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Combattere la depressione: stimolazione cerebrale o terapia farmacologica?

Un nuovo studio confronta l'effetto di antidepressivi con trattamenti per la depressione basati su stimolazione cerebrale, mettendone in dubbio l'efficacia.

ID Articolo: 148132 - Pubblicato il: 12 settembre 2017
Combattere la depressione: stimolazione cerebrale o terapia farmacologica?
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Per il trattamento della depressione è stato confrontato il metodo della stimolazione transcranica a corrente diretta continua (tDCS) con un farmaco, un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina.

Filomena Propato

 

Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA Un nuovo studio mette in dubbio l’efficacia dei trattamenti per la depressione basati sulla stimolazione cerebrale mediante corrente elettrica a bassa intensità. La tecnica è nota come stimolazione transcranica a corrente diretta continua (tDCS) ed è stata considerata un’alternativa promettente al trattamento con farmaci antidepressivi.

I ricercatori dell’ospedale universitario di San Paolo (HU-USP) e dell’Istituto di psichiatria dell’ospedale das Clínicas (HC-FMUSP-IP), in Brasile, dimostrano come la tDCS risulti meno efficace dell’escitalopram, un farmaco antidepressivo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel New England Journal of Medicine.

Antidepressivi o tDCS?

Il gruppo di ricercatori guidato da André Brunoni, professore presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università Medical School di San Paolo e direttore del Servizio di Neuromodulazione, ha reclutato 245 pazienti con depressione e li ha suddivisi in tre gruppi in maniera casuale.

Un gruppo è stato trattato con tDCS più placebo per via orale, il secondo ha ricevuto il trattamento tDCS sham più il trattamento anti-depressivo e il terzo ha ricevuto il trattamento tDCS sham più il placebo orale.

Il trattamento tDCS è stato somministrato in sessioni di 30 minuti per 15 giorni feriali consecutivi, seguiti da sette sessioni settimanali. L’escitalopram è stato somministrato ad una dose di 10 mg al giorno per tre settimane e 20 mg al giorno per altre sette settimane. Il limite inferiore della tDCS rispetto all’ escitalopram è stato definito da un punteggio minimo, almeno il 50% della differenza nei punteggi in soggetti trattati con placebo rispetto a quelli trattati con l’antidepressivo. Il che significa che il tDCS dovrebbe essere efficace almeno nel 50%, tanto quanto l’antidepressivo, ma in questo studio, tale aspettativa, non si è verificata.

I risultati mostrano che il trattamento con tDCS non è più efficace del trattamento con escitalopram, quindi gli autori hanno concluso che la stimolazione transcranica non può essere raccomandata come terapia di prima linea contro la depressione. L’antidepressivo è più facile da somministrare e molto più efficace. D’altra parte, studi precedenti hanno dimostrato che la tDCS è migliore rispetto al placebo.

Secondo lo studio, inoltre, i pazienti che hanno ricevuto il trattamento con tDCS presentavano livelli più elevati di rossore cutaneo, acufene e nervosismo rispetto agli altri due gruppi, e mania di nuova insorgenza, che si è sviluppata in due pazienti di questo gruppo. Mentre, i pazienti che ricevevano escitalopram presentavano sonnolenza e costipazione più frequenti rispetto a quelli degli altri due gruppi.

Depressione: come funziona la tDCS e i rischi delle soluzioni fai-da-te

Si stima che circa il 12% -14% della popolazione mondiale soffre di depressione, e sembrerebbe relativamente facile trovare siti di auto-aiuto con i video che mostrano come somministrare la tDCS a casa.

Il Professore dichiara:

Questi siti che pretendono di dimostrare come stimolare il proprio cervello rappresentano un enorme rischio per i pazienti con depressione. Le soluzioni “fai da te” sono fortemente contro-indicate. Mi aspetto che il nostro studio abbia un impatto su questo fenomeno perché abbiamo dimostrato che ci sono effetti collaterali negativi e che non è così efficace come molti pensano.

Messaggio pubblicitario Brunoni ha anche sottolineato l’importanza di non confondere la tDCS con altri metodi come la terapia elettroconvulsiva (ECT), che prevede una corrente molto più forte – tipicamente 800 milliampere, o 800 volte la corrente utilizzata nella tDCS – ed è progettata per produrre una scarica controllata. Altre differenze includono il fatto che la ECT fornisce un breve impulso piuttosto che una corrente costante.

Il dispositivo tDCS è uno stimolatore a corrente continua di bassa intensità collegato a due elettrodi di superficie (anodo e catodo). In generale, la tDCS anodica induce la depolarizzazione dei neuroni (attiva) mentre la tDCS catodica favorisce la loro iperpolarizzazione (inibisce). Nei soggetti con depressione, gli elettrodi vengono posizionati sulle loro tempie in modo che la corrente possa attraversare la corteccia prefrontale dorsolaterale (un’area con attività diminuita in tali soggetti). Le persone con depressione mostrano l’ipoattività cerebrale in diverse aree cerebrali, ma soprattutto in questa regione; si pensa che il meccanismo d’azione della stimolazione possa aumentare l’attività nella corteccia prefrontale dorsolaterale, ma ancora non è stato dimostrato nessun effetto di questo tipo.

Esistono ulteriori tecniche progettate per modificare l’attività elettrica del cervello: la stimolazione magnetica transcranica, la stimolazione transcranica a corrente alternata, la stimolazione profonda del cervello e gli ultrasuoni focalizzati. Di queste, solo la stimolazione magnetica transcranica e la terapia elettroconvulsiva sono attualmente approvate dalla Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento della depressione.

 

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Bibliografia

  • Andre R. Brunoni, Adriano H. Moffa, Bernardo Sampaio-Junior, Lucas Borrione, Marina L. Moreno, Raquel A. Fernandes, Beatriz P. Veronezi, Barbara S. Nogueira, Luana V.M. Aparicio, Lais B. Razza, Renan Chamorro, Luara C. Tort, Renerio Fraguas, Paulo A. Lotufo, Wagner F. Gattaz, Felipe Fregni, Isabela M. Benseñor. Trial of Electrical Direct-Current Therapy versus Escitalopram for Depression. New England Journal of Medicine, 2017; 376 (26): 2523 DOI: 10.1056/NEJMoa1612999
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