibile capire le intenzioni.

Quali sono i meccanismi neurali sottostanti?

La capacità di comprendere le intenzioni durante l’osservazione di un movimento è mediata da due sistemi neurali: mirror e mentalizing. (Becchio et al., 2012)

In conclusione, un bellissimo intervento, che ci mostra come intenzioni differenti si riflettono in movimenti differenti, spingendoci così a riconsiderare le intenzioni non più come stati mentali privati e nascosti, ma come stati accessibili dall’esterno anche in assenza di un contesto grazie alla nostra capacità di sfruttare l’informazione cinematica.

 

Tratto dal simposio CAPIRE, SPIEGARE E CURARE L’INTERAZIONE CON L’ALTRO: CERVELLO E COMUNICAZIONE

Chairman: Bruno G. BARA, Professore ordinario di Psicologia, Centro di Scienza Cognitiva, Università e Politecnico di Torino

Discussant: Christian KEYSERS, University of Groeningen, Groeningen

 

BIBLIOGRAFIA

  • Becchio, C., Sartori, L., Bulgheroni, M., & Castiello, U. (2008). The case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde: A kinematic study on social intention. Consciousness and cognition, 17, 557-564.
  • Manera, V., Becchio, C., Cavallo, A., Sartori, L., & Castiello, U. (2011). Cooperation or competition? Discriminating between social intentions by observing prehensile movements.
  • Experimental Brain Research, 211, 547-556.
  • Becchio C., Cavallo A., Begliomini C., Sartori L., Feltrin G., & Castiello U. (2012). Social grasping: from mirroring to mentalizing. NeuroImage, 61, 240-248.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

SITCC 2014 -Rassegna Stampa- La Repubblica: La scuola va in analisi

 

La Redazione di State of Mind segnala questo contenuto:

 

È questo il tema di uno dei seminari in programma al congresso nazionale della Sitcc, Società italiana di terapia comportamentale e cognitiva, che prosegue fino a domenica ai Magazzini del Cotone di Genova. Una quattro giorni dal programma ricchissimo…

La scuola va in analisiConsigliato dalla Redazione

“Gli alunni sono sempre meno motivati”. Ai Magazzini del Cotone di Genova congresso nazionale della Società italiana di terapia comportamentale e cognitiva (…)

Tratto da: Repubblica.it

 

Per continuare la lettura sarete reindirizzati all’articolo originale … Continua  >>

 


SPECIALE SITCC 2014
La Terapia Metacognitiva Interpersonale per i pazienti con disturbo di personalità con disregolazione emotiva – Congresso SITCC 2014
La Terapia Metacognitiva Interpersonale appartiene all’ultima generazione delle psicoterapie cognitive, ed è volta alla cura dei disturbi di personalità
poster Silvana Zito_SITCC 2014
Neuroinvasione del Virus dell’Epatite C (HCV) e Deterioramento Neuropsicologico Trattamento con Psicoterapie di Terza Generazione (DBT) – Congresso SITCC 2014
Neuroinvasione del Virus dell’Epatite C (HCV) e Deterioramento Neuropsicologico: Trattamento con Psicoterapie di Terza Ondata (DBT) - Poster da SITCC 2014
corpo a corpo spezzato:poster SITCC 2014
Corpo a “corpo spezzato”: l’embodiment del terapeuta in formazione con il paziente mieloso – Congresso SITCC 2014
Corpo a "corpo spezzato": l'embodiment del terapeuta in formazione con il paziente mieloso. Poster dal Congresso SITCC 2014, Genova
La percezione di autoefficacia negli psicoterapeuti in formazione_un'indagine esplorativa - Immagine: 64899362
La percezione di autoefficacia negli psicoterapeuti in formazione: un’indagine esplorativa
Congresso SITCC 2014: relazione fra percezione di autoefficacia, variabili personali ed esperienziali nei terapeuti cognitivo-comportamentali in formazione
Il modello dimensionale nei disturbi di personalità: nuovi sviluppi - Immagine: 63815059
Il modello dimensionale dei Disturbi di Personalità: nuovi sviluppi nel Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva
Il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva propone un modello dimensionale che supera le differenze categoriali nel trattamento dei disturbi di personalità
Processi psicopatologici ed interventi di distanza critica nelle prospettive ACT, REBT, MCT e MTI – Congresso SITCC 2014
Il simposio che ha visto confrontarsi i modelli di terza ondata ACT, REBT, MCT e TMI è stato probabilmente uno dei più attesi del congresso SITCC 2014
Psicopatologia, clinica e terapia della disintegrazione traumatica – SITCC 2014
Il simposio si è basato su ciò che accade nel cervello di pazienti con attaccamento disorganizzato quando dissociano in seduta - Congresso SITCC 2014.
Terapia metacognitiva
Terapia metacognitiva: come non usare la mente per controllare la mente! Congresso SITCC 2014
La TM è una terapia di nuova generazione che consiste nel constatare che i pensieri non sono fatti e che si possono lasciare lì e guardare altrove.
modello metacognitivo di craving e dipendenze patologiche - SITCC 2014
Modello Metacognitivo di Craving e Dipendenze Patologiche – Congresso SITCC 2014 – Slides
Congresso SITCC 2014: Modello Metacognitivo di Craving e Dipendenze Patologiche. Slides dal simposio
Analisi delle autocaratterizzazioni degli allievi in formazione
Analisi del contenuto delle autocaratterizzazioni degli allievi in formazione – Congresso SITCC 2014
L'autocaratterizzazione consente di comprendere la prospettiva dalla quale il soggetto costruisce la propria realtà in modo personale - Congresso SITCC 2014
il ruolo delle meta-emozioni e Credenze sulle emozioni - SITCC 2014
Il ruolo delle Meta-emozioni e Credenze sulle emozioni – Congresso SITCC 2014
Congresso SITCC 2014 - Il ruolo delle Meta-emozioni e Credenze sulle emozioni. Slides da simposi
Pronunciamento SITCC Copyright
Pronunciamento sul copyright della Società Italiana di Terapia Cognitiva e Comportamentale (SITCC) – Congresso SITCC 2014
Secondo la SITCC non si può proibire a nessun terapeuta abilitato il diritto di affermare di essere in grado d’implementare una certa tecnica terapeutica.
Terapia_Sessuale_-_SITCC_2014
L’evoluzione della Terapia Sessuale dal modello Kaplaniano ad oggi: sviluppi ed integrazioni – Congresso SITCC 2014
SITCC 2014 - Report dal simposio: L'evoluzione della terapia sessuale dal modello Kaplaniano ad oggi: sviluppi ed integrazioni. Chairman Gaia Polloni
La conclusione della terapia- tre terapeuti aprono la discussione riflettendo sulle proprie trame relazionali – Congresso SITCC 2014
La conclusione della terapia: tre terapeuti aprono la discussione riflettendo sulle proprie trame relazionali – Congresso SITCC 2014
Tre terapeuti espongono le loro riflessioni sulla conclusione della terapia, tralasciando i protocolli e le statistiche ma partendo dal materiale umano.
Amore romantico e Psicoterapia cognitiva individuale e di coppia – Congresso SITCC 2014
Il D. Aquilar ha presentato il modello SEMPRE dell'auto-osservazione guidata complessa utile per la risoluzione dei problemi di coppia-Congresso SITCC 2014
Aspetti clinici e terapeutici dell’elaborazione episodica delle narrative autobiografiche – Congresso SITCC 2014
Il tema del simposio concerne l'importanza di analizzare gli episodi autobiografici del paziente per comprendere il suo schema di sè - Congresso SITCC 2014
love addiction personalità e coppia - SITCC 2014
Love Addiction, Personalità e Coppia – Congresso SITCC 2014
Congresso SITCC 2014 Genova: Love addiction, Personalità e Coppia. Slides da simposi
trauma e disturbi dell'alimentazione: approccio multidisciplinare - SITCC 2014
Trauma e Disturbi dell’Alimentazione: l’esperienza di un’unità specializzata nella riabilitazione psico-nutrizionale – Congresso SITCC 2014
Congresso SITCC 2014 - Trauma e Disturbi dell'Alimentazione: l'esperienza di un'unità con approccio multidisciplinare integrato cognitivo-comportamentale
processi psicopatologici ed interventi di distanza critica nell'ACT - SITCC 2014
Processi psicopatologici ed interventi di distanza critica nell’ACT – Congresso SITCC 2014
Congresso SITCC 2014 - Processi psicopatologici ed interventi di distanza critica nell'ACT. Slides da simposi
L’Effetto Placebo da Farmaci e da Relazione Terapeutica – Congresso SITCC 2014
Se l'effetto placebo è l'effetto del contesto psicosociale, componente psicologica della terapia, si può parlare di tale effetto anche in psicoterapia?
Carica altro

I Neuroni Specchio: dalla ricerca alle applicazioni in Psicoterapia – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 26

I neuroni specchio dalla ricerca alle applicazioni in psicoterapia - SITCC 2014

I neuroni specchio dalla ricerca alle applicazioni in psicoterapia 2 - SITCC 2014

I neuroni specchio sono una delle scoperte più intriganti della ricerca scientifica. Ma quali sono le applicazioni in ambito clinico? Ce le illustra l’interessante simposio presieduto dal Dott. Piegiuseppe Vinai.

Ma prima, un po’ di storia con la Dott.ssa Ambrosecchia.

Più di 20 anni fa nella corteccia premotoria ventrale della scimmia furono scoperti dei neuroni che scaricano durante l’esecuzione di atti motori finalizzati (Rizzolatti et al., 1988). Nel 1996 fu individuato nell’area cerebrale F5 un gruppo di neuroni che scarica anche durante l’osservazione dell’esecuzione di un’azione da parte di altri: i neuroni specchio. (Gallese et al., 1996; Rizzolatti et al., 1996).

Il passo successivo fu interrogarsi sull’esistenza di questa tipologia di neuroni nell’uomo: ad oggi più di 800 studi di risonanza magnetica funzionale si sono occupati dell’argomento.

Nel cervello umano esistono sistemi multipli dotati di meccanismi specchio coinvolti nell’integrazione e differenziazione degli aspetti percettivi e motori dell’azione di sé e di altri (Mukamel et al., 2010), e durante l’esecuzione e l’osservazione di movimenti finalizzati si attivano aree premotorie e parietali somatotopicamente organizzate (Buccino, 2001).

Quando osserviamo qualcuno compiere un’azione, i neuroni specchio scaricano come se stessimo compiendo noi quell’azione e, fatto ancor più interessante, il grado di attivazione delle aree coinvolte dipende dall’expertise del soggetto in quella azione: un giocatore di tennis che osserva una persona che gioca a tennis avrà un’attivazione maggiore rispetto ad un osservatore che non ha mai tenuto in mano una racchetta.

 

Cosa accade quindi quando osserviamo qualcuno esprimere un’emozione?

La Dott.ssa Alibrandi presenta uno studio pilota sulla valutazione delle emozioni facciali indotte dalla visione del proprio volto emozionato. L’analisi delle emozioni è stata effettuata attraverso il FACS, il Sistema di Codifica delle Espressioni Facciali che misura e classifica i movimenti muscolari del volto che formano le espressioni. Il FACS permette inoltre di valutare l’intensità delle emozioni su una scala da 0 a 5.

Lo studio era così articolato: i soggetti dell’esperimento venivano filmati mentre si mostrava loro un video in grado di suscitare paura (in alcuni anche sorpresa o disgusto). Successivamente esperti codificatori FACS valutavano le emozioni espresse alla vista del video e la loro intensità. Successivamente veniva mostrato ai soggetti il video in cui erano stati ripresi i loro volti oppure i volti di un altro soggetto dello studio. In entrambi i casi i soggetti venivano nuovamente filmati e anche questo video veniva analizzato dai codificatori FACS. Confrontando i punteggi ottenuti dall’analisi dell’intensità delle emozioni espresse nei tre casi (mentre guardavano il video / mentre guardavano il proprio volto emozionato / mentre guardavano il volto emozionato di un altro).

Lo studio ha evidenziato come osservare il proprio volto emozionato induca maggiore empatia che guardare il volto emozionato di qualcun altro.

A questo punto è lecito domandarsi quali possano essere le applicazioni cliniche dei neuroni specchio.

Uno degli obiettivi più comuni in terapia è portare il paziente a riconoscere le proprie emozioni. Nella terapia cognitiva, in particolare, lo strumento principe è l’ABC (Ellis, 1965) che facilita l’automonitoraggio dei propri stati affettivi.

In seduta, poi, si pongono spesso domande esplicite volte a far riflettere il paziente sui propri stati emotivi (es. “Cosa prova?”), ma – fa notare il Dott. Maurizio Speciale – il 20% della popolazione non clinica ha difficoltà ad etichettare i propri stati emotivi, mentre il 40% della popolazione clinica è alessitimica. Spesso il paziente alla domanda “Cosa prova?” risponde in maniera generica (es. “Sono nervoso”) o etichetta l’esperienza emotiva provata con un’emozione incongruente con la propria espressione facciale. Il paziente, però, trasmette con il proprio comportamento non verbale l’emozione che sta provando, ma non sempre il terapeuta è in grado di sfruttare tale informazione.

La Self Mirroring Therapy permette al paziente stesso di usufruire delle proprie emozioni attraverso la videoregistrazione delle proprie espressioni emotive. In questo modo il riconoscimento dell’emozione non avviene attraverso un accesso diretto autoriflessivo, ma utilizzando uno stimolo esterno, permettendo così al paziente di sfruttare verso di sé quei meccanismi innati che normalmente gli consentono di comprendere lo stato emotivo altrui.

Poiché recenti ricerche di neuroimaging dimostrerebbero che il sistema dei neuroni specchio si attiva in modo più intenso osservando il proprio volto rispetto a quello altrui (Uddin et al., 2006), la Self Mirroring Therapy appare una valida tecnica per far riconoscere le proprie emozioni ai pazienti in psicoterapia sfruttando i meccanismi coinvolti nell’empatia.

Come sottolinea il Dott. Piergiuseppe Vinai, attraverso la Self Mirroring Therapy le emozioni vengono effettivamente condivise in seduta attraverso un protocollo che partendo dal richiamo alla memoria di un episodio emotivo (RECALL) tramite il VIDEOFEEDBACK permette al paziente di osservarsi mentre osserva se stesso raccontare l’episodio (SELF MIRRORING). A questo punto si può intervenire con la RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

 

BIBLIOGRAFIA

  • Rizzolatti G, Camarda R, Fogassi L, Gentilucci M, Luppino G, Matelli M. Functional organization of inferior area 6 in the macaque monkey. II. Area F5 and the control of distal movements. Exp Brain Res 1988; 71:491-507.
  • Rizzolatti, G., L. Fadiga, V. Gallese, and L. Fogassi. 1996. Premotor cortex and the recognition of motor actions. In Cogn. Brain Res. 3:131-141.
  • Gallese, V., L. Fadiga, L. Fogassi, and G. Rizzolatti. 1996. Action recognition in the premotor cortex. In Brain 119:593-609.
  • Mukamel R, Ekstrom A, Kaplan J, Iacoboni M, Fried I. 2010. Single-Neuron Responses in Humans during Execution and Observation of Actions. Current Biology 20: 1-7
  • Buccino G., Binkofski F., Fink G.R., Fadiga L., Fogassi L., Gallese V., Seitz R.J., Zilles K., Rizzolatti G., Freund H.J. Action observation activates premotor and parietal areas in a somatotopic manner: an fMRI study. European Journal of Neuroscience 13:400-404, 2001.

La Ballata del Cognitivismo – La Psicantria al Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO.

Psicantria - Ballata del Cognitivismo - Congresso SITCC 2014

Cos’ è psicantria?

E’ un neologismo coniato da Palmieri e Grassilli per cantare dello “psicomondo” perché nessuno mai ha raccontato sia a suon di musica che in modo sistematico la psicopatologia.

E’ così i colleghi ci raccontano di questo creativo progetto che ha le finalità di :

  • Divulgare e trattare il tema della malattia mentale e del disagio psichico attraverso l’uso dello strumento canzone, combattendo lo stigma della malattia mentale stessa
  • Promuovere l’uso della canzone come strumento educativo e di riflessione in diversi contesti
  • Valutare le potenzialità della canzone come strategia all’interno di una terapia

Dopo una breve introduzione su come è nato il progetto e i suoi obiettivi ecco che entriamo nel vivo di Psicantria

Palmieri, Grassilli e Mantovani si alzano dal tavolo, imbracciano gli strumenti… e si parte.

Cantano i loro brani e i partecipanti al congresso vengono travolti dalle loro note, dalla loro simpatica e arguta creatività.

E’ un crescendo…e ecco il “colpo finale” di questi geniali colleghi che rapisce definitivamente i partecipanti al congresso… E’ “La ballata del cognitivismo” sulle note di una nota canzone… in fondo la SITCC quest’anno è pur sempre a Genova!

Ecco qui per voi il testo e il video della performance de “La ballata del cognitivismo

DALLA PSICOPATOLOGIA CANTATA ALLA PSICANTRIA DELLA VITA QUOTIDIANA
Palmieri, Grassilli, Mantovani.

 

La Ballata del Cognitivismo

E lo chiamavano cognitivista, costruttivista, razionalista

Lo chiamavano cognitivista costruttivista post razionalista

 

Fu all’inizio il comportamento

Ad attirare ogni attenzione

Bastava un suono di campanella

Ad aumentare la salivazione

Ma dopo Pavlov con il suo cane

Arrivò Skinner con i rinforsi

Ma c’è chi disse che l’uomo ha pensieri

E non aveva tutti i torti

Arrivò Beck dagli Stati Uniti

Con la sua triade cognitiva

La depressione, gli automatismi

Già brillavano per inventiva

 

Ma la pulsione spesso conduce

Ad origliare dietro le porte

Quella di Bolwby lo psicoanalista

Che all’etologia fece la corte

E fu così che da un giorno all’altro

L’attaccamento si tirò addosso

L’interesse dei cognitivisti

Che lo studiarono a più non posso

Anche in Italia Guidano e Liotti

Due pionieri coi loro approcci

Fecero scuola e istituzione

Meriterebbero una canzone

 

E per avere nuovi consigli

Sulla metacognizione

Venne fondato il Terzo Centro

Che la serviva anche a colazione

Con narrative e nuove moviole

 

Poi arrivarono Lenzi e Lambruschi

Adolescenti, adulti e bambini

Ce ne era per tutti i gusti

E per rileggerere i nostri sogni

Rezzonico Giorgio e Bara Bruno

Sono stati così generosi

Hanno scritto un libro per uno

La Sassaroli e il perfezionismo

E la passione del giornalismo

Con Davide Dettore gli ossessivi

Dei rituali diventan privi

 

Alla stazione successiva

Emdr Mindfulness Schema

Mancava solo l’accettazione

Adesso davvero ho la testa piena

Se di qualcuno ci siam scordati

Certi di essere perdonati

Ringraziando per l’attenzione

Arriviamo alla conclusione

 

E lo chiamavano cognitivista, costruttivista, razionalista

Lo chiamavano cognitivista costruttivista post razionalista.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

I fattori predittivi del senso di vuoto in un campione di pazienti con disturbo borderline – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 26

 Fattori predittivi del senso di vuoto nei pazienti con disturbo borderline di personalità - sitcc 2014

Roberto Framba - Congresso SITCC 2014
Dr. Roberto Framba

In una delle discussioni libere durante il simposio SITCC di venerdì 26, è stata presentata una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori di Studi Cognitivi di Bolzano sui fattori predittivi del senso di vuoto in un campione di pazienti con Disturbo Borderline.

In ambito psicologico, la presenza del senso di vuoto viene spesso associata ai disturbi di personalità come il Borderline .

La perdita del continuum storico in un individuo crea un presente senza profondità, quindi si manifesta una sorta di vuoto narrativo che può essere usato da alcuni pazienti per sottrarsi da un conflitto tra un sé indegno e un sé intollerabile, staccandosi da tutto e da tutti per entrare in una sorta di anestesia emotiva.

La condizione di vuoto ha una forte rilevanza clinica dato che in essa si verificano più frequentemente gesti suicidari e atti autolesivi, che possono rappresentare sia l’effetto di uno stato di distacco assoluto dal mondo, sia un modo per evocare tale distacco.

I pazienti borderline con questi atti cercherebbero di intervenire sul loro stato di disregolazione emotiva.

Con lo scopo di stabilire quali fattori determinano il senso di vuoto, il gruppo di ricerca di Bolzano ha condotto la presente ricerca su un gruppo di 45 pazienti diagnosticati con disturbo Borderline, di cui 27  donne e 18 uomini che venivano seguiti in una struttura psichiatrica del nord Italia.

Ai partecipanti sono stati somministrati i seguenti test psicologici:

– SCID II ( Intervista per la formulazione della diagnosi dei disturbi di personalità riportati sull’Asse II del DSM-IV;

– Emptiness Sense Scale ( Questionario sulla valutazione del senso di vuoto);

– Barrat Impulsivity Scale 11 ( Questionario sulla valutazione della impulsività);

– Aggression Questionnaire; (Questionario sulla valutazione dell’aggressività);

– Difficulties in Emotion Regulation Scale (Questionario sulla difficoltà di regolazione

emotiva);

– Anger Rumination Scale (Questionario sulla Ruminazione rabiosa);

I dati ottenuti sono stati analizzati attraverso diverse statistiche multivariate mettendo in relazione lo stato di vuoto, l’esperienza di disregolazione emotiva e diversi altri fattori come l’impulsività e l’aggressività.

Dai risultati emerge come il senso di vuoto funzioni da fattore mediazionale che determina il sintomo ma solo nella presenza della disregolazione emotiva. I risultati ottenuti potrebbero spiegare da dove deriva il senso di vuoto che, analizzato in questo prospettiva, potrebbe costituire il “sintomo” cardinale della disregolazione emotiva.

Inoltre i risultati suggeriscono come attraverso il concetto del senso di vuoto si possa rappresentare in modo più chiaro e definito l’esperienza emotiva problematica attraverso il riconoscimento degli antecedenti che caratterizzano in termini emotivo/cognitivo le esperienze.

Gli studi futuri si dovrebbero focalizzare sulla costruzione di uno specifico protocollo di intervento clinico sullo stato mentale del vuoto che permetta di verificare se attraverso la terapia possa essere elaborato.

 

BIBLIOGRAFIA:

  • R., Petet, 2011.   Approaching Emptiness: Subjective, Objective and Existential Dimensions. Journal of Religion and Health, 3, 558-563.

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

Il servizio perinatale: esperienza di cura per la mamma e di prevenzione per il bambino – SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 26

Benessere Malessere - SITCC 2014Durante il simposio presieduto da Lavinia Barone e Bruno Intreccialagli si è discusso sul ruolo e sull’importanza dei Servizi Psichiatrici Perinatali durante la gravidanza.

Il periodo della gravidanza e del puerperio è un momento della vita in cui viene richiesto alla neo-mamma di adattarsi ad un contesto mai provato prima. Dal punto di vista psicologico, la neo mamma si prepara all’incontro con il proprio bambino, costruendo nella sua mente una propria rappresentazione di esso, riconosciuta nella letteratura con il termine del “bambino fantasmatico” che inevitabilmente si confronterà con quella del bambino reale, dopo il parto.

Anche se dal punto di vista biologico Il corpo, con la produzione neuro-endocrina, facilita questo difficile processo possono comparire dei disturbi dell’umore post parto che fanno parte di un continuum tra fisiologia e patologia di questo particolare momento di vita.

Quindi, durante la gravidanza la futura mamma ha bisogno di essere sostenuta: ha bisogno di forti reti sociali e di servizi pronti e preparati ad accoglierla e a risponderle alle domande e alle paure collegate al parto. La futura mamma, come sottolineato più volte dal professore Bruno Interccialagli durante il simposio, dovrebbe essere aiutata ad elaborare questo importante evento della vita.

Cosa succede però quando le neo mamme non riescono o non sono in grado di elaborare questo evento per una serie di diversi fattori?

Come sottolineato dalle dottoresse Donata Caira e Katia Aringolo le neo mamme possono sviluppare diversi disturbi psichiatrici del puerperio come:

Maternity blues

Un disturbo che esordisce qualche ora o giorno dopo il parto e si esaurisce nel giro di qualche settimana senza necessità di intervento medico. È caratterizzato da sbalzi d’umore, labilità emotiva, pensieri tristi, in alcune occasioni anche drammatici, irritabilità, difficoltà di concentrazione, tristezza, disturbi del sonno e dell’appetito. Anche se con qualche difficoltà, la mamma riesce a prendersi cura di sé e del suo bambino.

La Depressione Post Partum

ė un disturbo che interessa il 10/15% delle puerpere. Comincia entro sei mesi dal parto e la sintomatologia è talmente evidente che molto spesso le pazienti che arrivano all’attenzione del clinico necessitano dell’introduzione di un trattamento psicofarmacologico. Segnali iniziali importanti sono l’esclusione del partner dall’accudimento del bambino e la presenza di ruminazioni mentali sulla salute del bambino.

La Psicosi Puerperale

Un disturbo molto raro nella popolazione generale (stimato intorno allo 0,1-0,2% ) a cui incidenza può aumentare notevolmente (fino al 25%) in pazienti affette da disturbi psichiatrici, in particolare disturbo bipolare e disturbo schizoaffettivo e in pazienti con storia pregressa di psicosi puerperale. Richiede il ricovero nel reparto psichiatrico e il trattamento farmacologico. Trai i principali sintomi vengono elencati: deliri, disturbi del pensiero legati alla salute del proprio bambino (si crede sia posseduto da forze demoniache o avvelenato) ed in casi gravi allucinazioni.

Tutti questi disturbi non incidono soltanto sullo stato di salute della mamma ma sopratutto comportano dei scompensi sullo sviluppo bio psico sociale dei bambini.

Gli studi della letteratura, come sottolineato dalla Professoresa Donata Caira, suggeriscono come i bambini di madri depresse mostrino minori segnali di protesta nel tentativo di ristabilire il contatto interpersonale perso, si mostrano evitanti nella relazione (evitando lo sguardo della mamma) e presentano una bassa reattività allo stress.

Per affrontare tale problematiche legate alla salute della mamma e del feto vengono instaurati i Servizi Psichiatrici Perinatali.

Durante il simposio, la dottoressa Cecilia Fusco presenta la propria esperienza lavorativa svolta nel Regno Unito in una struttura Psichiatrica Perinatale. Come lei racconta, I servizi psichiatrici perinatali britannici si basano sul principio della prevenzione dei Disturbi psichiatrici gravi nella madre e sulla valutazione dell’attaccamento nei bambini.

Il punto forte di questi servizi e La MULTIDISCIPLINARIETA` in quanto si collabora con diversi specialisti come: psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, puericoltrici, ostetriche e diversi dottori.

Servizio perinatale -  foto simposio - sitcc 2014
Lavinia Barone, Bruno Interccialagli, Katia Aringolo, Cecilia Fusco, Donata Caira

Per quanto riguarda i servizi autoctoni la Dottoressa Donata Caira sottolinea che nel contesto italiano i Servizi Psichiatrici Perinatali sono molto eterogenei per la distribuzione sul territorio, l’organizzazione e le sovvenzioni.

Peraltro, l’esistenza di questi centri non è conosciuta dalla popolazione.

La Dottoressa ha sottolineato come nella realtà italiana manchi l’aspetto della prevenzione, la multidisciplinarietà e in primis l’esperienza del ricovero condiviso madre-bambino.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

BIBLIOGRAFIA:

  • “Why the maternal brain?”, C.H., Kinsley, E., Amony-Meyer. Journal of Neuroendocrinology, 2011.
  • “The course of Postpartum Depression: A review of Longitudinal Studies”, N., Vliegen, S., Casalin, P., Leyten. Harv. Rev. Psychiatry, 2014

La ruminazione rabbiosa nel disturbo borderline di personalita’ – SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 26

ruminazione rabbiosa - sitcc 2014 La ricerca che oggi la Dr.ssa Martino ci presenta all’interno del simposio “Gestione delle emozioni in soggetti clinici e di controllo” è un interessante studio multicentrico.

Vediamo però prima alcune informazioni preliminari che ci permettono di comprendere meglio questa ricerca.

Secondo la teoria bio-psicologica di M. Linehan (1991) Il cuore del Disturbo Borderline di Personalità è la disregolazione emotiva che è causata dall’interazione tra la vulnerabilità emotiva da una parte e dall’altra da un ambiente invalidante.

La conseguenza di questa disregolazione emotiva sono i comportamenti disregolati che i pazienti mettono in atto proprio come tentativo di autoregolazione emotiva. Questo modello noto e forte in letteratura non considera tuttavia i meccanismi cognitivi specifici che portano dalla disregolazione emotiva al discontrollo comportamentale.

Nello studio e nella conoscenza di questi processi cognitivi disfunzionali interviene il Modello della Cascata Emotiva (MCE) di Selby, Anestis et al. (2008, 2009)

Questo modello mostra come il passaggio dalla disregolazione emotiva al comportamento disregolato sia causato dalla “Cascata Emotiva”, caratterizzata da processi disfunzionali (ruminazione) attivati di fronte a stimoli emotivi.

Focalizziamoci ora sul processo disfunzionale ruminativo nello specifico sulla ruminazione rabbiosa.

La ruminazione rabbiosa è uno stile maladattivo di pensiero che si attiva in presenza di emozioni di rabbia, focalizzando l’attenzione su questa, sulle sue cause e sulle sue conseguenze, alimentando l’attivazione emotiva negativa e aumentando la tendenza a rispondere con comportamenti aggressivi (Bushman et al., 2005; Denson et al., 2012, Pedersen et al., 2011, Anestis et al 2009)

In letteratura sono presenti studi condotti su studenti con tratti borderline e ruminazione rabbiosa. Tali risultati mostrano come la ruminazione rabbiosa incrementi le emozioni di rabbia e predica la tendenza all’aggressività (Anestis et al 2008, Selby et al 2009), come i tratti borderline siano correlati a forme di ruminazione depressiva e soprattutto rabbiosa (Abela et al. 2003, Smith et al. 2006, Baer et al 2011) e come la ruminazione medi la relazione tra il distress psicologico e il controllo del comportamento (Selby et al. 2008).

Tali studi non prendono tuttavia in considerazione un campione clinico. Cosa succede quindi per chi ha un Disturbo Borderline di Personalità e non solo dei tratti?

Ecco la novità di questo studio. Il campione è composto da 151 pazienti con diagnosi di Disturbo di Personalità, età maggiore dei 18 anni e assenza di Deficit Cognitivi e/o Disturbi Psicotici.

Gli strumenti utilizzati sono Structured Clinical Interview per DSM-IV – Asse II (SCID-II), Anger Rumination Scale (ARS), Aggression Questionnaire (AQ), Difficulties in Emotion Regulation Scale (DERS).

I risultati di questo studio possono così riassumersi:

  • Nel Disturbo Borderline di Personalità è presente la Ruminazione rabbiosa.
  • La disregolazione emotiva predice la tendenza all’aggressività del campione
  • La ruminazione rabbiosa media totalmente la relazione tra disregolazione emotiva e tendenza all’aggressività, sottolineando la responsabilità centrale di processi cognitivi disfunzionali nella messa in atto di comportamenti problematici
  • La diagnosi di DBP predice insieme alla ruminazione la tendenza a mettere in atto i comportamenti aggressivi. Tale dato testimonia l’importanza della ruminazione sul comportamento in maniera specifica per la diagnosi di DBP.

Proviamo ora a capire cosa però questo significhi nella pratica, cosa significhi per noi terapeuti quando nella nostra stanza si siede davanti a uno una persona con questo tipo di sofferenza. Quali sono quindi le implicazioni cliniche di tutto questo?

Significa che i trattamenti evidence based attualmente più diffusi per il trattamento del DBP (DBT, MBT) quelli che quindi maggiormente utilizziamo, potrebbero implicitamente bersagliare la ruminazione mediante tecniche indirette (Selby et al 2009). Allo stesso tempo significa anche che delle tecniche più esplicite e mirate alla ruminazione potrebbero favorire l’acquisizione di strategie di pensiero più funzionale e di conseguenza una maggiore capacità di regolazione emotiva e comportamentale.

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

Malessere e benessere: perché e come – Congresso SITCC 2014

SCARICA IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 26

Benessere Malessere - SITCC 2014 Il simposio “Malessere e benessere: perché e come” si è svolto nel primo pomeriggio con la Dr.ssa Mezzaluna nel ruolo di chairwoman e la Dr.ssa Piccioni nel ruolo di Discussant.

Aprono il simposio il Dr. Lorenzini e il Dr. Scarinci, psicoterapeuti didatti SITCC che lavorano sul tema del benessere. Il simposio è sperimentale e ha richiesto la partecipazione attiva ai partecipanti partendo dalla compilazione della Scala di Valutazione del Benessere.

Il Dr. Lorenzini ci racconta che secondo la sua esperienza clinica, scorrendo i suoi pazienti emerge che il 50% ha una diagnosi riconosciuta e conclamata, il 20% ha una diagnosi “tirata per i capelli”, mentre il 30% è “DSM free”, ma insoddisfatto della propria vita. Questi ultimi portano in terapia una richiesta rispetto a un malessere diffuso e poco chiaro su cui però è necessario un intervento; sono quel malesseri che forse tempo fa si risolvevano con le relazioni sociali, e a cui oggi bisogna essere pronti a rispondere.

Il malessere è quello che gli autori chiamano “Tribolazioni”, cioè “modi in cui la gente riesce a darsi sofferenza”. Dall’opinione degli autori, la gente “tribola” in questo senso perché cade in alcune trappole che si auto-infligge. Un esempio di queste situazioni è la trappola della scelta, generata da credenze secondo cui esiste una soluzione perfetta senza difetti che ci porta a essere sempre insoddisfatti; inoltre, le persone non considerano che c’è un cambio di criteri prima e dopo la scelta dato dal fatto che i precedenti bisogni sono ora soddisfatti. Un’ulteriore trappola è data dal fatto di giudicare noi stessi come decisori sulla base del risultato della scelta, che invece può portare a conseguenze dannose ma essere comunque corretta se valutata sulla base dei dati che avevamo a disposizione al momento di scegliere. Come dice Lorenzini, “la schedina si gioca al sabato, non la domenica mattina a risultati ottenuti”.

Per quanto riguarda l’accettazione, altro tema importante valutando il benessere, si sottolinea come

accettare non voglia dire essere felici per una cosa triste, ma significa smettere di investire su un risultato non raggiungibile, anche se questo non vuol dire che le emozioni associate al danno debbano essere positive.

In seguito, il Dr. Scarinci espone la tematica del benessere, come costituita da diversi pilastri:

–           Il senso della vita, che possiamo individuare trovando degli scopi/valori, dando loro un punteggio di importanza e pianificando azioni al fine di conseguirli (cosa vuoi, quanto lo vuoi e cosa vuoi fare per perseguirlo)

–           La consapevolezza: un esercizio che possiamo fare per aumentare il nostro benessere è incrementare la consapevolezza dell’importanza di quello che abbiamo (come accade con la salute, che non viene considerata finché stiamo bene e di cui si capisce l’importanza solo quando si sta male)

–           Relazionalità, che approfondiamo con un esercizio da svolgere in coppia. La relazionalità presuppone apertura e sintonizzazione nei confronti degli altri e gli esercizi che ci fanno svolgere in coppia aumentano questo atteggiamento

–           Accettazione, rispetto alla quale viene proposta la metafora dell’autobus di Hayes e colleghi: immaginando di essere un autista che guida il suo autobus verso una meta per lui importante, eventuali passeggeri fastidiosi (come pensieri o emozioni dolorose) possono essere ignorati tenendo in mente la meta del viaggio, per lui così importante. Pensieri fastidiosi e disturbi fisici possono essere allo stesso modo ignorati alla luce della destinazione a cui vogliamo arrivare (non ti curar di loro ma guarda e passa)

–           Trascendenza

In chiusura al simposio, la Dr.ssa Paparusso ha presentato i dati della ricerca che ha portato alla validazione della Scala di Valutazione del Benessere, individuando quattro fattori: senso della vita e consapevolezza, relazionalità, accettazione e trascendenza.

È possibile approfondire l’argomento presentato nel simposio, in tutte le sue componenti, nel libro “Dal malessere al benessere. Attraverso e oltre la psicoterapia” di Lorenzini e Scarinci (2013).

 

LEGGI ANCHE:

Congresso SITCC 2014

SITCC 2012

cancel