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Andare in vacanza durante la terapia…è una buona idea? – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy spiega come vivere la pausa estiva della psicoterapia, senza temere di perdere i progressi raggiunti

Di Anna Boccaccio

Pubblicato il 03 Ago. 2026

Aggiornato il 04 Ago. 2026 12:48

Psicoterapia e vacanze: una pausa che fa bene?

I pazienti vanno in vacanza. I terapeuti vanno in vacanza. È un dato di fatto. Dopotutto le pause (per vacanze, malattie, impegni o responsabilità familiari) fanno parte della vita quotidiana e possono rappresentare un elemento naturale del percorso terapeutico.

Le vacanze offrono una preziosa occasione per riposare, rilassarsi, esplorare e ritrovare persone care, ma possono anche presentare nuove sfide per chi si prende cura della propria salute mentale. Che si tratti di saltare sedute di psicoterapia o di trascorrere del tempo con persone o in luoghi che rievocano vecchi schemi, è facile temere che i progressi faticosamente conquistati in terapia possano andare persi a causa di una pausa estiva. 

La domanda, dunque, sorge spontanea: andare in vacanza mentre si sta svolgendo una psicoterapia è davvero una buona idea? 

Ci rivediamo a settembre!

Alcuni di noi scelgono di interrompere la psicoterapia per l’intera stagione estiva, in modo netto, prolungato e senza condividere tale opzione con il terapeuta. Questo accade perché, in estate, le persone spesso “si sentono meglio“. Giornate più lunghe, maggiori occasioni di socializzazione, viaggi, pause scolastiche o accademiche e più tempo trascorso all’aria aperta possono avere un impatto positivo su alcuni sintomi di ansia e depressione (Ju et al., 2025). Si può avere l’impressione che le problematiche siano svanite con il bel tempo, che la terapia non sia più necessaria o che serva solo come risposta da mettere in campo a fronte di un disagio acuto.

Tuttavia, la ricerca in psicoterapia supporta costantemente l’idea che la cura preventiva, proattiva e continua della salute mentale sia più efficace del solo supporto “al bisogno” (Saijonkari et al., 2023; McGovern et al., 2022; Fehily et al., 2020). In altre parole, sentirsi meglio non significa necessariamente che il lavoro sia finito, ma che ci troviamo in ​​una condizione di maggiore stabilità dei sintomi, favorevole per esplorare schemi più profondi, sviluppare resilienza e fissare nuovi obiettivi di vita.

In alcuni casi, prendersi una pausa prolungata potrebbe causare disagio, ad esempio quando si è appena iniziato a lavorare per far emergere importanti stati emotivi, schemi comportamentali o di pensiero. In altri individui, assenze prolungate potrebbero inavvertitamente rafforzare schemi pregressi di evitamento, trascuratezza o disconnessione emotiva. 

Inoltre, è sempre vero che in estate siamo tutti più felici e appagati? Un crescente filone di ricerca sulla cosiddetta “depressione estiva” sembra sfatare questo mito. Insonnia, ridotto appetito, perdita di peso, sensazione generale di ansia o agitazione contraddistinguono questa variante di disturbo affettivo stagionale, più rara rispetto al sottotipo invernale ma ugualmente invalidante (Kim et al., 2025).

Salute mentale anche in vacanza

La salute mentale, a differenza dello studio e delle prestazioni lavorative, non si ferma in estate e la nostra mente non si prende una vacanza dall’elaborare emozioni o esperienze. Tuttavia, concedersi una breve pausa estiva e una meritata vacanza non significano necessariamente interrompere il lavoro terapeutico, avere una riattivazione dei sintomi o perdere i progressi compiuti. Come possiamo, dunque, prenderci cura della nostra salute mentale anche quando siamo in vacanza?

Pianifica con il tuo terapeuta

Con una buona pianificazione congiunta con il terapeuta è possibile mantenere i progressi compiuti e continuare a rafforzare la consapevolezza di sé anche durante le vacanze. Informare il terapeuta del nostro viaggio imminente permette di pianificare le sedute, affrontare eventuali dubbi in anticipo (come la possibilità di contattare il terapeuta in caso di bisogno), discutere le nostre aspettative, elaborare un piano per gestire le emozioni difficili, individuare reti di supporto e sapere quando chiedere aiuto. 

Assumi una prospettiva equilibrata

La psicoterapia ha lo scopo di supportare la nostra vita, non di limitarla. Vacanze, riposo ed esperienze significative sono parte integrante di una vita equilibrata e sana, e la terapia dovrebbe tenere conto anche di queste esigenze individuali. Sebbene la regolarità delle sedute sia importante, infatti, la psicoterapia è un processo flessibile e collaborativo, i cui progressi non vengono vanificati da un appuntamento mancato o da una breve pausa.

Porta con te i progressi 

La crescita personale non si sviluppa unicamente all’interno della stanza del terapeuta e una vacanza non cancella le competenze acquisite né la consapevolezza maturata durante gli incontri pregressi di terapia. Al contrario, uscire dalla routine può offrire l’opportunità di osservare come applichiamo le strategie apprese in seduta e come reagiamo in situazioni differenti rispetto all’ordinario. Prendersi una breve pausa può, inoltre, portare maggiore chiarezza e obiettività. Quando ci si allontana dal proprio ambiente, gli schemi comportamentali abituali possono diventare più evidenti. Si possono acquisire nuove prospettive sulle relazioni, sullo stress quotidiano a cui siamo normalmente sottoposti o sulle abitudini che contribuiscono a creare tensione emotiva. Tali osservazioni possono rivelarsi preziose una volta ripresa la terapia.

Continua la terapia in vacanza

Anche se le sedute vengono interrotte (seppur per un breve arco temporale), la terapia non deve necessariamente fermarsi del tutto. Alcune persone, ad esempio, trovano utile continuare a compilare schede, diari e materiali forniti dal terapeuta, per riflettere su emozioni, pensieri e reazioni emergenti. Si può proseguire la pratica di tecniche specifiche (come tecniche di rilassamento, consapevolezza o respirazione) apprese in terapia. Si possono mantenere routine che favoriscano la salute mentale, come il sonno, il movimento e una corretta alimentazione. Infine, possiamo annotare spunti di riflessione o esperienze da discutere nella seduta successiva.

Queste piccole pratiche mirate possono aiutarci a restare in contatto con i nostri obiettivi terapeutici, permettendoci al contempo di riposare e godere di ​​un sano periodo di riposo.

Una breve pausa nella terapia non significa che il lavoro svolto si interrompa. La relazione terapeutica non svanisce durante le vacanze: continua a vivere in ciò che abbiamo appreso, nelle consapevolezze che abbiamo acquisito e nei modi in cui abbiamo imparato a prenderci cura di noi stessi. Le vacanze aggiungono qualcosa di prezioso alla nostra vita: l’opportunità di riposare, ritrovare connessione e vivere. Se la terapia ci ha aiutati a creare più spazio per la consapevolezza e la crescita personale, una vacanza può rappresentare un’ulteriore occasione per riconoscerlo e celebrare i nostri progressi.

Riferimenti Bibliografici
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