Tribolazioni 18 – Exit strategy – Rubrica di Psicologia

Tribolazioni18: Si continua a perseguire uno scopo finché il costo delle risorse investite sia inferiore o pari al valore dell’obiettivo stesso.

ID Articolo: 36873 - Pubblicato il: 20 novembre 2013
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TRIBOLAZIONI 18

EXIT STRATEGY

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Tribolazioni 18 - Exit Strategy - Rubrica di Psicologia. -Immagine: © alphaspirit - Fotolia.comSi continua a perseguire uno scopo fintantoché il costo delle risorse investite sia inferiore o pari al valore dell’obiettivo stesso. Se il valore è assoluto, come la sopravvivenza, nulla può disinnescarne il perseguimento. Li chiameremo scopi “no-off” per significare che non sono spegnibili. In tutti gli altri casi il perseguimento o l’abbandono sono decisi sulla base di un bilancio tra costo del perseguimento e valore dello scopo.

Per il funzionamento  di un sistema motivazionale teorico occorre prevedere due meccanismi che chiameremo le regole di ingaggio e la exit strategy. Le regole di ingaggio sono i criteri che attivano il perseguimento di uno scopo e che gli attribuiscono una priorità rispetto agli altri e dunque la quota di risorse che può attingere. In parte alcuni di questi criteri sono stati espressi nell’articolo precedente (“perseguire o desiderare”) descrivendo cosa trasforma un desiderio in uno scopo attivo. Qui ci occupiamo del problema opposto tentando di rispondere alla domanda che tanto spesso le stesse persone sofferenti si pongono che suona pressappoco così:”perché non lascio perdere nonostante sappia che non otterrò nulla?”.

Il soggetto sperimenta due tipi di sofferenza: da un lato una per la frustrazione dello scopo in sé, e una seconda sofferenza per la frustrazione dello pseudoscopo “dell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse e del tempo per il perseguimento dei propri scopi”. L’exit strategy deve rispondere alla domanda “quando è opportuno disinvestire e incassare la sconfitta?”. Prima di tentare una risposta alcune osservazioni circa il funzionamento in proposito di alcuni scopi molto importanti biologicamente.

1. Esistono scopi simili alla fame e alla sete che vengono perseguiti, anche se inutilmente, fino all’estinzione del bisogno che può avvenire in due modi. Il raggiungimento dello scopo o l’estinzione del soggetto. In entrambi i casi non si da mai la rinuncia al perseguimento dello scopo. La posta in palio è assoluta e irrinunciabile. Si tratta infatti della sopravvivenza stessa. Non sono previste exit strategy se non l’annullamento stesso del soggetto. Dovendo comunque morire tanto vale morire nel tentativo di non morire. Che senso avrebbe risparmiarsi? Non ci sarebbero altri scopi su cui investire le risorse risparmiate. In effetti il senso di fame e di sete non si riducono con il passare del tempo perlomeno fin quando non subentrano danni cerebrali.

2. Pur rimanendo sempre sul terreno fortemente biologico per la sessualità le cose stanno diversamente. Il prolungarsi dell’astinenza soltanto all’inizio aumenta il desiderio e i comportamenti appetitivi. Progressivamente il desiderio stesso si attenua e tutto il sistema sessuale sembra posizionarsi in stand-by (nelle donne talvolta si manifesta persino amenorrea). Ciò consente di portare avanti scelte come il celibato o la fedeltà senza un carico insostenibile di sofferenza. Per la nostra argomentazione è utile ipotizzare che quando l’astinenza sia subita e non connessa ad una propria scelta e dunque ad altri scopi importanti, la quiete sarà più difficile da raggiungere e più instabile. Comunque nel caso del sesso sembra valere la regola che”più lo si fa e più lo si farebbe e meno lo si fa e meno se ne sente la mancanza”.

Messaggio pubblicitario I due esempi citati ci portano ad evidenziare due criteri che tuttavia non sono sullo stesso piano gerarchico:

1. Il primo criterio è quello della posta in palio e significa che  si continua a perseguire uno scopo fintantoché il costo delle risorse investite sia inferiore o pari al valore dell’obiettivo stesso. Si può accettare il rischio di morire per scongiurare il pericolo di morire. Se il valore è assoluto, come la sopravvivenza, nulla può disinnescarne il perseguimento. Li chiameremo scopi “no-off” per significare che non sono spegnibili. In tutti gli altri casi il perseguimento o l’abbandono sono decisi sulla base di un bilancio tra costo del perseguimento e valore dello scopo.

E’ a questo punto che possono inserirsi fattori di disturbo che alterano la contabilità e spiegano il comportamento apparentemente bizzarro di perseverare in tentativi infruttuosi. Ad esempio è possibile che il soggetto oltre allo scopo S1 abbia anche lo scopo S2 “di avere lo scopo S1” o ancora lo scopo S3 “di essere uno che non rinuncia mai”. Si potrebbe obiettare che stando così le cose il perseguimento di S1 acquisterebbe un tale valore aggiunto che non sarebbe più bizzarro. L’insistere dovrebbe essere egosintonico e non causare tribolazione. Credo che la trappola generatrice di sofferenza scatti perché S2 e S3 sono certamente attivi nel momento di decidere il comportamento, ma non è detto che lo siano nel momento successivo quando ci si sofferma a valutarlo, soprattutto in considerazione che lo sforzo non ha avuto successo.

2. Il secondo criterio che entra in gioco solo nel caso che non si tratti di scopi “no-off” riguarda la percezione della accessibilità dell’oggetto target. In altre parole non si smette perchè non si crede veramente che non ci sia niente da fare. Anche se finora è sempre andata male le circostanze potrebbero essere mutate. Quanto successo in passato non necessariamente è destinato a ripetersi. Si pensa che i fallimenti passati costituiscano una esperienza che consentirà di non ripeterli. Queste ed altre analoghe argomentazioni spingono a non abbandonare l’impresa. Purtroppo raramente sono poi tenute in considerazione quando il soggetto constatando l’ennesimo fallimento si rimprovera ”perché non ho lasciato perdere in tempo ed ho accumulato ulteriori perdite?”. In sintesi per abbandonare imprese fallimentari è opportuno:

♣ non considerarle come se fossero no-off e ci fosse in ballo la sopravvivenza.

♣ fare un bilancio costi benefici mettendo a confronto il costo sicuro dell’investimento con il valore dell’incerto risultato, possibilmente detratto del plus valore dovuto a scopi interni sull’importanza di avere quello scopo e di essere un perseguitore illimitato.

♣ valutare più realisticamente le possibilità di successo.

 

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