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Il gentle parenting: cosa ci dice la ricerca sull’approccio della “genitorialità gentile”

La genitorialità gentile è un approccio sempre più diffuso: cosa dice la ricerca su benefici, limiti e impatto sul benessere di genitori e figli

Di Anna Boccaccio

Pubblicato il 24 Mar. 2026

Genitorialità oggi: tra stress, aspettative e il dibattito sul “gentle parenting”

Diventare genitori: una delle esperienze più gratificanti della vita, ma anche una delle più complesse e potenzialmente stressanti. Essere genitori oggi è più difficile che 20 anni fa e la genitorialità può rivelarsi una tappa della vita insidiosa, fonte di stress acuto e persino burnout, al pari di un vero e proprio impiego lavorativo (APA, 2024). 

Qual è allora il segreto per una buona genitorialità? Come possiamo crescere al meglio i nostri figli senza sentirci sopraffatti dal ruolo di genitori?

Il recente movimento del “gentle parenting” o “genitorialità gentile” si pone come alternativa agli stili genitoriali basati sulla disciplina, riscuotendo parimenti critiche e popolarità mediatica. Quali sono i pro e i contro della genitorialità gentile

Una ricerca ha esplorato per la prima volta luci e ombre di questo discusso approccio all’essere genitori.

Cosa è il movimento del gentle parenting?

La genitorialità gentile è un approccio alla genitorialità diffusosi nell’ultimo decennio. Le sue origini sono generalmente attribuite alla psicologa e autrice inglese Sarah Ockwell-Smith, che per prima ha coniato l’espressione “gentle parenting”, definendola un modo di essere e dedicando al tema 16 libri.   

Le ricercatrici Anne Pezalla e Alice Davidson, rispettivamente del Macalaster College in Minnesota e del Rollins College in Florida, hanno condotto la prima indagine esplorativa sulla genitorialità gentile, riscontrando che si tratterebbe di un movimento alimentato in gran parte da sedicenti “esperti” di genitorialità e influencer sui social media e Youtube (Pezalla & Davidson, 2024). Per le autrici, il gentle parenting non sembra essere supportato da alcuna evidenza di ricerca accademica. 

La giornalista Jessica Grose ha definito sul New York Times il gentle parentinguna sorta di mélange open source, interpretato e remixato da mamme di tutto il paese”. Il termine includerebbe diverse varianti, tra cui “genitorialità rispettosa”, “genitorialità consapevole” e “genitorialità intenzionale”. 

L’ascesa del movimento del gentle parenting sembra essere connessa al periodo del lockdown durante la pandemia da Covid-19, in cui molti genitori hanno sperimentato elevati vissuti di stress nel destreggiarsi tra lavoro e accudimento dei figli rimasti a casa, oltre a un aumento della dipendenza dalle piattaforme dei social media (Pezalla & Davidson, 2024). Proprio su tali piattaforme, nel periodo pandemico la copertura mediatica del gentle parenting è aumentata vertiginosamente online, come un approccio innovativo e promettente per crescere bambini più felici e più calmi – come recita il sottotitolo del libro “The gentle parenting” di Sarah Ockwell-Smith. Non a caso, le stesse Pezalla e Davidson suggeriscono che, al momento della pubblicazione del loro studio, una ricerca su Google per “gentle parenting” produceva 1,68 milioni di risultati. Un numero destinato a crescere.

Cosa si intende per “genitore gentile”?

La prima indagine condotta ad oggi sul gentle parenting offre alcuni spunti sulle caratteristiche principali della genitorialità gentile e dei genitori che la praticano. Pezalla e Davidson hanno intervistato 100 genitori statunitensi con almeno un figlio di età compresa tra 2 e 7 anni. 49 di questi genitori si autodefiniva “genitore gentile”.

Dalle analisi dei dati è emerso che questo tipo di approccio non sembra disporre di un impianto teorico ufficiale e viene declinato dai genitori in modo sfumato e multitematico.  

La genitorialità gentile enfatizza alcuni temi fondamentali (Little, 2025):

  • la capacità dei genitori di regolare le proprie emozioni, come mantenere la calma di fronte a comportamenti problematici dei bambini, evitando il ricorso a punizioni e ricompense
  • aiutare i figli a identificare e gestire le proprie emozioni
  • elevate dimostrazioni di affetto nei confronti dei bambini
  • porre e sviluppare confini, dando ai bambini scelte anziché ordini.

La genitorialità gentile si concentra sul riconoscere sentimenti e motivazioni alla base dei comportamenti difficili dei bambini, piuttosto che sulla correzione dei comportamenti stessi. Coloro che si definiscono genitori gentili tendono a convalidare le emozioni dei figli, ascoltandoli con empatia, comprensione e rispetto, e a utilizzare le esperienze emotive dei propri figli come opportunità per alimentare l’intimità affettiva e insegnare capacità di coping e risoluzione dei problemi. Ad esempio, durante un capriccio, un genitore potrebbe dire “Sembri frustrato” o verbalizzare “Ti stai divertendo così tanto a giocare che non vuoi andare a letto, anche se è ora di andare a dormire” o ancora “Hai tirato i capelli alla sorellina perché ti ha tolto il giocattolo, non deve essere facile avere una sorella più piccola”. 

Grande enfasi è posta anche sulle dimostrazioni di affetto, sia fisico che emotivo. I genitori forniscono un modello di comportamenti di gentilezza, empatia e autodisciplina. Questo può significare sedersi con calma e sangue freddo accanto a un bambino o abbracciarlo quando il suo comportamento è aggressivo o sembra fuori controllo. 

La genitorialità gentile promuove alcuni elementi chiave della genitorialità autorevole, uno stile genitoriale definito nella classificazione di Baumrind come una combinazione di elevato calore genitoriale e limiti rigorosi (1966). La genitorialità autorevole è da tempo considerata nella ricerca psicologica come associata a maggiore benessere psicofisico nei bambini (Baumrind, 1991; Pinquart & Gerke, 2019).

Gli elementi sovrapposti dell’educazione gentile e autorevole sono:

  • creare un rapporto caloroso e costruttivo tra genitore e figlio
  • usare l’empatia per comprendere l’esperienza emotiva del bambino.

Empatia e capacità di assunzione di prospettiva sono due tra gli ingredienti di una genitorialità che supporti l’autonomia. 

In cosa si differenziano, invece, un genitore gentile e uno autorevole? Prevalentemente, nell’uso della disciplina mediante sanzioni, rinforzi e incentivi. Un genitore autorevole tradizionalmente può ricorrere al time out, alla concessione o sottrazione di privilegi (“Non puoi guardare la TV oggi perché hai dato un calcio alla mamma”) e al rimprovero verbale per gestire comportamenti difficili. Al contrario, un genitore gentile fornisce un costante modello di calma e comportamenti desiderati, senza offrire incentivi espliciti per farlo. In altri termini, il bambino imparerebbe ad autoregolare le emozioni, ad essere gentile e coscienzioso perché lo desidera e assiste quotidianamente a un modello simile di comportamento, e non perché questo gli procurerà vantaggi (Winter, 2022).

“L’opposto dei miei genitori”

Un vissuto comune tra i genitori gentili dello studio era il desiderio di crescere i propri figli con un approccio educativo diverso da quello sperimentato nelle famiglie d’origine. Niente sculacciate o punizioni fisiche, dichiaravano alcuni genitori, ma fare qualcosa di più per i figli e farlo in modo diverso. Questi risultati sono in linea con un recente rapporto del Pew Research Center, che ha rivelato che il 43% dei genitori intervistati desidera crescere i propri figli in modo diverso da come è stato cresciuto, in particolare con più affetto e compassione.

Genitori gentili ma non con se stessi

Un dato interessante emerso dalla ricerca è che oltre un terzo dei genitori gentili sperimenta vissuti di burnout, autocritica e scarsa autoefficacia. Alcuni hanno riferito di mettere in dubbio i meriti dell’approccio del gentle parenting e di sentirsi “sopraffatti giorno e notte” dal ruolo di genitori

Le pratiche di genitorialità gentile sembrano funzionare meglio in situazioni in cui il genitore è già autoregolato e dispone di un maggiore lasso di tempo per gestire momenti problematici. Dall’esperienza dei genitori dello studio, l’empatia e l’attenzione alla relazione non sempre eliminano i comportamenti indesiderati dei bambini, generando sensi di colpa, frustrazione e ulteriore stress negli adulti.

Genitori, abbiate fiducia in voi stessi

La pedagogia genitoriale può essere al tempo stesso divisiva e redditizia. Un intero settore vende consigli, consulenze, libri e workshop a pagamento sulla genitorialità. Si prevede che il mercato globale delle app per genitori crescerà significativamente entro il prossimo decennio. I principali clienti? Probabilmente genitori insicuri.

Per questi genitori, la ricercatrice Anne Pezalla ha un consiglio: mettere via i cellulari e restituire tutti i libri sulla genitorialità in biblioteca. Il genitore migliore è quello che ha fiducia in se stesso: “Abbiamo cresciuto figli fin dall’alba dei tempi” ha dichiarato la studiosa a NBC News “e lo abbiamo fatto senza l’aiuto di libri sulla genitorialità e di esperti di genitorialità sui social media” (Grigsby, 2024). 

Riferimenti Bibliografici
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