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Il diniego nei sex offender. Dalla valutazione al trattamento (2018) – Recensione del libro

Il diniego nei sex offender è un fattore costante ma il legame con il rischio di recidiva e l'attivazione del cambiamento è complesso, non lineare.

ID Articolo: 159935 - Pubblicato il: 21 novembre 2018
Il diniego nei sex offender. Dalla valutazione al trattamento (2018) – Recensione del libro
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Il diniego nei sex offender di Georgia Zara è un’opera che ha il duplice obiettivo di analizzare il ruolo del diniego nei sex offender e di introdurre in Italia il Comprehensive Inventory of Denial -
Sex Offender Version (CID-SO), un prezioso strumento di valutazione capace di cogliere i diversi aspetti dellla minimizzazione e del diniego nei sex offender.

 

Messaggio pubblicitario Parlare di reati di natura sessuale e dei loro autori evoca sempre forti reazioni: a livello sociale, giuridico e anche clinico.

Quanti clinici sono disposti a lavorare con queste persone riuscendo a mantenere la professionalità necessaria senza farsi condizionare, nel loro operato valutativo e trattamentale, da giudizi personali?

È certamente una grande sfida riuscire ad andare oltre le emozioni intense che certe azioni suscitano e riuscire ad operare a un livello davvero trasformativo.

E lo è ancora di più quando l’autore del reato sessuale nega, totalmente o in parte, il reato, la propria responsabilità, la gravità dello stesso o le sue conseguenze. E se il lavoro clinico passa attraverso la relazione, che per essere davvero terapeutica deve essere autentica, come riuscire a entrare in empatia con persone che minimizzano la lesività dei reati per cui sono stati condannati, o attribuiscono parte delle responsabilità alle loro vittime o giustificano le loro azioni con teorie autoassolutorie?

Il diniego è, infatti, un aspetto ricorrente nei sex offender che alimenta reazioni sociali punitive ed esercita pressione sul sistema giuridico affinché siano stabilite pene sempre più severe.

Gli autori di reati sessuali che negano o minimizzano sono percepiti come poco collaborativi, più a rischio di ricadute criminali e clinicamente più problematici.

Il diniego nei sex offender

Ed è proprio sul diniego che si focalizza il lavoro di Georgia Zara: un’opera che ha il duplice obiettivo di analizzare il ruolo del diniego nella psicologia dei sex offender, esplorando la realtà clinica, psicocriminologica e giuridico-forense e, partendo da uno studio effettuato su un campione di sex offender inseriti in trattamenti specifici, di introdurre in Italia il Comprehensive Inventory of Denial -
Sex Offender Version (CID-SO), un prezioso strumento di valutazione capace di cogliere i diversi aspetti del diniego e della minimizzazione.

Il diniego non è certamente esclusivo degli autori di reato sessuale: tutti gli esseri umani utilizzano quotidianamente nella loro vita una quota di diniego e minimizzazione. È un meccanismo psicologico autoprotettivo messo in atto quando è impossibile per una persona comprendere e accettare alcuni aspetti della propria esperienza vissuti come particolarmente dolorosi, umilianti, inaccettabili, disturbanti.

Ma tutti i sex offender negano, almeno in certa quota, il reato, le responsabilità o le conseguenze ad esso correlate, e questo viene percepito come un elemento di ulteriore gravità, alimentando la convinzione che queste persone siano a rischio di ricaduta criminale proprio perché incapaci di assumersi la responsabilità dell’accaduto.

Infatti, nonostante la ricerca scientifica abbia faticosamente ma indubbiamente evidenziato come il diniego non possa essere né ridotto a una strategia strumentale al fine di evitare o alleviare la pena, né direttamente correlato al rischio di recidiva, esso alimenta le reazioni negative della comunità e la sospettosità del sistema giuridico, avendo di fatto un effetto sfavorevole sull’accesso a benefici processuali, penali e penitenziari.

Sebbene l’eventuale atteggiamento di diniego di responsabilità non precluda di per sé l’accesso a riti premiali, misure di detenzione attenuate, pene alternative alla detenzione o altri benefici, la sua presenza nella prassi incide certamente in senso avverso, gravando su una posizione giuridica già di per sé onerosa per via della natura del reato.

Ulteriore aggravante è data dal fatto che il diniego spesso rappresenta un fattore di esclusione dal trattamento, privando così la persona di una grande e importante occasione di messa in discussione e cambiamento.

Tuttavia, fa notare l’autrice, se il diniego nei sex offender è una costante, non può essere di per sé un fattore discriminante il livello di rischio di continuazione antisociale e non dovrebbe dunque incidere sulla determinazione della pena e della sua esecuzione.

La ricerca ha dato ampia dimostrazione del fatto che da un lato il diniego non sia un fattore di rischio di ricaduta criminale e dall’altro l’ammissione di colpevolezza e l’assunzione delle responsabilità non sia necessariamente correlato ad una diminuzione del rischio. La storia di Gerardo Morris, uno dei casi illustrati a titolo esemplificativo nel volume, è una testimonianza importante di come l’ammissione di responsabilità per i reati commessi possa talvolta nascondere un alto rischio di recidiva.

Il legame fra diniego nei sex offender, rischio di recidiva e attivazione del cambiamento è complesso, non lineare: la direzione che Georgia Zara propone è dunque quella dell’esplorazione di come, intervenendo sul diniego, si possa promuovere l’aderenza trattamentale e favorire una maggiore consapevolezza del reato e delle sue conseguenze.

È importante, infatti, discriminare i bisogni criminogenici, ovvero quei bisogni che sono all’origine del comportamento deviante e incidono sulla carriera criminale, dai bisogni di rispondenza, che non hanno un ruolo nella messa in atto della violenza sessuale, ma incidono invece sul trattamento e dai quali dipende l’assunzione di responsabilità.

Il diniego è un bisogno di rispondenza e dunque capire il suo ruolo nei sex offender è di fondamentale importanza, considerato che l’esito del trattamento incide in maniera molto significativa sul rischio di ricaduta criminale.

Ma cosa alimenta il diniego?

Il diniego spesso è il risultato di pensieri distorti, credenze e atteggiamenti che condonano la violenza sessuale favorendo spiegazioni giustificatorie, discolpanti del proprio agito. Le teorie implicite dei sex offender fanno riferimento all’inconoscibilità delle donne, all’oggettivazione sessuale delle donne, all’incontrollabilità degli impulsi, all’assolutizzazione dei diritti sessuali maschili o alla priorizzazione dei propri diritti sessuali, alla pericolosità del mondo, alla sessualizzazione infantile, ecc.

Ma questi pensieri distorti hanno un ruolo di causa o conseguenza nelle dinamiche sessualmente abusanti? Ad oggi non è ancora chiaro se queste affermazioni riflettano teorie presenti a monte della condotta antisociale e dunque agiscano da “anticamera criminale” facilitante il passaggio all’atto violento, o se, per i sex offender, rappresentino dei tentativi discolpanti, con finalità di autoprotezione e riduzione della dissonanza cognitiva emersa dalla violenza agita.

Certamente il diniego nei sex offender è una strategia autoprotettiva di fronte al mondo e a se stessi, non solo strumentale ma psicologica.

Ciò che quest’opera vuole evidenziare è la sua natura multidimensionale, dinamica e complessa. Comprendere le sue diverse sfaccettature è un compito essenziale per strutturare un trattamento efficace, calibrato sulla singola persona e orientato ad una reale riabilitazione.

Per molto tempo i programmi di trattamento rivolti ai sex offender prevedevano (e molti prevedono tuttora) l’esclusione di soggetti deneganti, considerando la mancata assunzione di responsabilità come un indicatore prognostico negativo e di difficoltosa trattabilità. La ricerca più recente ha dimostrato come questo non sia vero; inoltre, questa presa di posizione fa sì che molti autori di reati sessuali siano rimessi in libertà senza trattamento, e questo rappresenta un fattore di rischio molto concreto.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La proposta che emerge da questo volume va in una direzione opposta: coinvolgere l’autore di reato sessuale denegante senza cercare di mettere in discussione quest’aspetto, ma tentando un primo aggancio terapeutico identificando almeno un obiettivo condiviso (lavorare sulla disregolazione emotiva, per esempio), che potrebbe aprire un dialogo e permettergli di sperimentare i benefici di questo lavoro, promuovendo il riconoscimento dell’utilità trattamentale.

L’introduzione della versione italiana del Comprehensive Inventory of Denial-
Sex Offender Version (CID-SO)

L’introduzione della versione italiana del Comprehensive Inventory of Denial-
Sex Offender Version (CID-SO) nasce dunque dall’esigenza di avere uno strumento di valutazione specifico e accurato in grado di cogliere le diverse dimensioni del costrutto, per individuare le aree di rispondenza.

Il CID-SO è composto da 18 item, raggruppati in 4 cluster:

  • Diniego dell’arousal e dei comportamenti sessuali devianti
  • Diniego della necessità di trattamento/gestione dell’aggressione sessuale
  • Diniego della responsabilità
  • Minimizzazione del danno

Nonostante alcune complicazioni interpretative di qualche item, dovute alla necessità di rapportare le dimensioni del diniego al caso specifico e che dunque richiedono l’acquisizione di informazioni dettagliate sulla vita della persona, il CID-SO è uno strumento con un’elevata validità, completo, di facile somministrazione e fornisce indicazioni fondamentali per l’inserimento e il lavoro clinico nel trattamento riabilitativo.

Attraverso questo strumento è possibile valutare l’impatto che un trattamento, mirato all’iniziale e graduale presa di consapevolezza, possa contribuire a rendere la persona più recettiva rispetto alla necessità di farsi aiutare, non solo durante la detenzione, ma anche nel più delicato momento del reinserimento nella società.

Nel volume sono riportati 3 casi esemplificativi di sex offender valutati durante la loro partecipazione ad un trattamento penitenziario e vengono presentati i risultati della somministrazione del CID-SO ad un campione di 35 soggetti (facenti parte di uno studio più ampio ancora in fase di preparazione).

I dati presentati in questo lavoro mostrano come un trattamento, dedicato alla graduale presa di consapevolezza, possa contribuire a creare apertura e accettazione rispetto alla necessità di essere aiutati, riducendo il livello di diniego.

Dall’approfondimento delle 3 storie emerge l’assoluta eterogeneità sia dei bisogni criminogenici scatenanti i reati sia dei bisogni di rispondenza che hanno caratterizzato la loro partecipazione al programma di trattamento. Diventa evidente, esplorando insieme all’autrice le vicende di queste persone, come solo attraverso l’individuazione di queste specificità sia possibile strutturare un intervento personalizzato ed efficace, in grado innanzi tutto di agganciare la persona e successivamente di attivare un cambiamento.

Conclusioni per il trattamento

Negli ultimi anni la giurisprudenza ha riconosciuto il valore e le necessità di attivare specifici percorsi di recupero e sostegno psicologico per i sex offender, nell’ottica di una maggiore prevenzione, leggendo dunque il reato come espressione di un problema multidimensionale, e ha individuato nell’osservazione scientifica della personalità ad opera di esperti lo strumento per poter progettare un trattamento personalizzato.

Tuttavia, se si escludono da questo percorso i soggetti con un alto grado di diniego, si perde un’importante occasione di fare prevenzione: per quanto lunga, la pena prima o poi finisce e l’autore di reato sessuale si ritrova reimmesso nella società senza aver avuto l’occasione di aprire uno spazio di riflessione su di sé e senza aver affrontato i problemi all’origine del proprio comportamento deviante.

A conferma di quanto già emerso in altri studi, questi risultati indicano come la riduzione del rischio non dipenda dall’intervento in sé, ma da quanto esso sia focalizzato sui bisogni criminogenici: su questi occorre agire per diminuire il rischio di recidiva criminale.

Merito di quest’opera è portare l’attenzione del lettore sul fatto che, se pur il lavoro sul diniego nei sex offender abbia un obiettivo diverso rispetto alla riduzione del rischio, è tuttavia una parte importante del trattamento e contribuisce al suo successo, poiché permette agli autori di reati sessuali di essere protagonisti attivi, rinforzando la motivazione e l’interesse al cambiamento, e, aspetto assolutamente da non sottovalutare, favorisce una maggiore rispondenza sociale e giuridica nei loro confronti.

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Bibliografia

  • Zara, G. (2018) Il diniego nei sex offender. Dalla valutazione al trattamento. Raffaello Cortina Editore
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