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ADHD e instabilità emotiva: cosa ci dice il nostro cervello a riguardo?

Le persone affette da ADHD hanno diverse difficoltà nella gestione delle risposte emotive, con risposte caotiche, ansia e depressione. L'interesse per tale dimensione del disturbo ha portato negli anni a scoprire che esistono alcune aree cerebrali alterate che potrebbero essere direttamente implicate in tali aspetti

Di Lucia Marangia

Pubblicato il 24 Set. 2018

Aggiornato il 26 Giu. 2019 11:10

Sia in pazienti con ADHD che in soggetti che mostrano tratti di instabilità emotiva, sembrerebbero essere presenti alterazioni a livello cerebrale molto simili. Tutto ciò porta ad interrogarsi sulla possibilità che esista una correlazione tra queste due condizioni, o almeno è quello che hanno cercato di scoprire alcuni ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia in uno studio poi pubblicato su Molecular Psychiatry

 

L’attenzione clinica ha dimostrato che le persone con ADHD presentano diverse difficoltà nella gestione delle risposte emotive, ad esempio reagiscono con risposte caotiche, ansia e depressione. Non è stata tuttavia ancora rilevata in modo chiaro quale relazione esista tra ADHD e deficit di regolazione emotiva, sebbene siano state proposte teorie dove entrambe le condizioni siano radicate in una disfunzione nel modo in cui il cervello controlla l’elaborazione delle informazioni.

In questa direzione si è orientato anche lo studio condotto presso il Karolinska Institutet, che sembrerebbe confermare l’ipotesi secondo la quale sia l’ADHD sia forme di instabilità emotiva presente nei disturbi del comportamento infantile possano essere associati ad alterazioni simili o persino sovrapponibili a livello cerebrale.

Lo studio, che ha coinvolto più di 1.000 adolescenti, ha studiato le immagini strutturali del cervello di questi pazienti riscontrando come sia in soggetti con ADHD sia in soggetti con disturbi del comportamento caratterizzati da instabilità emotiva fosse presente un volume cerebrale ridotto in aree del cervello che generalmente coincidevano.

In conclusione, obiettivo dello studio è stato quello di fornire una migliore comprensione di come si sviluppano il cervello e il comportamento.

La speranza è che ciò porti non solo a diagnosi migliori ma anche a trattamenti migliori, in cui le persone con una diagnosi di ADHD possano ricevere una terapia adeguata in grado di consentirgli una gestione più efficace delle proprie emozioni.

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