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La dissonanza cognitiva – Introduzione alla Psicologia nr. 15

La dissonanza cognitiva consiste nel sostenere due o più cognizioni o pensieri che risultano in contraddizione tra loro e questo genera tensione e disagio.

ID Articolo: 110076 - Pubblicato il: 20 maggio 2015
La dissonanza cognitiva – Introduzione alla Psicologia nr. 15
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In cosa consiste la dissonanza cognitiva? In cognizioni o pensieri antitetici e per questo in contrasto tra loro al punto, in casi più estremi, da creare disagio alla persona.

 

A esempio: ‘Non sopporto chi lancia oggetti quando si arrabbia‘ ma ‘A volte mi capita di lanciare oggetti se sono arrabbiato’. Come è possibile osservare si tratta di due assunzioni ‘dissonanti’ tra loro, che non portano ad avere una visione della circostanza univoca, ma derivante da due posizioni in contrapposizione tra loro.

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio La dissonanza cognitiva provoca una inversione di rotta che determina una sorta di tensione, simile a quella che si prova in situazioni stressanti, e emozioni negative. A esempio una persona che esprime un giudizio morale sui profughi e poi per diverse necessità è costretta ad andare contro questa posizione, per ovvi motivi proverà un forte disagio psichico e comportamentale. L’intensità del disagio provato sarà direttamente proporzionale all’importanza data alla cosa e al numero degli elementi che si trovano in contraddizione. La ricerca psicologica si è dedicata soprattutto agli effetti o alle conseguenze di questa condizione.

Festinger (1957) noto studioso della dissonanza cognitiva ha individuato tre modalità per ridurre l’incongruità psicologica:

  1. cambiare un pensiero per renderlo più coerente con l’altro: se una persona spende troppo denaro e pensa allo stesso tempo di doverne accumulare, dovrebbe cambiare uno dei due comportamento o in un senso o nell’altro.
  2. aumentare le evidenze a favore del comportamento incoerente: di fronte all’evidenza che il bere troppo fa male, chi approfitta di questo comportamento tenderà a difenderlo anche facendo uso di massime, come: ‘il vino fa buon sangue‘.
  3. diminuire la dissonanza: fare in modo che le posizioni assunte siano meno discordanti; una persona che ha il colesterolo molto alto dovrebbe non ingerire cibi grassi, ma questa cosa diventerebbe insopportabile al punto da pensare che è meglio una vita felice che una piena di sacrifici e rinunce.

Inoltre, Festinger, ha evidenziato i processi per uscire della dissonanza cognitiva:

  • Situazione 1, compiacenza indotta o forzata: Se un comportamento porta a conseguenze negative allora il cambiamento di questo comportamento avviene liberamente.
  • Situazione 2, giustificazione dello sforzo: Più un cambiamento costa in termini emotivi, minore è la probabilità di metterlo in dubbio e quindi di cambiare.
  • Situazione 3, giustificazione insufficiente: I soggetti gravemente minacciati ridurranno la loro volontà in misura minore rispetto a coloro che ricevono solo una leggera ammonizione.
  • Situazione 4, dissonanza post-decisionale: giungere a conclusioni contrastanti tra loro, lo scopo è favorire la decisione presa.
  • Situazione 5, dissonanza derivata dalla disconferma di una credenza importante: si tende a rinforzare le decisioni prese e disconfermarle se è necessario. Questo però si verifica solo a certe condizioni:
    • a) se la credenza originaria è molto forte,
    • b) se ci si espone pubblicamente,
    • c) se si ha la disconferma di un evento
    • d) se non vi è un sostegno sociale a favore del cambiamento.

La dissonanza cognitiva è molto utilizzata per studiare le modalità secondo cui avviene un cambiamento di opinione o di atteggiamento.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’ipotesi di partenza è: cambiando i pensieri, cambiano le opinioni? o creando un dubbio sulla valutazione, la situazione di incongruità si risolverà verso uno dei due atteggiamenti che ne derivano?

Chiaramente, la risposta è sì, perché cambiando gli assunti le conseguenze si modificano, ma non sempre. L’esito dipende in ogni caso dal comportamento messo in atto che non per forza corrisponde all’estinzione del comportamento stesso.

Per esempio, una dissonanza sul non fumare può risolversi in diversi modi:

  1. Non fumo perché mi provocherà il cancro;
  2. Continuo a fumare, non esiste una relazione di causa e effetto tra fumo e cancro;
  3. Fumo la pipa perché è meno pericoloso.

Per concludere, la dissonanza cognitiva pare sia efficace nel cambiamento di un atteggiamento quando:

  • la persona compie un atto non contrario al proprio atteggiamento;
  • un’azione indotta da una ricompensa o punizione è percepita come una libera scelta;
  • il riconoscimento sociale ottenuto dal cambiamento di atteggiamento porta a esiti positivi;
  • diminuendo le informazioni incoerenti, gli assunti appaiono molto in dissonanza cognitiva e quindi modificabili;
  • il cambiamento investe la componente cognitiva, emotiva e relazionale;
  • il cambiamento ottenuto produce progressivi successi

 

RUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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Bibliografia

  • Festinger, L. (2001). Teoria della dissonanza cognitiva. Franco Angeli.
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