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Ansia anticipatoria: quando il futuro spaventa prima ancora di arrivare

L’ansia anticipatoria è uno stato emotivo legato all’attesa di eventi futuri, tra funzione adattiva e possibili manifestazioni disfunzionali

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 17 Apr. 2026

Cosa è l’ansia anticipatoria?

L’ansia anticipatoria è abbastanza nota e riconoscibile ed è un fenomeno che può presentarsi spesso prima di svariati eventi che sono rilevanti per la persona: ad esempio, prima di una presentazione in pubblico (sia esso un convegno, un meeting, etc), di un esame universitario o di una verifica a scuola, prima di prendere un aereo, prima di un accertamento diagnostico medico e così via. Quindi, presa a piccole dosi e per periodi di tempo limitati è uno stato emotivo congruo, normale e più che comprensibile se riflettiamo sulla sua funzione evolutiva: metter in guardia da potenziali minacce legate all’ignoto. 

Tuttavia, l’ansia anticipatoria può assumere connotati più disfunzionali e per così dire patologici, nel momento in cui si presenta per durate temporali estese (quindi, iniziando a presentarsi molto tempo prima dell’evento), elevata intensità e generalizzata a diversi tipi di eventi: ad esempio, anche prendere un mezzo pubblico potrebbe ingenerare ansia anticipatoria elevata, persistente ed estremamente precoce, con grande fatica di gestione per la persona che la vive e con una compromissione del funzionamento nella vita quotidiana. 

Chiariamo inoltre che con il termine ansia anticipatoria non si intende una diagnosi o un disturbo specifico, bensì un sintomo che molto spesso accompagna diverse e molteplici condizioni psicopatologiche: in altre parole è un sintomo che possiamo ritrovare in svariati disturbi psichici. Tra questi ne citiamo alcuni (seppure l’elenco non è esaustivo): il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo d’ansia sociale, il disturbo da attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, le fobie specifiche, il disturbo da ansia di malattia (anche definita ipocondria). 

Come si manifesta l’ansia anticipatoria?

L’ansia anticipatoria si presenta con un intervallo di anticipo rispetto all’evento temuto che verrà ed è accompagnata da segnali di iperattivazione fisiologica tipici degli stati ansiosi, quali aumento della frequenza respiratoria e iperventilazione, aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, tensione muscolare, difficoltà legate al tratto gastro-intestinale e altri sintomi fisici. 

A livello cognitivo emergono le credenze di catastrofizzazione ed è  preponderante il rimuginio: un processo di pensiero ripetitivo, perseverante e negativo, estremamente disfunzionale poiché mantiene lo stato ansioso.  

L’ansia anticipatoria si accompagna spesso a strategie di gestione emotiva non ottimali. Ad esempio, in uno studio del 2020 (Buckner et al, 2020) è stato messo in evidenza che pazienti con diagnosi di ansia sociale, allo scopo di ridurre l’ansia anticipatoria, riferivano maggior abuso alcolico prima di un evento sociale rispetto a persone con livelli non patologici di ansia sociale. 

In termini di comportamento, l’ansia anticipatoria può anche esitare nella procrastinazione e nell’evitamento dell’evento temuto. Al termine di giorni di ansia anticipatoria, la persona decide di non presentarsi all’esame, di non prendere l’aereo e così via. In questo modo, l’evitamento comporta un sollievo emotivo immediato dall’ansia intensa, ma generalmente insorgono poi stati emotivi di frustrazione, colpa e tristezza. In generale, nel medio-lungo termine, risulta minata la possibilità di rafforzare la fiducia in sé stessi e il proprio senso di autoefficacia nell’affrontare e tollerare scenari incerti e più o meno sfidanti. L’evitamento è una mossa comportamentale che non consente la disconferma degli scenari catastrofici negativi e che blocca l’opportunità di radicare le credenze e i pensieri più funzionali. 

Che fare dunque?

Vi sono alcuni primi passi per tentare di mettersi ai ripari dall’ansia anticipatoria e per tentare di gestirla. 

Anzitutto, alcuni aspetti tipici della terapia cognitivo-comportamentale possono essere di aiuto per regolare l’ansia anticipatoria: ad esempio, riconoscere le situazioni attivanti, i propri pensieri e gli scenari immaginati come catastrofici (i peggiori scenari possibili, i cosiddetti “peggio che vada…”) e tentare di “ristrutturarli”, cioè modificarli verso scenari più realistici, affrontabili e tollerabili. Specifichiamo che questa operazione potrebbe non risultare semplice, motivo per cui è generalmente suggerito l’intervento di uno psicoterapeuta.

Inoltre, praticare tecniche di ri-orientamento dell’attenzione nel qui ed ora (si pensi alla Detached Mindfulness) aiuta nella riduzione del rimuginio ansiogeno che sostiene l’ansia anticipatoria. Radicando il corpo nel momento presente attraverso tecniche di mindfulness è una delle strategie indicate per la riduzione dell’ iperattivazione ansiosa a livello cognitivo e somatico.  

Considerando il variegato quadro dei fattori che aiutano a gestire meglio l’ansia, dal punto di vista corporeo una recente review evidenzia che l’esercizio fisico regolare contribuirebbe a migliorare i sintomi ansiosi (Aylett et al., 2018), con  maggiore efficacia di programmi di esercizio fisico ad alta intensità rispetto ad attività a bassa intensità. 

In conclusione, è comunque fondamentale richiedere un aiuto specialistico nel momento in cui il disagio emotivo è intenso e l’ansia anticipatoria risulta frequente e comunque compromette la qualità della vita della persona. L’aiuto specialistico consente di comprendere in modo integrato la natura del sintomo, considerando eventuali diagnosi e di conseguenza trattamenti efficaci per il benessere mentale della persona. 

Riferimenti Bibliografici
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