Tribolazioni 16 – Egocentrismo Cosmico

Egocentrismo-Pensiamo che le mucche facciano il latte e le galline le uova per darci la possibilità di fare i dolci: sappiamo che non è così ma lo pensiamo.

ID Articolo: 35667 - Pubblicato il: 23 ottobre 2013
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TRIBOLAZIONI 16

EGOCENTRISMO COSMICO

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Tribolazioni 16 - Egocentrismo Cosmico. -Immagine: © Naeblys - Fotolia.comPoi c’è “il genere umano” a cui tutto è sottomesso. Pensiamo che le mucche facciano il latte, i campi il grano e le galline le uova per darci la possibilità di fare i dolci: sappiamo che non è così ma siamo portati a pensarlo.

Secondo molte culture orientali la sofferenza dell’individuo si ridurrebbe grandemente se riuscisse a considerarsi parte di un tutto universale rinunciando alla propria centralità e unicità assoluta. Certamente l’egocentrismo e lo stesso egoismo hanno un ruolo positivo nell’evoluzione e sono dunque stati selezionati. Guardare il mondo da una sola prospettiva è più semplice ed efficace. Così come puntare ai propri interessi conduce, in genere, a realizzarli.

La cultura occidentale ha ipertrofizzato questo aspetto. Così  pensiamo di essere al centro dell’universo. Il decentramento da questa prospettiva non è facile. Quando i fatti ci ricordano improvvisamente e spesso duramente che l’universo non è al nostro servizio, oltre alla frustrazione di qualche scopo specifico c’è  la frustrazione di questo smisurato egocentrismo narcisista.

Esso può essere mitigato solo dallo sviluppo di una buona capacità metacognitiva (Flavell 1988; Semerari 1991, 1996, 1999). Che origina da una sicura relazione di attaccamento infantile ( Bowlby 1969, 1973, 1980; Fonagy 2001; Fonagy et al. 2002; Fonagy, Target 1996).

Al centro di tutto c’è “l’Io” punto di vista da cui è difficile distanziarsi Intorno all’Io, in cerchi concentrici, troviamo la nostra famiglia, la nostra cultura, il nostro tempo che diventano altrettanti standard normativi di ciò che è normale, buono e giusto.

Poi c’è “il genere umano” a cui tutto è sottomesso. Pensiamo che le mucche facciano il latte, i campi il grano e le galline le uova per darci la possibilità di fare i dolci: sappiamo che non è così ma siamo portati a pensarlo.

Poi c’è la terra, il nostro pianeta che, se non crediamo più essere il centro dell’universo ancora lo pensiamo, contro ogni logica, come l’unico in grado di ospitare la vita. Da qui a trasformare il wishfull thinking in onnipotenza il passo è breve: “se tutto è stato creato al mio servizio ciò che voglio può e deve accadere”.

Messaggio pubblicitario Questa sorta di delirio di riferimento e di onnipotenza non sarebbe di per sé motivo di sofferenza se non fosse  che poi le cose non vanno realmente così. Ci rimaniamo doppiamente delusi a motivo delle irrealistiche e ingiustificate aspettative. La gente spesso tribola  dicendosi “non doveva capitare a me oppure a noi” o, più semplicemente, “non doveva capitare” ma non sa spiegare il perché di tale aspettativa magica. Sono arrabbiati con la sorte ritenendosi detentori di diritti inspiegabili che sembrano loro ingiustamente  lesi.

L’egocentrismo spinge a sentirsi soli ma anche unici e speciali. Ad esempio molti si chiedono. “Come è possibile che tutti per strada siano sereni e felici ed io invece porti dentro tanta sofferenza?

Naturalmente questo modo di sentirsi gli unici sofferenti è frutto di un errore di prospettiva. Ciascuno vede dal di dentro solo sé stesso, mentre degli altri  vede la preziosa confezione esterna, il fiocco arricciato e la carta sgargiante.

Le persone che si incontrano per strada non sputano fiamme, non si puntano la pistola carica alla tempia, non annodano la corda insaponata. Ma del loro animo che ne sappiamo? I pensieri non sono pesciolini guizzanti in una boccia di vetro, non si  vedono. L’anima non è trasparente. Tutti appaiono agli altri viandanti tranquilli e persino soddisfatti. Solo se si facesse un buchino in quelle splendide apparenze si vedrebbe cosa colerebbe fuori.

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