Le capacità percettive degli arbitri fra simulazioni, azioni improprie e diverbi fra giocatori

Il compito degli arbitri richiede elevate capacità percettive che si affinano con l'esperienza e potrebbero essere allenate tramite appositi traning

ID Articolo: 171007 - Pubblicato il: 08 gennaio 2020
Le capacità percettive degli arbitri fra simulazioni, azioni improprie e diverbi fra giocatori
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Gli arbitri di calcio che dirigono le partite hanno una grande responsabilità: essi, infatti, devono prendere circa 137 decisioni nel corso dei novanta minuti della partita.

 

Messaggio pubblicitario Queste decisioni riguardano la corretta applicazione delle regole di gioco. Uno dei compiti peculiari dell’arbitraggio è quello di stabilire quando il giocatore commette un’azione fallosa e che tipo di penalità assegnare. Connessa a tale responsabilità, c’è quella di dirimere le situazioni ambigue, ovvero fare in modo che la penalità sia assegnata al giocatore che è l’artefice del fallo, piuttosto che alla vittima del fallo stesso.

Nel contesto della partita, quindi, è importante accorgersi precocemente delle azioni scorrette che vengono compiute da qualche giocatore ai danni di qualcun altro. Gli arbitri dovrebbero essere formati maggiormente per notare tempestivamente le azioni scorrette, utilizzando dei filmati di partite, per prevenire le eventuali dispute che potrebbero sorgere nel corso del match. Ciò si può realizzare incrementando con un training percettivo la capacità di essere accurati, che consiste nell’eliminare gli elementi superflui dal campo percettivo per essere in grado di rilevare anche i minimi dettagli, necessari per decidere correttamente.

Keywords: arbitri di calcio, falli, simulazioni, training percettivo.

 

Gli arbitri di calcio che dirigono le partite hanno una grande responsabilità: infatti, come differenti studi hanno dimostrato (Helsen e Bultynch, 2004), essi devono prendere circa 137 decisioni nel corso dei novanta minuti della partita. Queste decisioni riguardano la corretta applicazione delle regole di gioco.

L’azione dell’arbitro risente dei riverberi che i vari soggetti sociali esercitano. Di fatto, l’attività arbitrale viene continuamente analizzata dai giocatori, dai tifosi che assistono alla partita nello stadio e da quelli che la guardano in televisione.

Uno dei compiti peculiari dell’arbitraggio è quello di stabilire quando il giocatore commette un’azione fallosa e che tipo di penalità assegnare. Connessa a tale responsabilità, c’è quella di dirimere le situazioni ambigue, ovvero fare in modo che la penalità sia assegnata al giocatore che è l’artefice del fallo, piuttosto che alla vittima del fallo stesso.

Messaggio pubblicitario Nel contesto della partita, quindi, è importante accorgersi precocemente delle azioni scorrette che vengono compiute da qualche giocatore ai danni di qualcun altro (Canãl – Bruland, 2017). Spesso queste condotte danno origine a dispute verbali fra i giocatori delle squadre rivali, nelle quali uno sportivo accusa l’altro per il comportamento scorretto. In questo frangente, tocca all’arbitro dirimere la contesa, adoperandosi in modo da farla terminare e, soprattutto, evitare si ripercuota negativamente sulla partita. Talvolta questi scontri verbali degenerano fino ad arrivare a delle lotte corpo a corpo, connotate dalla violenza fisica. L’abilità dell’arbitro, quindi, è quella di prevenire tali episodi, accorgendosi subitaneamente dei comportamenti scorretti e, quindi, sanzionarli per evitare che degenerino in litigi verbali o fisici.

Già i giocatori di lunga esperienza sono esperti nel rendersi conto delle azioni ingannevoli compiute dai giocatori avversari con l’intento di far commettere un’azione fallosa ai rivali. Essi sono capaci di percepire questi tranelli e di non cadere in tali trappole (Jackson e al., 2006).

Questa competenza è presente anche negli arbitri di provata esperienza. A questo riguardo una ricerca di Renden e al. (2014) ha confrontato tale capacità degli arbitri con quella dei giocatori, facendo vedere loro dei filmati di alcuni match con l’obiettivo di accorgersi dei comportamenti scorretti e ambigui. Lo studio ha stabilito che sia i giocatori di lunga esperienza che gli arbitri con un numero maggiore di partite arbitrate sono capaci di rendersi conto precocemente delle azioni scorrette, con una prevalenza maggiore da parte dei giocatori.

Questo suggerisce che gli arbitri dovrebbero essere formati maggiormente per notare tempestivamente le azioni scorrette, utilizzando dei filmati di partite, per prevenire le eventuali dispute che potrebbero sorgere nel corso del match (Louis del Campo e al., 2018). Ciò si può realizzare incrementando con un training percettivo la capacità di essere accurati, che consiste nell’eliminare gli elementi superflui dal campo percettivo per essere in grado di rilevare anche i minimi dettagli, necessari per decidere correttamente (Put e al., 2016; van Biermen e al., 2018).

In conclusione, nella formazione dell’arbitro devono trovare posto i training percettivi con la finalità di aiutare il direttore di gara a focalizzare la sua attenzione sugli elementi rilevanti che possono permettere di prevenire le simulazioni e le azioni improprie compiute dai giocatori.

 

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