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Ansia da test: strategie utili per affrontarla

L’ansia da test può influire sul benessere e sul rendimento degli studenti, ma può essere gestita con strategie adeguate

Di Silvia Bettoni, Silvia Carrara, Martina Gori, Giulia Onida

Pubblicato il 29 Gen. 2026

Cos’è l’ansia da test?

Se consideriamo i molteplici utilizzi dei test nella nostra società, così come la loro rilevanza e l’impatto che possono avere sulla vita di chi li sostiene, non dovrebbe sorprenderci che i test e i contesti valutativi tendono a suscitare sensazioni di ansia in numerosi studenti. Si stima infatti che tra il 25% e il 40% della popolazione provi livelli d’ansia invalidanti quando deve affrontare test ed esami, con tassi di prevalenza più elevati nelle donne e nelle minoranze etniche (Cassady, 2010; Zeidner, 2014). Per questo motivo, l’ansia da test rappresenta la forma di ansia più rilevante tra quelle che possono emergere nei contesti valutativi, ed è stata ampiamente studiata fin dall’inizio degli anni ’50 (Mandler & Sarason, 1952).

L’ansia da test può essere considerata una sottocategoria dell’ansia da prestazione – una paura o ansia marcata legata al parlare o all’esibirsi in pubblico, che risulta compromettente soprattutto in contesti accademici o lavorativi in cui sono richieste regolarmente prestazioni in pubblico (American Psychiatric Association, 2013) – e può essere definita come una tipologia specifica di ansia che gli individui possono provare prima, durante e dopo un esame o altre situazioni valutative (Zeidner, 2014). Tale condizione include una serie di componenti cognitive, emotive, comportamentali e fisiologiche che riflettono la preoccupazione per un possibile risultato negativo o inferiore alle aspettative (proprie o altrui) in un contesto dove si dev’essere valutati o giudicati (Zeidner, 1998). 

Le origini dell’ansia da test e i suoi effetti sugli studenti

L’ansia da test è il risultato di una complessa interazione tra fattori individuali, situazionali e contestuali. Tra le principali cause, la paura del fallimento e la preoccupazione per una valutazione negativa giocano un ruolo cruciale, in quanto gli studenti spesso percepiscono gli esami come eventi determinanti per il proprio futuro accademico e professionale (Zeidner, 2014). A ciò si aggiunge una bassa autostima, che può portare a una minore fiducia nelle proprie capacità e a un’anticipazione negativa dell’esito del test (Pekrun & Stephens, 2009). Inoltre, la procrastinazione, ovvero la tendenza a rimandare lo studio fino all’ultimo momento, può intensificare l’ansia, creando un circolo vizioso in cui il tempo limitato per prepararsi alimenta il timore di non riuscire a ottenere buoni risultati (Tice & Baumeister, 1997).

L’ansia da test può comportare una serie di conseguenze negative, sia fisiche che psicologiche, che influenzano la performance accademica e il benessere complessivo degli studenti. Tra i sintomi fisici più comuni si riscontrano mal di stomaco, cefalea, aumento della frequenza cardiaca, sudorazione e, in alcuni casi, sensazioni di svenimento o nausea (Chakraborty, 2023; Mashayekh & Hashemi, 2011). Sul piano emotivo e cognitivo, gli individui tendono a sperimentare un elevato livello di arousal, alimentato dalla paura di fallire, che può causare confusione, panico, irritabilità e vuoti di memoria (Mashayekh & Hashemi, 2011; Zeidner, 2014). Questo stato di ansia riduce la capacità di concentrazione, sottraendo risorse cognitive che potrebbero essere utilizzate per focalizzarsi sul contenuto dell’esame, creando così un circolo vizioso: maggiore è la preoccupazione di non riuscire, minore è l’efficacia nelle performance, il che alimenta ulteriormente l’ansia. Le conseguenze psicologiche dell’ansia da test includono anche effetti negativi sulla salute, come insonnia, affaticamento e sintomi gastrointestinali, che possono compromettere ulteriormente il benessere degli studenti (Chakraborty, 2023; Mashayekh & Hashemi, 2011). In alcuni casi, l’intensità dell’ansia può portare a un evitamento delle situazioni valutative, riducendo la motivazione allo studio e abbassando il rendimento accademico (Lay et al., 1989). Sebbene un’ansia moderata possa stimolare l’impegno nello studio, quando l’ansia diventa eccessiva, essa mina la capacità di apprendimento e la performance, rendendo fondamentale l’adozione di strategie per la gestione dell’ansia, al fine di minimizzare l’impatto negativo e favorire un approccio più sereno alle valutazioni.

Strategie efficaci per gestire l’ansia da test

Per affrontare efficacemente l’ansia da test, è necessario adottare un approccio che consideri diversi aspetti della vita quotidiana e dell’apprendimento. Le strategie per ridurre l’ansia da test (Mashayekh & Hashemi, 2011) si focalizzano principalmente sulla gestione della salute fisica e mentale, sull’autostima, sulla motivazione e su un’adeguata preparazione.

In primo luogo, mantenere una buona salute fisica è essenziale. L’esercizio fisico aiuta a ridurre lo stress, migliorando il benessere generale e offrendo una valvola di sfogo per i pensieri e le emozioni negative che alimentano il circolo vizioso dell’ansia. Inoltre, è fondamentale dormire a sufficienza: la mancanza di sonno può compromettere gravemente la capacità di concentrazione e aumentare la percezione dello stress. Una dieta equilibrata, che includa pasti regolari, contribuisce a mantenere stabile il livello di energia e a ridurre la tensione fisica.

Un altro aspetto cruciale riguarda l’autostima. Gli studenti che hanno una visione positiva delle proprie capacità tendono a gestire meglio l’ansia. Le persone con bassa autostima, che spesso si sentono incapaci o poco preparate, sono più vulnerabili all’ansia da test. Per migliorare la fiducia in se stessi, è utile concentrarsi sui successi passati e ricordare i propri punti di forza.

La motivazione gioca un ruolo altrettanto importante: studiare in modo costante e distribuito nel tempo aiuta a ridurre la pressione accumulata all’ultimo minuto. D’altronde, come già abbiamo visto, la procrastinazione è una delle cause principali dell’ansia da test. Inoltre, esercitarsi con test simulati è uno dei metodi più efficaci per familiarizzare con il formato delle domande e ridurre l’incertezza. La pratica attiva permette di migliorare il recupero mnemonico delle informazioni e potenziare la fiducia nelle proprie capacità.

Riferimenti Bibliografici
  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th edition). American Psychiatric Association. 
  • Cassady, J. C. (2010). Test anxiety: Contemporary theories and implications for learning. In J. C. Cassady (A c. Di), Anxiety in schools: The causes, consequences, and solutions for academic anxieties (pp. 7–26). Peter Lang.
  • Chakraborty, A. (2023). Exploring the Root Causes of Examination Anxiety: Effective Solutions and Recommendations. International Journal of Science and Research, 12(2), 1096–1102.
  • Lay, C., Silverman, S., & Insel, P. (1989). Attributional and emotional determinants of achievement: A case for self-handicapping strategies. Journal of Educational Psychology, 81(2), 193–198.
  • Mandler, G., & Sarason, S. B. (1952). A study of anxiety and learning. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 47(2), 166–173. 
  • Mashayekh, M., & Hashemi, M. (2011). Recognizing, Reducing and Copying with Test Anxiety: Causes, Solutions and Recommendations. Procedia – Social and Behavioral Sciences, 30, 2149–2155. 
  • Pekrun, R., & Stephens, E. J. (2009). Achievement emotions: A control-value approach. Social and Personality Psychology Compass, 3(5), 734–750. 
  • Tice, D. M., & Baumeister, R. F. (1997). Longitudinal study of procrastination, performance, stress, and health: The costs and benefits of dawdling. Psychological Science, 8(6), 454–458. 
  • Zeidner, M. (1998). Test Anxiety: The State of the Art. Plenum Press.
  • Zeidner, M. (2014). Anxiety in Education. In R. Pekrun & L. Linnenbrink-Garcia (A c. Di), International Handbook of Emotions in Education. Routledge.
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