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Un’epidemia di paura: quando l’eccessiva preoccupazione nasconde più rischi della stessa epidemia

Secondo alcuni studi, durante la diffusione delle notizie di possibili epidemie, vengono toccati tasti particolarmente sensibili della nostra percezione.

ID Articolo: 111423 - Pubblicato il: 22 giugno 2015
Un’epidemia di paura: quando l’eccessiva preoccupazione nasconde più rischi della stessa epidemia
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Per comprendere al meglio cosa succede durante i periodi di allarmismo, ci viene incontro la psicologia della percezione, in particolare della percezione del rischio.

Una delle notizie che più è circolata negli ultimi giorni riguarda la presenza, tra immigrati, di alcuni casi di Scabbia. Ciò ha dato il via a un feroce allarmismo spesso alimentato, ahinoi, da posizioni politiche estreme esposte sotto forma di spicciola demagogia. Eppure siamo riusciti a sopravvivere, non molto tempo fa, alla pericolosa diffusione dell’Ebola e, meno recentemente, ai letali rischi di Aviaria, Sars e altri ancora.

Non si può negare dunque che certe notizie abbiano un impatto molto forte sul pubblico: basti pensare che in America è stato coniato il termine Fearbola, proprio per indicare il panico suscitato dalla notizia della diffussione della malattia. D’altra parte, trattasi comunque di rischi per la salute che preferiremmo tener lontani dal nostro vivere quotidiano.

Per comprendere al meglio cosa succede durante questi periodi di allarmismo, ci viene incontro la psicologia della percezione, in particolare della percezione del rischio.

Messaggio pubblicitario Secondo vari studi, alcuni dei quali svolti proprio in merito alla notizia del rischio Ebola, durante la diffusione delle notizie di possibili epidemie, vengono toccati dei tasti particolarmente sensibili della nostra percezione: ci viene infatti riferito che può essere fatale, invisibile e difficile da proteggere, che l’esposizione è involontaria e che non vi è un chiaro controllo della situazione da parte delle autorità.

In tutto questo un ruolo chiave è svolto dalla nostra amigdala: quella parte del cervello coinvolta sia nell’attivazione della paura che nell’elaborazione della novità. Questo spiegherebbe come mai la paura sia più sentita verso malattie a noi estranee, rispetto a malattie per noi più familiari. Vi siete mai chiesti per quale motivo l’influenza, causa comunque di numerosi decessi, non sia temuta quanto la Sars di turno? In realtà, spiegano gli esperti in psicologia della percezione del rischio, l’effetto ottenuto sugli individui non è lo stesso poichè l’influenza è per questi familiare e conosciuta, così come familiari ci sono tutte quelle persone che hanno avuto l’influenza ma adesso stanno bene.

Quali sono i suggerimenti che gli esperti in psicologia della percezione del rischio ci danno?

Prima di tutto una tempestiva ed onesta comunicazione da parte di una fonte ritenuta credibile dal pubblico: i governi dovrebbero avere il duro compito di spiegare i rischi alla gente e dire cosa va fatto, senza creare allarmismi.

Inoltre, secondo gli esperti, i media dovrebbero diventare un grande alleato nella diffusione di informazioni utili e precise: spiegare in modo preciso e concreto come proteggere la propria salute è un metodo efficace per ridurre l’ansia e lo stress nelle persone preoccupate dalla diffusione di un’epidemia. In questo caso le immagini delle azioni da svolgere per evitare il contagio sono molto potenti: quando si usa la parte più primitiva del cervello, infatti, gli input visivi sono più efficaci degli stimoli di ordine superiore.

Per conoscere gli altri suggerimenti e saperne di più sull’argomento, vi rimando alla lettura dell’articolo consigliato. Prima però vi lascio con una riflessione: mentre aspettiamo che media e governi colgano i consigli degli esperti, cerchiamo di diventare ricercatori attivi di informazioni esatte e fondate. Solo così potremmo evitare il vero pericolo che si sta oggi diffondendo: l’essere vittime di disinformazione o, peggio, di informazioni strategicamente pilotate.

 

Although there were only 10 confirmed U.S. cases — all of them people who had direct, prolonged contact with Ebola patients — parents in Texas, Mississippi and New Jersey pulled children out of school after other students or administrators had chance encounters with Ebola patients or visited West Africa, and a teacher in Maine was put on leave after attending a conference in Dallas where the first U.S. case was discovered. The states of New York, New Jersey and Illinois mandated 21-day quarantines for health workers who had treated Ebola patients in West Africa, and Connecticut reserved the right to quarantine anyone believed to have been exposed to the virus.

Un’epidemia di paura: quando l’eccessiva preoccupazione ha più rischi della stessa epidemia Consigliato dalla Redazione

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Secondo alcuni studi, durante la diffusione delle notizie di possibili epidemie, vengono toccati dei tasti particolarmente sensibili della nostra percezione. (…)

 

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