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Avrò cura di te (2014) di M. Gramellini e C. Gamberale – Una lettura sistemica del romanzo

In Avrò cura di te, lo scambio epistolare tra un angelo Filèmone e una donna di 36 anni Gioconda simbolicamente richiama un percorso sistemico-relazionale.

ID Articolo: 141310 - Pubblicato il: 28 novembre 2016
Avrò cura di te (2014) di M. Gramellini e C. Gamberale – Una lettura sistemica del romanzo
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Un regalo di un’amica a volte può rivelarsi un dono speciale. I nostri occhi clinici e forse più ancora il nostro cuore ci portano a riflettere psicologicamente su tutto ciò che ci circonda, su ciò che leggiamo: un quotidiano, un articolo, un manifesto, un libro o un romanzo come “Avrò cura di te“.

 

Avrò cura di te, racconto a due voci, intesse una trama che si sviluppa su uno scambio epistolare tra un angelo Filèmone e  una donna di 36 anni Gioconda (detta Giò), uno scambio che simbolicamente potrebbe richiamare un percorso terapeutico di orientamento sistemico-relazionale che va a descrivere, spingendosi nel profondo sentimentalismo dell’anima, i temi della coppia, della separazione, del tradimento, della famiglia d’origine, dello svincolo.

Il titolo, “Avrò cura di te“, è un po’ il significato del racconto: ciò che fa ogni giorno il terapeuta, avere cura e curare il proprio paziente. È proprio ciò che farà  l’angelo-terapeuta prendendosi cura della fragile Giò, “sono il tuo custode e lo rimarrò fino a quando non avrai ripreso confidenza con la tua ombra e con la tua luce”.

Giò vive un periodo di forte smarrimento, di inquietudine, si abbandona alla misera sopravvivenza: il marito dopo aver scoperto il suo tradimento la lascia senza darle modo di parlare, una chiusura netta e silenziosa che apre uno squarcio di dolore inaccettabile dal quale lei, assieme all’angelo, ricostruirà ponti per un importante cambiamento.

Messaggio pubblicitario Riportare Giò al centro del suo mondo, un faro che si accende sulla sua vita per la prima volta illuminando le sue debolezze, le sue fragilità, la dolce e tormentata scoperta che in ognuno di noi c’è un altro che non conosciamo (Jung 2014), un viaggio che parte attraverso una nuova lettura della sua storia familiare fino a ripercorrere la sua relazione di coppia.

In questo lungo scambio epistolare l’angelo cerca di connettere pezzi della storia della donna per trovarne un nuovo significato, con cura la prende per mano rivivendo episodi colmi di emozioni del suo passato, sembra quasi di visualizzare pezzi di una sorta di genogramma (Montagàno,Pazzagli 2002), una mappa della rete affettivo-emotiva in cui lei aveva sperimentato il proprio sviluppo.

Per trovare se stessa Giò aveva bisogno di raccontarsi o meglio ri-raccontarsi la sua storia cambiando il punto di vista, rileggere attraverso nuovi lenti, come afferma il grande Bateson (1977): “quattro occhi vedono meglio di due, due modi dell’informazione sono meglio di uno”.

I tuoi genitori sono necessari alla prova che devi affrontare in questa vita: uscire da loro per non diventare uguale a loro. Tu non sei venuta al mondo per scappare o per strisciare ma per spiccare il volo

Questo volo che tanto risuona la metafora di Canevaro (2009) rispetto alla fase della differenziazione dalla famiglia d’origine: i cormorani sono degli uccelli che prima di abbandonare il nido regrediscono a comportamenti più infantili, fanno un passo indietro per farne poi due in avanti, una regressione finalizzata al progresso. Giò doveva riconoscere ed affrontare i nodi irrisolti del suo passato, un passo indietro per poter proseguire poi col suo progetto esistenziale autonomo.

 

Avrò cura di te: lo svincolo dalla famiglia di origine

Parliamo quindi della fondamentale fase dello svincolo dalla famiglia di origine (Haley 1976), il lungo processo di individuazione che, quando gli individui si incontrano per formare una coppia, dovrebbe essere ovviamente iniziato e avviato per entrambi.

Forse Giò non aveva mai fatto i conti con le sue alchimie familiari, cercava nel matrimonio la sicurezza e la protezione che aveva invano inseguito nelle pareti di casa tra una madre eternamente adolescente passionale ed irruente, ed un padre introverso , silenzioso, incapace di dire ciò realmente pensava e provava. Solo nella nonna, una persona speciale per la sua crescita, custodiva il ricordo di un caloroso amore. Accade spesso che la coppia rappresenti il sistema dove ognuno di noi cerca di elaborare ed un certo senso di neutralizzare i problemi irrisolti con la propria famiglia d’origine.

Giò non si era sentita amata dai suoi genitori, li colpevolizzava per non averla nutrita abbastanza del cibo di cui aveva bisogno, adesso si aggiungeva un nuovo mostro da colpevolizzare per la sua morte interiore, il suo ex marito che, non solo si era permesso di lasciarla, aveva iniziato da subito una nuova relazione. Certamente l’interpunzione (Watzlawich, Beavin, Jackson 1971) sull’altro, sugli altri è sempre più rassicurante e protettiva che non l’interpunzione su stessi. L’angelo aveva cominciato a spostare questa interpunzione su Giò affinché potesse rivedersi nelle sue relazioni affettive nonché nel suo matrimonio finito in modo struggente per lei.

 

Giò e il rapporto con l’ex-marito

Prima di conoscere Leonardo, l’ex marito, Giò aveva avuto varie storie ma era sempre presa dal suo bisogno di chiedere agli altri l’amore che non riusciva a darsi da sola, questi amanti erano come schermi bianchi sui quali lei proiettava le sue aspirazioni e bisogni, ben presto questi schermi si trasformavano in uno specchio che le rifletteva solo il vuoto.

Quando aveva incontrato Leonardo forse qualcosa era cambiato, non l’aveva tormentato con perpetue domande con le quali richiedeva profonda rassicurazione sull’essere amata, sull’essere desiderata, sull’essere piacente, probabilmente si era illusa di aver trovato le risposte in quella relazione, quasi una fuga per non cercare più se stessa.

Messaggio pubblicitario Cosa era successo a quella coppia che tanto si amava? Avevano smesso di comunicare, di meta comunicare prima con i loro corpi, poi con gli sguardi e infine con le parole, avevano perso il piacere di ed emozionarsi a vicenda, questi guasti erano stati trascurati in lunghi silenzi che si riempievano come palloncini di rabbia fino a scoppiare.

La noia , l’abitudine erano gli odori che si respiravano in quella diade sposata, è proprio allora che Giò per respirare un profumo diverso tradisce.

Di tutte le strategie creative usate dalla coppia per evitare di far fronte ai propri problemi e contemporaneamente per avvicinarsi ad essi in modo indiretto, un modello che sembra assumere una maggiore diffusione è la relazione extra-coniugale (Napier, Whitaker 1981).

Spesso la coppia è come se programmasse un tradimento, che sia col lavoro, che sia con un figlio, con un amante vero e proprio, ciò che si ottiene è un cambiamento del tipo del tipo di sofferenza e disagio, dal rancore silenzioso alla rabbia che si può esprimere quando finalmente il patner ha delle colpe manifeste, dalla rabbia senza sbocchi alla disperazione della perdita (Cancrini, Harrison 1986).

L’adulterio in generale è un momento di informazione su quanto sta avvenendo nella coppia, nella nuova storia il traditore sta riscopre il piacere di parlare, l’emozione di incontrarsi, oltre a ricordarsi di essere sessuato e a risperimentare feed-back sull’essere sessuato.

Giò aveva programmato questo tradimento per non far fronte ai problemi della coppia e ai suoi disagi individuali, era così faticoso dover frequentare se stessi, ma nel mezzo del suo viaggio poteva sussurrare all’angelo : “sento come assolutamente nuovo l’io a cui mi sto convertendo”.

Quel vulcano sopito per 36 anni era finalmente scoppiato col dolore della perdita del suo amore, quel magma non aveva solo le sfumature del matrimonio finito, ma era bollente e struggente per tutte quelle zavorre che Giò si portava dietro e dentro.

Tutti abbiamo un dolore da attraversare, molti si rifiutano di intraprendere il viaggio, altri tornano indietro o si fermano a metà del guado. Esiste solo un modo per attraversare il dolore: accettarlo e andare oltre. La ricompensa sarà l’isola del tesoro: la scoperta di una parte sconosciuta di se stessi

Giò si era svincolata ed era riuscita a riprendere i rapporti col padre, quell’uomo tanto introverso che aveva scoperto invece capace di dar fiato a parole dolci per lei, aveva perdonato la madre e colto in lei molte qualità positive che erano d’altronde anche le sue, aveva ripreso ad amare il suo contesto lavorativo scolastico, i suoi alunni, mettendoci una passione riscoperta solo il dolore vissuto, era riuscita a comporre finalmente la sua musica, quella che per altri era un assordante rumore: la passione per il calcio la faceva diventare un arbitro.

Appena diventerai consapevole che nessuno potrà mai riempire da fuori il vuoto che hai dentro, sarai pronta per fonderti con un’altra persona

Giò era pronta e lo era anche Leonardo.

Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva

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Bibliografia

  • Jung, C. G. (2014). Aforismi dell’inconscio. Torino: Bollati Boringhieri
  • Bateson, G. (1977). Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi
  • Canevaro, A. (2009). Quando volano i cormorani. Roma: Borla
  • Haley, J. (1976). Terapie non comuni. Roma: Astrolabio
  • Watzlawick P., Beavin, J. H., Jackson  D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Ubaldini Editore
  • Napier, A., Whitaker C. (1981). Il crogiolo della famiglia. Roma: Astrolabio
  • Cancrini, M.G., Harrison, L. (1986). Potere in amore. Roma: Editori Riuniti
  • Montagnano, S.,Pazzaglia A. (2002). Il genogramma. Milano: Franco Angeli
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