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Perchè amiamo? Un nuovo modello neurobiologico per comprendere il legame di coppia

Walum e Young hanno proposto un modello per cui il legame di coppia è il risultato di processi di plasticità sinaptica che collegano la codifica di stimoli e informazioni sociosensoriali legati al partner con il sistema di ricompensa cerebrale rendendo così il partner persistentemente e intrinsecamente rinforzato.

ID Articolo: 158876 - Pubblicato il: 24 ottobre 2018
Perchè amiamo? Un nuovo modello neurobiologico per comprendere il legame di coppia
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Finora pochi studi si sono soffermati nell’indagare i meccanismi sottostanti la formazione dei legame di coppia. Che cosa tiene unite due persone oltre la fase dell’innamoramento? Una spiegazione arriva proprio da alcune recenti scoperte sui processi neurali.

 

Messaggio pubblicitario Una nuova rewiew apparsa su Nature Neuroscience, di Walum e Young del Silvio O. Conte Center for Oxytocin and Social Cognition, Center for Translational Social Neuroscience, propone un nuovo modello basato sulle più recenti evidenze in campo neurobiologico per comprendere i circuiti e i meccanismi neurali che consentono lo sviluppo e poi il mantenimento di un legame di coppia, la forza che forgia una forte attrazione tra partner e che rappresenta l’antecedente evolutivo dell’amore romantico.

In questa rewiew (Walum & Young, 2018), il concetto di legame di coppia non possiede le caratteristiche né le sfaccettature psicologiche che tipicamente lo contraddistinguono nel parlare quotidiano, ma è da intendersi invece come una “relazione” tra individui appartenenti ad una coppia riproduttiva di tipo monogamo.

Nel campo delle neuroscienze comportamentali e della biologia, le dinamiche di tale “relazione” sono state studiate mediante modelli animali e task comportamentali, come ad esempio il partner preference test, che hanno evidenziato come primo fra tutte via sia l’accoppiamento a facilitare la formazione di un legame esclusivo tra due partner, manifesto poi tramite comportamenti di cura (Numan & Young, 2016).

Tuttavia pochi studi si sono soffermati nell’indagare i meccanismi, i processi neurali sottostanti la formazione di un legame di coppia.

Cosa ci dicono le neuroscienze sull’origine del legame di coppia

A questo proposito, Walum & Young (2018), partendo dalle più recenti evidenze nel campo neurobiologico, hanno proposto un modello per il quale il legame di coppia è essenzialmente il risultato di processi di plasticità sinaptica che collegano la codifica di stimoli e informazioni sociosensoriali legati al partner con il sistema di ricompensa cerebrale rendendo così il partner persistentemente e intrinsecamente rinforzato, dando avvio a comportamenti sociali selettivi nei suoi confronti.

Questa plasticità sinaptica, alla base dei meccanismi neurali che di fatto rendono possibile lo sviluppo, il conseguente mantenimento di un legame e guidano specifici comportamenti essenziali per esso, è governata dall’attivazione di numerosi neuromodulatori durante il processo di social engagment come l’ossitocina, la vasopressina e la dopamina (Young & Wang, 2004).

Secondo il modello di Walum & Young (2018), l’ossitocina, l’ormone delle cure parentali, responsabile della responsività materna e della formazione del legame diadico madre-bambino oltre che precursore dei comportamenti empatici e di conforto extraparentali nei momenti di distress dell’altro, sarebbe in grado di aumentare e migliorare la captazione dei segnali circa l’identità del partner nel bulbo olfattivo durante l’accoppiamento. Queste informazioni sensoriali “privilegiate”, anche grazie al contributo della vasopressina, raggiungono poi l’amigdala, la quale attribuisce loro una valenza, una salienza emotiva, formando una memoria sociale del partner in associazione con l’attività di gruppi di neuroni dell’ippocampo.

A questo punto, l’area tegmentale ventrale (VTA) rilascia dopamina nel nucleo accumbens (NAc) e nella corteccia prefrontale (PFC) attivando il circuito della ricompensa, con un meccanismo analogo a quello che si osserva nelle dipendenze. Infatti i meccanismi che sottostanno l’interesse selettivo e intenso in un partner per l’accoppiamento si sovrappongono funzionalmente a quelli dopaminergici coinvolti nei disturbi da abuso di sostanze (Walum & Young, 2018).

Allo stesso tempo, il ruolo dell’ossitocina continua ad essere fondamentale: infatti essa, una volta rilasciata, agisce lungo tutto il network e migliora la salienza delle informazioni sociali.

La corteccia prefrontale (PFC) coordina e regola l’attività neurale tra NAc e l’amigdala, favorendo la plasticità sinaptica tra le informazioni riguardanti la rappresentazione neurale e il riconoscimento dell’identità del partner e il reward.

In questo modo si forma un engramma sociale di preferenza nei confronti di quello specifico partner, cioè una serie di neuroni rispondono in modo sincrono ad uno stimolo – il partner -, intrinsecamente gratificante, aldilà del contesto sessuale, e si attivano nell’animale comportamenti diretti all’altro tramite la corteccia motoria.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’ossitocina inoltre sembra avere un ruolo cruciale nel mantenimento del legame di coppia tramite rinforzo negativo: è stato osservato come negli animali che avevano instaurato un legame di accoppiamento, a seguito della separazione dal partner, fossero presenti comportamenti depressivi che richiamavano l’afflizione e la perdita, con un aumento di comportamenti di coping passivi nei task comportamentali (Pohl, Young & Bosch, 2018).

La separazione dal partner aveva altresì aumentato l’attivazione dell’asse HPA dello stress e la sensibilità agli stimoli dolorosi.

Ne consegue pertanto che l’alterazione dei livelli di ossitocina nel network sopra descritto comporti l’attivazione di comportamenti stressanti e pertanto l’animale è motivato a riunirsi con il suo partner e a mantenere il legame di coppia tramite l’utilizzo di meccanismi che ancora una volta apaiono simili a quelli che incentivano il dipendente ad abusare della sostanza (Burkett & Young, 2012).

In conclusione

A parere degli autori, l’amore romantico emergerebbe dalla capacità di questo network cerebrale di integrare in modo sincrono le informazioni multisensoriali provenienti dal partner in un engramma sociale complesso che si tradurrebbe poi in un linguaggio mentale di romanticismo verso l’altro, nella capacità di riflettere sulle nostre passate interazioni con il partner e nella capacità di contemplare una vita futura con lui o lei, anche se siamo ancora lontani dallo svelare appieno i misteri delle relazioni romantiche.

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