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Il congresso della European Association for Behavioural and Cognitive Therapies – Report dall’evento

Report dal Congresso della Società Europea delle Psicoterapie Cognitivo Comportamentali - EABCT 2023 tenutosi ad Antalya

Di Giovanni Maria Ruggiero

Pubblicato il 09 Ott. 2023

Il congresso dell’EABCT

Si è svolto dal 4 al 7 ottobre 2023 ad Antalya, città turistica della Turchia meridionale e affacciata sul Mediterraneo, il congresso della European Association for Behavioural and Cognitive Therapies, l’associazione che riunisce gli psicoterapeuti cognitivi e comportamentisti europei. Come è mia abitudine da anni, descriverò le relazioni che sono riuscito a seguire nel ricco programma.

L’intervento di Arnoud Arntz sulla Schema Therapy

La prima è stata quella di Arnoud Arntz, studioso olandese che da anni si è impegnato in un lavoro di rielaborazione della Schema Therapy, il modello di Jeffrey Young che anni fa si è proposto di estendere la terapia cognitiva ai disturbi di personalità, e ci è riuscito fornendo un’efficace griglia descrittiva degli stati mentali di abbandono ed esclusione e delle relazioni tipicamente difficili di questi disturbi e di come questi stati siano stati appresi in dolorose storie personali. Inoltre, la Schema Therapy offriva un gradito allargamento del repertorio terapeutico, accogliendo in sé tecniche relazionali, immaginative ed esperienziali. Tuttavia, il modello di Young, pur molto convincente, soffriva di un grado di elevato di artigianato clinico e inoltre era ancora troppo legato agli schemi cognitivi di vecchio tipo.

Su questa base si è inserito Arntz che ha sviluppato il modello di Young in due direzioni: ha messo in primo piano gli aspetti processuali della Schema Therapy, i cosiddetti “modes”, ha formalizzato il repertorio terapeutico della Schema Therapy descrivendo in maniera operazionale le integrazioni tecniche e soprattutto è riuscito a trasformare la Schema Therapy in una teoria controllabile dando definizioni formalizzate dei concetti psicopatologici e connettendoli alla teoria della cura. Oggi grazie a Arntz la Schema Therapy ha un’ipotesi controllabile, confermata dai molti risultati empirici raccolti dallo stesso Arntz, sia della sofferenza mentale che del funzionamento della psicoterapia. Nella relazione ad Antalya Arntz ha in qualche modo raccontato tutto il suo sforzo di questi molti anni, fornendo una relazione dello stato di sviluppo attuale della Schema Therapy, che oggi si propone come una delle psicoterapie più efficaci per i disturbi di personalità.

L’intervento di Allen Miller sulla terapia cognitiva

Dopo Arntz, ho seguito Allen Miller dell’Istituto Beck di Philadelphia che ha proposto un seminario sulla terapia cognitiva. Si è trattato di un utile ripasso in cui, al di là dei concetti ormai ben noti, ho potuto fare esperienza e rifamiliarizzare con le tecniche di Beck, che solo nella pratica della formazione concreta e dell’applicazione in seduta rivelano tutta la loro flessibilità ed efficacia, mentre la consultazione dei libri e dei manuali dovrà essere sempre considerata solo un supporto mnemonico di una abilità che va appresa sul campo.

L’intervento di Costas Papageorgiu sulla terapia metacognitiva

Dopo il ritorno alla radice di Beck, ho seguito ancora una volta uno dei suoi sviluppi processuali, la terapia metacognitiva sulla quale ha relazionato il greco-britannico Costas Papageorgiu. Rispetto ad Arntz, che ha avuto il vantaggio di spiegare il risultato finale di un lungo lavoro, Papageorgiu è risultato forse meno innovativo, nel senso che il modello metacognitivo che ha esposto ha raggiunto più rapidamente la sua maturazione ed è ben noto. Ciò che però rimane ancora nuovo è la speranza di incremento di efficacia sui disturbi d’ansia e depressivi che promette la terapia metacognitiva, promessa che ancora una volta Papageorgiu ha nutrito presentando dei dati estremamente positivi. Oggi la terapia metacognitiva per depressione, ansia e disturbo ossessivo e la Schema Therapy per i disturbi di personalità rappresentano il passo avanti della terapia cognitiva rispetto al modello originario di Beck.

Pim Cuijpers e l’efficacia della psicoterapia

L’ultima relazione che ho potuto seguire è quella di Pim Cuijpers, un prestigioso epidemiologo olandese che da anni si occupa di fornire i dati definitivi sull’efficacia delle psicoterapie. Ha raccolto tutti i dati di decenni di rassegne e metanalisi su un sito online che è oggi il più gigantesco e aggiornato database di efficacia delle psicoterapie a disposizione di tutti, sia pazienti che terapeuti. Chi voglia sapere quale trattamento oggi è migliore e per quale disturbo deve cliccare qui e consultare il sito, molto maneggevole.

Cuijpers sta diventando famoso per la sua opera di stimolo sull’efficacia della psicoterapia, che per Cuijpers non è abbastanza elevata. Per Cuijpers, i risultati delle psicoterapie (ma anche degli psicofarmaci) oggi non sono ancora davvero soddisfacenti e vanno migliorati. Questa volta Cuijpers ha relazionato sulla depressione, sulla quale, come spesso fa, ha ridimensionato i dati: il nocciolo è che sulla depressione sia la psicoterapia che i farmaci funzionano poco ma che la terapia cognitiva unita ai farmaci è, a tutt’oggi, comunque la meno peggio. Insomma, Cuijpers da una parte ridimensiona l’effetto di tutte le psicoterapie dall’altra conferma che la terapia cognitiva, malgrado tutto, rimane lo strumento migliore (o meno peggiore) e quindi in qualche modo non cede al verdetto di Dodo, pur al tempo stesso opponendosi al trionfalismo dell’efficacia della terapia cognitiva. La conseguenza di questa posizione da coscienza critica è che nessuno sa bene cosa rispondergli. Cuijpers non è strumentalizzabile da nessuno, sia dai pro-terapia cognitiva che dagli anti-terapia cognitiva.

Le altre relazioni

Naturalmente al congresso ci sono state anche altre relazioni, tra le quali quella di David Clark sull’applicazione della terapia cognitiva al sistema sanitario britannico, quella di Paul Salkovskis sul rapporto tra terapia cognitiva e mondo moderno, quella di Daniel David sull’efficacia della terapia cognitiva che in qualche modo si contrappone a quella di Cuijpers, più ottimistica senza essere trionfale (mentre a volte Cuijpers sembra compiacersi del suo pessimismo critico) o quella di Grigoris Simos sul ruolo degli scopi e delle aspirazioni nella terapia cognitiva e così via, ma purtroppo non mi è stato possibile seguire tutto. Infine, per la mia personale presentazione del mio cavallo di battaglia, che è la formulazione del caso, rimando ad altri articoli qui su State of Mind che trattano di questo argomento.

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Giovanni Maria Ruggiero
Giovanni Maria Ruggiero

Direttore responsabile di State of Mind, Professore di Psicologia Culturale e Psicoterapia presso la Sigmund Freud University di Milano e Vienna, Direttore Ricerca Gruppo Studi Cognitivi

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