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La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Guida pratica per il professionista – Recensione

La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Ha l' obiettivo di fornire una cassetta degli attrezzi ai professionisti che lavorano con i propri pazienti.

ID Articolo: 38142 - Pubblicato il: 07 gennaio 2014
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Recensione

La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Guida pratica per il professionista.

di Leahy, Tirch e Napolitano

(2013)

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La regolazione delle emozioni.La regolazione delle emozioni in psicoterapia: per la recensione di questo volume della Eclipsi possiamo prendere spunto dalla prefazione scritta da Cesare Maffei. Il volume si pone come obiettivo principale fornire una cassetta degli attrezzi ai professionisti che si trovano a lavorare con i propri pazienti.

Il libro, infatti, rappresenta lo sforzo ben riuscito di integrare il Cognitivismo più standard (basti pensare che Robert Leahy é Direttore dell’Amerian Institute for Cognitive Therapy di New York) con i recenti modelli di terapia cosiddetti di Terza Ondata.

Ciò non toglie che il volume, prima di prendere in esame le singole possibili forme di intervento sulla regolazione delle emozioni, dedica i primi capitoli a fornire una cornice teorica ben chiara di riferimento, la Teoria degli Schemi Emozionali.

Come sottolineato sulla prefazione, infatti, “i clinici da tempo hanno compreso come una delle esperienze più problematiche per i pazienti sia la sensazione di essere sopraffatti dalle emozioni e come, non sapendo regolarne l’intensità, alcuni adottino strategie di doping maladattive (abuso di alcol o sostanze, abbuffate, vomito autoindotto, colpevolizzazioni degli altri, dipendenza dalla pornografia, rimugino e ruminazione etc…)”.

Questa breve osservazione degli autori rende l’idea di come tutte le strategie che mettiamo in atto in presenza di emozioni forti e presumibilmente per noi non regolabili, altro non siano che tentativi di gestire, in modo spesso dannoso, una attivazione emotiva vissuta come incontrollabile o quantomeno pericolosa per noi.

La parte teorica del libro si concentra sulla descrizione accurata della Emotional Schema Therapy (EST) ideata da Leahy. Il centro della teoria riguarda l’ipotesi che le differenti interpretazioni che vengono date dalle persone siano riconducibili a differenti e specifici “schemi emozionali. Ad esempio, credenze negative rispetto alle proprie emozioni, come ad esempio “sono prive di senso, non finiscono mai, sono qualcosa di imbarazzante etc…”, portano a sviluppare strategie dannose di gestione di tali emozioni, ad esempio il rimuginio. Avere credenze positive e adattive circa le proprie emozioni, invece, ci permette non solo di esprimerle in modo funzionale ma viene anche meno la necessità di attivare strategie disfunzionali per gestirle.

Messaggio pubblicitario Senza entrare in merito alla teoria molto interessante presentata in questo libro, ci limitiamo a segnalare che la prima parte del volume, quella teorica appunto, prepara il clinico lettore a dare un ordine e un senso alle molteplici tecniche descrittive nella seconda parte del libro, che occupa la maggior parte del volume.

Interventi come accettazione e compassione, Mindfulness, validazione, ma anche ristrutturazione cognitivastretta” e tecniche di gestione dello stress, vengono presentate e integrate in un corpus coerente e ricco di spunti di riflessione.

La sensazione che si ha leggendo questa guida per i professionisti é che gli autori, di formazione e tradizioni differenti all’interno del panorama cognitivista, abbiamo davvero compiuto uno sforzo di discussione, andando oltre le proprie singole formazioni e cercando, spesso riuscendoci, di aprire le proprie prospettive a interventi e modelli diversi.

Ristrutturazione cognitiva e tecniche comportamentali vengono integrate con interventi basati sulla Compassione Focud Therapy, interventi di riduzione dello stress con interventi di Mindfulness.

Il modello della EST, come indicato dagli autori, incoraggia l’utilizzo e l’integrazione con concettualizzazioni e interventi che promuovano nel paziente la regolazione delle emozioni.

Lo stile dei capitoli sugli strumenti della “cassetta degli attrezzi” é stato costruito con la migliore traduzione dei manuali “british“, razionale, schematizzata e standardizzata. Ogni capitolo, infatti, include un elenco di tecniche e strategie che possono essere utilizzate dal clinico.

L’aspetto interessante é che gli autori non propongono un modello a step, seduta dopo seduta, bensì lasciano al lettore la possibilità di utilizzare il manuale in modo flessibile e coerente con i propri modelli di riferimento, mantenendo come base del lavoro l’importanza sia dell’esperienza emotiva sia della sua regolazione (o disregolazione).

Messaggio pubblicitario Ogni tecnica viene presentata seguendo uno schema chiaro e semplice: descrizione della tecnica, domande da porre, esempi con dialoghi terapeuta-paziente, homework da proporre per il lavoro a casa tra una seduta e l’altra, i possibili problemi che si possono incontrare nel percorso e infine altre tecniche integrabili con quella descritta.

Inoltre, il manuale é accompagnato da un insieme ricco di schede, moduli e esercizi pratici che aiutano, nel miglior stile cognitivista, non solo a comprendere il razionale teorico ma anche a cogliere sia da subito l’utilità clinica-esperienziale delle tecniche proposte.

Insomma, un volume molto denso quello di Leahy e colleghi, che rappresenta anche uno sforzo notevole per terapeuti cognitivi standard: dare valore all’aspetto emotivo dei nostri pazienti e di coglierne l’importanza fondamentale in terapia.

Chissà che questi volumi aiutino a chiudere una volta per tutte l’annosa (e ormai noiosa) questione legata alla poca importanza che alcune terapie cognitive hanno dato, in passato, alla dimensione emotiva dell’essere umano.

I nostri pazienti arrivano sempre nei nostri studi con un problema o una difficoltà “emotiva” che li guida. Non dare a essa valore sarebbe come avere il privilegio di entrare in un meraviglioso giardino privato all’italiana e non soffermassi sui colori delle piante, sugli odori e sulle singole isole e concentrarsi solo sui gradini.

 

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