Mind wandering: i pensieri inutili che ci rendono intelligenti!
Un’idea nuova e curiosa sviluppata da un gruppo di ricercatori della New York University guidati dal Prof. Kaufman che ha pubblicato un’appassionata review sul mind wandering e sul suo ruolo nel determinare l’intelligenza umana.
Che l’intelligenza umana non potesse ridursi alla mera valutazione psicometrica, è cosa condivisa da molti. Ma immaginare che quando la nostra mente vagabonda lontano dalla realtà stia lavorando alla soluzione di problemi molto rilevanti per la nostra vita… questo sì, è rivoluzionario!
Molte sono le ricerche condotte sul mind wandering , o daydream, dai primi lavori di Singer (1964) ad oggi, ma tuttora l’attività mentale più frequente nell’uomo (si stima circa il 50% delle ore di veglia!) sfugge a qualunque definitiva interpretazione: a cosa ci serve sognare ad occhi aperti mentre lavoriamo? O ripensare al nostro capo, mentre leggiamo un libro? O trovarci a passeggiare in montagna, mentre facciamo la spesa? Perché tutte queste energie apparentemente finalizzate a nulla?
A queste domande sembra rispondere La Teoria dell’Intelligenza Personale di Kaufman e collaboratori, secondo i quali l’intelligenza sarebbe il risultato della dinamica interazione tra impegno e abilità innate, osservata in un periodo di tempo prolungato, finalizzata al raggiungimento di obiettivi personali importanti (Kaufman, 2013).
Non si parte da un compito cognitivo con degli obiettivi prestabiliti da un educatore o da uno psicologo sperimentale, ma dall’idea di valutare una performance cognitiva considerando se l’individuo si sia ingaggiato nel compito mantenendo l’attenzione ai propri obiettivi personali. Le abilità da misurare dovrebbero essere dunque sia le risorse cognitive “volontarie” (attenzione focalizzata e sostenuta, memoria di lavoro, accuratezza, velocità,..), sia quelle “spontanee” (intuizione, emozioni, apprendimenti impliciti, utilizzo spontaneo di memoria episodica,..). E’ l’insieme di TUTTE queste capacità cognitive a determinare l’intelligenza umana! Un notevole cambio di paradigma.
In questa cornice, il vagabondare della mente – considerato altrimenti un’attività altamente fallimentare e costosa dal punto di vista delle sole performance cognitive, poiché portatrice di pochi o nessun beneficio nell’immediato (Mooneyham and Schooler, 2013) – potrebbe assumere un ruolo centrale e molto costruttivo nella soluzione di problemi che non hanno a che fare con il qui ed ora, ma che riguardano obiettivi personali e di vita a lungo termine.
Una spiegazione neuroscientifica ci viene da una recentissima pubblicazione di Kam et al. (2013). L’Executive Attention Network (EAN), rete neurale attribuita a compiti classicamente cognitivi, e il Default Mode Network (DMN), generalmente attivo durante periodi di riposo o liberi da compiti specifici, possono secondo i risultati della ricerca, trovarsi a lavorare insieme anche durante episodi di mind wandering. Le risorse attentive non sarebbero dunque affatto assenti nel daydreaming, ma piuttosto sembrerebbero attive e capaci di orientarsi all’interno, ad elaborare un “treno di pensieri” in cui ci troviamo immersi pur senza un motivo apparente. In discussione dunque il tradizionale punto di vista secondo il quel la EAN sia attivata dalla sola presenza di stimoli esterni, seguendo un processo attentivo sempre volontario e consapevole.
Non poco lavoro attende i ricercatori che vorranno raccogliere la sfida di Kaufman, mentre per noi restano alcune buone notizie. In questa ottica, infatti, comportamenti apparentemente “non intelligenti” come rileggere tre volte una riga senza comprendere cosa c’è scritto, bloccarsi a riflettere proprio mentre si sta raccontando una storia, arrivare a casa senza aver comprato le uova per le quali si era usciti apposta … potrebbero non essere così sciocchi.
Nonostante la loro dubbia utilità nel presente, potrebbero infatti essere il segnale che la nostra mente sta lavorando alla soluzione di problemi ben più importanti della cena da mettere in tavola!
LEGGI LE DEFINIZIONI DI PSICOPEDIA DI: DEFAULT MODE NETWORK (DMN)
EXECUTIVE ATTENTION NETWORK (EAN)
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MIND WANDERING – INTELLIGENZA – QI – SCOPI ESISTENZIALI – NEUROSCIENZE
NEUROSCIENZE: MIND WANDERING. PERCHE’ LA NOSTRA MENTE VAGABONDA?
BIBLIOGRAFIA:
- McMillan RL, Kaufman SB and Singer JL (2013) Ode to positive constructive daydreaming. Front. Psychol. 4:626. doi: 10.3389/fpsyg.2013.00626
- Singer,J.L.(1966). Daydreaming: AnIntroductionto the Experimental Studyof Inner Experience. NewYork: Random House.
- Mooneyham,B.W.,andSchooler,J. W.(2013).The costs and benefits of mind-wandering :areview. Can. J. Exp.Psychol. 67, 11–18.doi: 10.1037/a0031569
- Kam,J.W.,Dao,E.,Stanciulescu, M., Tildesley,H.,andHandy, T.C.(2013). Mindwandering and the adaptive control ofattentional resources. J. Cogn.Neurosci. 25, 952–960.doi:10.1162/jocn_a_ 00375

Default Mode Network: si tratta di una rete neurale distribuita in diverse regioni corticali e sottocorticali, che viene generalmente attivata durante le ore di riposo e di attività “passive” (connettività funzionale intrinseca).

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