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Tristezza vs. depressione – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy spiega la differenza tra tristezza e depressione, aiutando a distinguere un'emozione naturale da un disturbo psicologico

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 06 Lug. 2026

“Oggi sono depresso”

Dopo i convenevoli iniziali, Luca si lascia andare sulla sedia nello studio di fronte al terapeuta, con una postura lassa, scivola in avanti, gambe allargate, le spalle ricurve. Parte con la frase “Oggi sono depresso”. 

Alt. Il terapeuta ragiona velocemente, quasi in automatico, non vuole sminuire il portato emotivo di Luca, ma sa benissimo che la frase è una contraddizione nei termini in cui viene espressa. Il lessico utilizzato da Luca per esprimere lo stato emotivo che sta sentendo nel qui ed ora, nella giornata odierna, non riflette in realtà una diagnosi clinica. 

Non è possibile, secondo i manuali statistico diagnostici che guidano il clinico nel riconoscimento dei sintomi e dei disturbi psichici, essere depressi oggi ma non ieri, essere depressi solo nell’arco delle 24 ore. 

E’ qui che si annida una delle differenze tra depressione e tristezza. E allora Luca forse ci vuole dire che oggi si sente profondamente triste e abbattuto, ma questo non va confuso con il disturbo psichico di carattere depressivo nelle sue diverse forme. L’espressione lessicale a volte, come in questo caso, viene usata In modo ingenuo per esprimere stati di tristezza.

La depressione

La depressione è una condizione patologica che perdura per almeno due settimane consecutive, mentre la tristezza, seppure profonda e molto intensa, ha una durata più transitoria (anche va detto che alcuni processi di pensiero ripetitivo negativo possono mantenerla a lungo). Il terapeuta non sottovaluta lo stato emotivo riferito da Luca, ma lo approfondisce, cerca di comprendere insieme a Luca che cosa intende con l’espressione “depresso”, ricostruisce situazioni accadute o eventi interni (es. un ricordo) che possono avere attivato l’emozione, cerca di mettere a fuoco quali pensieri e credenze caratterizzano questo momento di tristezza. Luca racconta e lo dice chiaramente “la tristezza è profonda e molto intensa, per questo ho detto che oggi sono depresso”. Ma di nuovo non basta, (al di là del criterio temporale), non basta un solo sintomo, cioè un umore basso e stati di tristezza e scoraggiamento, per definire la diagnosi di depressione. Prendiamo uno dei disturbi dell’umore più diffusi, il disturbo depressivo maggiore. Questo disturbo si caratterizza per un polimorfismo di sintomi che vanno ben oltre un umore negativo. Il disturbo depressivo maggiore può essere paragonato a un sistema complesso in cui diversi sottosistemi — cognitivo, affettivo, neurovegetativo e somatico — entrano in disfunzione simultanea e interdipendente, e producono un malessere globale che investe diversi livelli (psicologico, fisiologico-somatico). 

Cosa intendiamo esattamente? 

Intendiamo che il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato dalla copresenza di almeno 5 sintomi che persistono per almeno due settimane. Certamente in cima all’elenco dei sintomi della depressione c’è l’umore deflesso per la maggior parte del giorno e quasi tutti i giorni; segue una diminuzione significativa di interesse e piacere per quasi tutte le attività quotidiane della persona. Scorrendo l’elenco dei sintomi che concorrono alla diagnosi di depressione, si arriva a quel gruppo di sintomi che hanno a che fare con gli aspetti neurovegetativi e somatici, quali ad esempio la diminuzione o aumento dell’appetito (con riflesso anche sulla perdita o aumento del peso), i problemi del sonno (insonnia o ipersonnia), la faticabilità o mancanza di energia, l’agitazione o rallentamento psicomotorio (la persona può essere costantemente irrequieta oppure all’opposto estremamente rallentata nel pensiero, nel comportamento e nell’eloquio). Si evidenziano inoltre sintomi legati a specifiche funzioni cognitive, come ad esempio la concentrazione e il decision-making. La persona depressa può avere significative difficoltà nella concentrazione, fa fatica a concentrarsi, inizia a leggere ma poi smette, un po’ perché non tiene l’attenzione, si perde, non segue il filo della narrazione, un po’ perché tanto non ne trae più piacere. Spesso la ruminazione incombe e contribuisce ad alterare la possibilità di concentrarsi su altro che non sia il proprio malessere o contenuti emotivi negativi sul sé e sul mondo. Un esempio di funzione alterata del processo di presa di decisione, può essere quanto la persona fatica e manifesta indecisione in piccole situazioni quotidiane: quale abito indossare oggi? Non lo so, non ne sono più sicuro, non ho la forza di pensare e di decidere. Arriviamo poi all’area delle credenze e dei vissuti emotivi: tra i sintomi elencati ritroviamo sentimenti e credenze di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati,  pensieri ricorrenti di morte, e ideazione suicidaria.

La tristezza

Luca dunque oggi è molto triste, non è depresso. Non presenta quella complessità, pervasività e permanenza di sintomi che caratterizzano la persona affetta da depressione

La tristezza è un’emozione di base. È  la risposta risposta emotiva a una perdita (che sia la perdita di una persona, di una relazione, di un lavoro, della salute o di un certo status delle cose) e ad alcune situazioni difficili o problematiche. Sentirsi tristi, provare tristezza fa parte dell’esperienza umana, fa parte di noi come specie. Quindi la tristezza, nella sua forma fisiologica, seppur vissuta soggettivamente in modo negativo, ha una sua funzione e una propria utilità: ci segnala la perdita, l’insoddisfazione, la mancanza. E’ grazie alla tristezza che Luca può prendere atto di quanto il suo capo non oggi lo ha deluso, non gli ha riconosciuto un suo merito sul lavoro. Tanta fatica, per nulla. Luca, grazie alla tristezza, ha un segnale importante per sé stesso: anzitutto può prendere consapevolezza di cosa ricerca in un ambiente lavorativo, può domandarsi cosa può avere frainteso, può chiedersi se ha avuto aspettative irrealistiche, può considerare di comunicare la propria insoddisfazione con il suo capo. Senza la tristezza, non è possibile rendersi conto e far fronte a situazioni avverse e problematiche. A guardar bene, in psicoterapia poi Luca si rende conto che accanto alla tristezza vi è anche l’emozione di rabbia: sente di avere subito un’ingiustizia, il capo è stato ingiusto e oggi si sarebbe meritato un bel feedback positivo. 

Questa NON è tutta un’altra storia, anzi: spesso le emozioni di rabbia e tristezza vanno a braccetto, attivate da determinati pensieri e situazioni; parimenti nei disturbi depressivi sono presenti vissuti di frustrazione, rabbia e ruminazione rabbiosa

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