Ore 15:17 Attacco al treno (2018) – Recensione del film

Attacco al treno è un film che racconta il coraggio di tre uomini che riuscirono nel 2015 a sventare l’attacco terroristico ad un treno ad alta velocità.

ID Articolo: 152356 - Pubblicato il: 06 marzo 2018
Ore 15:17 Attacco al treno (2018) – Recensione del film
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15:17 Attacco al treno: Un film che narra una storia vera, dove tutto è reale, a partire dagli attori, gli stessi protagonisti della “missione” che valse ai tre l’onorificenza francese, dove la suspence del pericolo di morte incombente su cinquecento anime si intreccia costantemente al racconto retrospettivo della storia di vita di tre bambini e ragazzi assolutamente ordinari, ma proiettati su scelte di vita fondate sull’altruismo.

Trama del film 15:17 – Attacco al treno

Messaggio pubblicitario Tre uomini, un’amicizia senza tempo e ruggine, che dura dai tempi remoti delle scuole elementari.  Un’amicizia “cameratesca”, fondata sulla condivisione di momenti ludici, delle baruffe per i primi amori e su ideali e sogni, innanzitutto il sogno dell’aiuto ai bisognosi. Questo il legame tra Alek, Spencer e Anthony, i protagonisti dell’ultimo film di Steven Spielberg, ORE 15:17 Attacco al treno, che racconta la gloria e il coraggio di tre uomini comuni che riuscirono, il 21 agosto 2015, a sventare l’attacco terroristico ideato da Ayoub El-Khazzani al treno ad alta velocità Thalys Amsterdam-Parigi su cui stavano viaggiando.

Un film che narra una storia vera, dove tutto è reale, a partire dagli attori, gli stessi protagonisti della “missione” che valse infine ai tre l’onorificenza francese, dove la suspence del pericolo di morte incombente su cinquecento anime si intreccia costantemente al racconto retrospettivo della storia di vita di tre bambini e ragazzi assolutamente ordinari, ma proiettati su scelte di vita fondate sull’altruismo (questo forse può costituire la loro eccezionalità e maturità, forse a tratti esageratamente sottolineata, in un ideale dell’Io di freudiana memoria a cui aspirare, faticosamente).

L’infanzia dei tre protagonisti

Ed ecco che il film Attacco al treno “parte dalle origini” con il racconto biografico dei tre bambini discoli, provenienti da famiglie modeste, con madri disperate e richiamate all’appello dai maestri per i comportamenti irruenti dei figli (in particolare Spencer), il bullo che colleziona punizioni e rimproveri, nel contempo valoroso sognatore di una vita militare in cui si esprime il senso sociale di una vita spesa per l’aiuto ai bisognosi. Sì, perché i tre amici di infanzia coltivano il desiderio di una vita al servizio della patria e Spencer coltiva il sogno di divenire aereosoccorritore, aiutando chi si trova in difficoltà, all’insegna di un comportamento prosociale, intriso di empatia e dovere morale, secondo gli insegnamenti di Bateson e Rogers. Un sogno che non conosce minacce, tentennamenti, anche se non sempre supportato dagli stessi amici “Fai quello che devi, non devi avere l’approvazione degli altri”, recita una voce di fondo, in piena sintonia con un senso pieno di autoefficacia, intesa come consapevolezza di essere capace di dominare specifiche attività, situazioni ed eventi, in accordo con la definizione di Bandura.

Un sogno che si alimenta di duri allenamenti fisici, puntuali scoraggiamenti, soprattutto per Spencer che, a causa del suo comportamento ribelle, non si attiene esattamente ai protocolli rigidi di una vita militare e più volte rischia di mettersi in pericolo pur di “combattere fino alla fine”, sfoderando un coraggio forse superiore alla prudenza che richiedono le situazioni di emergenza. Un comportamento senza timori che si dimostrerà essenziale nello scontro fisico con l’attentatore senza scrupoli dove la collaborazione dei tre amici risulterà preziosa nel tentativo di sventare una strage e mettere in salvo i feriti.

L’eroismo e il senso di responsabilità come qualità dei protagonisti

Eroismo, senso di responsabilità, sangue freddo, tutti ingredienti in grado di dare senso a un’esistenza, per certi versi vissuta nei rimproveri subiti e fatti a se stessi (Spencer che combina guai a scuola e delude la madre costantemente), e poi confortata dalla preghiera del perdono e della pace, recitata dallo Spencer bambino dopo i rimproveri materni “Signore, fai di me uno strumento di pace. Solo dando si riceve”. E nel senso del donare si può riassumere il film: un dono di un corpo insanguinato e ferito nella colluttazione con un attentatore senza scrupoli, il dono della vita restituita a chi probabilmente, la vita, l’avrebbe lasciata su un treno passeggeri.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Una visione quasi mistica, un’aderenza a un ordine morale che coincide con il bene della società, dove riecheggia la teoria di Kohlberg sullo sviluppo morale, in particolare riferita al livello post-convenzionale da lui descritto. “Perché nei momenti di crisi bisogna fare qualcosa. Rischiare la vita per la libertà. Bisogna aiutarsi tutti nella comunità umana”, frase toccante della cerimonia premiale all’Eliseo dove il presidente Hollande consegna  laLégion d’honneur agli eroi del treno, e che lascia lo spettatore affascinato dal coraggio di eroi del tutto comuni, spingendolo forse a riappropriarsi di uno spirito comunitario e altruistico, che vada al di là della tendenza al disimpegno morale nei contesti di emergenza, del tutto in contrasto con quanto stabilito dai noti esperimenti sociologici di Darley & Latané sulla diffusione della responsabilità.

Conclusioni

Ore 15:17 Attacco al treno, un film dove i colpi di scena (a partire dalla vita militare e dai suoi vincoli fino allo scontro violento con l’uomo armato del treno passeggeri) si uniscono a flashback intrisi di spiritualità o del racconto di una quotidianità giovanile spesa tra amori e amicizie, racconto che talvolta, a dire il vero, si prolunga oltremodo e che appare poco collegato alla trama dell’attentato, a cui, in verità, non resta che lo spazio di pochi minuti. Minuti che, a onor del vero, avrebbero meritato un tributo ben più ampio, ma che comunque simbolizzano il potere del bene di dominare il male e il potere dei sogni di realizzarsi, “perché forse tutti siamo chiamati, in qualche modo, a qualcosa di più grande”.

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