Psicopatologia e terapia della psicosi affettuosa – Ciottoli di Psicopatologia Generale

Ben diversa dalla psicosi affettiva, la psicosi affettuosa è meglio conosciuta come 'innamoramento' per la forma acuta e 'amore' per l’evoluzione cronica

ID Articolo: 145427 - Pubblicato il: 28 aprile 2017
Psicopatologia e terapia della psicosi affettuosa – Ciottoli di Psicopatologia Generale
Condividi

Ho scelto questo bizzarro nome da non confondere con “psicosi affettiva” che si riferisce più propriamente ai disturbi dell’umore per non usare gli abusati nomi comuni che si usano per questo disturbo e che sono “ innamoramento” per la forma acuta e “amore” per l’evoluzione cronica. Già immagino le prime obiezioni sollevarsi contro l’idea di trattare tale esperienza propria dell’essere umano come una patologia rispetto al quale ipotizzerò comorbilità, dimensioni psicopatologiche e trattamento psicoterapeutico e farmacologico.

CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE – Psicopatologia e terapia della psicosi affettuosa (Nr 21)

 

 

Fisiologia evoluzionistica e sistemi motivazionali

Certamente la spinta che genera tali vissuti è stata evolutivamente selezionata e si è dimostrata talmente potente e inarrestabile che ad essa si sono associate, per salvaguardarle da dimenticanze e trascuratezze, le stesse procedure per la riproduzione.

In accordo con Freud mi sembra, però, che essa non sia riducibile al solo ambito della sessualità e, intesa giustamente come “libido”, sia sovraordinata a tutti gli altri sistemi motivazionali interpersonali potendo in generale definirsi come energia psichica che spinge allo sviluppo l’essere umano, alla sua espansione e all’unificazione con gli altri e l’universo tutto.

La seconda obiezione potrebbe collocarsi a questo punto perché così descritta sembrerebbe una spinta vitale esclusivamente positiva. Ma è proprio la sua inarrestabile potenza che la rende potenzialmente pericolosa quando è ostacolata. Infatti, quando una forza enorme destinata ad unire incontra barriere, può travolgere tutto ciò che ne ostacola il cammino (dighe e terremoti insegnano).

Ricordandomi di essere un clinico e non un filosofo riporto immediatamente il discorso sulle problematiche che ci vengono proposte dalle persone sofferenti di tale disturbo.

 

Diagnosi e Teorie Psicologiche Naive (TPN)

In primo luogo ci chiedono cosa di inspiegabile, grandioso e incontrollabile gli stia capitando con uno stupore preoccupato che ricorda il wanhstimmung o umore predelirante o, per descriverlo meglio con una esperienza drammaticamente attuale, lo stato d’animo che segue una forte scossa di terremoto e lascia sospesi in attesa della replica. Conoscere la diagnosi pare rassicurante e così, avvezzi a classificazioni categoriali, a mio avviso insufficienti, si interrogano se si tratti di “ interesse”, “ amicizia”, “ infatuazione”, “ passione”, “ desiderio sessuale”, “ amicizia”, “ amicizia affettuosa”, “ trombamicizia nel linguaggio dei giovani”, “innamoramento“, “ voler bene”, “ amore”.

Interessante può essere indagare le TPN che il soggetto ha rispetto all’esperienza che sta vivendo e che, in sintonia con la sua più generale welthashaung, possono spiegarlo come: l’incontro di due anime gemelle, il destino, la chimica e il sesso, il volere del Signore, ecc. Personalmente non ritengo euristico tale modo di approcciare il problema e mi sembra più utile, anche rispetto all’intervento, provare a descrivere il funzionamento della persona colpita dalla psicosi affettuosa.

 

Il trivio dimensionale

Più utile semmai una classificazione dimensionale che, a mio parere la porrebbe all’incrocio tra tre dimensioni. Una dimensione ossessiva per la pervasività e l’intrusività dei pensieri riguardanti l’altro rispetto ai quali si è contemporaneamente egodistonici (ci si sente soffocati e impotenti) ed egosintonici (si richiamano alla mente con nostalgia).

La seconda dimensione costitutiva è quella bipolare dell’umore che si esprime sia nella totale euforia, felicità e iperattività associata alla presenza dell’altro, e nel suo opposto, la tristezza, l’anedonia e la mancanza di senso in sua assenza, sia nell’aspetto amnesico. Infatti come il maniacale ad ogni episodio non ricorda i precedenti e del resto come potrebbe ad esempio credersi l’imperatore del mondo se ricordasse che l’ultima volta che ne era convinto erano venuti a prenderlo non con una limousine dorata ma con un furgoncino bianco con un lampeggiante sopra. Oppure il depresso come potrebbe pensarsi veramente indegno, colpevole e senza speranza se ricordasse che si tratta solo di una fase come quella che lo vide ad un passo dal cappio in quella lontana vigilia di Natale poi lasciata alla spalle tra trenini e spumanti la notte di San Silvestro?

Così l’innamoramento non ha memoria di sé. Come potremmo essere ogni volta certi di aver trovato l’amore perfetto ed eterno se ci ricordassimo tutte le altre volte che lo abbiamo sinceramente creduto per poi ritrovarci di fronte ad un avvocato divorzista ed esserci disprezzati per aver preso lucciole per lanterne?

Certo possiamo ricordare di essere stati innamorati, la nostra storia ce lo rammenta ma lo stato d’animo non possiamo sperimentarlo se non siamo innamorati nel qui ed ora. E’ per questo che le stesse canzoni che quando non siamo innamorati ci sembrano un prodigio di stupidità e banalità su cui ironizzare, ci colmano gli occhi di lacrime e ci stringono la gola quando innamorati.

Infine la terza dimensione che concorre al quadro clinico è la dimensione delirante vera e propria congrua con il tono dell’umore e che riguarda tre oggetti specifici. L’altro che visto come perfetto, meraviglioso e soprattutto onnipotente, può essere il dispensatore di ogni bene o, al contrario, motivo di ogni propria sofferenza. Se stesso che in presenza dell’altro è sperimentato come grandioso e in sua assenza impotente e privo di ogni valore. La relazione stessa che è immaginata come unica diversa da tutte le altre che si sono sperimentate in precedenza e diversissima da tutte quelle che vivono ogni giorno tutti gli altri esseri umani nonostante ne ripercorra tutti i clichè più consunti e ripetuti da millenni più o meno nelle stesse forme.

 

Ingredienti cognitivi caratteristici

A costo di essere ripetitivo voglio tornare su quest’aspetto cognitivo che già in precedenti lavori ho messo al centro del mio interesse. In particolare nell’idealizzazione dell’oggetto amato avviene qualcosa di più che una semplice sua sopravvalutazione per cui esso appare più bello o più intelligente, gentile e onesto (per citare Dante) di quanto appaia agli altri e si assiste piuttosto a quella che potremmo definire una rivoluzione Khuniana per cui esso diventa il canone matriciale della bellezza, della gentilezza, della bontà e dell’intelligenza.

Sono dunque i parametri stessi a cambiare. L’oggetto diventa il prototipo stesso della perfezione assoluta con cui da quel momento in poi ogni altro individuo sarà confrontato e il cui valore sarà esprimibile in percentuale di approssimazione al prototipo stesso.

Un’altra caratteristica che assimila l’innamoramento alla dimensione delirante è l’impressione che nessuno possa effettivamente capire ciò che il soggetto sta vivendo e che è per lui totale e assolutamente evidente. Gli altri sono fatalmente esclusi, stanno in un altro mondo ragionevole che il soggetto stesso comprende perché sperimentato in passato, ma che è una dimensione che non lo comprende più, e si direbbe le stesse cose che ora gli altri gli dicono. Questo comporta un progressivo isolamento ed un circolo di rinforzo per cui l’altro finisce per costituire l’intero mondo relazionale del soggetto mentre da già tempo ne costituisce l’unico interlocutore nel dialogo interno per cui tutto ciò che si vive è vissuto con lui e per lui.

 

Eziopatogenesi e scompenso

Per quanto riguarda la ricerca delle cause, se si rinuncia ad assumere la saggia prospettiva di De Andrè secondo cui “ l’amore ha l’amore come solo argomento” e ci rivolge al classico modello stress/ vulnerabilità, sono da annoverare tra i fattori di vulnerabilità oltre agli innegabili fattori genetici, una personalità dipendente, qualche eventuale importante bisogno inevaso in uno dei sistemi motivazionali interpersonali che l’oggetto d’amore va a colmare utilizzandolo come porta d’accesso all’animo del protagonista. Particolari momenti di passaggio esistenziale in cui un nuovo assetto identitario va trovato e di cui l’oggetto d’amore diventa testimone. Mentre nell’amore (ovvero nella forma cronicizzata) l’altro è il testimone di una vita, nell’acuzie dell’innamoramento l’altro è il validatore assoluto del presente. E’ in questo aspetto che si può ritrovare quella reciproca ricarica narcisistica che tuttavia considero più un fattore di mantenimento e rinforzo piuttosto che un evento scatenante. Così come funzionano da rinforzo positivo le emozioni positive che si sperimentano nello stare insieme e di rinforzo negativo le pene indicibili dell’assenza.

 

Prognosi

Prima di accennare ad alcuni possibili interventi terapeutici sui quali comunque c’è ancora tutto da fare solo due parole sull’evoluzione naturale del disturbo. L’innamoramento che è esclusivo nel doppio significato che non lo si può essere di due oggetti contemporaneamente né si può tollerare che l’altro (gelosia) lo sia di qualcun’altro se vissuto pienamente con una full immersion senza limiti di tempo e di altro genere può attenuarsi progressivamente fino a cessare del tutto o a trasformarsi nella forma cronica normalmente chiamata “amore” che perde quasi del tutto la caratteristica dell’esclusività e smussa molti degli aspetti deliranti soprascritti.

L’evoluzione negativa dell’innamoramento il cosiddetto “innamoramento interruptus”, a somiglianza del lutto non elaborato, fissa l’immagine dell’oggetto in una teca intoccabile e paralizza l’esistenza del soggetto in un presente che non ha futuro e non riesce a diventare passato (i terribili incorruttibili amori eterni che sottraggono libido all’esistenza): la sintomatologia più evidente sono i ricordi intrusivi e la perdita di interesse per l’esistenza, in sintesi una depressione cronica.

 

La terapia

Per la forma acuta non esiste terapia e, come l’influenza deve fare il suo corso. La terapia farmacologica dell’innamoramento interruptus si avvale delle benzodiazepine al bisogno, degli stabilizzatori dell’umore , meglio se utilizzati a tal scopo i neurolettici atipici piuttosto che gli antiepilettici, e degli SSRI a forti dosaggi usati come antiossessivi essendo quella la sofferenza maggiore lamentata dal soggetto.

La Psicoterapia da utilizzare con cautela per gli evidenti rischi di iatrogenicità che presenta comportando il parlare e il ricordare l’oggetto d’amore e la relazione stessa deve avere come obiettivo il ridimensionamento dell’altro e della relazione stessa dimostrandone la frequenza e meglio ancora la banalità. Operazione da condurre con estrema cautela in quanto a rischio di suscitare violenti resistenze da parte del paziente come nel caso di un attacco frontale ai temi deliranti

 

RUBRICA CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 4,67 su 5)

Articolo consigliato dall'autore

Psicopatologia Generale - Ciottoli , Psicologia - Rubrica di Roberto Lorenzini

La relazione terapeutica: strada maestra verso il cambiamento - Ciottoli di Psicopatologia Generale

In terapia l’importante non è avere la ricetta giusta ma un metodo per la correzione degli errori e questo metodo è la relazione e condivisione col paziente

Bibliografia

  • Per la fenomenologia delle varie fasi si veda:
    • Roland Barthes “Frammenti di un discorso amoroso”.
  • Per i vissuti concernenti l’amore ricambiato e vissuto si veda:
    • la metà di tutta la letteratura e la musica scritta nel mondo nei secoli
  • Per i vissuti concernenti l’amore perduto si veda:
    • l’altra metà
State of Mind © 2011-2017 Riproduzione riservata.
Condividi

Messaggio pubblicitario

Argomenti