Tribolazioni. Di Roberto Lorenzini – Introduzione

Tribolazioni: rintraccia meccanismi comuni che producono in vari ambiti esistenziali le tribolazioni che non raggiungono dignità di diagnosi.

ID Articolo: 25931 - Pubblicato il: 08 febbraio 2013
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Tribolazioni

Monografia a cura di Roberto Lorenzini

Tribolazioni - Monografia. - Immagine: © alphaspirit - Fotolia.com

 

Tribolazioni rintraccia una serie di meccanismi comuni che producono in vari ambiti esistenziali delle tribolazioni che non raggiungono dignità tale da meritarsi una vera e propria diagnosi su un qualche asse di qualche sistema nosografico ma, comunque, fanno vivere male le persone e, talvolta, le spingono a chiedere un aiuto psicoterapeutico. In queste situazioni ci sono di scarso aiuto i protocolli, si tratta per ciascun caso di identificare quali i meccanismi con cui il soggetto si genera sofferenza e dopo averli smascherati provare a modificarli costruendo alternative.

 

Introduzione

L’oggetto di questo lavoro  è la sofferenza psichica  non diagnosticabile secondo le categorie classiche che vanno da Kraepelin ai più recenti sistemi internazionali di etichettamento delle malattie. Tale sofferenza potremmo chiamarla, con un neologismo degno di uno schizofrenico, “DSMfree”.

Mi riferisco a quella sofferenza soggettivamente avvertita al punto da spingere il soggetto a chiedere un intervento specialistico ma che tuttavia non rientra, se non molto a fatica e con forzature, nelle normali categorie nosografiche.

Non è malattia ma non è neppure benessere.

Su quest’ultimo gli studiosi stanno iniziando ad interrogarsi positivamente (D. Ryff,Corey Lee M. Keyes 1995 e Crey L. M. Keyes, Dov Shmotkin 2002). Non si tratta  di disturbi psicotici, ne è connotabile come disturbo di personalità e non è neppure una forma leggera di nevrosi. Non ne sto facendo una questione dimensionale rispetto ad un più classico atteggiamento nosografico categoriale.

Infine non si tratta neppure delle normali emozioni negative che accompagnano e, in un certo senso, indirizzano l’esistenza.

Dopo aver escluso alcune possibilità mi spetta l’obbligo di definire in positivo l’oggetto del presente lavoro.

Si tratta di errori procedurali di funzionamento del sistema cognitivo (ad un livello più complesso dei semplici bias cognitivi (Motterlini 2008, Piattelli Palmarini 1995, Pohl 2004) su cui pure spesso si sostengono e rinforzano. Li troviamo in modo trasversale nei vari campi dell’esperienza umana. Sono dunque indipendenti dai contenuti coinvolti nella sofferenza stessa (sulla distinzione tra disagio e sofferenza psichica si veda il bellissimo lavoro di Miceli M. e Castelfranchi C. 2002, che ha dato spunto decisivo a questo mio sforzo).

LEGGI GLI ARTICOLI SU: CREDENZE – BELIEFS

Tali errori generano una sofferenza con tre specifiche caratteristiche:

  • disadattiva, in quanto comporta  un accorciamento della vita stessa e una riduzione della sua espansione (vite coartate, in libertà vigilata) anche in termini di ridotta progenie
  • inutile, perché non spinge verso un adattamento migliore (non è evolutiva)
  • perdurante nel tempo e automantenentesi in quanto produce dei circoli viziosi autogenerativi

L’interesse per questo genere di sofferenza sottosoglia nasce, dopo essermi occupato delle patologie e in particolare di quelle più gravi (psicosi e gravi disturbi d’ansia) (Coratti, Lorenzini 2008; Lorenzini, Sassaroli 2000; Sassaroli, Lorenzini, Ruggiero 2006), dalla constatazioneche sempre più gli studi di psicoterapia si affollano di persone che, pur soffrendo evidentemente, solo a fatica e con qualche forzatura si riesce a far rientrare nella diagnostica tradizionale (seppure un disturbo di personalità ormai non lo si neghi a nessuno) e dunque ad applicare loro dei protocolli di intervento di provata efficacia. Ci tocca in sorte, purtroppo o per fortuna, di curare le persone, affascinanti e complesse, piuttosto che le semplici e schematiche malattie.

L’impressione che ne ho ricavato è che, al di là del problema contingente presentato da ciascuno di loro, esistano delle profonde somiglianze nel loro modo di (di)sfunzionare. Lo scopo di questo lavoro è descrivere questi disfunzionamenti generici che mi piace chiamare con termine popolare ” tribolazioni “.

Voglio rifuggire dalla tentazione sociologica di attribuire ad un generico disagio della civiltà attuale (mancanza di rapporti, incremento degli stressor o dell’aspettativa di benessere) sia la sofferenza sia l’aumento delle richieste di cura e rimanere fermamente su un piano di analisi esclusivamente intrapsichico.

Per cominciare tre premesse sulla sofferenza di carattere metafisico, nel senso di Lakatos (Lakatos & Musgrave, 1970):

  1. dipende sempre dalla rappresentazione della frustrazione di scopi
  2. è direttamente proporzionale al numero e all’importanza di questi
  3. ciò che avviene nella realtà è del tutto ininfluente. Ciò che conta sono esclusivamente le rappresentazioni interne di come stanno le cose e di come si vorrebbe stessero.

La domanda iniziale può dunque essere riformulata nel modo seguente:

Esistono dei disfunzionamenti caratteristici applicabili  a tutti i campi dell’esperienza umana che portino ripetutamente a rappresentarsi la frustrazione di scopi importanti?

La domanda è ovviamente retorica. Se pensassi che la risposta fosse “no” non mi sarei cimentato nell’impresa risparmiando a me e a voi anche queste poche righe introduttive e dunque, a mio avviso è “si”.

Mi sembra di averne identificati 23 che hanno però ampie sovrapposizioni.

 

Il catalogo è questo:

Clicca sulle voci del catalogo per andare direttamente all’articolo correlato (quando sarà disponibile su State of Mind, la pubblicazione avverrà a cadenza settimanale)

  1. No conflict

  2. Gli esami non finiscono mai

  3. Ci penso io

  4. Portafoglio stretto

  5. Gli antigol

  6. Tutto o nulla

  7. Sicumera e ottimismo

  8. Sarà sempre così

  9. Disimpegno e demotivazione

  10. Frammentazione

  11. L’illusione della crescita

  12. La sindrome del titanic

  13. Dimensione delirante

  14. Le emozioni emotivo geniche

  15. Procrastinare

  16. Egocentrismo cosmico

  17. Perseguire o desiderare

  18. Exit strategy

  19. Accettazione

  20. Affaccendarsi

  21. Misurarsi

  22. Magia

  23. Buonsenso

 

LEGGI ANCHE GLI ALTRI CONTRIBUTI DI ROBERTO LORENZINI:

LA RUBRICA “STORIE DI TERAPIE”

DELLA MORTE E DEL MORIRE

LETTERA APERTA A TUTTI I MATTI

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