Il Non-Suicidal Self-Injury (NSSI) visto da differenti prospettive – Report dal XIV Congresso Europeo di Psicologia, Milano

Durante il simposio tenutosi a Milano lo scorso luglio, sono state presentate alcune ricerche che hanno tentato di capire meglio l'eziologia dell’NSSI.

ID Articolo: 113110 - Pubblicato il: 08 settembre 2015
Il Non-Suicidal Self-Injury (NSSI) visto da differenti prospettive – Report dal XIV Congresso Europeo di Psicologia, Milano
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Sara Palmieri – OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI

Durante il XIV Congresso Europeo di Psicologia (ECP), tenutosi a Milano dal 7 al 10 luglio scorso, è stato organizzato un simposio sul tema dell’autolesionismo non suicidario (Non-suicidal self-injury – NSSI).

Tale comportamento è definibile come un’autodistruzione intenzionale o un’alterazione dei tessuti del corpo in assenza di un intento suicida consapevole.  L’autolesionismo non suicidario è un comportamento transdiagnostico, comune tra i maschi e le femmine, utilizzato per far fronte alle emozioni intense e al disagio psicologico. Nell’NSSI rientrano comportamenti quali tagli, bruciature, colpire sé stessi o farsi del male con oggetti (Favazza & Conterio, 1989).

Messaggio pubblicitario L’NSSI differisce dal comportamento suicida (compresi l’ideazione e i tentativi) in quanto, di solito, coinvolge metodi non letali ed è guidato dall’intento di regolare le emozioni piuttosto che dal desiderio di terminare la propria vita. Alla luce di ciò risulta chiaro come l’eziologia dell’autolesionismo non suicidario e del comportamento suicida sia diversa e che quindi sia necessario un approccio su misura per la comprensione e il trattamento dell’NSSI.

Durante il simposio sono stati presentati i risultati di alcuni progetti di ricerca che hanno tentato di capire meglio l’eziologia e il trattamento dell’NSSI secondo una prospettiva intrapersonale e interpersonale.

La prima presentazione (Baetens et al., 2014) ha riguardato infatti i fattori interpersonali e intrapersonali che potrebbero influenzare e mantenere l’NSSI. Lo studio longitudinale condotto su coppie di genitore-figlio adolescente, ha mostrato come il comportamento autolesionistico sia scatenato e mantenuto da fattori appartenenti tanto ai genitori quanto ai figli. A partire da questo risultato sono state ipotizzate implicazioni terapeutiche per la terapia familiare.

La seconda presentazione ha riguardato uno studio volto ad indagare i predittori dell’autolesionismo non-suicidario e del comportamento suicida in 144 adolescenti trattati per depressione. I dati hanno mostrato come nel campione di adolescenti depressi siano frequenti comportamenti autolesionistici (42% di comportamenti lifetime), manifestati soprattutto attraverso tagli, che si verificano più spesso quando gli adolescenti sono arrabbiati o credono di non aver fatto abbastanza.

Lo studio ha anche indagato se vi fossero differenze sull’outcome del trattamento (farmaci vs CBT) in base al fatto di avere o meno comportamenti autolesionistici. È stato mostrato come non vi fossero differenze significative su depressione, ansia e funzionamento relazionale tra chi ha autolesionismo e chi no.

Messaggio pubblicitario Sembrerebbe che l’NSSI sia comune tra i giovani con depressione ma che sia in gran parte resistente al trattamento. La ricerca futura dovrà quindi focalizzarsi sull’NNSI come possibile outcome del trattamento per i disturbi depressivi e determinare quando specifiche strategie di trattamento sono necessarie per ridurre l’NNSI.

Un altro contributo (Tanner, Hasking, Martin, 2015) ha riguardato la relazione tra NNSI e impulsività ed i recenti dati in letteratura in merito al ruolo che lo stress esercita sull’impulsività nei giovani adulti con autolesionismo. I dati mostrano come l’impulsività possa essere legata all’NSSI, ma usare l’autolesionismo in modo impulsivo sembrerebbe più legato ad alla regolazione delle emozioni.

Il simposio si è concluso con una la presentazione di risultati provenienti da studi di fMRI, che hanno tenuto conto anche di fattori quali stress – attivazione cerebrale – dolore, nel tentativo di sviluppare un il modello neurobiologico dell’autolesionismo non suicidario (Groschwitz & Plener, 2012).

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Il disgusto verso di sé come trigger emotivo nell’autolesionismo

BIBLIOGRAFIA:

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 5,00 su 5)
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario