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Trauma quotidiano (2023) di T. J. Shors – Recensione del libro

Il libro Trauma quotidiano di Tracey Shors offre una prospettiva neuroscientifica sul trauma e apre a una visione integrata che coinvolge cervello, corpo e mente

Di Massimo Agnoletti

Pubblicato il 07 Ott. 2026

Trauma, stress e plasticità cerebrale

Negli ultimi anni il trauma è diventato uno dei concetti centrali della  psicologia clinica. Parallelamente, le neuroscienze hanno rivoluzionato la comprensione dei processi attraverso cui stress, memoria e apprendimento modificano il cervello. In questo scenario si colloca il volume Trauma quotidiano (2023) della prof.ssa Tracey Shors, neuroscienziata statunitense nota nel settore della plasticità neurale, un testo rigoroso e divulgativo che costituisce un riferimento prezioso per psicologi e psicoterapeuti. 

 

Trauma quotidiano (2023): il cervello tra trauma e cambiamento

Shors descrive come la plasticità cerebrale renda il cervello continuamente modificabile dalle esperienze. Ansia, evitamento e  ipervigilanza vengono interpretati come adattamenti evolutivi, mentre il cambiamento terapeutico nasce dalla possibilità di creare nuove  esperienze emotive capaci di rimodellare le reti neurali. 

L’autrice presenta numerose evidenze scientifiche che documentano una maggiore vulnerabilità delle donne agli effetti psicologici degli eventi traumatici. Una vasta meta-analisi condotta da Tolin e Foa (2006), relativa a 25 anni di ricerca, ha mostrato che le donne presentano una maggiore probabilità di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico (PTSD) rispetto agli uomini, nonostante una minore esposizione complessiva agli eventi potenzialmente traumatici. Studi epidemiologici successivi hanno confermato che tale differenza non sembra essere spiegata soltanto dalla diversa tipologia di eventi traumatici sperimentati, ma anche da una maggiore vulnerabilità femminile ai loro effetti (Blanco et al., 2018). Nel complesso, i dati epidemiologici indicano nelle donne una prevalenza del PTSD approssimativamente doppia rispetto agli uomini. 

Trauma quotidiano: oltre il cervello, verso una visione integrata

La professoressa Shors nel libro Trauma quotidiano (2023) presenta diverse strategie per ridurre i pensieri ripetitivi che alimentano e mantengono le tracce del trauma. Tra queste figurano gli interventi cognitivi, le terapie specificamente orientate al trauma e il programma Mental and Physical (MAP) Training, sviluppato dalla stessa Shors (Shors et al., 2014), che integra training mentale attraverso la meditazione ed esercizio fisico aerobico in un unico approccio. 

Il libro Trauma quotidiano (2023) stimola però una domanda ulteriore: oggi è ancora sufficiente interpretare il trauma come un fenomeno prevalentemente cerebrale? Le  evidenze provenienti dalla PNEI, dalla psicogastroenterologia e dalla medicina dei sistemi suggeriscono una prospettiva ancora più ampia e complessa nella quale cervello, sistema immunitario, endocrino, microbiota intestinale e nervo vago partecipano congiuntamente alla  risposta allo stress. 

Per lo psicologo, così come per tutti gli altri professionisti sanitari, è utile distinguere  cervello e mente come differenti livelli epistemologici. Le neuroscienze spiegano i meccanismi biologici dell’esperienza; la psicologia studia il significato soggettivo, la relazione e la costruzione narrativa. L’integrazione  di questi livelli evita facili, quanto diffusi, riduzionismi. 

Una valutazione moderna del trauma dovrebbe integrare aspetti psicologici con stile di vita, sonno, alimentazione, sintomi gastrointestinali, infiammazione, funzione vagale e altri indicatori biologici quando appropriato. Ciò non sostituisce il supporto psicologico ma ne amplia gli strumenti interpretativi. 

Trauma quotidiano (2023): oltre le neuroscienze

Il libro Trauma quotidiano (2023) è un libro prezioso. Il suo merito è offrire solide basi  neuroscientifiche e, indirettamente, aprire la strada a una visione più  sistemica. Il suo limite forse è non proporre un preciso modello concettuale che incorpori le interessanti riflessioni della Shors evidenziandone operativamente le implicazioni cliniche.

Se il Novecento ha mostrato che il trauma modifica il cervello, il XXI secolo sta mostrando che esso coinvolge l’intero organismo e il modo in cui la persona attribuisce significato alla propria esperienza. È probabilmente dall’integrazione tra neuroscienze, psicologia, PNEI e medicina dei sistemi che nasceranno i modelli clinici più promettenti dei prossimi decenni. 

Riferimenti Bibliografici
  • Blanco, C., Hoertel, N., Wall, M. M., Franco, S., Peyre, H., Neria, Y., Helpman, L., & Limosin, F. (2018). Toward understanding sex differences in the prevalence of posttraumatic stress disorder: Results from the National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions. The Journal of Clinical Psychiatry, 79(2), 16m11364. 
  • Shors, T. J., Olson, R. L., Bates, M. E., Selby, E. A., & Alderman, B. L. (2014). Mental and physical (MAP) training: A neurogenesis-inspired intervention that enhances health in humans. Neurobiology of Learning and Memory, 115, 3–9. 
  • Shors, T. J. (2023). Trauma quotidiano: Rimappare la risposta del cervello allo stress, all’ansia e ai ricordi dolorosi per una vita migliore. Giovanni Fioriti Editore.
  • Tolin, D. F., & Foa, E. B. (2006). Sex differences in trauma and posttraumatic stress disorder: A quantitative review of 25 years of research. Psychological Bulletin, 132(6), 959–992. 
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