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Lucid dreams: osservare passivamente le proprie esperienze mentali

Il lucid dream è un sogno in cui la persona è consapevole del fatto che sta sognando. Avviene nel momento in cui, pur sognando, qualcosa nella nostra coscienza riconosce che ciò che sta accadendo non è nient’altro che parte di un sogno. Eppure non si oppone ad esso e lo lascia scorrere senza abbandonare lo stato del sogno.

Quando durante una lezione mi trovo a spiegare il concetto di distacco consapevole dai propri stati interni (detached mindfulness, Wells, 2008) faccio spesso riferimento alla comune esperienza dei sogni lucidi (lucid dreams) come esempio chiaro ed esaustivo di una prospettiva da passivo osservatore distaccato della propria esperienza mentale. 

Il lucid dream è un sogno in cui la persona è consapevole del fatto che sta sognando. Avviene nel momento in cui, pur sognando, qualcosa nella nostra coscienza riconosce che ciò che sta accadendo non è nient’altro che parte di un sogno. Eppure non si oppone ad esso e lo lascia scorrere senza abbandonare lo stato del sogno.

Recenti ricerche hanno mostrato che durante un lucid dream autoriflessività e controllo volitivo sono più pronunciati che nei sogni comuni. In particolare, uno studio recente sembra portare per la prima volta evidenze concrete che una prospettiva metacognitiva si associa all’esperienza dei lucid dream (Filevich, Dresler, Brick & Kuhn, 2015).

METACOGNIZIONE

Persone che tendono a monitorare con un certo distacco il proprio flusso di coscienza (thought monitoring) riportano una maggior tendenza a fare esperienza più frequente di lucid dream. Questo dato è confermato dal fatto che le due attività, vale a dire il monitoraggio distaccato dei propri pensieri e l’esperienza di lucid dream condividono l’attivazione delle medesime aree cerebrali.

In conclusione, alcune funzioni metacognitive, con una simile base neurale, sottostanno sia alla capacità di monitorare in modo distaccato i propri pensieri che alla tendenza a fare esperienza di lucid dreams. Un nuovo tassello nella comprensione delle basi neurali di una coscienza di ordine superiore.

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Dream: On – un App per fare sogni d’oro – Psicologia & Tecnologia

 

BIBLIOGRAFIA:

Gli anziani possono tenere più informazioni in mente, il trucco è nell’associazione positiva – Neuropsicologia

Questo articolo ha partecipato al Premio State of Mind 2014 Sezione Junior

Gli anziani possono tenere più informazioni in mente, il trucco è nell’associazione positiva

 Autrice: Daiana Aufiero

Abstract

La memoria la si può definire la funzione psichica volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo di informazioni apprese durante l’esperienza (Baddeley, 1993). Nell’invecchiamento tale funzione cognitiva, come tutti gli aspetti biologici e funzionali dell’essere umano, va incontro ad un progressivo calo dell’efficienza. Il presente lavoro sperimentale ha lo scopo di valutare la valenza dell’unione (binding) tra informazioni neutre: parole, e informazioni emotive: volti con espressioni emotive a valenza positiva (volti felici), negativa (volti impauriti) e neutra, in un compito di memoria di lavoro per soggetti giovani e anziani. Le parole sono state presentate sempre associate ad un volto in una serie di trial, alla fine dei quali i partecipanti erano tenuti a riconoscere se gli era stato mostrato o meno solo la parola (nel caso in cui il cue era parola), solo il volto (se il cue era volto) o volto + parola (se il cue era combinazione). L’elaborato ha preso spunto dallo studio di Mara Mather, “Invecchiamento e processi riflessivi della memoria di lavoro: Deficit di carico da Binding e Test” (2000), dal quale è emerso che gli anziani hanno maggiori difficoltà nei compiti che richiedono funzione di associazione di informazioni e dall’ipotesi di Shafer (2011), secondo la quale le cose si ricordano meglio se legate a elementi emotivi. I risultati hanno mostrato che l’associazione delle informazioni agli stimoli emotivi non ha comportato buone performance mnestiche e che, piuttosto, gli anziani risultavano sovraccaricati da tale tipo di compito; L’Effetto Positività (Charles, 2003) atteso nelle ipotesi non è stato riscontrato, tuttavia, gli individui anziani hanno riportato prestazioni lievemente migliori.

Abstract in inglese

The memory can be defined as the psychic function for assimilation, retention and recall of information learned during the experience (Baddeley, 1993). Cognitive function, in aold age, such as all aspects of biological and functional human being, undergoes a gradual decline in efficiency.
This experimental work evaluate the significance of the union (binding) between neutral information: words, and emotional information: faces with emotional expressions in positive valence (happy faces), negative (fearful faces) and neutral, in a task working memory in young and elderly subjects. The words were presented always associated to a face in a series of trials, the end of which the participants were required to recognize whether or not he was shown only the word (in the case where the cue word was), only the face (if the cue was intended) or face + word (if the cue was combination). The paper was inspired by the study of Mara Mather, “Aging and reflective processes of working memory: Binding and deficit load Test” (2000), which showed that older people have more difficulty in tasks that require function Association of information and assumption of Shafer (2011), according to which things are remembered better if tied to emotional elements. The results showed that the association of information to emotional stimuli did not result in good performance mnemonic and that, rather, the elderly were overloaded by this type of task; The Positivity Effect (Charles, 2003) expected in the hypothesis has not been found, however, elderly individuals have reported slightly better performance.

ALLEGATO 1ALLEGATO 2ALLEGATO 3

PREMIO STATE OF MIND 2014

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Autismo: nessun nesso con il vaccino trivalente

Articolo di Michele Bocci pubblicato su La Repubblica, il giorno 1 Marzo 2015

 

Bologna, ribaltata in appello la sentenza di Rimini che aveva stabilito un nesso tra profilassi anti morbillo e malattia di un bimbo La perizia su cui si sono basati fa a pezzi le tesi di chi aveva lanciato l’allarme: “Studi irrilevanti smentiti dalla comunità scientifica”. NON c’è un alcun nesso tra il vaccino trivalente e l’autismo. Non esistono evidenze scientifiche per stabilire che il primo provochi la sindrome, c’è solo un collegamento temporale. Nel senso che l’iniezione che previene morbillo, parotite e rosolia viene fatta prima della diagnosi di malattia autistica, che di solito arriva tra i 3 e i 6 anni. Tutto qui. La corte d’Appello di Bologna ha ribaltato una discussa sentenza del 2102 del giudice del lavoro di Rimini, che aveva riconosciuto il risarcimento ad una coppia romagnola il cui bambino era stato vaccinato dalla Asl nel 2002 e successivamente aveva avuto una diagnosi di autismo. Si trattava di una decisione “storica”, utilizzata come punto di riferimento in molte cause civili per danni che sono state avviate successivamente. E che, per via indiretta, insieme alle prese di posizione di certi pediatri, ha anche contribuito a rendere la Romagna una delle zone d’Italia dove il tasso di vaccinazione si sta riducendo. Il giudizio di secondo grado è del 13 febbraio. Il processo è iniziato per l’appello del ministero della Sanità, condannato a Rimini a pagare i danni da vaccino (stimati intorno ai 200 mila euro). La corte ha nominato un consulente tecnico d’ufficio, il dottor Lodi, che ha letteralmente demolito le ragioni del giudice del lavoro. Intanto, si legge nella sentenza, il medico “ha segnalato in modo minuzioso la non pertinenza e la non rilevanza degli studi in essa citati”. Il consulente della famiglia ha presentato le ricerche del medico inglese Wakefild, autore di un discusso articolo su Lancet sui collegamenti tra vaccini e autismo, che poi venne ritirato. “Sono studi irrilevanti  –  ha scritto il perito  –  smentiti dalla comunità scientifica”. Inoltre “nella storia clinica del bambino non c’è un’oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino Mpr, vi è solo il fatto che i due eventi avvengano uno prima e uno dopo, ma come dimostrato, ciò non è sufficiente a mettere in relazione i due eventi “.

 

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Autismo e Vaccini: Intervista a Chiara Picinelli

 

Autismo, i giudici assolvono il vaccinoConsigliato dalla Redazione

Bologna, ribaltata in appello la sentenza di Rimini che aveva stabilito un nesso tra profilassi anti morbillo e malattia di un bimbo La perizia su cui si sono basati fa a pezzi le tesi di chi aveva lanciato l’allarme: “Studi irrilevanti smentiti dalla comunità scientifica” (…)

Tratto da: La Repubblica

 

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Ascoltiamo buona musica? Ce lo dice il nostro cervello!

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, mette in luce come quando ascoltiamo un brano che ci piace particolarmente, qualunque esso sia, lo schema di attivazione cerebrale è lo stesso per tutti. Non importa dunque quale genere di musica ascoltiamo, basta ascoltare il nostro brano preferito e il cervello attiva gli stessi schemi di connessione tra le aree cerebrali di chi sceglie brani di tutt’altro genere.

Le infinite discussioni tra amici su quale sia la musica migliore da ascoltare troveranno mai una risposta definitiva?

 

I fenomeni cerebrali connessi all’ascolto della musica sono un territorio in gran parte ancora inesplorato dalle neuroscienze. Negli studi sulle percezioni soggettive associate all’ascolto della musica, le persone riferiscono che i loro pezzi preferiti stimolano o evocano pensieri, ricordi e sentimenti con le medesime connotazioni emotive e autobiografiche. Com’è possibile che reazioni simili vengano innescate nel cervello da generi musicali che differiscono per molte caratteristiche melodiche, ritmiche e armoniche?

Bach o i Beatles, la risposta del cervello non cambia – Le ScienzeConsigliato dalla Redazione

L’ascolto di un brano musicale favorito stimola in tutti lo stesso schema di attivazione cerebrale, a prescindere dal genere musicale. Le connessioni appaiono rafforzate in particolare nel default mode network , associato al pensiero introspettivo e creativo, mentre l’ippocampo, associato alla memoria emotiva, appare sconnesso dalla corteccia uditiva. Ciò indicherebbe che l’ippocampo non sta elaborando gli input sonori, ma sta rievocando emozioni e pensieri che appartengono alla storia personale del soggetto (…)

Tratto da: Le Scienze

 

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Tutti gli articoli di State of Mind su: Musica
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Fonosimbolismo, tra testi e musica: anche le parole “suonano”
Il fonosimbolismo è un fenomeno per il quale senso e suono di una parola si confondono concorrendo a conferirle un significato
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Solo un’occhiata allo smartphone prima di andare a letto e il rischio insonnia aumenta

Quante volte prima di andare a letto usiamo lo smartphone anche solo per controllare l’ultimo post del nostro amico su facebook o se qualcuno ci ha mandato la buona notte tramite whatsapp? Un nuovo studio norvegese sottolinea però i rischi di tale pratica, soprattutto nei più giovani, chiamandola dose-response relationship: maggiore è l’uso di smartphone o tablet prima di andare a letto, più sarà facile passare una notte insonne. 

 

Does this scenario sound familiar? You’re browsing Facebook and come across a post from a friend complaining that they can’t sleep. You notice they posted it at 1 a.m. “Maybe stop staring at a screen, dummy,” you think. Then you realize it’s 2 a.m., you’re reading Facebook from a smartphone in bed, and you’ve never been more awake. It’s an inconvenient truth for an increasingly connected (and addicted) world, but LED screens are the enemies of sleep.

Seriously, stop using your smartphone in bedConsigliato dalla Redazione

The result? What researchers call a “dose-response relationship” — the more you dose yourself with devices, the higher your risk of sleeplessness. (…)

Tratto da: Mashable

 

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Troppa attenzione autoriferita va a scapito di performances e capacità di apprendimento

FLASH NEWS

Secondo un nuovo studio pubblicato su The Quarterly Journal of Experimental Psychology un eccessivo focus attentivo sui propri movimenti corporei così come il ricordo di performance già effettuate in passato, possono essere processi cognitivo-emotivi profondamente dannosi per l’apprendimento.

Il nostro peggior nemico può essere la nostra mente e l’attenzione che costantemente rivolgiamo a noi stessi. Spesso alla ricerca dell’eccellenza, ci focalizziamo intensamente su noi stessi in estenuanti tentativi di controllo delle nostre performance, siano esse fisiche o cognitive. Secondo un nuovo studio pubblicato su The Quartelry Journal of Experimental Psychology un eccessivo focus attentivo sui propri movimenti corporei così come il ricordo di performance già effettuate in passato, possono essere processi cognitivo-emotivi profondamente dannosi per l’apprendimento.

Ben lo sanno dalla loro esperienza clinica i terapisti alle prese con l’ansia o con la ruminazione. I ricercatori hanno reclutato 36 studenti dividendoli in due gruppi e chiedendo loro di lanciare 10 palline cercando di centrare un bersaglio. In seguito, il disegno sperimentale ha previsto che un gruppo pensasse per almeno un minuto di tempo a precedenti esperienze in simili attività e ai propri punti di forza e debolezza in merito; l’altro gruppo invece, il gruppo di controllo, semplicemente ha atteso per un minuto senza una consegna specifica a livello cognitivo.

Nelle performance successive – con una semplice manipolazione sperimentale dell’attività cognitiva di un solo minuto – era già evidente un peggioramento delle prestazioni: coloro che avevano pensato per un minuto alle loro capacità come lanciatori di palle presentavano un peggioramento significativo rispetto ai loro standard precedenti, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto dei livelli simili di performances.

PSICOLOGIA DELLO SPORT

In uno studio successivo una quarantina di studenti ha partecipato a un programma di training di baseball. Anche in questo caso per due gruppi erano previste diverse attività: da una parte un gruppo aveva la consegna di scrivere riguardo le proprie esperienze precedenti con il baseball e le proprie caratteristiche come atleta; il secondo gruppo invece aveva l’indicazione di descrivere per iscritto alcuni oggetti presenti nella stanza. Anche qui, in linea con i risultati precedenti, il gruppo di controllo ha dimostrato performance nettamente e significativamente superiori rispetto al gruppo sperimentale.

Seppur con semplici manipolazioni sperimentali, gli esiti degli studi sono curiosi poiché – indipendentemente da pensieri autocelebrativi o autodistruttivi – in questo caso la sola e apparentemente innocua contemplazione di sé, delle proprie capacità e attitudini può interferire nei processi di apprendimento di abilità motorie.

Certamente l’aspetto più critico dello studio è che non si interroga su quali siano i fattori che possono mediare la relazione tra focalizzazione sul sé e peggioramento nelle prestazioni.

 

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Apprendimento: i vantaggi della scrittura a mano

 

BIBLIOGRAFIA:

La reazione delle persone alla vista di un bambino solo e tremante per il freddo – VIDEO –

L’esperimento è stato condotto nel 2014 a Oslo, in Norvegia, all’interno di una campagna di solidarietà dell’organizzazione no-profit SOS Children’s Villages Norway. La finalità del video, ripreso con una telecamera nascosta, era quella di sensibilizzare l’opinione pubblica a donare vestiti in favore degli sfollati della Siria.

Solo nella prima settimana il video ha raggiunto 12 milioni di visualizzazioni.

Dal punto di vista psicologico è interessante perché richiama il concetto delle origini biologiche del sistema motivazionale di accudimento e di come esso si attivi anche alla vista di sconosciuti, purchè in condizioni che attivino il sistema, ovvero la valutazione di pericolo e minaccia (Cassidy e Shaver, 2002).

In questo caso il bambino è solo, poco vestito rispetto alle condizioni climatiche e il suo comportamento elicita una condizione di sofferenza fisica e di bisogno di cure. Alla domanda dei passanti sul perché si trovasse in quelle condizioni, il bambino rispondeva che qualcuno gli aveva rubato la giacca e che stava aspettando l’arrivo della maestra alla fermata dell’autobus.

 

VIDEO (Disponibili sottotitoli in inglese): 

PER DONAZIONI E’ POSSIBILE CONTATTARE IL CAPITOLO ITALIANO DI SOS CHILDREN’ VILLAGES: LINK

 

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RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO:

  • Cassidy J., Shaver P. (2002), Manuale dell’attaccamento. Giovanni Fioriti Editore

 

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Arriva a Piacenza lo psicoterapeuta sociale: la terapia a tariffa minima

Nasce a Piacenza un nuovo progetto che va a sommarsi a quelli già avviati sul territorio dal gruppo di Rifondazione Comunista, come il gruppo di acquisto popolare (Gap) e il dentista sociale. Si tratta questa volta dello psicoterapeuta sociale, una nuova figura che eroga un servizio finora assente in risposta alla situazione di disagio critico degli utenti. Il servizio offre una percorso di psicoterapia individuale e di gruppo a tariffa minima. “Non intendiamo fare concorrenza all’Asl – spiega la dottoressa Stefania Sartori, promotrice del Progetto – ma erogare un servizio che ad ora non viene offerto“.

 

La crisi c’è e incide sui redditi delle famiglie, privandole della possibilità di accedere a servizi fondamentali. E la crisi riguarda anche il servizio sanitario nazionale che dopo aver offerto certi servizi, li sta ora tagliando, con il risultato di un’erogazione assente o insufficiente che spinge i cittadini a rivolgersi al mercato privato per quanto riguarda il dentista o altre necessità di cura. […] “Non intendiamo fare concorrenza all’Asl – spiega la dottoressa – ma erogare un servizio che ad ora non viene offerto”, rivolto a tutte quelle persone che, pur non trovandosi in una situazione di disagio critico, necessitano un percorso psicoterapico che vada oltre il colloquio di sostegno. Il costo della seduta individuale sarà di 40 euro, mentre è in via di definizione quello relativo agli incontri di gruppo…

Politica Piacenza: Rifondazione, dopo il dentista arriva anche lo psicoterapeuta sociale – Notizie di PiacenzaConsigliato dalla Redazione

Piacenza 24 – Piacenza: Dopo il gruppo di acquisto popolare (Gap) e il dentista sociale che farà di nuovo visita a Piacenza sabato prossimo, Rifondazione si appresta a presentare il nuovo progetto dello psicoterapeuta sociale, i cui dettagli verranno svelati giovedì prossimo in conferenza. (…)

Tratto da: Piacenza 24

 

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La Psicologia Ospedaliera in Italia. Sentieri narrativi della clinica (2023) – Recensione
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Buongiorno dottore, come sto questa mattina? (2023) – Recensione del libro
"Buongiorno dottore, come sto questa mattina?" racconta il movimento verso un orientamento umanistico e globale nella psichiatria dopo la legge Basaglia
Psicologia penitenziaria
La psicologia penitenziaria promuove lo studio e il trattamento di individui incarcerati o coinvolti nel sistema di giustizia penale
Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i Disturbi Alimentari – “Sempre più casi, ma sempre meno strutture”
In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i Disturbi Alimentari una riflessione sui dati e sulle strutture per la presa in carico
Kripton, un film-documentario sulla malattia mentale – Recensione
Kripton (2023) è un film documentario che segue un gruppo di sei ragazzi per 100 giorni in due comunità terapeutiche pubbliche della periferia romana
SOPSI 2024 - Conversazione con la Prof. Paola Rocca
L’importanza dell’intervento precoce. Conversazione con la Prof. Paola Rocca.
Congresso SOPSI 2024 - Conversazione con la Professoressa Paola Rocca, Ordinaria di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Torino
Il servizio di psicologia delle cure primarie in Lombardia è legge – Comunicato Stampa
Comunicato Stampa OPL - Questa legge ha la finalità di garantire interventi più tempestivi, appropriati, vicini alla cittadinanza
Psicologo in ambito delle forze dell’ordine
Il ruolo dello psicologo all'interno delle Forze dell'Ordine favorisce la salute mentale degli operatori e l'efficacia del servizio pubblico
T.S.O. – Trattamento Sanitario Obbligatorio
Il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) è un atto medico e giuridico complesso che si rende necessario in determinate situazioni cliniche
Dagli interventi focalizzati sul singolo ai bisogni della comunità: il report dell’APA
L'American Psychological Association sposta il focus degli interventi dal singolo alla comunità, promuovendo un approccio preventivo
L’individuo nel contesto carcerario: effetti psicologici della detenzione
Dal punto di vista psicologico l’ingresso in carcere è un evento destabilizzante, che modifica gli aspetti emotivi, cognitivi, comportamentali
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L’efficacia della Psicoterapia nel prevenire un secondo tentativo di suicidio

Un nuovo studio conferma l’importanza della psicoterapia per evitare nuovamente il rischio di suicidio nei pazienti che hanno tentato, in passato, di togliersi la vita. Nella ricerca, di tipo longitudinale, i ricercatori hanno studiato il comportamento di chi è andato in terapia e di chi invece – pur avendo tentato il suicidio – non ha avuto nessun supporto psicoterapeutico. I risultati mostrano un calo significativo dei tentativi di suicidio da parte dei soggetti seguiti da uno psicoterapeuta.  

 

[blockquote style=”1″] Although deliberate self-harm is a strong predictor of suicide, evidence for effective interventions is missing. The aim of this study was to examine whether psychosocial therapy after self-harm was linked to lower risks of repeated self-harm, suicide, and general mortality. Our findings show a lower risk of repeated deliberate self-harm and general mortality in recipients of psychosocial therapy after short-term and long-term follow-up, and a protective effect for suicide after long-term follow-up, which favour the use of psychosocial therapy interventions after deliberate self-harm.[/blockquote]

L’efficacia della Psicoterapia per prevenire un secondo tentativo di suicidioConsigliato dalla Redazione

BANDO SELEZIONE PSICOLOGI
Secondo uno studio condotto dai ricercatori della John Hopkins University, la psicoterapia riduce significativamente il rischio di suicidio per coloro che hanno già tentato di togliersi la vita. (…)

Tratto da: The Lancet

 

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Tutti gli articoli di State of Mind su argomento: Suicidio
Survivors – Online il quinto episodio del podcast “PraticaMENTE: la psicologia al di là della teoria”
PraticaMENTE: la psicologia al di là della teoria: il podcast realizzato da State of Mind e inTHERAPY. Il quinto episodio parla di survivors
Suicide survivors: il dolore di chi resta
Per i suicide survivors il lutto è intenso e complesso e il supporto della psicoterapia può aiutare a elaborare il dolore e ritrovare sostegno
Narcisismo e depressione: come la personalità può influenzare i pensieri suicidari
Un recente studio ha esplorato il ruolo del narcisismo patologico sui pensieri suicidari durante la depressione
Norme di mascolinità e rischio di suicidio: una prospettiva psicosociale
Una nuova prospettiva sta prendendo in considerazione il ruolo delle norme di mascolinità nel determinare il rischio di suicidio negli uomini
L’eclissi della speranza. Riflessioni sul suicidio e sul lutto di chi rimane (2024) di Ghinassi e Milanese – Recensione
Il libro L'eclissi della speranza (2024) affronta il tema del suicidio e fornisce strumenti utili per affrontare il dolore in seguito alla perdita di una persona cara
La necessità di linee guida specifiche dedicate ai survivors
Attualmente mancano linee guida per il trattamento delle manifestazioni cliniche dei survivors, questo lascia un vuoto nei protocolli di supporto psicologico
Il suicidio in carcere
La scarsa attenzione alla salute mentale sembra comportare in ambito penitenziario un ampio numero di casi di suicidio in carcere
Suicidio la three step theory
Suicidio, dall’ideazione all’azione: una disamina della Three-step-theory
La Three Step Theory offre alcuni punti fermi per distinguere tra soggetti con ideazione suicidaria e chi arriva a compiere il suicidio.
La prevenzione del suicidio: lo studio dei metaboliti cellulari apre nuove prospettive
Secondo un recente studio alcune sostanze presenti nel sangue possono essere considerate come marcatori del rischio di suicidio
Togliersi la vita: il passaggio dall’ideazione all’azione
Poiché non tutte le persone che pensano al suicidio si tolgono la vita, quali fattori determinano il passaggio dall’ideazione all’azione?
Il suicidio: una lettura storica
Attorno al fenomeno del suicidio vi sono molte credenze, come sono cambiate nella storia e nelle diverse culture?
Correlazione tra la tolleranza al dolore e i tentativi di suicidio
Le persone con una tolleranza al dolore elevata sono maggiormente a rischio di suicidio? E come varia la tolleranza al dolore tra le persone?
Adolescenti e crisi della salute mentale: cosa è cambiato
La crisi della salute mentale tra gli adolescenti statunitensi
Il declino della salute mentale tra gli adolescenti si è intensificato con la pandemia, al punto che negli Stati Uniti si parla di emergenza nazionale
Suicidio e prevenzione: l'uso di tecnologie d' informazione e comunicazione
Prevenzione della suicidalità tramite l’uso di tecnologie d’ informazione e comunicazione
Nell'ultimo periodo è progredito rapidamente l'uso di strumenti tecnologici adibiti alla comunicazione e lo scambio di dati nella prevenzione del suicidio
Ideazione suicidaria, sconfitta ed entrapment: traiettorie fino a 12 mesi
Sconfitta, entrapment e ideazione suicidaria: quale relazione?
La previsione di ideazione suicidaria, tentativi e decessi è ancora insufficiente: servono più dati prospettici per far luce sui potenziali percorsi causali
Suicidio post dimissioni ospedaliere: valutazione del rischio e prevenzione
Suicidio post-dimissioni ospedaliere: è possibile prevenirlo?
Una valutazione accurata del rischio suicidario e del contesto di reinserimento del paziente sono fondamentali per prevenire i suicidi post-ricovero
Il rischio di suicidio (2022) di Maurizio Pompili - Recensione del libro
Il rischio di suicidio (2022) di Maurizio Pompili – Recensione
Il libro "Il rischio di suicidio" parte dal presupposto che alla base del fenomeno suicidario c'è la ricerca di fermare un dolore mentale insopportabile
Il rischio di suicidio (2022) di Maurizio Pompili - Recensione del libro
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'Il rischio di suicidio' pone il dolore mentale in primo piano: i soggetti non desiderano la morte ma allontanarsi da un dolore vissuto come insopportabile
Il rischio di suicidio Valutazione e gestione 2008 Recensione del libro Logo
Il rischio di suicidio. Valutazione e gestione (2022) di Maurizio Pompili – Recensione
"Il rischio di suicidio" evidenzia il carattere multidisciplinare del tema del suicidio, nella sua cruda tragicità, con costante attenzione all’emotività
Tentativi di suicidio: effetto dell'abuso sessuale e della dissociazione
L’effetto dell’abuso sessuale e della dissociazione sul tentativo di suicidio
Nello studio di Brokke et al. 2022 la dissociazione è risultata mediare una parte sostanziale della relazione tra abuso sessuale e tentativi di suicidio
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Essere un buon gruppo? Dipende dal fattore C!

Gli autori hanno trovato che i gruppi che tendenzialmente avevano risultati migliori in un compito, avevano risultati migliori anche negli altri, sottendendo una sorta di fattore generale che hanno chiamato “fattore c” e che era in grado di spiegare la prestazione del gruppo comprendendo una grande varietà di caratteristiche.

Siamo tutti parte di qualche forma di gruppo, che sia un team di lavoro, una squadra sportiva o un insieme di persone che condivide il nostro stesso hobby. Facciamo quindi tutti esperienza delle differenze che ci sono nei gruppi, soprattutto quando questi hanno uno scopo che ha a che fare con la produttività. Cosa fa di un gruppo un “buon” gruppo, in termini di esito e di ottimizzazione delle risorse? Domanda di vecchia data per il mondo della psicologia, che ha studiato di volta in volta l’importanza della composizione omogenea piuttosto che eterogenea, di un sistema decisionale condiviso o direttivo, la presenza di un leader carismatico, autorevole, autoritario, e così via.

Recentemente, un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha indagato meglio quali sono le caratteristiche relativamente stabili di un gruppo che contribuiscono a renderlo “smart”: intelligente. In due studi del 2010 pubblicati su Science gli autori hanno raccolto dati da 699 soggetti, raggruppati in piccoli gruppi composti da 2/5 membri, a cui veniva chiesto di risolvere diversi tipi di problemi della quotidianità, che andavano dall’analisi logica al brainstorming alla coordinazione, al ragionamento morale, alla pianificazione.

Gli autori hanno trovato che i gruppi che tendenzialmente avevano risultati migliori in un compito, avevano risultati migliori anche negli altri, sottendendo una sorta di fattore generale che hanno chiamato “fattore c” e che era in grado di spiegare la prestazione del gruppo comprendendo una grande varietà di caratteristiche.

La cosa interessante è che questo fattore non aveva nulla a che fare con l’intelligenza dei singoli, con la loro motivazione al compito o con la loro estroversione. Era invece correlato con tre caratteristiche:

  • la sensibilità sociale dei membri del gruppo, valutata con un test che misura la capacità di dedurre stati emotivi complessi a partire dagli occhi delle persone;
  • la distribuzione equa della responsabilità quando si trattava di prendere una decisione, preferendo una discussione di gruppo piuttosto che la delega a un unico leader;
  • la percentuale di donne tra i membri del gruppo: gruppi caratterizzati da più donne avevano una prestazione migliore rispetto ai gruppi caratterizzati da più uomini. In particolare, non era la composizione eterogenea a impattare sulla prestazione (il fatto di avere un egual numero di uomini e donne), ma proprio il numero di donne presenti nel gruppo.

Recentemente, alcuni degli autori hanno voluto replicare gli studi, per valutare quanto i risultati di queste prime due ricerche rimanessero immutati anche in situazioni in cui ai gruppi non veniva richiesto di collaborare faccia a faccia, ma online. Viste le crescenti opportunità (e necessità) che il web sta fornendo, è importante capire quanto la collaborazione a distanza segua regole simili a quello che succede quando siamo tutti nella stessa stanza gruppi vicini. Per fare questo, gli autori hanno chiesto a 34 gruppi di completare un compito di intelligenza collettiva uno davanti all’altro, e a altri 34 di farlo online, senza alcuna possibilità di interagire faccia a faccia. Di nuovo, replicando i primi risultati, è emerso un trend nella produttività dei gruppi, in cui alcuni “funzionavano” meglio in tutte le prove in modo omogeneo.

In più, anche il fattore c è stato confermato: sia nelle interazioni faccia a faccia che in quelle online, i gruppi che funzionavano meglio erano quelli in cui i membri comunicavano molto tra loro, partecipavano in modo equo e avevano buone abilità di lettura delle emozioni altrui.

In particolare, questo terzo studio ha dimostrato come la capacità di leggere in modo corretto le emozioni altrui sia un fattore fondamentale non solo in presenza dell’altro, ma anche quando le interazioni avvengono in remoto: quello che conta sembra non essere tanto la capacità di leggere le emozioni dell’altro per utilizzarle nella singola interazione, quanto possedere una buona Teoria della Mente, una capacità più globale di comprendere e considerare quello che gli altri sentono, pensano e credono, che è mediamente più sviluppata nelle donne.

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Neuroscienze: gli effetti delle emozioni intense nei gruppi di persone

Il fondamentalista riluttante (2007): la nostalgia e l’identità – Psicologia & Letteratura

Nella nostalgia è la continuità temporale di sé che viene interrotta bruscamente, poiché i ricordi, vuoi perché evocano dolore, o gioia, o sicurezza perduti, non sono più al servizio di un senso soggettivo di armonica coesione ma funzionano come spartiacque, come ingiunzione costrittiva di scelta tra come si era e come si è.

E’ un piccolo e intenso libro, circa 130 pagine, scritto nella forma del monologo teatrale, da cui è stato anche tratto un film nel 2012.

Il protagonista, un giovane pakistano, racconta la sua storia di vita ad un americano incontrato per caso in un caffè di Lahore.
Ammesso a vivere negli Stati Uniti grazie ai suoi brillanti risultati scolastici, prima frequenta una prestigiosa università americana e poi, in rapida successione, viene assunto da una società di consulenza finanziaria newyorkese dove inizia una carriera lavorativa destinata al successo.

In lui si realizza la più pura espressione del sogno americano, delle “possibilità per tutti” che sposta il baricentro dell’identità da ciò che si è o che si è stato a ciò che si vuole diventare, un’identità in sintonia con un paese con una storia breve.
Accanto a questo, l’amore doloroso per una giovane e fragile donna, traumatizzata dalla perdita di un precedente grande amore, che vive ossessionata dai ricordi.

La vita di Changez, questo il suo nome, procede così fino all’11 settembre, giorno che sconvolgerà la sicura e quasi prevedibile vita di quest’uomo, perfettamente inserito nella multiformità statunitense, attivando in lui un forte richiamo nostalgico verso il proprio paese.

E’ un piccolo libro che parla di un sentimento importante e talvolta trascurato nei ragionamenti psicologici, la nostalgia, le volte in cui diventa talmente penosa e pervasiva da rendere impossibile vivere nel presente poiché esso diventa un’interruzione inaccettabile della propria storia personale, un tradimento del senso di appartenenza e una minaccia al mantenimento, nel tempo, della propria identità.

Anche il cosiddetto lavoro del lutto a volte è ostacolato dall’impressione che riprendere a star bene significherebbe sminuire il passato legame.
La nostalgia, desiderio intenso e struggente di una persona o situazione lontana o perduta, è sentimento molto legato alla memoria di sé nella sua funzione integrativa: per saper chi sono e poter prevedere come sarò devo poter tornare a come ero e riconoscere tracce di quel passato nel presente.

Nella nostalgia è la continuità temporale di sé che viene interrotta bruscamente, poiché i ricordi, vuoi perché evocano dolore, o gioia, o sicurezza perduti, non sono più al servizio di un senso soggettivo di armonica coesione ma funzionano come spartiacque, come ingiunzione costrittiva di scelta tra come si era e come si è.

E può capitare, come racconta il libro, che la scelta cada su come si era, ci si consegna al passato e il presente diventa inutile, talvolta delirante, comunque da rinnegare.
Nei ricordi si rimane vivi, sono solamente queste vivide immagini evocative cristallizzate nella memoria a suscitare forti sentimenti.
Così accade a Changez che, causa l’11 settembre, prova uno struggente desiderio del proprio paese e della sua identità di cittadino mediorientale.

PSICOLOGIA CROSSCULTURALE
Così accade a Erica, la donna amata, che “stava scomparendo in una possente nostalgia da cui poteva solo scegliere se fare o meno ritorno” (pg.83).
Così accade all’America stessa che, traumatizzata dall’atto terroristico, si chiude in un nostalgico e intransigente nazionalismo, sostituendo la libertà e l’accoglienza in diffidenza e sospettosità verso gli stranieri.

La nostalgia è la malattia dei migranti, non solo di prima generazione e, considerata la crescente importanza del fenomeno nel nostro paese, dovrà essere oggetto di riflessione sia in termini di prevenzione che di cura.

PSICOPATOLOGIA DELLE MIGRAZIONI

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Psicologia delle migrazioni: globalizzazione e nostalgia di casa

BIBLIOGRAFIA:

  • Hamid, M. (2008). Il fondamentalista riluttante. Einaudi Editore: Torino.  ACQUISTA ONLINE

Cosa c’è che non va? Chiediamolo ai più piccoli!

Pensiamo a una situazione sociale complessa e abbastanza tesa: ci sono due amici, uno dei due picchia volontariamente un passante, il secondo amico, che assiste alla scena, come dovrebbe comportarsi? Due ricercatori, attraverso uno spettacolo di burattini, mettono in atto questa e altre situazioni sociali per un pubblico di bambini di appena tredici mesi…come reagiranno i piccoli soggetti della ricerca? I risultati sembrano molto interessanti.

 

Two puppets (A and B) appeared on stage and clapped their hands, or hopped around together, allowing the infants to familiarize themselves with the characters and learn that A and B were friendly with each other. 

Then, the infants were presented with a particular social scenario. In one, the infants saw a third puppet, C, approach and get deliberately knocked down by B, as A looked on from the side. In another scenario, B knocked down C, but A wasn’t present. And in a third scenario, C was accidentally knocked down as A looked on. 

 

Babies Know What’€™s UpConsigliato dalla Redazione

Infants as young as 13 months can follow complex social interactions. (…)

Tratto da: Science of Us

 

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Articoli di State of Mind su Bambini
Come i bambini imparano a gestire le emozioni
La regolazione emotiva nei bambini è fondamentale per lo sviluppo psicologico e sociale e si costruisce attraverso relazioni, apprendimento e crescita
La frustrazione di mio figlio… è normale?
La frustrazione nei bambini e negli adolescenti si manifesta con capricci, scoppi d’ira e rabbia, variando in intensità e frequenza a seconda dell’età
Uso degli schermi e problemi emotivi nei bambini: un circolo vizioso?
L’uso degli schermi nei bambini può influenzare lo sviluppo socio-emotivo, aumentando rischi di problemi emotivi e comportamentali
Alimentazione selettiva: quando i bambini dicono “No” al cibo
L’alimentazione selettiva nei bambini comporta rifiuto di molti cibi e scelte alimentari ristrette, influenzata da fattori biologici e ambientali
Capire. Sostenere. Crescere insieme – Una valutazione per accompagnare la crescita, passo dopo passo
Il servizio di valutazione della Clinica Età Evolutiva permette di individuare precocemente eventuali difficoltà, punti di forza o costruire interventi mirati
I videogiochi d’azione possono migliorare le abilità di lettura
I videogiochi d’azione possono potenziare la consapevolezza fonologica nei bambini in età prescolare, riducendo il rischio di dislessia
Le punizioni per educare i bambini funzionano davvero?
Le punizioni mirano a ridurre comportamenti indesiderati ma non tutte sono efficaci, alcune infatti possono risultare inutili o dannose
Quando un bambino sente dolore: validare il suo dolore fisico è il miglior intervento psicologico da attuare
La validazione del dolore fisico sin dall’infanzia è fondamentale per aiutare i bambini a sviluppare una gestione sana del dolore in età adulta
In che modo i sistemi scolastici ostacolano il vero potenziale degli studenti?
I sistemi scolastici spesso limitano il potenziale degli studenti, ma un ambiente di supporto e strategie mirate possono favorire il successo scolastico
Come le abitudini alimentari dei genitori influenzano quelle dei figli
Secondo un recente studio i comportamenti alimentari dei genitori giocano un ruolo fondamentale nelle abitudini alimentari dei figli
Insegnare il linguaggio ai neonati attraverso le filastrocche
Nei primi mesi di vita, i neonati imparano a elaborare il linguaggio attraverso le filastrocche che li aiutano a riconoscere i suoni
La regolazione emotiva nei bambini. Perché usare i dispositivi digitali non funziona?
Un studio ha rivelato che l’uso di dispositivi digitali per gestire le emozioni dei bambini può compromettere la loro capacità di regolazione emotiva
Come cambiano le abitudini alimentari nei bambini?
Le abitudini alimentari dei bambini evolvono con l'età e sono influenzate da fattori biologici e ambientali
Selettività alimentare e autismo: aumentare la varietà di cibi consumati abitualmente utilizzando behavioral skills training e contratto comportamentale
I bambini con disturbi dello spettro autistico hanno maggiori probabilità di mostrare selettività alimentare. Quale trattamento è consigliato?
Esiste una relazione tra il tempo passato davanti agli schermi e sviluppo del linguaggio?
Il tempo trascorso davanti agli schermi può influire sullo sviluppo del linguaggio nei bambini. Qual è il ruolo delle abitudini familiari?
Dai giocattoli alle esperienze: l’evoluzione della felicità
La felicità deriva dai beni materiali o dalle esperienze? Uno studio ha indagato come la felicità dei bambini derivante dalle esperienze cambia nel tempo
Cosa rende umane le interazioni tra robot e bimbi: il contatto visivo – Psicologia Digitale
L’uso dei robot sociali con i bimbi più piccoli può facilitare l'acquisizione di competenze sociali e cognitive
“Quante Storie! Fiabe ed esercizi di grammatica” – Recensione dell’App
L’app “Quante Storie! Fiabe ed esercizi di grammatica” consente ai bambini di potenziare la conoscenza della grammatica italiana
L’UNICEF sulla salute mentale dei giovani europei
Il report dell'UNICEF sulla salute mentale dei giovani europei permette di dare uno sguardo ai dati e di fare importanti riflessioni
Leggere ai bambini per compensare gli effetti del tempo davanti allo schermo
Leggere ai bambini è un'attività che apporta benefici cognitivi e socio-emotivi a lungo termine e che aiuta a contrastare gli effetti negativi dell'esposizione agli schermi
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Neuroimaging & Depressione: immagini cerebrali per predire il trattamento dei sintomi depressivi

FLASH NEWS

La connettività tra precuneus e giro temporale mediale e tra la corteccia cingolata anteriore e il giro ippocampale era in grado di predire la magnitudo dei sintomi depressivi prima del trattamento del subcampione clinico.

E’ bene essere sempre un pò scettici quando leggiamo di studi neuroscientifici che propongono previsioni neuroriduzionistiche di fenomeni psicologici. Con questo non si voglia pensare all’inutilità o all’inesattezza di tali studi, tant’è che una recente ricerca di neuroimaging ha analizzato la capacità predittiva della connessione di alcune aree cerebrali riguardo il miglioramento di sintomi depressivi.

ARTICOLI NEUROSCIENZE

Ma vediamo i dettagli. I ricercatori della School of Medicine dell’University of North Carolina hanno reclutato 23 pazienti con con una diagnosi di depressione maggiore e non ancora sottoposti ad alcun trattamento e 20 soggetti di controllo. Prima di essere poi coinvolto in una psicoterapia, ogni soggetto è stato sottoposto a imaging cerebrale, con l’obiettivo di verificare la connessione e l’attivazione coordinata delle aree del cosiddetto “default mode network” in uno stato in cui la mente non è impegnata in nessun compito specifico (in gergo tecnico, resting state).

In seguito  i pazienti sono stati coinvolti in 12 sedute di psicoterapia comportamentale (protocollo Behavioral Activation Treatment for Depression). E’ interessante notare che la connettività tra precuneus e giro temporale mediale e tra la corteccia cingolata anteriore e il giro ippocampale era in grado di predire la magnitudo dei sintomi depressivi prima del trattamento del subcampione clinico.

E invece riguardo la possibilità predittiva in termini di remissione sintomatologica, dai dati è emerso che vi era uno specifico sottogruppo di pazienti con una migliore risposta alla psicoterapia: coloro che – nella fase di pre test – presentavano una maggiore connettività tra l’insula (area cerebrale coinvolta nei processi di appraisal) e il giro temporale medio. Inoltre, vi erano connessioni più intense tra il solco intraparietale, coinvolto nella regolazione dell’attenzione, e la corteccia orbito-frontale.

ARTICOLI PSICOTERAPIA

L’insieme di queste aree è plausibilmente impiegato nella regolazione emotiva, dal momento che sono in gioco l’attenzione e i processi cognitivi coinvolti nell’esperienza delle nostre emozioni, tema centrale di ogni psicoterapia.

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Neuroimaging funzionale in utero: misurabili le attivazioni cerebrali già nel feto

 

BIBLIOGRAFIA:

I Frenemies: gli amici-nemici che fanno male alla nostra salute

Chi sono i frenemies? Con questo termine, dato dall’unione dei termini “friend” (amico) e “enemy” (nemico), si indica quella categoria di amici-nemici con cui si instaurano rapporti ambivalenti e inaffidabili, e per questo motivo fonte di stress emotivo dovuto al contrasto tra diversi sentimenti come ansia e tensione. Questo network può provocare nervosismo e danni alla salute e al benessere psicologico. Come risolvere questo dilemma? Aprendosi al confronto e al dialogo

 

You are always dealing with a set of competing interests. The problem is how to neutralise those stresses to allow the group to remain coherent through time. So you need to be prepared to butter up your allies, which will also include your frenemies. You are tolerating them in order to manage them better.

Anti-social network: Health risks of love-hate friendsConsigliato dalla Redazione

Around half of our acquaintances may be “€œfrenemies€” – and they could have a surprising impact on your psychology and physical well-being, says David Robson. (…)

Tratto da: BBC Future

 

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Insieme anche per la ricerca: dieci studi di psicologia, tra i più affascinanti pubblicati, condotti da marito e moglie

L’articolo che vi consigliamo espone una lista di dieci studi di carattere psicologico, tra i più interessanti studi pubblicati, pensati e portati avanti da coppie di marito e moglie appartenenti allo stesso team di ricerca. Tra moglie e marito, dunque, non metterci il dito…ma una ipotesi da verificare sì! 

 

 

The detective work of science can be ridiculously addictive. Connecting with a non-scientist who doesn’t understand this thrill can be tricky, let alone the practical problem of finding time for a loving commitment when you’re married to your work. No wonder that some of psychology’s most successful research teams are made of husband and wife pairings. Here we celebrate these partnerships, providing a digest of 10 great studies by psychology’s power couples.

Le dieci ricerche in psicologia, tra le più affascinanti pubblicate, condotte da marito e moglie Consigliato dalla Redazione

Marito e moglie nello stesso team di ricerca e gli studi diventano tra i più interessanti mai pubblicati. (…)

 

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Prevenzione dei suicidi su Facebook, un nuovo servizio

Facebook ha da poco avviato una nuova iniziativa per la prevenzione dei suicidi, per adesso attiva solamente negli Stati Uniti e poi più avanti, nel caso si dimostrasse efficace, da estendere gradualmente agli altri paesi. 

Il funzionamento  è semplice: se un utente vede nel suo feed di notizie un aggiornamento di stato particolarmente preoccupante, potrà segnalarlo a Facebook in modo che il servizio di prevenzione possa valutarlo e decidere se contattare l’autore del post.

In caso di intervento, l’autore del post vedrebbe comparire un messaggio di questo tipo:

[blockquote style=”1″]Ciao, un tuo amico pensa che tu stia attraversando un momento difficile e ci ha chiesto di dare un’occhiata al tuo recente aggiornamento di stato[/blockquote]

Nel caso l’utente scelga di proseguire nell’interazione si propongono 2 azioni:

[blockquote style=”1″]Cosa vuoi fare? Sei importante per noi, per questo vogliamo offrirti aiuto se ne hai bisogno. Non sei solo – Contattiamo molte persone ogni mese per questo motivo. Cosa vuoi fare? [/blockquote]

Prevenzione suicidio facebook

 

Il comunicato stampa di Facebook riguardo al progetto di prevenzione dei suicidi:

[blockquote style=”1″]Keeping you safe is our most important responsibility on Facebook. Today, at our fifth Compassion Research Day, we announced updated tools that provide more resources, advice and support to people who may be struggling with suicidal thoughts and their concerned friends and family members. We worked with mental health organizations Forefront, Now Matters Now, the National Suicide Prevention Lifeline, Save.org and others on these updates, in addition to consulting with people who had lived experience with self-injury or suicide. One of the first things these organizations discussed with us was how much connecting with people who care can help those in distress. If someone on Facebook sees a direct threat of suicide, we ask that they contact their local emergency services immediately. We also ask them to report any troubling content to us. We have teams working around the world, 24/7, who review any report that comes in. They prioritize the most serious reports, like self-injury, and send help and resources to those in distress. For those who may need help we have significantly expanded the support and resources that are available to them the next time they log on to Facebook after we review a report of something they’ve posted. Besides encouraging them to connect with a mental health expert at the National Suicide Prevention Lifeline, we now also give them the option of reaching out to a friend, and provide tips and advice on how they can work through these feelings. All of these resources were created in conjunction with our clinical and academic partners. We’re also providing new resources and support to the person who flagged the troubling post, including options for them to call or message their distressed friend letting them know they care, or reaching out to another friend or a trained professional at a suicide hotline for support. These updates will roll out to everyone who uses Facebook in the U.S. over the next couple of months. We’re also working to improve our tools for those outside the U.S.[/blockquote]

(Facebook Safety Blog post, 25 Febbraio 2015)

 

VIDEO:

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Una buca da cui cerchiamo di uscire scavando: la triade cognitiva di Beck

Considerando che l’esistenza, prima o poi, ci espone a delle avversità, diventa centrale un quesito: cosa rende stabile e cronica una visione del mondo che si attiva innanzi alle difficoltà?

Il mondo è un’ entità a noi avversa. Magari è un’affermazione pessimista ed esagerata. Tuttavia difficilmente si può negare che l’esistenza presenti avversità e dolore nel corso di una vita. Esistono molteplici occasioni in cui tali avversità possono farci pensare di essere incapaci, che il destino è ingiusto e che il futuro è oscuro. Questo sistema di convinzioni su noi stessi e sul mondo rappresenta la famosa triade cognitiva di Beck (1976).

Più la nostra tendenza a leggere le avversità in questa prospettiva è stabile e rigida, più siamo vulnerabili a fare esperienza di episodi depressivi. Ma considerando che l’esistenza, prima o poi, ci espone ad avversità diventa centrale un quesito: cosa rende stabile e cronica questa visione del mondo che si attiva innanzi alle difficoltà?

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La teoria metacognitiva propone che una visione negativa di sé, del mondo e del futuro non sia appresa come una rappresentazione monolitica nella memoria. D’altronde, persone che vivono episodi di depressione hanno conosciuto e conosceranno dopo momenti di serenità in cui la visione di sé e del mondo è più luminosa.

La teoria metacognitiva ritiene che la responsabilità vada cercata nel modo in cui le persone si approcciano ai problemi, cercando una soluzione attraverso una forma di eccessiva analisi astratta che viene chiamata ruminazione.

Ruminare significa continuare a chiedersi il perché delle cose negative che capitano lungo l’esistenza. Questa attività mentale è sostenuta dalla convinzione che scoprendo il perché delle cose, saremmo più capaci di gestirle, trovare sollievo ed evitarle in futuro. Spesso non si tiene presente il costo di questa strategia analitica: l’umore resta triste, la nostra mente è continuamente carica di contenuti tristi, siamo affatticati dal dispendio energetico che richiede, non abbiamo risorse per lasciarci distrarre da stimoli positivi, spesso non arriviamo a una comprensione definitiva (perché forse una definitiva non sempre esiste).

Insomma, se siamo fermi ad analizzare i perché l’unico dato certo è che siamo fermi. Bloccati a un crocevia doloroso della nostra esistenza rivolti indietro alla strada che abbiamo percorso. Oppure, per citare una famosa metafora, fermi in una buca da cui cerchiamo di uscire scavando. La buca diventa più profonda e più larga e con essa si rafforza l’idea di essere impotenti innanzi a un mondo avverso. Diventa stabile la famosa triade cognitiva.

Esistono diverse prove empiriche di questo meccanismo. In una recente ricerca che ha confrontato l’attitudine pessimista (la triade cognitiva) e le convinzioni circa la necessità di analizzare le cause degli eventi e delle sensazioni negative ha mostrato come quest’ultime rappresentano il più forte predittore della sintomatologia depressiva (Ylmaz, Gencoz & Wells, 2014).

In sintesi, credere che analizzare le cause delle avversità sia utile per gestirle favorisce una tendenza analitica che a sua volta (qualora eccessiva e incontrollata) può alimentare sia le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul futuro che la depressione.

 

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BIBLIOGRAFIA:

Schiavo d’amore di Somerset Maugham (1915) – Psicologia & Letteratura

Giuseppe Centra

Le sue relazioni tumultuose, l’instabilità delle sue emozioni con tanto di ricorso alla scissione, le sue reazioni di rabbia, terrore e manipolazione all’abbandono e al rifiuto, la sua impulsività e i suoi acting out, la sua promiscuità e non ultimo, la sua auto ed etero-distruttività, non dimentichiamoci l’esperienza della prostituzione, sembrano orientare la donna all’interno di una dimensione borderline di personalità.

Nel romanzo “Schiavo d’amore” (1915) di Somerset Maugham va subito evidenziata la peculiarità, tutta italiana, di storpiare i titoli originali di un’opera. Infatti, il titolo italiano non coglie il richiamo a Spinoza e in particolare alla quarta parte della sua grande opera Etica intitolata appunto “Sulla schiavitù umana” (De servitute humana, o Of human bondage in ingl.) dedicata alla trattazione delle emozioni umane.

Il romanzo di formazione racconta della vita di un uomo con un difetto fisico (un piede equino) dall’infanzia, orfano, fino al raggiungimento dell’abilitazione medica che pone fine a una serie di avvenimenti altalenanti, spostamenti internazionali, incontri drammatici che segnano nell’animo il protagonista. Il libro, ovviamente, non è solo una cronaca della vita del protagonista ma scava in profondità nella mente e nel cuore dei personaggi alla ricerca del senso dell’esistenza il quale, a fine libro, sembra essere trovato al prezzo di una traccia, di una cicatrice che rimarrà indelebile per sempre nell’animo del protagonista.

Il personaggio di cui voglio parlare, però, è una giovane cameriera di nome Mildred, la quale entra in scena solamente a pagina 277 ma sarà destinata a segnare per sempre la vita di Philip, il protagonista: “…aveva i lineamenti regolari e minuti, gli occhi azzurri e la fronte larga e bassa … una gran massa di capelli con frangetta che le ricadeva sulla fronte … le labbra sottili erano pallide e la pelle delicata, di un tenue color verdolino, senza una punta di rossa nemmeno sulle guance…”.

Ciò che appare subito interessante sono le reazioni ambivalenti di Philip; infatti, la donna si mostra fredda e disinteressata al suo tentativo di attaccar bottone, suscitando in lui repulsione e disgusto (forse per lo smacco preso); eppure a partire dalla stessa notte non smette più di pensarla, autocommiserandosi per l’assurdità della situazione. Alla fine, di punto in bianco le chiede di uscire una volta insieme e lei accetta. La serata si rivela abbastanza mediocre e Philip la lascia con il terrore di averla annoiata. Tuttavia, a modo suo, lei gradisce le gentilezze di Philip, il quale si scopre innamorato. Mildred non dà mai l’impressione di accettare la sua corte ma non disprezza tutti i favori, anche economici, che lui le elargisce. Allo stesso tempo ciò fa nascere in Philip un sentimento di disprezzo che si accompagna, però, con un folle desiderio di lei.

Ecco a un certo punto la qualità del loro rapporto (p. 313): “…Non si lasciava (Philip) turbare dalla sua disattenzione, né irritare dalla sua indifferenza … Con uno sforzo diventò affabile e divertente, senza mai andare in collera, senza mai chiedere niente, senza lamenti, senza rimbrotti. Quando lei lo piantava in asso per un altro impegno, l’indomani si presentava con viso sorridente; se lei si scusava, diceva non importa. Non le lasciava mai capire che lo addolorava. Si rendeva conto che la sua sofferenza appassionata l’aveva infastidita, e badava a nascondere qualunque sentimento che potesse riuscire minimamente molesto. Era eroico…”.

Ma proprio quando si sta sciogliendo, Mildred gli rivela di aver accettato la proposta di matrimonio di un giovane che le bazzicava intorno sin da prima che incontrasse Philip. E quella che poteva essere una liberazione, per Philip si rivela una notizia angosciosa considerando la sua passione per lei (p. 333): “…Sotto l’influsso della passione si era sentito animato da un singolare vigore, e la sua mente aveva lavorato con forza inusitata. Era più vivo, c’era nel semplice esistere un’eccitazione, un ardore dell’anima, al cui confronto la vita appariva un po’ grigia. L’infelicità sofferta aveva pur avuto un compenso in quella sensazione di vitalità impetuosa e soverchiante.”. Era ancora innamorato!

Ma un pomeriggio, tornato a casa dall’ospedale trova Mildred che lo aspetta; scoppiando a piangere rivela di essere stata piantata e non avendo altre persone a cui rivolgersi pensò proprio a Philip per chiedere aiuto. Nel giro di pochi giorni la vita di Philip torna a girare intorno a lei, smette di sentirsi con amici e con la donna con cui aveva cominciato una frequentazione e non si spaventa nemmeno davanti alla rivelazione di Mildred di essere rimasta incinta. Pur facendolo con gioia, Philip stava sperperando gran parte della sua rendita per mantenerla. 

In preda all’entusiasmo, Philip decide di far conoscere Mildred a un suo caro amico, Griffiths, collega del corso di medicina Purtroppo Griffiths, donnaiolo di fama, pur promettendo di non fare del male a Philip si invaghisce, ricambiato, di Mildred. Quest’ultima rivela a Philip di aver deciso di andare a vivere con Griffiths in un’altra città. Philip va su tutte le furie e minaccia di non passarle più un soldo (p. 378): “Hai dimenticato che quando eri nei guai ho fatto di tutto, per te? Ho sborsato i soldi per mantenerti fino alla nascita della bambina, ho pagato il dottore e tutto quanto, pago il mantenimento di tua figlia, i tuoi vestiti, pago ogni filo che hai addosso.”. A questo punto è Mildred a rivolgersi a lui con disprezzo (p. 378): “Non mi sei mai piaciuto, fin dal principio, ma tu ti sei attaccato per forza. Ho sempre odiato i tuoi baci. Adesso non mi lascerei toccare da te neanche se morissi di fame.”

Da questo estratto è evidente come Mildred di fronte all’ostacolo che si interpone al suo sogno ha uno sbalzo repentino: da persona grata e riconoscente nei confronti di Philip, a una svalutazione primitiva che le fa provare rabbia e disprezzo nei suoi confronti. Si può riconoscere, evidentemente, il meccanismo difensivo della scissione, processo per cui una persona considera se stesso o gli altri come tutti buoni o tutti cattivi, mostrando difficoltà a integrare gli aspetti sia positivi sia negativi in uno stesso individuo (Lingiardi e Madeddu, 2002). Tale difficoltà limita la qualità dei rapporti interpersonali dal momento che semplici gesti possono essere enfatizzati e così, alla mattina una persona può essere un salvatore e, alla sera, lo stesso diviene causa di tutti i mali.
E infatti, Mildred, dopo aver mandato a monte la relazione con l’uomo che voleva sposarla, si getta a capofitto anche nella relazione con Griffiths, il quale però vuole solo un’avventura e la abbandonerà per tornare alla sua vita di scapolo.

La drammaticità della personalità della donna emerge con tutta la sua forza proprio dopo la conclusione di questa avventura, infatti, diversi mesi dopo, mentre Philip passeggia per Piccadilly Circus, la riconosce mentre passeggia facendo la spola da un punto a un altro della piazza. Philip capisce immediatamente, anche dagli abiti indossati, che Mildred si è data alla prostituzione. L’uomo a questo punto, tra l’attrazione e il disgusto che gli suscita la vista di quella donna, si offre comunque di darle una mano e la porta a casa con sé; le offre la possibilità di lavorare per lui come colf e in cambio le offre una stanza al patto che tra di loro non si crei l’intimità di un tempo.

La personalità del protagonista può meglio essere compresa analizzando la sua storia. La difficoltà a lasciarsi dietro una donna causa di atroci sofferenze non può essere giustificata solo con l’amore, ma è un invito a interrogarci anche sul suo funzionamento mentale: Philip non ha mai conosciuto suo padre e ha perso sua madre a 9 anni, viene cresciuto da una coppia di zii che non ha avuto figli propri. Lo zio in particolare, curato di un piccolo villaggio, ha una morale rigida che contribuisce alla formazione di un massiccio Super Io in Philip, il quale si proibisce bisogni e desideri al fine di percorrere la strada per lui già tracciata. Il modello genitoriale imposto dagli zii, basato su una ridotta espressività ed elevato controllo nel quale tutto è affrontato razionalmente mentre è represso ogni tentativo di vivere le proprie emozioni e i propri sentimenti potrebbero aver fatto maturare, in Philp, dei tratti dipendenti. Il protagonista, nella sua infanzia, non ha soddisfatto quel naturale bisogno di sana dipendenza affettiva da un caregiver e quando si scopre innamorato è incapace di gestire le giuste distanze nel rapporto. A conferma di ciò, vi sarebbero le reazioni di sottomissione e adesività che caratterizzano le personalità dipendenti (Gabbard, 2007) e di cui Philip fa ampiamente esperienza durante tutto il romanzo.
Tutta la difficoltà di una personalità dipendente a staccarsi dall’oggetto spicca quando Philip decide di aiutare Mildred togliendola dalla strada. Riflette che ormai qualcosa si è rotto, che tutte le lacrime versate, le sofferenze patite e le umiliazioni subite lo hanno logorato dentro e non riesce più a guardare Mildred con gli occhi di prima. Eppure decide di accoglierla in casa! E il tornare a vivere con lei non può non farci pensare a qualcosa di perverso nel suo funzionamento mentale.

L’acme del romanzo si raggiunge una notte quando Mildred decide di aspettare sveglia Philip, il quale aveva dedicato una serata ai vecchi amici. Al suo rientro, Mildred si mostra amorevole e premurosa, d’altronde le due esperienze di abbandono vissute l’avevano spinta a riflettere che accasarsi con Philip, sempre pronto a tutto per lei, era l’unica soluzione per garantire un futuro a lei e a sua figlia. Decide di giocarsi la sua carta migliore o forse la sua grande debolezza: la libido, la sua voluttuosità che drammaticamente l’aveva spinta a inseguire e a bruciare le sue precedenti relazioni.

Prova a sedurlo, ad accarezzarlo e baciarlo ma i sentimenti di Philip nei suoi confronti sono oramai consumati e vuoti e così la scansa, scatenando l’accanita reazione della donna (p. 490): “…Di te non mi è mai importato niente, nemmeno per un momento, ti prendevo in giro, sempre, mi annoiavi … e ti odiavo, non ti avrei mai permesso di toccarmi se non era per i soldi, e mi veniva la nausea quando dovevo lasciare che mi baciassi. Ridevamo di te, io e Griffiths, ridevamo di com’eri babbeo. Babbeo! Babbeo! … Storpio!”. L’indomani, come di consueto, Philip va in ospedale ma al suo ritorno trova la casa devastata, ogni cosa è distrutta e nulla è risparmiato, in compenso Mildred scompare.

Un’ultima riflessione va fatta sul personaggio di Mildred. Le sue relazioni tumultuose, l’instabilità delle sue emozioni con tanto di ricorso alla scissione, le sue reazioni di rabbia, terrore e manipolazione all’abbandono e al rifiuto, la sua impulsività e i suoi acting out, la sua promiscuità e non ultimo, la sua auto ed etero-distruttività, non dimentichiamoci l’esperienza della prostituzione, sembrano orientare la donna all’interno di una dimensione borderline di personalità.

Il disturbo borderline di personalità, infatti, si caratterizza per una marcata volubilità nel campo delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, oltre a intensi vissuti abbandonici e spiccata impulsività (Lingiardi e Gazzillo, 2014). Come dice Kernberg (1984), sono persone che soffrono e che fanno soffrire: ne sa qualcosa il protagonista di Schiavo d’amore!

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Maugham S. W., (1915). Schiavo d’amore. Adelphi: Milano 2013. 
  • Gabbard G. O., (2005). Psichiatria psicodinamica. Raffaello Cortina: Milano 2007. 
  • Kernberg O. F., (1984). Disturbi gravi della personalità. Bollati Boringhieri: Torino 1987. 
  • Lingiardi, V. et Gazzillo, F., (2014). La personalità e i suoi disturbi. Raffaello Cortina: Milano. 
  • Lingiardi V. et Madeddu F., (2002). I meccanismi di difesa. Raffaello Cortina: Milano.
  • Spinoza B., (1677). Etica. Armando Editore: Roma 2008.
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