Judith Beck e la concettualizzazione cognitiva – Report dal Congresso EABCT 2020

Al Congresso EABCT 2020, Judith Beck parla di concettualizzazione in terapia cognitiva, passando da un'ottica 'Problem-Based' a una visione 'Strength-Based'

ID Articolo: 178115 - Pubblicato il: 21 settembre 2020
Judith Beck e la concettualizzazione cognitiva – Report dal Congresso EABCT 2020
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Judith Beck è una presenza che in questi ultimi anni si è resa sicuramente partecipe nei principali congressi europei delle società CBT.

 

Messaggio pubblicitario Lo scorso anno al WCBCT di Berlino ha condotto un Workshop precongressuale sulla CBT dei disturbi di personalità e un workshop intracongressuale in cui ha presentato il suo utilizzo della CBT come supporto ai programmi di perdita di peso, oltre ad aver tenuto un Invited Address sulla relazione terapeutica in CBT.

Quest’anno al EABCT di Atene ancora ha condotto un workshop precongressuale dal titolo “La CBT per la depressione resistente al trattamento” ed è stata invitata ad un Keynote sulla concettualizzazione cognitiva.

Anche l’attività editoriale recente del Beck Institute è particolarmente prolifica. Tra pochi giorni, il 30 settembre, verrà pubblicata, dopo nove anni dalla precedente edizione, la terza edizione del famoso libro di Judith Beck Cognitive Behavior Therapy – Basics and Beyond (tradotto in italiano come La Terapia Cognitivo Comportamentale).

Anche il padre Aaron T. Beck non sembra in alcun modo accusare i suoi 99 anni di età e si appresta a pubblicare come coautore a fine anno il suo ultimo lavoro: Recovery-Oriented Cognitive Therapy for Serious Mental Health-Conditions.

La Keynote di Judith Beck sulla concettualizzazione cognitiva ci offre un primo sguardo su queste novità. La Concettualizzazione nella CBT svolge di fatto il ruolo di fondamenta di un trattamento: prende in considerazione le esperienze di vita che ci portano a pensare e a comportarci in un determinato modo e combina queste informazioni in una storia coerente. Costruendo un linguaggio condiviso aiuta la costruzione della relazione terapeutica e viene utilizzata per identificare le cognizioni disadattive verso le quali indirizzare il trattamento. Il tutto si radica ovviamente nel contesto del modello cognitivo dove ad una determinata situazione seguono dei pensieri automatici che producono una reazione le cui componenti sono emotive, comportamentali e fisiologiche. Nulla di nuovo fin qui.

Chiunque sia abituato a lavorare seguendo l’approccio CBT proposto dal Beck Institute sa quindi che, partendo dagli specifici episodi riportati, gradualmente terapeuta e paziente svolgono un lavoro collaborativo volto ad identificare le credenze di base del paziente: visioni negative di sé, che a loro volta sorreggono alcune assunzioni, regole, attitudini disfunzionali e che producono strategie di coping inefficaci e problematiche. Il tutto prende la forma di un diagramma.

Judith Beck interventi al WCBCT all EABCT e novita del Beck Institute Imm 1

Il lavoro terapeutico che seguirà, attraverso la ristrutturazione cognitiva, guida il paziente ad accorgersi di guardare il mondo attraverso una sorta di ‘lenti distorte’ e lo guida passo a passo a trovarne di nuove.

Messaggio pubblicitario ‘Trovarne di nuove’: è proprio questo il punto su cui si sofferma la novità presentata da Judith Beck e ci aspettiamo sia esplorata nei nuovi capitoli di ‘Cognitive Therapy: Basics and Beyond’ ma soprattutto nel nuovo testo sulla Recovery-Oriented CBT. Tipicamente è atteso che il paziente, attraverso il lavoro di ristrutturazione cognitiva, sia autonomamente in grado di costruirsi delle visioni più realistiche e meno svalutanti di sé e quindi trasformi le proprie ‘regole d’ingaggio’ in preferenze flessibili. Facendo un esempio ci si aspetta che partendo da: ‘Io sono debole, gli altri mi attaccano’ si possa gradualmente arrivare ad esempio a: ‘Io sono una persona con dei punti di forza e delle fragilità; il mondo è pieno di persone che tutto sommato non sono costantemente impegnate ad attaccare me, ma sono più che altro affaccendate nei propri affari’.

Cosa succede però se il percorso verso questo risultato atteso è invece fortemente compromesso da un livello di sofferenza particolarmente grave o da una sofferenza particolarmente prolungata? Ecco che il paziente non riesce più a costruirsi una visione alternativa di sé: non ha idea della versione ‘adattiva di sé’ a cui puntare. E così fa capolino nelle slides presentate da Judith Beck una seconda concettualizzazione che invece di essere ‘Problem-Based’ come siamo abituati tutti noi a vedere, è costruita ‘Strength-Based’.

Judith Beck interventi al WCBCT all EABCT e novita del Beck Institute Imm 2

 

L’intervento terapeutico quindi palesa e concettualizza anche il punto di arrivo del lavoro terapeutico. Una novità interessante che sicuramente avrà delle sue procedure di intervento specifiche, conoscendo l’attenzione che a questo dedica il Beck Institute.

Purtroppo il Keynote di Judith Beck nei suoi 45 minuti non ha il tempo di affrontare nello specifico l’argomento. Aspettiamo quindi impazienti queste nuove uscite editoriali per approfondire l’argomento.

Un’ultima nota, già presentata lo scorso anno al WCBCT di Berlino riguarda un altro capitolo di novità che possiamo scorgere nell’indice dei nuovi manuali: un capitolo sulla relazione terapeutica e un capitolo sull’integrazione della Mindfulness negli interventi CBT. Non ci rimane che aspettare un paio di settimane.

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 3,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

EACBT 2020 - Report Day 1

Il congresso EABCT di Atene 3-5 settembre 2020

Report dall'edizione 2020 del Congresso annuale della Società Europea di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale.
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario