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Come reagisce il cervello all’ascolto della musica

Quando ascoltiamo la musica, nel nostro organismo c'è un effetto simile a quello dell'assunzione di una droga psicoattiva che causa il rilascio di dopamina

ID Articolo: 185571 - Pubblicato il: 31 maggio 2021
Come reagisce il cervello all’ascolto della musica
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Ascoltare della musica è un’azione naturale ma per farlo il nostro cervello si attiva mettendo in atto diversi passaggi.

 

Messaggio pubblicitario Vi sarà sicuramente capitato, mentre ascoltate una canzone, di scandirne il ritmo battendo il piede con una certa cadenza.

Cambiando il ritmo della melodia, cambierà anche quello del nostro piede ed è stato dimostrato che cambierà anche quello delle nostre connessioni mentali.

L’ascolto ci coinvolge anche a livello inconscio ed esercita su di noi la sua influenza.

Come funziona il cervello durante l’ascolto di una canzone

Per capire quale può essere l’influenza della musica dobbiamo fare un breve viaggio alla scoperta del nostro cervello e del suo funzionamento.

Per farlo in modo semplice, schematizziamo questo processo in alcuni passaggi. Il nostro sistema nervoso è costituito da cellule, i neuroni, che comunicano fra loro attraverso dei neurotrasmettitori, piccole vescicole che restano inerti all’interno dei neuroni finché non sopraggiunge un impulso emotivo. A questo punto vengono rilasciate e vanno ad interagire con i neuroni limitrofi trasformando l’impulso nervoso iniziale in una risposta cellulare specifica.

Musica quali sono gli effetti dell ascolto e come reagisce il nostro cervello Imm. 1: Funzionamento del cervello durante l’ascolto di una canzone

Nel momento in cui ascoltiamo una musica, nel nostro organismo si produce un effetto simile a quello dell’assunzione di una droga psicoattiva che causa il rilascio di dopamina nel cervello. La dopamina è appunto uno di questi neurotrasmettitori. Compito della dopamina è di esercitare il controllo sul movimento, sulla capacità di attenzione e di apprendimento, su alcuni aspetti delle funzioni cognitive, sulla sensazione di piacere e sul meccanismo del sonno. In breve, questi neurotrasmettitori sono messaggeri chimici che gli impulsi nervosi rilasciano per indurre un certo meccanismo cerebrale.

L’effetto della musica

Ma l’effetto prodotto dalla musica non è solo sulle emozioni, bensì è stato dimostrato come sia in grado di influenzare anche il sistema cardio vascolare, il battito cardiaco e la pressione sanguigna.

Ad esempio, capita spesso di vedere degli sportivi che si isolano ascoltando musica con le cuffiette prima di scendere in campo per cimentarsi nella loro performance. In questo caso l’ascolto ha lo scopo di migliorare la loro concentrazione, ma anche di far acquisire forza ed energia, come abbiamo già visto.

Al contrario, in altre situazioni, la musica può essere utilizzata per rilassarsi. I diversi generi e stili musicali, infatti, sono in grado di provocare effetti molto diversi in chi li ascolta. Se una musica rilassante è in grado di ridurre i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel sangue, il crescendo di un’orchestra può determinare una vasocostrizione della pelle del viso con l’aumento della pressione sanguigna.

In generale possiamo dire che la musica classica e meditativa funziona nella riduzione di stress e dolore, mentre una musica ritmata ha effetti benefici nell’aumentare la concentrazione, le motivazioni e nel migliorare l’umore.

Inoltre, alcuni brani possono concretizzare specifici stati d’animo come calma e serenità, condizioni che permettono al potenziale del nostro cervello di essere sfruttato al massimo.

Oltre un discorso generale bisogna anche tenere in considerazione gli aspetti più soggettivi, ossia i gusti personali in conseguenza dei quali, ad esempio, un soggetto può essere infastidito dall’ascolto della musica classica ed avere più benefici in termini di rilassamento dall’ascolto della musica new age.

Come funziona il processo di ascolto

Ascoltare musica procura piacere, fa riaffiorare alla mente ricordi, fa nascere emozioni e ci aiuta a condividerle con chi ci sta intorno.

Un processo che sembra assolutamente naturale, quasi scontato, ma che in realtà mette in moto un meccanismo complesso, come abbiamo in parte già visto.

Messaggio pubblicitario Va detto che la risposta che il nostro cervello fornisce agli stimoli musicali non dipende unicamente dai suoni stessi ma anche da un bagaglio di conoscenze che abbiamo acquisito. La reazione infatti sarà condizionata anche dalle nostre competenze musicali, da quello che avremo ascoltato in precedenza e che è stato immagazzinato nei nostri ricordi, dalle emozioni che abbiamo provato.

Ma veniamo a come si comporta il nostro cervello quando ascoltiamo una canzone.

Il suono è un fenomeno fisico, è la sensazione prodotta dalla vibrazione di un corpo in oscillazione che si propaga nell’aria. Quando ascoltiamo una canzone, la fase dell’ascolto si divide in due parti. Inizialmente si attiva la fase dell’udire che è un fenomeno periferico legato all’orecchio e al nervo acustico. Secondariamente, passando attraverso il talamo, il suono raggiunge il lobo temporale e da qui coinvolge il nostro sistema nervoso con le funzioni psichiche che gli sono proprie. A questo punto si dice che il suono musicale è stato “intellettualizzato”.

Ora il nostro cervello è in grado di distinguere il linguaggio dalla musica così che, durante l’ascolto, agisce servendosi di due sistemi neurali separati per il riconoscimento della melodia e per il significato delle parole.

Emisfero destro, emisfero sinistro

Quando ascoltiamo un brano, si attivano i due emisferi del cervello: quello sinistro (che si occupa della parte logica) si concentra sul linguaggio, quello destro (che gestisce le funzioni più intuitive) sulla parte musicale, creando connessioni fra loro. La parte destra del cervello attiva l’immaginazione dando vita alle emozioni più diverse, mentre la parte sinistra analizza aspetti quali la struttura del brano e le parole della canzone.

Interessante notare come alcuni studi hanno rilevato che i musicisti percepiscono la musica in due modi differenti a seconda delle intenzioni che guidano il loro ascolto. Se vogliono lasciarsi trasportare dal suono ascolteranno, in modo inconscio, con l’emisfero destro. Se invece vogliono analizzare la melodia da un punto di vista tecnico, l’emisfero sinistro prenderà il sopravvento.

Entrambi gli emisferi traggono benefici dalla musica. Se ci concentreremo maggiormente sulla parte sinistra, questi si manifesteranno in miglioramento della memoria, della motricità, del senso del ritmo, della coordinazione corporea. Se invece ci concentreremo maggiormente sulla parte destra, otterremo un maggiore sviluppo dell’immaginazione, un miglioramento della creatività e una maggiore armonia.

 

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Bibliografia

  • Balestrieri, A. (2021), La mente in musica. Come reagisce il cervello all’ascolto della musica, Milano, Independently published
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