Stress e burnout
Stress. La sola parola potrebbe bastare per renderci agitati e con i nervi a fior di pelle. Tutti noi possiamo sentirci occasionalmente stressati, alcuni con la capacità di affrontare lo stress più efficacemente e di riprendersi da eventi stressanti più velocemente di altri. Tuttavia, quando lo stress cede il passo al burnout, le nostre capacità di gestione dello stress potrebbero avere le armi spuntate.
Qual è allora la differenza tra stress e burnout? E come prevenire quest’ultimo?
Sei stressato o in burnout?
La principale differenza tra stress e burnout è che lo stress rappresenta la risposta fisiologica o psicologica a situazioni difficili, mentre il burnout è definito come una vera e propria sindrome psicologica, che insorge a seguito di uno stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo (Tang et al., 2025). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (2022), il burnout è caratterizzato da tre dimensioni:
- sensazione di esaurimento e mancanza di energia che non scompaiono con il riposo
- sentimenti e vissuti di distacco emotivo e mentale, negatività e cinismo legati al proprio lavoro (processi denominati anche depersonalizzazione)
- ridotta efficacia professionale, ovvero ridotto senso di realizzazione e di capacità di gestione di compiti ed emozioni.
Essere in burnout non significa solo sperimentare una sensazione di stanchezza o stress: è un profondo e cronico esaurimento di mente e corpo, che porta a un senso di impotenza e distacco. Si possono inoltre sperimentare disillusione e disperazione, in quanto ogni sforzo personale sembra essere vano. Anche i compiti più piccoli possono apparire impossibili da gestire, le scadenze non vengono rispettate, mentre interessi personali, entusiasmo e motivazione si esauriscono (Robinson, 2020). Il burnout espone l’individuo a cicli ininterrotti di esaurimento e stress. Se non trattato, può avere un grave impatto sulla qualità di vita, con un aumento del rischio di ansia, depressione, sintomi somatici e cognitivi (Almén, 2021).
Individuato dall’OMS come un fenomeno circoscritto al solo contesto lavorativo, il burnout è stato oggetto di ricerche anche in ambito familiare (come il burnout genitoriale), assistenziale (ad esempio, nel caregiving di pazienti con malattie croniche o degenerative), accademico e di comunità.
Fattori di stress
In generale, molti fattori possono innescare una risposta di stress, come pressioni lavorative e familiari, responsabilità e incombenze quotidiane, tragitti percorsi di routine (strada casa-lavoro o casa-scuola), ma anche cambiamenti. Alcuni cambiamenti possono risultare cruciali, come il matrimonio, il divorzio, un lutto, un trasferimento, una grave malattia o un incidente d’auto; altri cambiamenti più “estremi”, come l’esposizione a episodi di violenza, guerre o a pericolo di morte, possono portare a reazioni post traumatiche da stress (come flashback, incubi, evitamento di luoghi e stimoli legati all’evento, ansia, depressione, sintomi fisici ecc.).
Il corpo risponde a ogni tipo di stress con reazioni fisiche e psicologiche, tra cui sintomi gastrointestinali, disturbi del sonno, dell’alimentazione, ansia, depressione, disturbi cognitivi (ad esempio, a carico della memoria), cefalee, malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema immunitario e diabete (Yaribeygi et al., 2017).
Fattori di rischio del burnout
Uno stress prolungato è il principale fattore alla base del burnout (Tang et al., 2025). Ulteriori fattori di tipo demografico, psicologico e sociale possono aumentare il rischio di sviluppare burnout.
Fattori demografici
Sei donna? Allora potresti essere maggiormente esposta a burnout. Oltre ad affrontare le sfide lavorative, spesso le donne si trovano a fare i conti con stereotipi di genere e carichi familiari che gravano sulla loro salute psicofisica (Vagni et al, 2021). L’età anagrafica si è rivelata un fattore contrastante: per alcuni studi, infatti, i lavoratori più giovani sembrano più esposti a causa della loro scarsa esperienza professionale, mentre per altri i più anziani sarebbero maggiormente a rischio (Elay et al., 2019; Vagni et al., 2021). Anche alcuni tratti di personalità come il nevroticismo, caratterizzato da insicurezza e instabilità emotiva, risultano correlati con l’esaurimento emotivo.
Fattori lavorativi
Gli operatori sanitari sembrano detenere il triste primato di categoria professionale più colpita dal burnout. Carenza di personale e di infrastrutture, assenza di supporto istituzionale con un sistema che si aspetta che il personale “faccia di più con meno”, possono aggravare il potenziale traumatico già insito nelle professioni sanitarie (Teo et al., 2025). Si tratta di un potenziale traumatico che riguarda la costante esposizione a sofferenza, morte ed effetti della violenza, talvolta diretta agli operatori stessi. Il carico psicologico associato alla responsabilità in situazioni di vita o di morte è un fattore determinante ma istituzionalmente poco riconosciuto come base dello stress professionale e del burnout. Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati da mobbing, sovraccarico lavorativo, scarse ricompense, lavorare in contesti di emergenza e mancanza di comunicazione sul posto di lavoro (Amiri et al., 2024; Kovács et al., 2023).
Fattori psicosociali
Sperimentare un pregresso disagio emotivo o i sintomi di un pregresso disturbo mentale, scarse strategie di coping (ovvero difficoltà individuali nel reagire attivamente a situazioni di stress), uniti a scarso supporto sociale sono strettamente correlati agli esiti del burnout (Romão et al., 2025).
Come prevenire il burnout?
Il primo passo per prevenire il burnout è riconoscerne i segnali iniziali. Il burnout, infatti, non insorge da un giorno all’altro, ma si sviluppa gradualmente. Per questo motivo è possibile individuare alcuni primi segnali d’allarme:
- stanchezza cronica: svegliarsi esausti, anche dopo un’intera notte di sonno;
- maggiore irritabilità: piccoli inconvenienti possono essere vissuti come grandi frustrazioni;
- mancanza di motivazione: i compiti che un tempo davano soddisfazione ora sembrano opprimenti o inutili;
- sintomi fisici: mal di testa, problemi digestivi o cambiamenti nel sonno e nell’appetito;
- isolamento: allontanamento dagli amici, dalla famiglia e dalla rete sociale.
Prestare attenzione a eventuali cambiamenti in tali ambiti e adottare misure immediate può consentirci di ritrovare l’equilibrio. Alcune strategie pratiche possono aiutarci:
Chiedere un supporto professionale
Gestire in autonomia i sintomi del burnout può rivelarsi complesso o addirittura pericoloso e può aggiungere ulteriore carico emotivo allo stress che stiamo già sperimentando. La psicoterapia cognitivo comportamentale può venirci in aiuto, attraverso l’identificazione e il cambiamento di modelli comportamentali e di pensiero che risultano disfunzionali nell’affrontare lo stress a lungo termine. Grazie al contributo della psicoterapia, è possibile aumentare la nostra flessibilità, la consapevolezza e la capacità di regolare efficacemente le nostre emozioni di fronte agli stressor (Han et al., 2025).
Stabilire limiti
I limiti sono essenziali per prevenire il burnout. Proteggono tempo ed energie personali da dedicare ad altri ambiti prioritari della vita, come la famiglia, gli affetti e la cura di sé. Dare priorità ai compiti più importanti e imparare a dire di no a quelli meno critici (o delegarli), stabilire orari di lavoro e rispettarli può definire limiti chiari e coerenti.
Migliorare la gestione dello stress e la cura di sé
Quando ci si sente sopraffatti, può essere utile praticare yoga, meditazione, rilassamento e attività fisica in generale, così come impostare ritmi sonno-veglia regolari e curare maggiormente l’alimentazione (Yu et al., 2025). Possiamo anche riorganizzare la routine quotidiana e lavorativa, suddividendo i compiti più grandi in sotto-obiettivi più piccoli e gestibili, consumando i pasti lontano dalla scrivania e pianificando brevi pause screen free durante la giornata. Avere una vita completa al di fuori del lavoro, inoltre, con hobby, interessi e rapporti interpersonali, può migliorare la qualità di vita, riducendo il rischio di burnout. In fondo, il lavoro non è la nostra identità.
Stabilire limiti ponderati, prendersi cura di sé e riconoscere quando chiedere un supporto professionale può salvaguardare il nostro benessere e aiutarci a dare il meglio di noi in ogni ambito della vita. Il burnout è un processo graduale, ma con le giuste strategie è possibile individuarlo precocemente e impedire che comprometta la nostra salute.