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Qualcosa: un romanzo di Chiara Gamberale – Recensione

Qualcosa è una favola di Gamberale molto attuale che spiega come, presi dalla frenesia del fare, abbiamo perso il contatto con la semplicità delle cose.

Di Guest

Pubblicato il 04 Mag. 2017

Qualcosa: Si tratta di una storia, una storia narrata come fosse una favola e una favola che resta come una metafora nella mente di chi legge, incuriosito, come un bambino, dalle semplici e stupende illustrazioni di Tuono Pettinato, fumettista e illustratore che dà tratti e colore alle parole dell’autrice.

Guglielmo D’Allocco

 

Qualcosa: la trama del libro

Sarà stata l’illustrazione minimal di Tuono Pettinato sulla copertina, sarà stato il colore rosso fuoco che ha preso il sopravvento sugli scaffali delle librerie in questo ultimo mese o, molto più verosimilmente, sarà stato il titolo, “Qualcosa”, nella sua semplicità ed efficacia, a farmi portare a casa l’ultima opera di Chiara Gamberale, autrice troppo a lungo stipata nella lista degli autori che mi hanno sempre incuriosito senza che decidessi mai, concretamente, di approfondire. Eppure l’ho fatto, anche se, da una prima occhiata furtiva lanciata in libreria, con almeno altri tre libri sotto il braccio, non ero riuscito a mettere a fuoco con precisione cosa avevo tra le mani: un moderno remake de “Il piccolo principe” o un tentativo nostrano di riproporre le atmosfere alla David Grossman?

Niente di tutto questo, ovviamente. Si tratta di una storia, una storia narrata come fosse una favola e una favola che resta come una metafora nella mente di chi legge, incuriosito, come un bambino, dalle semplici e stupende illustrazioni di Tuono Pettinato, fumettista e illustratore che dà tratti e colore alle parole dell’autrice. Si narra della principessa Qualcosa di Troppo, figlia del re e della regina Qualcosa di Importante e Una di Noi. Fin dalla nascita la piccola è un vulcano iperattivo, sempre alla ricerca di nuove esperienze, incuriosita da tutto e instancabile qualsiasi cosa faccia. Anche nelle vite apparentemente più felici e spensierate, però, arrivano le prove più dure, quasi come una nemesi che a prescindere tocca ad ogni essere umano: la regina Una di Noi muore lasciando nel cuore di Qualcosa di Troppo un vuoto incolmabile che neanche la tristezza, con un interminabile pianto, riuscirà a colmare.

La confusione di questo momento verrà alleviata, in parte, dalla comparsa in scena del Cavalier Niente che insegnerà, o meglio proverà ad insegnare, alla principessa il beneficio del non fare nulla e del rimanere a contatto con quel vuoto, di viverlo, di “accarezzarlo” dandosi del tempo e senza provare a contrastarlo. La “terapia” proposta dal nuovo amico non durerà a lungo, non basterà stare distesi sul prato a fischiettare o ad inventare storie buffe; Qualcosa di Troppo sa che l’unico modo per stare bene è fare e fare tanto.

L’illusione di poter finalmente essere felice arriverà, prima, parlando di sè attraverso una rudimentale versione dei moderni “social network” sforzandosi di dare, di sè, un’immagine quanto più possibile felice e serena, e dopo con la scelta di uno dei pretendenti pronti a chiedere la mano della stessa: Qualcosa di Buffo, Qualcosa di Blu, Qualcosa di Giusto, Qualcosa di Speciale e Qualcosa di Più. Sebbene ognuno dei pretendenti sembri incantare, per un attimo, Qualcosa di Troppo, la loro esclusività e il fascino di ognuno hanno un effetto solo momentaneo sul benessere della principessa che, puntualmente, torna dal Cavalier Niente per farsi medicare la ferita che ancora sanguina.

Il finale e la morale della favola

Il dialogo finale tra Qualcosa di Troppo e il Cavalier Niente metterà ordine e farà giungere il lettore ad un messaggio che nella sua semplicità rappresenta un monito quanto mai importante in questo momento. I due protagonisti giungono alla consapevolezza che gli estremi che li caratterizzano devono trovare un punto di incontro per poter essere felici: fare e sentire troppo non va bene come fare o sentire niente. Da quel momento la principessa si chiamerà, semplicemente, Qualcosa.

La genuinità della storia riesce nel suo intento di farci fermare per un attimo e riflettere sul fatto che siamo, ormai, governati dalla necessità, divenuta quasi fisiologica, del “fare”. Abbiamo perso, probabilmente, il contatto con la semplicità delle cose, le uniche forse che possono davvero farci sentire bene; cerchiamo, quindi, quelle sensazioni in una gara veloce e snervante che consiste nel mostrarci agli altri in qualsiasi momento e attraverso tutti i canali possibili, quasi per avere conferma di come ci sentiamo.

Il premio in palio è l’affermazione della nostra identità, che abbiamo delegato al vicino di casa non essendo più in grado di sapere cosa vogliamo e cosa possiamo fare per ottenerlo. In questo caos le emozioni sono diventate sempre più corpi estranei, quando fanno capolino ci fanno paura, sembriamo non riconoscerle più al punto da non riuscire a contrastare i momenti più difficili, quelli in cui si sta male perché “è giusto” che si stia male. Se c’è un messaggio in questo piccolo libro credo sia proprio questo: spegnere l’interruttore, fermarsi e sentire di nuovo la sensazione della terra sotto i nostri piedi, imparando a godere delle cose più semplici, del semplice fischiettare guardando le nuvole stesi sul prato inventando storie buffe.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Gamberale, C. (2017). Qualcosa. Editore Longanesi.
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