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EABCT 2018: La psicoterapia cognitivo comportamentale nel servizio pubblico inglese e sui supporti online

La sessione plenaria di David Clark dedicata all’avventura dell’adozione della psicoterapia cognitivo comportamentale da parte del servizio sanitario pubblico inglese e il lungo workshop di Per Carlbring sull’erogazione della psicoterapia per via online e utilizzando la realtà virtuale per le fobie specifiche.

ID Articolo: 157430 - Pubblicato il: 07 settembre 2018
EABCT 2018: La psicoterapia cognitivo comportamentale nel servizio pubblico inglese e sui supporti online
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Nella prima giornata vera e propria del 48esimo congresso della European Association of Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT) ho assistito alla sessione plenaria di Clark dedicata all’avventura dell’adozione della psicoterapia cognitivo comportamentale da parte del servizio sanitario pubblico inglese e al lungo workshop di Per Carlbring sull’erogazione della psicoterapia per via online e utilizzando la realtà virtuale.

 

La sessione plenaria di David Clark

EABCT 2018 - David Clark KeynoteLa plenaria di David Clark è stata un po’ il suo consueto racconto di come il governo inglese ormai più di un decennio fa abbia deciso che il servizio pubblico dovesse diffondere massicciamente il trattamento cognitivo per l’ansia e la depressione tra la popolazione britannica. Racconto consueto perché già narrato da almeno un paio di edizioni, ovvero da Stoccolma 2016 a cui rimandiamo per i dettagli. Sarebbe però ingiusto pensare che Clark abbia intonato ancora la stessa sonata. Ci sono ogni volta particolari nuovi.

Questa volta mi ha colpito il dato che fino a metà del decennio scorso c’era stata una costante diminuzione della fruizione di psicoterapia: dal 1987 al 2007 la percentuale di persone in trattamento psicoterapeutico passava dal 71% al 43% mentre quelli che usano farmaci passavano dal 37% al 75%. L’adozione della psicoterapia nel servizio pubblico è stata importante per invertire la tendenza.

Messaggio pubblicitario Tra le altre notizie sparse che mi hanno colpito vi è come, nella descrizione del protocollo per l’ansia sociale, Clark  abbia rimarcato che l’esposizione non fosse intesa a promuovere l’abituazione comportamentale, non era organizzata per gradi gerarchici di gravità, non prevedesse auto-istruzioni o monitoraggi del livello d’ansia, né addestramento ad abilità sociali (social skills training) e documentazione dei pensieri (thought records). Insomma si privilegiava già allora la consapevolezza di una disfunzione all’addestramento ed era quindi più funzionalista e metacognitiva di quel che pensassimo. Io ci ho sentito la mano di Wells.

Altre informazioni sparse riguardavano gli effetti positivi dell’operazione politica di Clark sulla formazione (diecimila terapeuti addestrati dal 2008), l’erogazione di cinquecentomila trattamenti all’anno, la documentazione del 99% dei trattamenti (e non più del solo 38% come precedentemente), la remissione del 53% dei pazienti, il miglioramento del 68% e l’effetto sul benessere sociale della nazione.

Erogazione online della Psicoterapia e Realtà Virtuale (Per Carlbring)

Nel pomeriggio lo svedese Per Carlbring ci ha istruito sull’uso di tecniche di realtà virtuale e di erogazione online della psicoterapia, in particolare per le fobie specifiche (e ancora più in particolare quella dei ragni) e il buon uso di applicazioni online per fare psicoterapia.

Virtual reality for Spider Phobia – VIDEO –

Messaggio pubblicitario La presentazione ha avuto una grande valore pratico di apprendimento, mentre tra i dati più significativi ci sono la sostanziale parità di risultato tra trattamenti online e di persona e una maggiore focalizzazione del trattamento online sugli aspetti operativi e pratici, mentre gli aspetti negativi erano una minore gratificazione del terapeuta e una minore enfasi sugli aspetti relazionali.

Un pensiero cattivo che non ha potuto fare a meno di comparire nella mente: la minore enfasi relazionale si accompagna a un’efficacia invariata ma a una minore soddisfazione personale del terapeuta. Vuoi vedere che alla relazione in fondo tiene più il terapeuta che il paziente? Ma è solo una provocazione basata su un dato isolato.

 


EABCT 2018 – L’aggiornamento quotidiano dal Direttore a Sofia:

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