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L’Infanzia dei Dittatori (2018) di Véronique Chalmet – Recensione del libro

L’Infanzia dei Dittatori di Véronique Chalmet racconta cosa hanno in comune le storie dei bambini che sono diventati sanguinari dittatori

ID Articolo: 163301 - Pubblicato il: 14 marzo 2019
L’Infanzia dei Dittatori (2018) di Véronique Chalmet – Recensione del libro
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Véronique Chalmet, giornalista ed esperta di psicologia e criminologia, ha raccolto, ne L’Infanzia dei Dittatori, i vissuti infantili e le dinamiche familiari di dieci personaggi storici, conosciuti come sanguinari e violenti (Pol Pot, Idi Amin Dada, Stalin, Gheddafi, Hitler, Franco, Mao, Mussolini, Saddam Hussein e Bokassa).

 

Attraverso un linguaggio caratterizzato da un mescolamento di ironia e tragedia, l’autrice ha dimostrato che basta un solo uomo per cambiare la storia mondiale, per uccidere, sterminare e torturare una popolazione intera.

L’infanzia dei dittatori: che cosa li accomuna

Messaggio pubblicitario In quasi tutte le loro storie d’infanzia si assiste ad uno scenario di estrema negatività; in particolare, questi bambini hanno vissuto in prima persona paure, ansie, frustrazioni e violenze sia fisiche che psichiche.

Nella maggior parte dei casi queste emozioni spiacevoli e queste violenze venivano provocate da padri perturbati psicologicamente, libertini, violenti, alcolizzati.

Pertanto l’assenza di un rapporto sano con i loro padri, ha portato questi personaggi a divenire adulti psicologicamente frustrati, perturbati, privi di empatia ed incapaci di instaurare relazioni interpersonali significative.

Ovviamente la Chalmet sottolinea che non tutti coloro che hanno subito abusi o violenze in età evolutiva diventano degli assassini assetati di potere e che questi elementi biografici rappresentano un fattore di rischio non da solo sufficiente a trasformare un bambino vessato in un dittatore sanguinario.

Oltre a un’infanzia che potremmo definire traumatica i dieci dittatori hanno vissuti comuni, tra cui: la crisi di una civiltà, una guerra e una rivoluzione. I suddetti avvenimenti sociali avrebbero contribuito all’innesco del delirio di onnipotenza, il quale era già dormiente nella psiche tormentata, debole e ferita di questi personaggi.

L’infanzia dei dittatori: le storie di chi ha insanguinato la storia

A Pol Pot, dittatore cambogiano, fu impartita un’educazione rigida ed improntata al rispetto per chi lo nutriva, caratterizzata da una repressione dei propri sentimenti. Sin da bambino si è dimostrato privo di qualsiasi talento, ma nonostante ciò ambizioso.

Idi Amin Dada, dittatore ugandese, è nato da una relazione extraconiugale. La madre era una strega e svolgeva dei rituali magici ma sanguinari, i quali perturbarono in modo non indifferente la psiche del figlio.

Proprio per questa ragione il signore di tutte le bestie della terra e di tutti i pesci del mare (come amava proclamarsi), riprodusse fedelmente quanto appreso dalla madre maga e quando non era abbastanza coinvolto in queste macabre torture, guardava volentieri i grandi classici di Walt Disney. Questo dimostra come i tratti infantili e quelli psicopatici possano coesistere.

Stalin, figlio ottenuto da una relazione extraconiugale, sin da quando era in fasce ha subito dei maltrattamenti da parte di un padre alcolista (conosciuto in tutto il paese come “Beso il Matto”) e di una madre di facili costumi. Entrambi lo picchiavano, il padre perché lo odiava, la madre perché lo amava.

Il padre, anche egli perturbato, mal sopportava che il figlio potesse avere un livello di istruzione superiore al suo, proprio per questa ragione lo picchiava e lo costringeva a lavorare come calzolaio.

Da adulto, l’incapacità di provare affetto e l’incapacità di legarsi alle persone, fa sì che il dittatore russo si disinteressi persino di suo figlio; infatti quando quest’ultimo fu rapito dai tedeschi, lo fece giustiziare perché rifiutò qualsiasi accordo. Giustificò questa azione ritenendo che gli affari di guerra erano affari di guerra.

Mu’ ammar Gheddafi, anch’egli figlio illegittimo di un aviatore francese, fu forse l’unico ad essere amato e viziato, forse fin troppo, dai suoi genitori e dalle sue sorelle. In quanto unico figlio maschio, mandato dal volere divino, secondo i loro genitori, avrebbe trovato da solo il suo avvenire e avrebbe fatto grandi cose.

Il “re dell’Africa” (come egli stesso si dichiarò), passò alla storia per aver ucciso molti uomini, le cui esecuzioni venivano trasmesse con regolarità in televisione, probabilmente per far intimorire chi non voleva piegarsi alla sua dittatura.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Hitler, figlio di genitori consaguinei, ha assistito sin da piccolo sia direttamente sia indirettamente alla violenza. Il “signor padre” (l’appellativo con cui si faceva chiamare) era un donnaiolo e spesso picchiava moglie e figlio.

Una volta, il piccolo Hitler, stanco di vedere soffrire la madre per le violenze fisiche, lanciò un coltello al padre e quest’ultimo lo picchiò talmente tanto da ridurlo quasi in fin di vita. Le innumerevoli violenze ricevute, Adolf, le riproduceva a scuola, infatti, picchiava i suoi compagni di scuola ebrei.

Ciò che il dittatore tedesco si porterà a vita sarà l’odio nei confronti del padre, tanto da distruggere il suo villaggio natale e da costruirci un poligono.

L’infanzia di Franco è anche essa cupa, fu educato in modo rigido e senza svaghi. Il padre aveva molte amanti e la madre era eccessivamente devota, tanto da inculcare il suo credo nel figlio. Non appena sarà diventato adulto, Franco, accecato dall’odio verso suo padre, lo rinnegherà.

Mao, costretto da suo padre a nutrirsi dei suoi avanzi, è anch’egli cresciuto in un clima di violenza e di ingiustizie. Una volta cresciuto, il rancore e l’odio nei confronti di suo padre saranno talmente forti, che lo porteranno ad affermare che non gli sarebbe dispiaciuto torturarlo per potersi vendicare di tutto il male che gli aveva fatto.

L’educazione di Mussolini è stata caratterizzata da una miscela tra violenza ed indottrinamento delle idee politiche del padre. Il padre del Duce era alcolizzato e tradiva spesso la moglie con tante donne e nonostante quest’ultima sapesse delle avventure del marito decise, comunque, di rimanere al suo fianco.

Mussolini eccelleva a scuola e nel teatro, però era un bullo, infatti picchiava senza pietà i suoi coetanei (come a volte faceva il padre per temprargli il carattere).

Saddam Hussein, era il figlio indesiderato ma mandato da Dio. Il padre abbandonò la madre quando scoprì che era incinta, la madre tentò diverse volte di abortire.

Nonostante gli innumerevoli tentativi, Saddam nacque e lei se ne lavò le mani lasciandolo nelle mani del patrigno. L’unico gesto d’amore che ricevette fu da suo zio, che gli regalò un’arma, che Saddam ultilizzò per compiere il suo primo omicidio.

Infine, l’infanzia di Bokassa, è stata segnata dalle torture dei colonizzatori francesi i quali costrinsero ai lavori forzati i suoi genitori e successivamente li uccisero. Il dittatore della Repubblica Centrafricana, crebbe con uno spirito di rivalsa e vendetta. Non appena si arruolò come militare ebbe successo e non appena depose suo cugino, divenne capo dello stato. Nel 1977 si fece incoronare attraverso un rito che si avvicina a quello di Napoleone Bonaparte. La sua carica durò tredici anni e il numero dei morti a suo carico tuttora è sconosciuto. Questo despota prediligeva torturare i prigionieri e quando erano ancora agonizzanti li gettava in pasto o ai leoni o ai coccodrilli.

Impose diverse le leggi, in particolare, costrinse i bambini ad indossare delle uniformi costosissime, tuttavia gli scolari che si opposero a Bokassa furono arrestati, torturati e uccisi.

Non appena i francesi vennero a sapere dell’accaduto gli tolsero il potere.

Le storie hanno un tratto comune, tutti sono stati convinti o dal loro narcisismo o da altre persone di essere degli individui eccezionali e tutti hanno avuto il potere di decidere sul destino dei propri connazionali.

L’autrice dimostra infine, come la mancanza di rimorso, di affetto, di compassione e di sensibilità sia ridondate in queste storie e correlata a difese psichiche attivate per far fronte alla traumaticità dei contesti relazionali in cui sono cresciuti.

 

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Bibliografia

  • Chalmet, V. (2018). L’infanzia dei dittatori. Baldini+Castoldi
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