Tribolazioni 02 – Gli Esami Non Finiscono Mai. Monografia Psicologica di Roberto Lorenzini

Tribolazioni 02 - Nelle Tribolazioni si trova questa scatola cinese in cui il fallimento di scopi esterni diventa a sua volta il fallimento di scopi interni

ID Articolo: 27307 - Pubblicato il: 08 marzo 2013
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Tribolazioni 02

Gli esami non finiscono mai

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Lorenzini_Triboloazioni_02_Esami_non_finiscono_mai - Immagine: Costanza Prinetti 2013

Immagine: © Costanza Prinetti 2013

Nelle Tribolazioni si trova questa scatola cinese in cui il fallimento di scopi esterni diventa a sua volta il fallimento di scopi interni

Sembra che gli esseri umani oltre ad avere scopi che guidano il loro comportamento (scopi sul reale) abbiano anche lo scopo di perseguire i propri scopi e, in aggiunta, lo scopo di essere dei buoni perseguitori di scopi (scopo su di sè).

Infine tutto il sistema sembra regolato dallo pseudo scopo (in quanto sorta di regola procedurale implicita e non rappresentata) di essere felici. Questi scopi sugli scopi, che potremmo chiamare “metascopi” agiscono come moltiplicatori degli effetti emotivi del raggiungimento o del fallimento di uno scopo delle precedenti categorie. Poniamo che uno studente abbia lo scopo di superare un certo impegnativo esame. Il successo nell’esame comporterà una emozione positiva di gioia che poniamo sarà di intensità pari a 70/100. Contemporaneamente lo studente avrà anche raggiunto lo scopo di essere un buon perseguitore di scopi (scopo tutto interno ma molto importante perché riguardante l’identità) che comporterà un’ ulteriore gioia addizionale di 15/100 che sommata alla precedente farà salire ad 85/100 la quota complessiva di gioia. Una volta superata la soglia dell’80/100 il sistema può valutare raggiunto anche lo scopo di essere felici e dunque aggiungere quel tanto che manca per raggiungere il 100%.

Tribolazioni. Di Roberto Lorenzini – No Conflict. -Immagine: © olly - Fotolia.com

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Insomma si gioisce prima per un risultato, poi si gioisce per essere stati bravi nel raggiungerlo ed infine si gioisce della propria gioia. Un meccanismo del genere  purtroppo però non è attivo solo in un senso ma anche in quello contrario.

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Chissà che, attivo nei due sensi, non abbia un ruolo nel disturbo bipolare dell’umore. Tornando comunque alle situazioni non psicopatologiche oggetto del presente lavoro possiamo dire che se falliamo nel perseguimento di uno scopo possiamo essere tristi perché non abbiamo raggiunto ciò che desideravamo, ma in aggiunta anche perché ci valutiamo incapaci e inadeguati nel raggiungere i nostri obiettivi ed infine perché  reputiamo triste essere tristi fallendo l’ulteriore scopo della felicità (sancito persino dalla costituzione americana).

E’ frequentissimo veder combattere impegnative battaglie solitarie e, più spesso relazionali, non soltanto per vincere la posta in palio ma per dimostrarsi vincenti e potenti. Diventa più importante “il vincere” che l’oggetto stesso della vincita. Si tratta  di persone che non si sono ancora attribuite un valore stabile  smettendola così di preoccuparsene per dedicarsi alla ricerca di ciò che desiderano. Sono alla continua ricerca di misurare di sè stessi e perdono di vista gli obiettivi esterni.

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In questa chiave si può spiegare il disagio che taluni provano dopo il raggiungimento di uno scopo giudicato importante sul cui perseguimento si era molto investito. Durante il perseguimento la soddisfazione proveniva dall’avvicinarsi alla meta con la conseguente pregustazione del successo ma anche dalla positiva valutazione  circa la propria capacità. Con il successo definitivo questa seconda fonte di soddisfazione raggiunge un picco ma poi progressivamente si esaurisce.

Messaggio pubblicitario  Una credenza che forse è stata evolutivamente selezionata perché vantaggiosa nell’implementare l’impegno ma che può essere potenzialmente causa di sofferenza suona pressappoco così: “agendo con competenza e responsabilità si possono e si debbono controllare gli eventi evitando così quelli sgraditi” (Sassaroli, Lorenzini, Ruggiero 2006; Alloy e Abramson 1982; Langer 1975; Miceli, Castelfranchi 1992; Paglieri, Castelfranchi 2008).

Ciò spinge senza dubbio a dare il massimo ma comporta anche quando non si ottengono i risultati desiderati che ci si valuti “incapaci e/o colpevoli” perché l’impresa perfetta era giudicata possibile. Nelle tribolazioni si trova spesso questa sorta di gioco di scatole cinesi in cui il fallimento di scopi esterni  diventa a sua volta il fallimento di scopi interni relativi all’identità  moltiplicando così gli effetti emotivi negativi. L’amplificazione degli effetti negativi del fallimento dipendono dal fatto che più catene di scopi di domini assolutamente diversi, sia esterni che interni convergono sullo stesso obiettivo (Miceli 1998; Miceli, Castelfranchi 1992).

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Per dirlo in altre parole povere.

Il diritto ad esistere ci è stato conferito dalla libidinosa passione di mamma e papà. Molti pensano invece di doverselo continuamente conquistare e stanno sempre a esaminarsi e a darsi dei voti ed in genere la promozione definitiva non arriva mai. Quando va bene si rimandano agli esami di riparazione.

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La materia può  essere diversa da una persona all’altra. C’è chi si presenta in bontà e disponibilità, chi sceglie bellezza e avvenenza. Altri portano all’esame forza e decisione. Chi, invece si prepara  in cultura e competenza. Ognuno fa le proprie scelte anche se spesso la materia è suggerita o imposta dalla famiglia d’origine perchè anche nonno ci teneva tanto……

Al di là delle diverse materie che siano “sesso estremo e spregiudicatezza comparata” oppure “santità con elementi di ascesi”, ciò che resta identico è il meccanismo.

Il diritto ad esistere non è acquisito una volta per tutte ma con piccole comode rate di impegno costante. La partita non finisce mai neppure di fronte alla morte. Con la oscura signora già seduta sull’estremo letto ci si preoccuperà a seconda della materia di:

  • dire qualcosa per consolare gli altri.
  • non mostrare timori e apparire forte e sprezzante come sempre.
  • essere ben curati, puliti e in un certo qual modo eleganti e belli.
  • dare consigli e insegnamenti.
  • ammiccare al Padreterno in attesa o alla carnosa realtà che si abbandona.

Se l’ultimo esame va bene si può finalmente ottenere il diritto ad esistere morendo bene.

 

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