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Psicosomatica infantile, il dolore in età pediatrica tra fisiologia e psicologia: eziologia e trattamento

La psicosomatica infantile si occupa di indagare il rapporto tra mente e corpo, tra psicologia e fisiologia durante l'età pediatrica. 

ID Articolo: 118449 - Pubblicato il: 03 marzo 2016
Psicosomatica infantile, il dolore in età pediatrica tra fisiologia e psicologia: eziologia e trattamento
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Psicosomatica infantile: Quando si parla di somatizzazione si fa riferimento al delicato rapporto mente e corpo. Più il bambino è piccolo, più il suo disagio psicologico tende ad essere veicolato attraverso sintomi somatici. Fin dai primi passi diagnostici, è necessario escludere la presenza di fattori organici come causa prima della patologia; inoltre è auspicabile un approccio integrato medico e psicologico, allo scopo di evitare conclusioni riduttive.

Psicosomatica: il rapporto mente-corpo

Il concetto di psicosomatica fa riferimento ad un ambito estremamente ampio, definito in modi diversi da autori diversi in epoche diverse. Nel loro bellissimo quanto particolare trattato, Dethlefsen e Dahlke (2013) uno psicoterapeuta e un medico tedeschi, definiscono la malattia come il risultato della rottura di un’armonia fisiologica. Secondo i due studiosi, quando le varie funzioni fisiologiche interagiscono in un certo modo si crea un modello che noi sentiamo armonico, e chiamiamo salute. Se una funzione esce dai binari, l’armonia è compromessa e allora parliamo di malattia. In altre parole, la malattia è la messa in discussione di un ordine, che però avviene sul piano della coscienza e si limita a manifestarsi attraverso il corpo.

Secondo Trombini e Baldoni (1999), il termine psicosomatica può assumere vari significati:
– Convinzione o sospetto che una patologia somatica abbia un’origine psichica;
– L’influenza dei fattori psicologici sui processi corporei;
– L’influenza dei processi corporei sulla psiche;
– Condizione patologica di un organo senza che sia identificabile una base biologica;
– Una modalità di approccio del paziente dove spiccano componenti corporee, psicologiche e sociali;
– Lo stile comunicativo di una famiglia all’interno della quale uno o più membri sono predisposti ad ammalarsi somaticamente.

L’attuale prospettiva considera i disturbi come il risultato di una interazione tra fattori psicologico-emotivi ed una predisposizione costituzionale. Per tale motivo, negli ultimi anni si è iniziato a parlare di disturbo psicosomatico, cioè l’influenza dei fattori psicologici su numerose patologie ad espressione somatica.

 

Psicosomatica infantile

Nell’ambito della psicosomatica infantile è di rilevante importanza il tema della relazione che il bambino instaura con la figura di accudimento primaria (principalmente la madre). Soprattutto il contributo di Winnicott (1958) è degno di nota per aver tentato una concettualizzazione unitaria dei comportamenti infantili, dove vi sono sia aspetti psicologici che somatici dello sviluppo. All’inizio il bambino si trova in uno stato primario non integrato e il processo di maturazione dipende dall’atteggiamento di cura della madre (preoccupazione materna primaria). Questo offrirà al bambino una realtà da cui dipendere, per cui svilupperà una integrazione psicosomatica, cioè la psiche riuscirà ad abitare il soma.

 

Psicosomatica infantile e figura di accudimento

Un fallimento evolutivo invece provoca un’insicurezza dell’abitare dentro e conduce alla depersonalizzazione. Ne risulterà un Io debole, troppo dipendente dall’atteggiamento materno non sufficientemente buono e una fuga dell’Io sano dal mondo. Detto questo, gli studi sulla relazione diadica madre-bambino hanno messo in evidenza la madre come funzione regolatrice del funzionamento sia fisiologico che mentale, favorendo così la differenziazione dell’esperienza e del senso del Sé (Stern 1985). Una mancata sintonizzazione affettiva con la madre può tradursi in dolore del corpo, manifestandosi così attraverso disturbi psicosomatici di varia natura.

 

Diagnosi psicosomatica infantile

Messaggio pubblicitario Come si fa la diagnosi del disturbo psicosomatico in età evolutiva? Riferendoci al DSM-IV TR, risulta controversa la questione della diagnosi del disturbo di somatizzazione in bambini in età preadolescenziale, anche se vi sono evidenze circa la validità della diagnosi. D’altronde è noto che molti adulti che lamentano disturbi, riferiscono di essere stati in “cattiva salute” sin dalla prima infanzia (Kellner 1986). Una vasta letteratura suggerisce che la somatizzazione, soprattutto sotto forma di disturbi ricorrenti, sia piuttosto comune nell’infanzia e nell’adolescenza. Di seguito mostreremo una serie di disturbi ben noti nella pratica clinica nella fase evolutiva: asma, dolori addominali, mal di schiena, sindrome da fatica cronica.

 

Dolori addominali ricorrenti (DAR)

Sindrome funzionale di dolore ricorrente localizzato in zona ombelicale. Spesso insorge come sintomo ma può essere accompagnato da diarrea, vomito, costipazione o diarrea. La sindrome è definita da 12 settimane di dolore addominale persistente, nessuna relazione con eventi fisiologici (mestruazioni, alimentazione, ecc), non vi è simulazione e le attività quotidiane risultano compromesse. Tuttavia il DAR può essere associato alle influenze alimentari sul tratto gastrointestinale come l’intolleranza al lattosio e l’insufficienza di apporto di fibre nella dieta. La prevalenza di DAR varia dal 10 al 25%, con una comorbidità del 50% con la cefalea e 14% con il mal di schiena (Groholt et al. 2003). Da un punto di vista psicologico, diversi studi mostrano come siano presenti fattori psicogeni dovuti a problematiche familiari (storia di alcolismo, comportamenti antisociali ecc) o allo stress legato all’ambiente scolastico. Nella pratica clinica, il paziente è valutato tenendo conto del suo mondo interiore, della sua capacità di gestire le emozioni e in particolare l’ansia.

 

Asma

E’ una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree. In individui sensibili, quest’infiammazione provoca ripetuti episodi di affanno, mancanza di respiro, pressione toracica, tosse, soprattutto la notte e la mattina presto. Le ostruzioni del flusso respiratorio si risolvono spontaneamente o con trattamento. L’asma è un disturbo genetico molto complesso e multideterminato, non riconducibile a una trasmissione mendeliana di caratteri dominanti, recessivi o legati al sesso.

L’affanno, il principale sintomo dell’asma è molto diffuso in età pediatrica. Circa il 20% dei bambini ne soffre a partire dal primo anno d’età, il 50% dopo i 6 anni. Sono riscontrabili 3 fenotipi d’asma nei bambini: affanno transitorio (scompare dopo il 3° anno di vita), persistente (continua dopo il 3° anno, più presente tra i bambini con genitori asmatici), ad esordio tardivo (esordio tra i 3 e i 6 anni, associato a una sensibilizzazione allergica e relativa stabilizzazione dopo i 10 anni). Da un punto di vista psicologico,  sono ritenuti direttamente o indirettamente responsabili fattori di stress cronico ed acuto. Il respiro è il cordone ombelicale attraverso cui la vita scorre dentro di noi. Il respiro evita che l’individuo si isoli, ha a che fare quindi con la relazione e il contatto. Quando si dice “mi manca l’aria”, metaforicamente ci riferiamo alla libertà e alla limitazione. Se uno fatica a respirare si spaventa.

Psicosomatica infantile: da un punto di vista psicosomatico, il soggetto asmatico cerca di prendere troppo: inspira fino a riempirsi i polmoni, provocando un crampo respiratorio. Nell’asma somatizzata abbiamo un rapporto sbagliato tra il prendere e il dare (la respirazione, come ben sappiamo, è ritmica); il senso di soffocamento e di ristrettezza dell’asma ha molto a che fare con la paura. Se il bambino non vive il disturbo come cronico, dal momento in cui viene diagnosticato, esso avrà un impatto minore sullo sviluppo, sulla gestione e sull’autostima.

 

Mal di schiena

Vi sono differenze relative alla localizzazione ed alla presenza o meno di segni neurologici. Dolore alla schiena senza irradiazione alle gambe, fino alle gambe senza segni neurologici e irradiazione alle gambe con segni neurologici. E’ stata trovata una correlazione tra il mal di schiena e BMI (body mass index) in donne con dolore cronico, che avevano preso peso negli ultimi 10 anni. Nelle famiglie di bambini con dolore alla schiena sono stati rilevati fattori di rischio: abusi fisici, violenze sessuali, tossicodipendenza nei genitori, morte o perdita di una figura di accudimento, abuso psicologico o rifiuto. Non si escludono patologie più propriamente psichiatriche come la depressione e anche uno stile di vita sbagliato come carico eccessivo di zaini sulla schiena.

 

Sindrome da fatica cronica (SFC)

E’ una malattia caratterizzata da una stanchezza non spiegata da alcuna causa nota, debilitante a tal punto da causare una riduzione dell’attività scolastica, accompagnata spesso da dolori muscolari, mal di gola, mal di testa, confusione mentale, depressione, disturbi del sonno. Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che i genitori di bambini con SFC abbiano un ruolo nel mantenimento della sindrome mediante atteggiamenti iperprotettivi, soprattutto materni. Infatti le madri preoccupate tendono a incoraggiare i loro bambini a ridurre le attività, rinforzando così il circolo vizioso di sintomi-disabilità. Sintomi quali la fatica, diminuita concentrazione e dolori muscolari sarebbero il risultato di un distress psicologico e della inattività. Dal punto di vista della psicosomatica infantile, i fattori cognitivi (pensieri e convinzioni) contribuiscono in qualche modo a mantenere un ciclo di malattia-comportamento.

 

Assesment del dolore e diagnosi nella psicosomatica infantile

In generale, i genitori possono influenzare il comportamento nei riguardi del dolore (pain behavior) del loro bambino, causare alti livelli di stress nella vita del figlio con la loro stessa psicopatologia, incoraggiando così un vantaggio secondario. Inoltre, per un sano sviluppo psicosociale, sono molto importanti i rapporti con i coetanei, che potrebbe essere anche fonte di supporto per i bambini affetti da malattie croniche.

Messaggio pubblicitario Fino a qualche anno fa, il 20% degli anestesisti riteneva che il neonato non esperisse il dolore a causa dell’immaturità del sistema nervoso. Anche se questa credenza è stata in gran parte superata, al di là del neonato, rimane comunque difficile da parte del bambino in età scolare verbalizzare adeguatamente i sintomi esperiti. Un corretto assessment diagnostico dei disturbi di somatizzazione in età evolutiva viene eseguito partendo dalla storia del problema fisico, dirigendo l’attenzione ai meccanismi psicologici sottostanti.

La diagnosi di disturbi di somatizzazione infantile può essere espressa nei termini di una complessa interazione di fattori fisici, sociali ed emotivi. A conferma di questo, vi sono:
– Stretta relazione temporale tra un evento stressante e l’insorgenza del sintomo;
– Compresenza di disturbi psichiatrici;
– Una caratteristica di bambino e famiglia;
– Grado di interesse dei genitori nei confronti della malattia del bambino.

 

Psicosomatica infantile: trattamenti

Gli eventi stressanti coprono un ampio raggio di situazioni, quindi chi si occupa di bambini deve prendere in considerazione i genitori, la scuola, il rapporto con i pari, coinvolgendoli nel processo di osservazione, diagnosi e trattamento. La scelta della terapia psicologica dipende da vari fattori: l’orientamento dello psicologo, la motivazione del piccolo paziente, gravità e durata della malattia.
La TC (terapia comportamentale) è molto utile nel modificare i singoli comportamenti inappropriati (nell’alimentazione, nell’igiene ambientale ecc) ma risulta inadatta nel trattare le reazioni emotive dei soggetti.

La TCC (T. cognitivo-comportamentale) cerca di aiutare i piccoli pazienti ad identificare i loro “errori mentali” (“io posso avere un attacco d’asma, quindi non posso giocare a pallone”), un lavoro che viene fatto sulle credenze del soggetto circa i propri sintomi, che spesso portano a comportamenti di evitamento che di fatto, in un circolo vizioso, contribuiscono al mantenimento del disturbo.

La terapia familiare ha lo scopo di favorire una giusta collaborazione per il trattamento, incoraggiando il dialogo tra tutti i membri della famiglia allo scopo di far emergere l’immagine degli stili comunicativi. Ogni componente potrà quindi ridefinire il proprio ruolo e le proprie finalità.

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Bibliografia

  • Dethlefsen, T., Dahlke, R. Malattia e destino. Il valore del messaggio della malattia, Edizioni mediterranee, 2013
  • Groholt, E.K., Stigum, H., Nordhagen, R., Kohler, L. (2003), Recurrent pain in children, socio-economics factors and accumulation in families, in “Journal of Clinical Epidemiology”, 18, 10, pp 965-975
  • Kellner, R., Somatization and Hypochondriasis, New York, Praeger, 1986
  • Winnicott, D.W. Dalla pediatria alla psicoanalisi, Firenze, Martinelli, 1975
  • Stern, D., trad.it. Il mondo interpersonale del bambino, Torino, Bollati Boringhieri, 1987
  • Trombini, G., Baldoni, F., Psicosomatica, Bologna, Il Mulino, 1999
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