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Il terapeuta che va in ferie – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy spiega cosa accade quando il terapeuta va in ferie, aiutando a comprendere le emozioni legate alla pausa della psicoterapia

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 27 Lug. 2026

Quando il terapeuta va in ferie: perché l’interruzione può essere difficile

Arriva un periodo dell’anno in cui anche i terapeuti vanno in ferie. E’ un periodo in cui è necessario staccare e per ricaricarsi dopo mesi di intenso lavoro e che spesso porta con sé accanto a grande passione, impegno e soddisfazione anche un gran dispendio di risorse cognitive ed emotive. I terapeuti ne hanno bisogno come chiunque altro, pena il rischio di burnout, compromettendo la possibilità di essere davvero d’aiuto. Prendersi cura di sé non è un dettaglio superfluo, ma una parte essenziale del prendersi cura degli altri.

Tuttavia, le ferie dello psicoterapeuta e dalla psicoterapia possono ingenerare nei pazienti una serie di difficoltà e vissuti emotivi tra i più svariati. Ad esempio, alcune persone potrebbero provare sollievo, fastidio, invidia, senso di abbandono o profonda tristezza. O persino rimanere indifferenti: per alcuni pazienti è comprensibile e non suscita nessun tipo di reazione emotiva l’idea che il proprio terapeuta vada in vacanza. 

Ovviamente, non per tutti è così e vale la pena riconoscere questi vissuti al fine di gestire al meglio il periodo di temporanea interruzione, di comprendere meglio il percorso e la natura della relazione terapeutica

Vediamo alcune reazioni possibili di fronte all’interruzione temporanea per le ferie del terapeuta. 

Le possibili reazioni emotive alle ferie del terapeuta

Il paziente può avvertire un senso di sollievo: l’idea di una pausa suscita una sensazione di temporanea liberazione dalla routine, dalla fatica e dall’impegno mentale che una psicoterapia spesso richiede. Un attimo di pausa, di tregua.  Potrebbe essere il segnale di questioni più profonde da esplorare. Se da una parte, infatti, questo vissuto può essere comprensibile, dall’altra vale la pena interrogarsi – anche con l’aiuto del terapeuta stesso – sull’andamento della psicoterapia e sulla frequenza delle sedute. 

Per altri pazienti, tuttavia, la situazione attiva emozioni negative. Molti pazienti provano frustrazione e irritazione proprio perché le ferie del terapeuta interrompono una routine e il percorso terapeutico (si pensi a pazienti perfezionisti e con grande bisogno di controllo). Un’altra emozione negativa può essere l’invidia, spesso accompagnata dall’idealizzazione della vita del terapeuta, dalla tristezza e da un’acutizzazione del senso di solitudine nei mesi estivi. 

Anche l’angoscia e il senso di abbandono è tra le reazioni emotive che si osservano in relazione all’interruzione delle sedute di psicoterapia a causa delle ferie del terapeuta. Lo psicoterapeuta fissa un appuntamento al rientro dalle proprie ferie, ma potrebbe non essere reperibile durante questo periodo. La vacanza del terapeuta può riattivare vissuti di abbandono e perdita, soprattutto se la relazione terapeutica si configura come unico punto di riferimento, capace di offrire conforto e sostegno. In tale contesto, è fondamentale parlarne con il terapeuta prima dell’interruzione temporanea, per favorire una prospettiva costruttiva e per promuovere la focalizzazione di una serie di risorse, strumenti e strategie di regolazione emotiva per prendersi cura di sé nei momenti di difficoltà in cui il terapeuta può essere assente e non reperibile. Il terapeuta esperto indagherà l’eventualità di questi aspetti emotivi in vista della sospensione legata alle proprie ferie e lavorerà in seduta per supportare il paziente ad affrontare questo periodo di momentaneo distacco. 

Su un altro versante, invece può verificarsi un senso di disinvestimento dalla terapia; la pausa estiva, anche per le vacanze del paziente e non solo del terapeuta, può rappresentare un pretesto, una rivalsa passivo-aggressiva o un effettivo disimpegno in relazione agli homework e agli obiettivi terapeutici. 

La pausa estiva come parte del percorso terapeutico

Dunque, nemmeno le vacanze risultano un affare semplice nell’ambito di una psicoterapia. Non esistono risposte emotive più giuste o più sbagliate di fronte all’interruzione temporanea del percorso terapeutico: ogni reazione racconta qualcosa della persona, della sua storia e del modo in cui vive le relazioni significative. È importante riconoscere questi vissuti, attribuire loro un significato all’interno del percorso e della relazione terapeutica, evitando di minimizzarli o giudicarli e supportando il paziente in preparazione a questo momentaneo distacco. 

La pausa estiva, quindi, non è necessariamente un’interruzione del lavoro terapeutico, ma può diventarne parte integrante. Se affrontata con consapevolezza e preparata insieme al terapeuta, rappresenta un’opportunità per sperimentare le proprie risorse, mettere in pratica quanto appreso in terapia e osservare con maggiore chiarezza i propri bisogni, le proprie emozioni e le modalità con cui possiamo tollerare la frustrazione e le difficoltà. 

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