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Il disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) nel postpartum 

Nel DOC in periodo perinatale sono comuni pensieri ossessivi riferiti alla paura di arrecare un danno al bambino, senza intenzione o desiderio di farlo

Di Redazione

Pubblicato il 05 Lug. 2023

Aggiornato il 13 Lug. 2023 03:49

Tra i disturbi psichici che possono esordire, mantenersi o ri-presentarsi nel periodo perinatale, ovvero in gravidanza o nel periodo del post-parto, troviamo, accanto a molte altre condizioni, il disturbo ossessivo-compulsivo come uno dei disturbi più frequenti durante il periodo perinatale.

Il disturbo ossessivo-compulsivo nei periodo perinatale

 In generale il DOC è un disturbo psichico relativamente comune, e può portare a un deterioramento della qualità della vita e a difficoltà nel funzionamento quotidiano sociale e lavorativo.

Secondo gli studi sembra che il periodo perinatale sia una fase di vita particolarmente vulnerabile all’insorgenza di un disturbo ossessivo-compulsivo nelle madri (Uguz e Ayhan, 2011), mentre per i neopadri sembra essere un disturbo meno frequente (Rosse McLean, 2006). I tassi di prevalenza del disturbo ossessivo-compulsivo in gravidanza in letteratura si aggirano sul 1-3%, mentre il range dei tassi di prevalenza del DOC nel postparto è molto più ampio e va dallo 0,7% al 9% (Bramante, 2016). Al di là della soddisfazione dei criteri diagnostici, le madri possono presentare sintomi di carattere ossessivo-compulsivo dopo il parto. Tra i sintomi ossessivi ritroviamo ad esempio pensieri ossessivi di poter fare del male al bambino e relativa paura di perdere il controllo; in seguito a tali pensieri, possono esserci compulsioni di controllo o evitamenti comportamentali che compromettono la qualità della relazione di accudimento; in alcuni casi vi può essere comorbilità con sintomatologia depressiva.

Ossessioni e compulsioni

In generale il DOC è un disturbo caratterizzato da ossessioni e compulsioni di diverso genere.

Con il termine ossessione si intendono pensieri ricorrenti e ripetitivi, impulsi o immagini vissuti come intrusivi e che causano elevate quote di ansia. Le compulsioni consistono in comportamenti (in alcuni casi più volte ripetuti) o azioni mentali che la persona si doverizza a compiere in risposta a un’ossessione, per prevenire eventi temuti o ridurre il disagio legato alle ossessioni.

In riferimento al periodo perinatale, e nel postparto in particolare, si evidenziano pensieri ossessivi riferiti alla paura di arrecare un danno al bambino (paura di fare del male al bambino). In tal senso il timore è legato un’intensa e disfunzionale paura di perdere il controllo e paura delle ossessioni stesse, ma non vi è l’intenzione o il desiderio di fare del male al bambino.

Le compulsioni possono quindi tradursi in comportamenti di ipercontrollo per assicurarsi che il neonato stia bene, o rituali di altro tipo.

Altre forme di ossessioni possono riguardare il timore da contaminazione, con le corrispettive compulsioni di lavaggi e pulizia; ossessioni a carattere aggressivo, quali pensieri terrifici di morte, es. il pensiero di perdere il controllo e poterlo accoltellare o lanciare dalla finestra (si sottolinea, non avendo l’intenzione o il desiderio di farlo); in risposta a tali ossessioni la madre può essere portata a togliere coltelli dalla cucina, evitare di avvicinarsi alle finestre, non fare il bagnetto da sola al bambino, mettendo in atto evitamenti che vanno a peggiorare la sintomatologia ossessivo-compulsiva e la fiducia rispetto alla propria capacità di regolazione emotiva.

Le madri con disturbo ossessivo-compulsivo nel postparto interpretano l’avere le ossessioni sopra descritte come il fatto che potrebbero metterli in atto a danno del bambino (fenomeno della fusione pensiero-azione): “Lo penso, allora significa che potrei perdere il controllo, impazzire e farlo”. In conseguenza vengono attuati evitamenti e compulsioni per arginare il disagio emotivo.  Tali pensieri indesiderati, che diventano ossessioni, risultano estremamente angoscianti ed egodistonici per le madri, ovvero ritenuti e giudicati inaccettabili, maturando emozioni di tristezza, colpa e vergogna.

 La ricerca evidenzia che i pensieri di fare del male al bambino sono comuni in molte donne dopo il parto: la differenza tra le mamme con DOC e mamme “sane” sta nel fatto che le prime si autocolpevolizzano e esperiscono un forte senso di colpa e responsabilità solo per il fatto di avere avuto un pensiero o per la comparsa di un’immagine, spaventandosi molto e a volte vergognandosi, elementi che non facilitano la richiesta di aiuto specialistico psicologico psicoterapico.

I fattori di rischio e la diagnosi differenziale

Tra i fattori di rischio per l’esordio del DOC in gravidanza ritroviamo l’essere primipara, essere nel secondo-terzo trimestre di gravidanza, familiarità con il disturbo-ossessivo compulsivo, avere avuto un aborto spontaneo, problematiche gestazionali. In relazione al post-parto, i fattori di rischio per l’esordio di sintomatologia ossessivo-compulsiva sono di nuovo essere primipara, elevati livelli di ansia, avere un disturbo di personalità ossessivo-compulsivo o un disturbo evitante di personalità, familiarità psichiatrica, pregressa depressione maggiore e sindrome premestruale in anamnesi. Risultano particolarmente critiche le prima 4 settimane del puerperio.

È fondamentale chiedere il supporto specialistico, nelle madri che presentano sintomatologia DOC per alleviare la sofferenza e il disagio, nonché per favorire il benessere della diade mamma-bambino. In tale contesto, tale fenomenologia sintomatica non va comunque sottovalutata, ed è dunque fondamentale una consulenza da parte dello specialista della salute mentale (psicologo psicoterapeuta o psichiatra) per effettuare una corretta e attenta diagnosi differenziale rispetto ad altri disturbi quali ad esempio, disturbi depressivi nel post-parto, psicosi post-partum, o disturbo della relazione mamma-bambino.

Il trattamento del DOC nel postpartum

In termini di trattamento, secondo le linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence) la psicoterapia cognitivo-comportamentale è indicata per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo in gravidanza e nel post-partum; in particolare sono indicati interventi che implicano procedure di esposizione e prevenzione della risposta (ERP), psicoeducazione e l’applicazione di tecniche di ristrutturazione cognitiva per regolare le emozioni di ansia e di colpa, il senso di responsabilità e l’intolleranza dell’incertezza. Accanto all’intervento psicoterapico, in alcuni casi si propone l’integrazione psicofarmacologica, ad esempio con SSRI.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • APA . Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 5th ed. American Psychiatric Association; Washington, DC, USA. Text Revision (DSM-V-TR)
  • Bramante, A. (2016), Pensieri di fare del male al bambino: disturbo ossessivo compulsivo e diagnosi differenziale. In Bramante A. e Grussu P. (2016) Manuale di Psicopatologia Perinatale, Erickson.
  • National Institute for Health and Care Excellence (2007): Antenatal and Postnatal Mental Health: clinical management and service guidelines, NICE Clinical Guidelines n.45
  • Ross, L.E., McLean, L.M. (2006). Anxiety disorders during pregnancy and the postpartum period: A systematic review, Journal of Clinical Psychiatry, vol. 67, 8, 1285-1298
  • Uguz, F, Ayhan, M.G. (2011). Epidemiology and clinical features of obsessive.compulsive disorder during pregnancy and postpartum period: A review, Journal of Mood Disorders, vol.1., 4, 178-186
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