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Neuroethics: Re-Mapping the Field – Report del convegno

Neuroethics: Re-Mapping the field. Nel convegno svoltosi a Milano a maggio si sono discusse alcune tecniche di enhacement cognitivo - dalla mindfulness ai wearable neurofeedback devices - e le loro prospettive d'uso, considerandone le implicazioni etiche.

ID Articolo: 155384 - Pubblicato il: 05 giugno 2018
Neuroethics: Re-Mapping the Field – Report del convegno
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Enhancement cognitivo: nuove prospettive e considerazioni etiche dal Convegno “Neuroethics: Re-Mapping the Field”, decima Conferenza Scientifica Internazionale sulla Neuroetica e quinta Conferenza della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (SINe).

Lilia del Mauro e Lenor Romero

Nelle giornate 16-17-18 Maggio si è tenuto, presso la prestigiosa sede milanese dell’Università Vita-Salute San Raffaele, il convegno “Neuroethics: Re-Mapping the Field”, decima Conferenza Scientifica Internazionale sulla Neuroetica e quinta Conferenza della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (SINe).

Messaggio pubblicitario La SINe, nata a Milano il 3 Luglio 2013 ed attualmente presieduta dal Professore Michele Di Francesco, si pone come ambizioso obiettivo la promozione della ricerca e della divulgazione nell’intento di arrivare a una maggiore comprensione dell’essere umano.

A tal proposito, il Convegno ha accolto numerosi studiosi e ricercatori specializzati in vari campi del sapere – dalle neuroscienze alla filosofia, dalla medicina alla psicologia, dall’estetica al diritto – che hanno incoraggiato la riflessione critica su tematiche attuali, connotate da potenziali ricadute a livello etico, sociale, legale e politico.

Enhacement cognitivo e neuroenhachement

Uno dei temi che in queste giornate è stato maggiormente discusso riguarda l’enhancement cognitivo, inteso come l’utilizzo di strumenti di diversa natura al fine di potenziare la prestazione cognitiva nell’ambito del funzionamento normale. Nel caso particolare in cui ci si trovi di fronte l’impiego di tecniche neuroscientifiche, in grado cioè di influenzare l’attività di strutture neurali e di interi network cerebrali, si parla di neuroenhancement.

Ad oggi il tema dell’enhancement cognitivo si colloca nel panorama scientifico come uno degli “hot topic” più discussi e dibattuti, considerate le evidenti implicazioni etiche e morali che si associano a questo concetto. Non stupisce quindi che diversi Relatori, seppur da punti di vista differenti, abbiano trattato questa tematica proponendo interessanti spunti di riflessione.

È il caso dell’intervento tenuto dalla Ricercatrice Lorena S. Colzato (Università di Leida), la quale ha illustrato come in tempi recentissimi si sia assistito ad un crescente utilizzo di tecniche, ampiamente radicate nella tradizione clinica e sperimentale, al fine di migliorare e ottimizzare la performance cognitiva e comportamentale dell’individuo sano.

Enhacement e tDCS

Tra questi strumenti troviamo la stimolazione transcranica a correnti dirette (tDCS), una tecnica di neuromodulazione cerebrale non invasiva. Il meccanismo di funzionamento della tDCS è molto semplice: due elettrodi (anodo e catodo) che erogano corrente costante a bassa intensità vengono applicati sulla testa del soggetto. La trasmissione di corrente elettrica continua nell’encefalo, pur avendo voltaggio molto basso, è in grado di modulare la frequenza di scarica neuronale. Vi sono due principali tipologie di stimolazione: con la stimolazione anodica (positiva) si ritiene di poter incrementare l’eccitabilità corticale dell’area stimolata, mentre con quella catodica (negativa) si ritiene di poter decrementare l’eccitabilità. Inoltre le modificazioni dell’eccitabilità corticale indotte dall’applicazione della tDCS persistono oltre il tempo di stimolazione, presumibilmente attraverso meccanismo di plasticità sinpatica, con effetti che dipendono dalla durata e dall’intensità della stimolazione, caratteristica che contribuisce a rendere questa metodica di neuromodulazione molto interessante non solamente dal punto di vista sperimentale, ma anche da quello terapeutico e riabilitativo.

Tipicamente, sulla base di evidenze provenienti da ricerche in cui successivamente a stimolazione a polarità anodica è stato possibile osservare un miglioramento della prestazione in compiti di natura sensorimotoria o cognitiva, la tDCS anodica è stata associata ad enhancement cognitivo.

tDCS ed efficacia

Per esempio, un recente studio condotto dal gruppo di ricerca della Dott.ssa Colzato (Jongkees…& Colzato, 2017) ha dimostrato che una singola sessione di stimolazione anodica in corrispondenza della corteccia prefrontale dorsolaterale è in grado di determinare un miglioramento della performance di memoria di lavoro.

Cavalcando l’entusiasmo di questi esperimenti, l’industria del training cerebrale ha recentemente sviluppato alcuni devices commerciali che, riproducendo grossolanamente il meccanismo di azione della tDCS, vengono pubblicizzati come potenziali ottimizzatori della performance cognitiva e vengono distribuiti senza alcun controllo all’intera popolazione. È questo il caso delle cuffiette tDCS “foc.us”, la cui efficacia e sicurezza sono state presto smentite da una ricerca condotta dal gruppo della Dott.ssa Colzato (Steengergen et al., 2015).

La riflessione promossa dalla Relatrice si è concentrata sull’evidenziare la necessità che la comunità scientifica si attivi per esercitare un ruolo più critico nel contesto della validazione di strumenti promossi dall’industria del brain-training. Solamente un enhancement “responsabile”, supportato cioè dalla comprensione dei chiari meccanismi di azione, che tenga in considerazione delle differenze individuali e che sia adeguatamente controllato e regolamentato può essere considerato legittimo e auspicabile, al fine di garantire nel pieno rispetto dell’individuo il soddisfacimento di quelli che sono i bisogni più profondi del consumatore odierno.

Enhacement cognitivo: mindfulness e meditazione

I Relatori Davide Crivelli e Irene Venturella (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) hanno catalizzato l’attenzione dell’aula su nuove metodiche di enhancement cognitivo che, oltre ad aver acquisito nel tempo un progressivo consenso, stanno velocemente trovando nuove applicazioni. Si tratta delle pratiche di meditazione e di training mentale che, così come le ultime ricerche neuroscientifiche ci informano, sono in grado di apportare modifiche strutturali e funzionali nel nostro cervello.

Tra tutte la Mindfulness, tecnica sviluppata a partire dalle tradizioni di meditazione orientale, è forse la pratica di training mentale che vanta maggiori applicazioni, considerati i suoi numerosi effetti positivi. Tra i benefici della Mindfulness è infatti possibile ricordare l’efficacia nell’alleviare il dolore cronico e la sintomatologia ansiosa e depressiva, la capacità di migliorare le abilità attentive, di memoria di lavoro e di regolazione emotiva promuovendo al contempo comportamenti prosociali ed interazioni positive.

Neuroethics Re-Mapping the field - Report del Convegno di Milano foto 1

Sembrerebbe che la Mindfulness, favorendo l’acquisizione di una maggior consapevolezza del sé e del corpo congiuntamente a un miglior controllo delle reazioni affettive elicitate da stimoli esterni, aiuti l’individuo ad orientare e calibrare le risposte a stressors ambientali, favorendo così un miglior adattamento e un’ottimizzazione del funzionamento cognitivo.

Messaggio pubblicitario Come rimarcato dal Dottor Crivelli e dalla Dottoressa Venturella, uno dei nodi critici di queste tecniche di training mentale, responsabile della progressiva demotivazione e degli elevati tassi di drop-out, ha a che fare l’impegno sistematico e la regolarità degli esercizi richiesti a coloro i quali intendano trarre un reale beneficio da queste pratiche di meditazione.

Enhacement cognitivo: wearable neurofeedback devices

Da qui, il recente sviluppo di wearable neurofeedback devices, tecnologie altamente sofisticate progettate per guidare e personalizzare la pratica di training mentale, calibrato sulla base di informazioni circa gli stati corporei e mentali del fruitore. Per mezzo di questi dispositivi la pratica è resa più semplice e funzionale alle esigenze degli utenti moderni, che risultano costantemente motivati all’esercizio attraverso un mappaggio in tempo reale dei propri progressi e degli indici di attivazione elettrofisiologica.

Il Dottor Crivelli ha quindi illustrato uno studio (Balconi, M., & Crivelli, D. In press) finalizzato a testare l’efficacia di un intervento integrato di mental training e wearable neurofeedback device.

I partecipanti, dopo essere stati sottoposti per quattro settimane a sedute giornaliere di mental training supportato da un wearable device, esibivano una riduzione dell’ansia, del livello di stress e di affaticamento mentale, insieme a un miglioramento delle capacità attentive e di controllo esecutivo. In questo caso ci troviamo di fronte a un chiaro esempio di come devices commerciali, opportunamente testati e validati dalla comunità scientifica, possano contribuire al benessere dell’individuo sano, ottimizzando la performance cognitiva e comportamentale in una modalità semplice, funzionale e completamente non invasiva.

Wearable neurofeedback devices e riduzione dello stress manageriale

Direttamente connessa all’intervento del Dottor Crivelli, la presentazione della Dottoressa Venturella si è focalizzata sull’esposizione di un possibile campo di applicazione di queste nuove tecnologie di wearable devices: il mondo manageriale, tipicamente caratterizzato da richieste di performance e livelli di stress elevati.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che livelli significativi e prolungati di stress si associano a strategie di coping maladattive, le quali possono influenzare negativamente abilità mentali e cognitive. Lo stress, soprattutto quando cronico, può inficiare il benessere psico-fisico dell’individuo, aumentando la vulnerabilità clinica, il rischio di disfunzioni cardiovascolari causando altresì alterazioni del nostro sistema nervoso. Il campo manageriale viene tipicamente inquadrato come una categoria professionale a rischio, considerate le notevoli responsabilità, il rilevante carico di lavoro e la significativa pressione a cui questi professionisti sono quotidianamente sottoposti.

Per aiutare chi lavora in questo settore a migliorare la performance sul lavoro e a gestire efficacemente aspetti emotivi, comportamentali e interpersonali della vita quotidiana si è pensato di testare l’efficacia di un approccio di training mentale supportato da un warable neurofeedback device.

La Ricercatrice Venturella ha quindi esposto una ricerca in cui sono stati coinvolti sedici manager professionisti, sottoposti a un protocollo integrato di mental training. Al termine dello studio i risultati hanno evidenziavano un’acquisizione di una maggior capacità di controllo e di focalizzazione dell’arousal in condizioni stressanti, migliori abilità manageriali, un incremento delle capacità esecutive e dei processi inibitori, insieme a un decremento dei livelli di ansia e di stress percepiti.

Globalmente, se l’intervento della Dott.ssa Colzato ha contribuito a mettere in evidenza alcune implicazioni etiche direttamente relate al tema dell’enhancement, caldeggiando un atteggiamento consapevole e responsabile direttamente supportato dall’attività della comunità scientifica, i Relatori Crivelli e Venturella hanno esposto due esempi di quelli che possono essere i potenziali benefici dei nuovi dispositivi di neuroenhancement che, se opportunamente validati, possono risultare in un miglioramento del benessere e della performance cognitiva dell’individuo.

Da qui l’auspicio, condiviso dalla platea multidisciplinare e internazionale presente al Convegno, che si possa pensare a nuovi sviluppi e a nuovi campi di applicazione nel contesto della prevenzione dello stress e della promozione del benessere e del funzionamento cognitivo, servendosi delle conoscenze che provengono dai diversi campi del sapere.

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