Gioco d’Azzardo Patologico, comorbilità e metacognizione – Report

Tra le presentazioni al Forum, lo studio sul ruolo di metacognizione, pensiero desiderante e flessibilità psicologica rispetto al Gioco d’Azzardo Patologico

ID Articolo: 193120 - Pubblicato il: 26 maggio 2022
Gioco d’Azzardo Patologico, comorbilità e metacognizione – Report
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Report dalla presentazione del progetto di ricerca Gioco d’Azzardo Patologico, comorbilità e metacognizione tenutasi al Forum della Ricerca in Psicoterapia 2022.

 

Messaggio pubblicitario  Recentemente si è svolto online il Forum Biennale di Ricerca in Psicoterapia, che ha visto protagonisti gli specializzandi delle Scuole del Gruppo Studi Cognitivi di tutta Italia con i loro progetti di ricerca, accompagnati da importanti ospiti internazionali.

La seconda presentazione della prima giornata di Forum, 6 maggio 2022, ha riguardato lo studio sul Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), condotto dagli allievi di Studi Cognitivi di Genova N. Delfino, B. Giagnorio, F. Loffredo, E. M. Fiabane e dai didatti G. Caselli e G. Mansueto. La ricerca in questione si propone di esplorare il ruolo della metacognizione, del pensiero desiderante e della flessibilità psicologica rispetto al Gioco d’Azzardo Patologico e alle psicopatologie più frequentemente osservate in comorbilità.

Cos’è il gioco d’azzardo patologico?

Da circa due decenni il panorama scientifico ha iniziato a considerare le cosiddette “nuove dipendenze”, ovvero forme di dipendenza legate a comportamenti, come quelle relazionali, da internet o da gaming. Attualmente, il Gioco d’Azzardo Patologico è l’unica dipendenza non correlata a sostanze riconosciuta nel DSM-5 (APA, 2014). In Italia, il Report Drug del 2014, stilato dal dipartimento per le politiche antidroga, riporta che nella popolazione tra i 18 e i 79 anni il 4% ha un approccio problematico al gioco d’azzardo e circa il 2% sono giocatori patologici.

Nello specifico, il Gioco d’Azzardo Patologico implica un comportamento persistente e ricorrente di gioco d’azzardo maladattivo che comporta compromissione o disagio clinico per almeno 12 mesi, con sintomi come irritabilità nel momento dell’interruzione del gioco, preoccupazione per le passate esperienze di gioco, messa in atto di azioni connesse al gioco quando si è angosciati, oppure la richiesta di aiuto economico per problemi finanziari causati dal gioco. A livello metacognitivo, ovvero l’insieme di credenze riguardo la propria cognizione e le relative strategie di controllo, i comportamenti da Gioco d’Azzardo Patologico e la loro gravità sembrano associati a metacredenze negative, ovvero credenze circa gli effetti negativi di un comportamento cognitivo. Inoltre, alti livelli di distorsioni metacognitive sembrano essere associati a un aumento delle psicopatologie in comorbilità, che a loro volta sembrano predire alti livelli di Gioco d’Azzardo Patologico. Perciò, la terapia metacognitiva potrebbe essere un approccio promettente per il trattamento dei giocatori patologici.

Lo studio

In particolare, lo studio vuole verificare se i giocatori patologici mostrano maggiori sintomi psicopatologici e distorsioni metacognitive, nonché maggiore tendenza al pensiero desiderante (elaborazione verbale e immaginativa di una esperienza desiderata) e all’inflessibilità psicologica (reazione comportamentale caratterizzata da evitamento esperienziale), rispetto alla popolazione generale.

Messaggio pubblicitario  Complessivamente, hanno preso parte al progetto 103 partecipanti, che non presentavano patologie neurologiche pregresse, d’età compresa tra i 21 e i 74 anni (età media 47). Il campione è stato suddiviso in due sottogruppi: uno clinico, che includeva persone con Gioco d’Azzardo Patologico, reclutate da servizi sanitari specifici per l’intervento sulle dipendenze; uno non clinico, rappresentato da individui non giocatori patologici, reclutati dalla popolazione generale e appaiati al campione clinico per età e scolarità, che fungeva da gruppo di confronto.

Sono stati somministrati dei questionari self-report per indagare i costrutti psicologici oggetto di studio, quali la sintomatologia psicopatologica (con la Symptom Checklist-90-R), il funzionamento metacognitivo (con il Metacognition Questionnaire 30), la tipologia e gravità del Gioco d’Azzardo Patologico (con la South Oaks Gambling Scale), la flessibilità psicologica (con l’Acceptance and Action Questionnaire-II), il pensiero desiderante (con il Desire Thinking Questionnaire).

Dalle analisi socio-demografiche è stato osservato che i partecipati inclusi nel gruppo clinico avevano un’età in media più elevata, un livello di scolarizzazione inferiore, un numero minore di lavoratori attivi e una percentuale maggiore di soggetti con problemi di alcool, rispetto al campione non clinico. Tali risultati sono in linea con il Report Drug (2014). Inoltre, secondo il Report le tipologie di gioco d’azzardo più diffuse tra i giocatori patologici sono il lotto, le lotterie, i gratta e vinci, le slot e il videopoker. Dunque, categorie di gioco meno legate all’abilità personale e più dipendenti dal caso, che sono state associate a una tipologia di pensiero detto “magico”, che fa riferimento alla convinzione di avere controllo su fattori totalmente casuali.

Rispetto ai comportamenti, alle credenze e alle variabili ambientali legate al Gioco d’Azzardo Patologico, è emerso che il 56,4% dei giocatori patologici ha affermato di aver vinto dei soldi quando in realtà aveva perso; il 76,9% è frequentemente tornato a giocare nel tentativo di recuperare i soldi persi; il 48,7% ha giocato somme che variano da 1.000 a più di 10.000 euro in un solo giorno; il 69,2% ha dovuto ricorrere a prestiti per giocare o pagare i debiti di gioco.

Inoltre, sono state osservate differenze all’interno dello stesso campione clinico, in base alla gravità della sintomatologia da Gioco d’Azzardo Patologico. Infatti, una maggiore gravità dei sintomi sono risultati associati a maggiori problemi interpersonali, disturbi del pensiero (come ideazione paranoide e psicoticismo), problematiche del sonno, tendenza all’immaginazione di situazioni di gioco d’azzardo (prefigurazione immaginativa), livello di pensiero desiderante. Tali risultati sono in linea con precedenti studi (per esempio, Mansueto et al., 2016), che indicano maggiori livelli di ansia, depressione, psicoticismo, difficoltà interpersonali, sintomi ossessivo-compulsivi e disturbi del sonno in pazienti con un quadro sindromico riconducibile a quello del Gioco d’Azzardo Patologico. Coerenti con altre ricerche condotte nel campo si dimostrano i dati emersi relativamente alle variabili della metacognizione, della flessibilità psicologica e del desire thinking, per le quali i giocatori patologici rivelano un maggiore bisogno di controllare i pensieri, una maggiore presenza del pensiero desiderante di tipo verbale e immaginativo, una maggiore inflessibilità cognitiva e una maggiore sfiducia nelle proprie capacità cognitive.

Concludendo la presentazione dello studio, gli autori individuano la condizione pandemica attuale come una criticità importante che ha potuto influire sui livelli sintomatologici indagati, sia nella popolazione generale che in quella con Gioco d’Azzardo Patologico. Pertanto, suggeriscono di ripetere lo studio in un altro periodo storico.

 

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Bibliografia

  • Dipartimento per le Politiche Antidroga del Governo italiano (2014). Report Drug 2014. Indagine sul comportamento di addction da gioco d’azzardo nella popolazione generale italiana 18-79 anni.
  • Mansueto, G., Pennelli, M., De Palo, V., Monacis, L., Sinatra. M., De Caro, M. F. (2016). The Role of Metacognition in Pathological Gambling: A Mediation Model. J. Gambl Stud (2016) 32:93-106.
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