Affrontare il cancro. Come gestire le emozioni con la DBT (2022) di E. C. Stuntz e M. M. Linehan

'Affrontare il cancro' mira ad aiutare le persone malate di cancro a convivere con la propria patologia, con principi utili a ridurre la sofferenza

ID Articolo: 191896 - Pubblicato il: 04 aprile 2022
Affrontare il cancro. Come gestire le emozioni con la DBT (2022) di E. C. Stuntz e M. M. Linehan
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Come possono gli operatori aiutare pazienti e familiari a convivere al meglio possibile, per quelle che sono le loro esigenze, con la malattia? Affrontare il cancro. Come gestire le emozioni con la DBT prova a rispondere a questa e altre domande.

 

Messaggio pubblicitario Le reazioni individuali alla malattia possono variare molto da persona a persona. Questa è un’affermazione certamente condivisa da ogni operatore sanitario attento. È indubbio che le reazioni più frequenti siano di tristezza, rabbia, depressione, ansia, isolamento. La malattia, soprattutto quando è grave come nel caso delle patologie neoplasiche, rappresenta una iattura, una disgrazia, talvolta una tragedia. Ciò non va mai dimenticato, vanno quindi comprese le reazioni dei pazienti e vanno evitate banalizzazioni poco rispettose. Tuttavia, è altrettanto certo che si può reagire all’esperienza di malattia in modo molto diverso.

È infatti innegabile come per alcuni, certamente una minoranza, ma non tanto rara come si potrebbe pensare, il contatto con la sofferenza, dopo una fase di accettazione, abbia un potere trasformativo. Si riesce a convivere con la malattia senza peggiorare la qualità della vita. In taluni casi le relazioni diventano persino più ricche, profonde e significative. Chi ha descritto in modo magistrale questo processo è Severino Cesari nel libro: Con molta cura, ove racconta il suo vissuto di paziente oncologico.

Ciò che tale dolorosa esperienza consente è, in pratica, una corretta ricollocazione delle priorità esistenziali di ciascuno, mettendo al primo posto ciò che davvero conta: gli affetti. La possibilità di realizzare tale operazione dipende ovviamente in primo luogo dal tipo di risorse personali e familiari presenti.

A me, tuttavia, interessa il ruolo degli operatori sanitari. Come possiamo sviluppare capacità per aiutare i pazienti e i loro familiari a convivere al meglio possibile, per quelle che sono le loro esigenze, con la malattia. Quali competenze devono possedere medici e psicologi per incidere su queste forti disparità esistenziali, senza essere spettatori passivi della resilienza altrui? Come dovrebbero cambiare i modelli formativi universitari? Si può insegnare a convivere con la malattia, trasmettendo agli altri il senso di profondo rispetto e cura per la vita?

Il libro di Stuntz e Linehan, recentemente tradotto da Rizzoli, si propone proprio lo scopo di aiutare i soggetti malati di cancro a convivere al meglio con la propria patologia, utilizzando principi, atteggiamenti e comportamenti utili a ridurre la sofferenza. Il punto di partenza è una premessa ineludibile e condivisa: la sofferenza è inevitabile nella vita di tutti gli esseri umani, rappresenta una componente costitutiva dell’esistenza. L’ulteriore premessa, tuttavia, afferma che ogni persona ha il diritto, intrinsecamente connesso alla propria natura umana, di vivere una vita degna di essere vissuta e che ciò si rivela possibile anche in presenza di situazioni di grande sofferenza fisica e psichica.

Messaggio pubblicitario In particolare, il volume è scritto integrando conoscenze teoriche specifiche della psicologia con un approccio esistenziale e spirituale di fondo. Non a caso Marsha Linehan è anche una maestra zen e la Stuntz una sua allieva in questo percorso. L’approccio psicologico proposto è sostanzialmente quello della Dialectical Behavior Therapy (DBT), fondata quasi 40 anni fa dalla Linehan, coautrice di questo volume. LA DBT è nata allo scopo di fornire un trattamento psicoterapico specifico per soggetti affetti da disturbo borderline di personalità. In particolare, si è rivelata efficace nelle situazioni più gravi, con presenza di autolesività cronica e grave rischio suicidario. La DBT è un trattamento integrato, che si avvale sia di sedute di psicoterapia individuale sia di gruppo a carattere psico-educazionale. L’idea di fondo è applicare ai pazienti oncologici tale approccio, il cui obiettivo è insegnare l’utilizzo di comportamenti adattivi mediante specifici moduli per l’apprendimento delle abilità (skills training). Le aree principali sono 4, costituiscono gli argomenti dei capitoli, e rappresentano capacità indispensabili per poter valutare realisticamente qualsiasi difficoltà si stia affrontando, in modo da saper decidere cosa fare e cosa non fare. Le abilità includono strategie per gestire le emozioni, comunicare con gli altri, tollerare l’angoscia e vivere in modo significativo.

Ciò che l’uso delle abilità della DBT si propone di raggiungere si radica innanzitutto nell’accettazione profonda della realtà così come è, atteggiamento esistenziale che costituisce il fondamento della mindfulness, intesa come capacità di vivere appieno il presente, imparando a separare l’osservazione della realtà dal giudizio su di essa. Ciò significa saper prestare intenzionalmente attenzione alla realtà nel momento presente senza aggiungere a essa ipotesi o giudizi non suffragati da prove. Ed ecco che la dimensione psico-educazionale si unisce a quella di tipo esistenziale-spirituale.

La D di DBT sta per dialettica, un termine che intende suggerire come due realtà, pur sembrando opposte, possano essere entrambe vere. Secondo questo approccio, la chiave di un coping efficace è l’equilibrio. La dialettica chiarisce che è possibile pensare, sentire o agire in molteplici modi. Si può essere infelici per il fatto di avere il cancro e nel contempo essere felici per alcuni aspetti della propria vita. È possibile essere insieme sia spaventati che fiduciosi; sentirsi deboli eppure agire con forza. Ancora più importante è raggiungere l’equilibrio della “mente saggia” capace di integrare gli aspetti razionali con quelli emotivi. In tal modo si impara a considerare le emozioni non solo come interferenze negative da eliminare, ma bussole che, se ben comprese, possono essere d’aiuto per guidare le azioni in modo costruttivo.

Tornando alla struttura del libro, i primi due capitoli descrivono le modalità per affrontare una diagnosi oncologica. Poi vengono presi in esame alcuni aspetti della vita di chi convive con il cancro, tra cui come affrontare le emozioni e come comunicare con gli altri. I capitoli dal 4 al 6 approfondiscono le emozioni specifiche più frequenti: paura e ansia, dolore e rabbia, mentre in due successivi capitoli sono suggerite strategie per comunicare in modo costruttivo con familiari, amici e medici. Infine, alcune pagine sono dedicate alle fonti di significato e di conforto più profondo, affidando la conclusione del libro ad una riflessione sulla spiritualità. Ciò in quanto, come detto all’inizio, molte persone, quando sentono minacciata la propria sopravvivenza, cercano in modo più intenso la connessione con qualcosa di più grande di loro,

Ogni capitolo è accompagnato da suggerimenti di esercizi pratici, sia mentali che corporei, in modo tale che il lettore, sia esso un paziente, un familiare o un operatore, possa facilmente mettere in atto ciò che gli viene proposto e sperimentarne la validità e l’effettiva efficacia su di sé.

 

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Bibliografia

  • Cesari S. (2017),  Con molta cura, Rizzoli
  • Stuntz E.C., Linehan M.M., (2022), Affrontare il cancro. Come gestire le emozioni con la DBT,  Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Vito A. (cur.), (2014) “Psicologi in Ospedale. Percorsi operativi per la cura globale di persone”, Franco Angeli, Milano.
  • Vito A. (2021). “Appunti da un reparto Covid”. Doppiozero.
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