Felici o Tristi? Ce Lo Dice la Ipocretina

Per la prima volta negli esseri umani, uno studio della UCLA ha misurato la ipocretina che aumenta quando siamo felici e diminuisce quando siamo tristi.

ID Articolo: 27862 - Pubblicato il: 21 marzo 2013
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Per la prima volta negli esseri umani, uno studio della UCLA ha misurato la ipocretina che aumenta quando siamo felici e diminuisce quando siamo tristi.

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I cambiamenti neurochimici che sottendono le emozioni umane e il comportamento sociale sono in gran parte sconosciuti. Ora, però, per la prima volta negli esseri umani, gli scienziati della UCLA hanno misurato il rilascio di un peptide specifico, un neurotrasmettitore chiamato ipocretina, che aumenta notevolmente quando siamo felici e diminuisce quando siamo tristi.

La scoperta suggerisce che l’incremento di della ipocretina potrebbe elevare l’umore e la vigilanza negli esseri umani, gettando così le basi per possibili futuri trattamenti di disturbi psichiatrici come la depressione.

Questo studio ha anche misurato per la prima volta il rilascio di un altro peptide, l’MCH  (melanin-concentrating hormone) che i ricercatori ipotizzano possa avere un ruolo fondamentale nel sonno perché il suo rilascio è minimo nello stato di veglia, ma che aumenta notevolmente durante il sonno.

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Nel 2000, il team di Jerome Siegel, professore di psichiatria e direttore del Center for Sleep Research all’ UCLA’s Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior, ha pubblicato i risultati di uno studio che mostra come chi soffre di narcolessia, un disturbo neurologico caratterizzato da periodi incontrollabili di sonno profondo, aveva nel cervello il 95% in meno di cellule nervose per l’ipocretina  rispetto a chi non aveva il disturbo. Lo studio è stato il primo a dimostrare una possibile causa biologica della narcolessia.

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Dal momento che la depressione è fortemente associata alla narcolessia, Siegel ha cominciato a studiare l’ ipocretina e il suo possibile collegamento con la depressione.

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La depressione è la principale causa di disabilità psichiatrica negli Stati Uniti, ha osservato Siegel. Più del 6 % della popolazione ne è affetto ogni anno. Tuttavia, l’uso di antidepressivi, quali gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), non si basa su prove di carenza o eccesso di qualsiasi neurotrasmettitore. Diversi studi recenti hanno messo in dubbio che gli SSRI, così come altri farmaci contro la depressione, siano più efficaci del placebo.

In questo studio, i ricercatori hanno raccolto i dati su ipocretina e MCH direttamente dal cervello di otto pazienti che venivano trattati al Ronald Reagan UCLA Medical Center per l’epilessia intrattabile e ai quali sono stati impiantati elettrodi di profondità intracranica. I pazienti sono stati monitorati mentre guardavano la televisione, mangiavano o erano impegnati in interazioni sociali, come parlare con i medici, il personale infermieristico o i familiari; sono stati anche indotti momenti di transizione sonno-veglia. Ogni 15 minuti veniva misurato il rilascio di ipoceretina e MCH.

Messaggio pubblicitario  I soggetti hanno valutato i loro stati d’animo e atteggiamenti su un questionario che è stato somministrato ogni ora durante la veglia.

I ricercatori hanno scoperto che i livelli di ipocretina non erano collegati a un generico stato di attivazione, ma che ranno massimi in coincidenza di emozioni positive, della rabbia, durante le interazioni sociali e al risveglio. Al contrario, i livelli di MCH erano massimi durante il sonno e minimi durante le interazioni sociali.

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“Questi risultati suggeriscono una specificità emotiva, precedentemente sconosciuta, nell’attivazione di stati di veglia e di sonno negli esseri umani”, ha detto Siegel, “le anomalie nel pattern di attivazione di questi sistemi possono contribuire ad un certo numero di disturbi psichiatrici. L’ipocretina potrà essere usata per elevare sia l’umore che la vigilanza negli esseri umani”.

Gli antagonisti dell’ ipocretina, da utilizzare come sonniferi, sono ora in fase di sviluppo da parte di alcune aziende farmaceutiche.

 

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