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Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo (Caselli, Ruggiero, Sassaroli, 2017) – Recensione del libro

Nel nuovo libro di Caselli, Ruggiero e Sassaroli sono illustrati nel dettaglio concettualizzazione e trattamento del rimuginio secondo un modello integrato

ID Articolo: 145128 - Pubblicato il: 18 aprile 2017
Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo (Caselli, Ruggiero, Sassaroli, 2017) – Recensione del libro
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Nel momento in cui diventa patologico il rimuginio ostacola ogni nostra possibilità di movimento. Tutte le scelte danno adito al pensiero ripetitivo, che logora, toglie il sonno e ci fa tenere l’ombrello aperto anche se il cielo è sereno. Tutto ciò è descritto in modo tecnico e dettagliato nel volume di Caselli, Ruggiero e Sassaroli.

 

In fin dei conti il pensiero, lo hanno già detto altri, o forse anch’io, è come un grosso gomitolo di filo arrotolato su se stesso, lento in alcuni punti, in altri stretto fino alla soffocazione e allo strangolamento, è qui, dentro la testa, ma è impossibile conoscerne tutta l’estensione, bisognerebbe srotolarlo, tenderlo e infine misurarlo, ma questo, per quanto lo si tenti, o si finga di tentarlo, non si può fare da soli, senza aiuto, dev’esserci qualcuno che un giorno venga a dirti dove tagliare il cordone che lega l’uomo al suo ombelico, dove legare il pensiero alla sua causa.

(José Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo, 1991)

 

Rimuginare è l’arte di soffocare la razionalità costruendo diagrammi di flusso con un numero di opzioni che tende a infinito. È l’illusione di poter riuscire a affermare che tutti i cigni del pianeta sono bianchi perché realmente li abbiamo contati tutti. È la percezione che, pensandoci bene, saremo in grado di prevedere il futuro. O per lo meno evitare di essere sorpresi.

Messaggio pubblicitario Chi rimugina? Tutti. Siamo tutti matti? Forse. Ma qualcosa che ci ha fatto rimuginare c’è stato e ci sarà ancora. Dalla scelta del percorso di studi, al dubbio ossessivo che ti assale quando tua moglie chiede: “Non senti un desiderio di paternità?”, fino a decidere come suddividere la tua eredità senza offendere nessuno. Questi e molti altri sono ottimi motivi per infilarsi a capofitto nel vortice del rimuginio.

Nel momento in cui diventa patologico il rimuginio ostacola ogni nostra possibilità di movimento. Tutte le scelte, anche le più banali, danno adito al pensiero ripetitivo, che logora, toglie il sonno e ci fa tenere l’ombrello aperto anche se il cielo è sereno. Tutto ciò è descritto in modo tecnico e dettagliato nel volume di Caselli, Ruggiero e Sassaroli, che hanno dedicato parte della loro attività di ricerca nel comprendere il rimuginio e parte della loro attività clinica nel cercare di aiutare i pazienti a chiudere i loro ombrelli.

 

Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo: struttura del manuale

Gli autori, ripercorrendo le più importanti tappe del cognitivismo, analizzano il passaggio dal focus sui contenuti all’attenzione sui processi del pensiero. La storia del rimuginio è narrata nel dettaglio, così come vengono definite le sue implicazioni in diversi costrutti, fino a descrivere un modello integrativo articolato, che unisce strategie di regolazione cognitiva, vulnerabilità emozionale automatica e contenuto-specifica e conoscenze metacognitive (Life themes and plans Implications of Biased Beliefs: Elicitation and Treatment – LIBET, Ruggiero e Sassaroli, 2013; Sassaroli, Caselli, Ruggiero, 2016).

La seconda parte del volume è dedicata ai risvolti psicopatologici del rimuginio e alle credenze che ne sostengono l’utilizzo. Uno dei motivi principali per cui rimuginiamo è perché siamo spinti dalla convinzione che sia il modo giusto di risolvere il problema. In effetti, a tutti noi hanno insegnato di pensare bene prima di prendere una decisione. Mossi da questo principio, possiamo dedicare ore e ore nel tentativo di sviscerare un problema, fino a credere di non poter fare altro, di non avere mezzi diversi dal rimuginio per trovare una soluzione. L’opzione di considerare una scelta come valida, seppur non perfetta, non è contemplabile. Per ogni stile di pensiero ripetitivo (rimuginio ansioso, ruminazione depressiva, ruminazione rabbiosa e pensiero desiderante) gli autori analizzano il costrutto, le emozioni negative a essi correlate, le credenze che ne sostengono l’utilizzo e le implicazioni all’interno della terapia.

L’ultima parte del manuale è dedicata all’esposizione di strumenti e tecniche per lavorare in terapia sul pensiero ripetitivo. La concettualizzazione dell’episodio di rimuginio è spiegata passo per passo e illustrata tramite numerosi esempi tratti dalla pratica clinica. Allo stesso modo viene descritto come sia possibile incrementare la consapevolezza e il controllo sul rimuginio e quali homework possano essere utili a tale scopo.

Messaggio pubblicitario Dopo questi primi passaggi, in terapia è chiara la discrepanza tra l’obiettivo che il paziente intende raggiungere (decidere come dividere l’eredità) e i mezzi che sta utilizzando per farlo (cercare di prevedere tutte le possibili reazioni, emotive e cognitive, dei beneficiari e dei relativi parenti).

Tuttavia emerge spesso nel paziente la sensazione di paura all’idea di dover abbandonare una strategia così famigliare. È il terrore di essere disarmati davanti al nemico, di non avere strumenti per dirigere la propria vita. Anche su questo punto gli autori si soffermano, suggerendo step by step gli interventi necessari a focalizzare nuovamente l’obiettivo della terapia e rafforzare i nuovi apprendimenti. Chi conosce il modello metacognitivo potrebbe pensare a tecniche mirate sul processo, che danno poco spazio ai contenuti personali. In questo volume non si tratta solo di questo: lo stile cognitivo non è descritto in sé e per sé, né nella sua concettualizzazione, né nel trattamento. Gli autori tessono una mappatura del funzionamento personale che permette al terapeuta di muoversi dalla superficie sintomatologica ai temi dolorosi nucleari, propri dell’individuo che incontriamo nel nostro studio. Chiude il libro una precisa rassegna degli strumenti utilizzati per misurare il pensiero ripetitivo e i costrutti a esso correlati. Autrice di quest’ultima parte è Chiara Manfredi, clinica e ricercatrice, che ha curato diverse pubblicazioni in questo ambito.

L’accurato lavoro di raccordo svolto dagli autori ha permesso di realizzare un manuale che scandaglia il costrutto analizzato senza lasciare incertezze al lettore (verosimilmente ci hanno rimuginato, almeno un po’). Ma risulta chiaro che l’impianto teorico alla base va oltre la concettualizzazione e il trattamento del rimuginio: muove nuovi passi la condivisione di un modello profondamente integrato, le cui caratteristiche comprendono il funzionamento dell’individuo e indicano la direzione del trattamento. Le sue orme sono tra queste pagine.

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