Tribolazioni 06 – Tutto o Nulla

Tribolazioni 06 - Tutto o Nulla: Molte persone tribolano non solo per il fallimento di scopi ma anche per la previsione di possibili future sofferenze.

ID Articolo: 30789 - Pubblicato il: 20 maggio 2013
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TRIBOLAZIONI 06

TUTTO o NULLA

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Tribolazioni 06 - Tutto o Nulla. - Immagine: © Aaron Amat - Fotolia.comTribolazioni 06 – Tutto o Nulla: Molte persone  tribolano non solo per il fallimento di scopi ma anche per la previsione di possibili future sofferenze.

Il perseguimento di uno scopo non è connotato da un punto di vista emotivo solo nel momento del successo pieno (gioia) o del fallimento totale e irrecuperabile (dolore) che corrispondono entrambi alla disattivazione dello scopo stesso ed alla conseguente ristrutturazione dell’organizzazione gerarchica per scegliere le nuove priorità. Il sistema monitora costantemente i lavori in corso  e vive nel presente emozioni generate dalla previsione delle emozioni che prevede di provare in futuro. Così la pregustazione di un successo che si valuta probabile fa assaporare con anticipo la gioia.

Chi non ricorda la magia di quel tempo immediatamente precedente al primo gesto di amore quando si ha già la certezza che il proprio innamoramento sarà ricambiato?

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Al contrario la previsione di un fallimento fa sperimentare già il dolore della perdita e spesso si mischia all’ansia circa lo stato d’animo doloroso che si sperimenterà quando il fallimento sarà certo ed inequivocabile. Si è addolorati già e inoltre spaventati all’idea di quanto si potrebbe poi star male (in genere poi il dolore effettivo si dimostra inferiore alle aspettative, per cui si è quasi stati più male prima che dopo). Sembra dunque che sia sempre attivo un sistema di anticipazione sui propri stati interni futuri  che, a sua volta, genera delle emozioni attuali. Esse utilizzano quelle future previste come eventi attivanti: l’emozione presente può essere dello stesso tipo o di tipo diverso da quella futura prevista.

TRIBOLAZIONI 05 - GLI ANTIGOAL. - Immagine: © Phatic-Photography - Fotolia.comCosì si può aver paura di aver paura, si può aver paura di essere tristi o si può essere arrabbiati all’idea che si sarà tristi o aver vergogna di vergognarsi. Questo sistema di anticipazione sui propri stati emotivi che ne innesca, a sua volta degli altri ha probabilmente lo scopo di accrescere la prevedibilità su sé stessi. Da un lato si  padroneggiano meglio i cambiamenti perchè non giungono inaspettati. Dall’altro si diluisce nel tempo l’emozione finale. Se mi aspetto un insuccesso inizierò a soffrirci già prima tanto più esso apparirà certo. Così, al momento in cui effettivamente si verificherà il dolore sarà meno intenso e sconterà gli acconti versati in precedenza. Soffre di più chi vive un lutto improvviso e inaspettato o chi attende a lungo una morte pietosa? Certamente i primi, ritengo.

Molte persone  tribolano non solo per il fallimento di scopi ma anche per la previsione di possibili future sofferenze.

Fino a qui ho argomentato circa il fatto che le emozioni sulle emozioni previste costituiscano una sorta di air-bag sulle emozioni successive, ma il problema non si  esaurisce  qui. La valutazione del grado di raggiungimento o meno di un obiettivo consente soprattutto di dosare  l’investimento di risorse in ossequio allo pseudo-scopo dell’  “ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse e del tempo per il perseguimento dei propri scopi”. Per esemplificare cosa sia opportuno fare in ossequio a tale pseudoscopo possiamo dire che:

  • l’impegno deve essere massimo quando l’obiettivo è probabile e non soggetto a fattori esterni incontrollabili
  • l’impegno deve progressivamente ridursi quando il risultato diventa altamente probabile  indipendentemente dall’impegno stesso.
  • L’impegno deve cessare quando il risultato è certamente irraggiungibile e ogni ulteriore tentativo costituirebbe solamente uno spreco di risorse.

La linea di demarcazione tra l’impegno e la rinuncia, in nome del principio del rapporto costi/benefici  è determinata da due fattori:

  • da un lato dalla stima della probabilità del successo in cui gli estremi opposti (successo sicuro o fallimento certo) inducono ad un disimpegno mentre l’area intermedia della probabilità spinge all’impegno.
  • dall’altro dalla stima di quanto il risultato dipenda dal soggetto stesso o da circostanze esterne non modificabili (il concetto cognitivista di locus of control) (Ellis 1962; Liotti, Guidano 1983; De Silvestri 1981, 1999; Bara 1996).

Messaggio pubblicitario  L’impegno è giustificato da situazioni ad esito incerto e con locus interno. Il disimpegno è conveniente comunque in situazione di locus esterno o di esito certo.

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Fin qui il funzionamento efficiente di un sistema che ottimizzi l’utilizzo delle limitate risorse e che preveda, anticipi e gestisca le emozioni cui andrà incontro.

Come è possibile che questo sistema di sicurezza e di risparmio in alcune persone generi tribolazioni?

Devo scomodare di nuovo scopi tutti interni che riguardano l’identità.

Soprattutto su questioni importanti collegate agli scopi terminali (ognuno scelga mentalmente il proprio) non si ha soltanto lo scopo del perseguimento  ma anche lo scopo di ritenersi uno che non lascia nulla di intentato pur di ottenere il risultato. Sarebbe certamente terribile fallire l’obiettivo esterno ma lo sarebbe ancora di più fallire anche l’obiettivo interno e considerarsi uno che non ha voluto (colpa) o saputo (incapacità) fare di tutto al fine di……….

Questo scopo interno sull’identità può prevalere sullo pseudo-scopo “dell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse e del tempo per il perseguimento dei propri scopi” e produrre le seguenti conseguenze:

  • i successi parziali non vengono presi in considerazioni e ci si priva delle connesse emozioni positive temendo comportino un colpevole accontentarsi con riduzione dell’impegno
  • gli insuccessi parziali, considerati premonitori di un dolore intollerabile vengono ignorati temendo che producano scoraggiamento e dunque non modulano l’impegno e riaggiustano la mira.
  • anche di fronte ad un fallimento inevitabile o del tutto indipendente dall’attività del soggetto si continua a profondere il massimo dell’impegno. Inutile completamente per il raggiungimento dello scopo esterno ma utile per il raggiungimento dello scopo interno relativo all’identità di essere uno “che non molla mai e fa di tutto…”.

Tuttavia lo pseudo-scopo transitoriamente accantonato tornerà a valutare la situazione non appena l’emergenza sarà conclusa e lo farà in modo severo con una sequela di autosvalutazioni per come si sono gestite le risorse.

Tribolazioni 03 - Ci Penso Io - Scenari Mentali, Astrazioni e Ipotesi - Immagine: © 2011-2013 Costanza Prinetti

Tribolazioni 03 – Ci Penso Io.

L’orgoglio dell’investire risorse in imprese disperate e assolute non è uguale in tutti gli individui. Alcuni sembrano fanatici talebani in ogni cosa facciano. Prendono tutto maledettamente sul serio. Non conoscono le mezze misure. Fanno sempre le cose fino in fondo e spesso oltre, ci credono veramente. Sono tutti d’un pezzo, non scherzano con le cose serie che per loro sono tutte. Se sono di sinistra faranno i brigatisti. Se cattolici si accoppiano solo secondo le indicazioni vaticane. Se hanno un vizietto diventano drogati all’ultimo stadio e poi  si riconvertono in operatori delle comunità per tossici più intransigenti e severe. Sono sempre in buona fede ed in nome di ciò commettono i crimini più orrendi a posto con la coscienza. Geneticamente estremisti e intolleranti. Applicano ciò anche ad aspetti marginali come l’alimentazione. Fanno parte di gruppuscoli estremisti  con vaste categorie di cibi fanaticamente vietati. Il rigore è essenziale sempre. Altri invece, hanno l’atteggiamento opposto che è quello che caratterizza, neIl’immaginario collettivo, i romani.

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Messaggio pubblicitario  Il romano se ne frega, non prende niente sul serio. E’ incapace di indignazione e di slanci. Sa che prima o poi tutto cambia e dunque basta aspettare senza scaldarsi troppo. Il romano ne ha viste troppo, ha una saggezza da sampietrino e  lascia che tutto gli passi sopra. Raramente interviene sulla realtà per modificarla, aspetta che si assesti da sè.

L’emozione di base è l’indifferenza come per il talebano era l’orgoglio e l’indignazione. Il romano misura le sue scelte operative nei termini della fatica che comportano e la regola decisionale assoluta è il risparmio energetico. Non ama le persone che lo sollecitano ma in compenso non lo fa con gli altri. “vive e lascia vivere”.

Si badi che il romano non è un abitante di Roma ma una categoria dello spirito.

Tuttavia è innegabile che l’amministrazione pubblica sia il suo habitat naturale per cui innumerevoli esemplari vengono a riprodursi nella capitale. Tra i suoi sogni proibiti c’è fare il bidello in una scuola elementare o l’usciere al ministero.

 

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