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Dimmi come sei stato amato e ti dirò come ami

Da adulti le nostre relazioni amorose risultano influenzate dalla suggestione data dalle rappresentazioni mentali originate nei legami infantili

Di Silvia Rosati

Pubblicato il 03 Feb. 2023

Secondo la psicologa canadese Mary Ainsworth in base al pattern di attaccamento che la nostra figura di riferimento principale è riuscita a costruire (funzionale o disfunzionale), avremo differenti tipologie di attaccamento. Ed è proprio in base a come siamo stati amati che amiamo in modalità differenti.

 

La relazione di attaccamento

 Differentemente da quanto avviene nel mondo animale, dove il comportamento sessuale è solamente un atto istintivo e legato a cicli biologici, nell’uomo i fattori ambientali e psicologici hanno maggiore importanza. Attraverso, dunque, un approccio olistico del soggetto, potremmo considerare la sessualità, non solo con la sua finalità di riproduzione, ma anche come un format biologico pensato a favorire la costruzione e il mantenimento dei legami di coppia.

La relazione di attaccamento infatti è caratteristica dell’uomo, il quale la sperimenta per tutto il corso della sua vita, specialmente la relazione “madre-bambino” o “caregiver-bambino” (Bowlby, 1996).

Grazie alla sessualità, come sostenuto anche da Freud, il bambino instaura il rapporto di assoluta dipendenza con la madre, in particolar modo nella fase orale, con la suzione durante l’allattamento, sin dalla nascita.

Viene chiamata “relazione di attaccamento” ed è tipica negli umani, condizionerà per di più, come studiato dalla psicoanalisi e dalle teorie dell’attaccamento, lo sviluppo psicosessuale di un individuo. Gran parte della nostra vita emotiva, infatti, gira intorno alla sessualità, sin dai primi anni di vita, andando a pregiudicare il nostro orientamento sessuale (Bowlby, 1996). In psicologia il sesso è un modo di relazionarsi con un’altra persona.

Secondo le teoria dell’attaccamento, con a capo John Bowlby e Mary Ainsworth, le interpretazioni che noi diamo al comportamento degli altri, che siano amici, partner o colleghi, sono condizionate dai nostri Modelli Operativi Interni (rappresentazioni mentali), costruiti sin dall’infanzia. Da adulti, perciò, ci muoviamo nel mondo attraverso la suggestione data da queste rappresentazioni mentali originate nei legami affettivi infantili (Bowlby, 1996).

Secondo la psicologa canadese Mary Ainsworth in base al pattern di attaccamento che la nostra figura di riferimento principale è riuscita a costruire (funzionale o disfunzionale), avremo differenti tipologie di attaccamento che la studiosa classifica come: attaccamento sicuro, attaccamento insicuro-ansioso evitante, attaccamento insicuro ansioso-ambivalente, attaccamento insicuro disorganizzato (Bowlby, 1996). Ed è proprio in base a come siamo stati amati che amiamo in modalità differenti.

Attaccamento sicuro

L’attaccamento viene definito “sicuro” se i bambini hanno ricevuto la giusta dose d’amore dai genitori o almeno dalla figura materna, rispettando sia i bisogni di dipendenza e rassicurazione che quelli di crescita e autonomia. È così che il bambino riesce ad interiorizzare un’immagine positiva sia di sé stesso che delle future relazioni con gli altri, mostrandosi sicuro di sé e riponendo fiducia nell’altro. Questo tipo di attaccamento sviluppa nel soggetto una buona intelligenza emotiva, la consapevolezza dei propri bisogni e la capacità di mediare le esigenze personali e quelle del partner.

Lo sviluppo di questo tipo di attaccamento è sempre più difficile (Main, 1995).

Attaccamento insicuro

L’attaccamento insicuro si costruisce quando il bambino sperimenta una ferita nel rapporto con il suo caregiver, la quale non permette al soggetto di sviluppare fiducia in se stessi e negli altri. Il Modello Operativo Interno delle persone con attaccamento insicuro, sarà caratterizzato da un’idea negativa delle relazioni che saranno viste come potenzialmente deludenti.

Ci possono essere svariati motivi per i quali i genitori dei bambini con attaccamento insicuro non sono stati in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni dei loro figli, come ad esempio problemi economici o l’insorgenza di malattie, ecc.

L’attaccamento insicuro a sua volta si distingue in tre tipologie: l’insicuro ansioso-ambivalente, insicuro ansioso-evitante, insicuro disorganizzato (Main, 1995).

L’attaccamento insicuro-ansioso ambivalente

Il soggetto con questo tipo di pattern di attaccamento sperimenta la sensazione di non aver ricevuto abbastanza amore dai loro genitori.

I genitori sono stati incostanti nel soddisfacimento dei bisogni dei bambino: a volte presenti ed amorevoli, altre volte algidi e indifferenti ai bisogni dei loro figli, i quali hanno poi appreso ad attirare l’attenzione con pianti, crisi di rabbia e capricci, quindi un’incapacità di regolare le proprie emozioni che rimarrà anche da adulti.

In futuro si aspetteranno molto dal partner e avranno la continua necessità di ricevere conferme. Hanno l’estremo bisogno di “riscattare” l’assenza di affetto che hanno subito.

L’estremo bisogno di ricevere amore farà sì che ciò che hanno non sarà mai abbastanza, motivo per cui ogni disattenzione del partner è sentita come devastante, andando a compromettere l’equilibrio della coppia (Main, 1995).

 Le persone con questo tipo di attaccamento vivono costantemente la paura di essere traditi o abbandonati risultando così al partner possessivi e gelosi. Non riescono a fidarsi, hanno così il bisogno di mettere alla prova l’altro per cercare conferme, senza però mai convincersi di essere amati. Altra caratteristica dell’ambivalente è la tendenza alla dipendenza affettiva, una nuova forma di dipendenza comportamentale dove si mettono in funzione dei comportamenti coattivi sulla persona a cui si è legati affettivamente e grazie alla quale il soggetto che ne è dipendente ne ricava una quiete psicologica.

Queste dinamiche comportamentali del soggetto attivano quella che in psicologia viene definita “profezia che si auto-avvera”, ovvero il loro comportamento farà sì che, l’abbandono tanto temuto, avvenga, infatti le persone con questo attaccamento vengono solitamente lasciate (Main, 1995).

L’attaccamento insicuro-ansioso evitante

I genitori dei bambini con tale attaccamento sono stati poco presenti e poco affettuosi spingendo il figlio a crescere in fretta, diventando presto indipendenti e autonomi, crescendo con la sensazione di poter contare solo su loro stessi.

Tali soggetti hanno difficoltà ad instaurare un legame di coppia poiché, abituati a “cavarsela da soli”, vivranno la relazione come una limitazione, sentendosi costretti, mantenendo però comunque il desiderio di amare.

Lamentano spesso di non riuscire ad innamorarsi e che, una volta bypassato l’amore iniziale, tendono col tempo a stancarsi facilmente e sostenendo di non avere bisogno dell’altro (Main e Solomon, 1990).

Nel caso in cui costruiscono una relazione, le persone con attaccamento evitante vivono come single in coppia, concentrandosi molto sulle proprie esigenze, risultando poco disponibili ai bisogni del partner.

Tutti questi comportamenti fanno sì che la persona non abbia storie molto lunghe, o perché le interrompe lui stesso prima che diventino importanti o perché il partner, stufo, interrompe la relazione (Main, 1995).

L’attaccamento disorganizzato

Questa tipologia si presenta correlata a gravi sofferenze psicologiche. Questo legame si crea se i bambini hanno vissuto situazioni familiari molto difficili con episodi di maltrattamento, abuso o trascuratezza eccessiva. Il bambino vedrà il suo caregiver come un nemico piuttosto che una sicurezza.

In futuro presenteranno difficoltà a legarsi a qualcuno, avranno un comportamento caratterizzato da sbalzi d’umore e aggressività, che si presenta soprattutto quando il partner dimostra vicinanza emotiva (Liotti, 2004).

Alcuni studi mostrano la correlazione tra forme di attaccamento insicuro e rigidità emotiva, difficoltà a relazionarsi e nelle capacità di attenzione e di empatia. Inoltre, dimostrano che tale attaccamento aumenti la probabilità d’insorgenza di disturbi psicologici soprattutto in adolescenza, come la depressione, l’ansia, i disturbi alimentari o, nei casi estremi, disturbi psicotici, e per lo stile disorganizzato, sintomi dissociativi e predisposizione al disturbo da stress post-traumatico (Liotti, 2004).

Considerazione conclusive

Come appena illustrato, i Modelli Operativi Interni che si strutturano dalla nascita permangono per tutta la nostra vita futura, anche se nel tempo le esperienze relazionali possono influire modificando alcune nostre credenze e comportamenti.

È importante avere la consapevolezza del nostro tipo di attaccamento e quello del nostro partner anche tramite un percorso di psicoterapia, per poter vivere serenamente la relazione e saper costruire rapporti che durino nel tempo (Powell et al., 2014).

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Bowlby J. (1996). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore.
  • Liotti, G. (2004). Trauma, dissociation, and disorganized attachment: Three strand of a single braid. Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training, 41(4), 472-486.
  • Main, M. Solomon, J. (1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation, in Grenberg, Cicchetti, Cummings Attachment during the preschool years: theory, research and intervention, Chicago, II, University of Chicago Press, pp. 12-160.
  • Main M. (1995). L’attaccamento. Dal comportamento alla rappresentazione. Raffaello Cortina Editore.
  • Powell, B., Cooper, G., Hoffman, K., Marvin, B. (2014). Il circolo della sicurezza. Sostenere l’attaccamento nelle prime relazioni genitore-bambino. Raffaello Cortina Editore.
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