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Il bambino affetto da tumore: come intendere l’adattamento psicologico?

Se un bambino è affetto da tumore è importante sostenerlo e favorire il suo adattamento psicologico, le strategie di coping e di problem solving

ID Articolo: 115167 - Pubblicato il: 05 novembre 2015
Il bambino affetto da tumore: come intendere l’adattamento psicologico?
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Andrea Costa, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI

 

Molti dei disturbi psicologici causati dallo stress dell’ “evento cancro” riscontrabili in campo psico-oncologico pediatrico sono psicopatologicamente inquadrabili nella categoria diagnostica del Disturbo di Adattamento, in quanto ne soddisfano i criteri come riportati nel DSM-IV-TR, con tutta la variegata costellazione di sintomi e le diverse varianti con cui può insorgere.

La sopravvivenza dei bambini colpiti da tumore è salita oltre il 75% a livello globale, negli ultimi decenni, tuttavia il percorso che un bambino si trova ad affrontare dal momento della diagnosi e a volte anche da prima non è meno irto di difficoltà, anche psicologiche.

La maggioranza dei professionisti della salute di ogni estrazione considera la malattia neoplastica, con particolare riferimento all’insorgenza in età evolutiva, una condizione che più di ogni altra malattia richiede un continuo processo di elaborazione attuato allo scopo di affrontare i correlati reversibili o irreversibili della malattia, sia fisici che psicologici. L’adattamento è concepibile quindi come un processo costituito da un insieme di reazioni emotive, comportamentali e cognitive determinate dall’esperienza passata ma anche dalle risorse disponibili in quel momento e dalla percezione di una minaccia futura.

Nel considerare l’impatto psicologico della nuova dimensione di “malato” e le reazioni del bambino, la maggioranza dei clinici che si occupa del campo raccomandano di ricordare che costruire modelli clinici della sofferenza psicologica che indichino un esito psicopatologico inevitabile in riferimento all’ “evento cancro” sia un errore sia scientifico che morale: molto spesso i bambini colpiti sono psicologicamente sani, non presentano situazioni pregresse di psicopatologie e sono inseriti in una famiglia che funziona; la sofferenza non ha un’origine intrapsichica, come nella maggioranza dei casi che un professionista psicologo può incontrare in attività di consulenza o terapia, ma è attribuibile ad un evento in qualche modo esterno e profondamente perturbante la normalità dello sviluppo del bambino.

La branca della psicologia che si occupa dei correlati psicologici relativi alla neoplasia infantile, la psico-oncologia pediatrica si differenzia sul piano clinico dalla gran parte del panorama degli interventi psicologici, acquisendo peculiarità solitamente circoscritte all’ambito della psicotraumatologia, in quanto molti aspetti psicologici della malattia tumorale sono considerati traumatici dagli operatori che si occupano della materia. La letteratura disponibile sull’argomento è molto diversificata e descrive i disturbi psicologici che possono insorgere non solo a seguito della comunicazione della diagnosi, ma anche a seguito di periodi prolungati di ospedalizzazione e ad un livello più generale, dopo che le caratteristiche di stabilità e prevedibilità dei regolari ritmi di vita del bambino vengono meno, a causa dello sconvolgimento generale che l’ “evento cancro” comporta.

Messaggio pubblicitario Molti dei disturbi psicologici causati dallo stress dell’ “evento cancro” riscontrabili in campo psico-oncologico pediatrico sono psicopatologicamente inquadrabili nella categoria diagnostica del Disturbo di Adattamento, in quanto ne soddisfano i criteri come riportati nel DSM-IV-TR, con tutta la variegata costellazione di sintomi e le diverse varianti con cui può insorgere. Tuttavia si pone l’accento su come questa categoria possa essere considerata come una sorta di contenitore atto a definire ed etichettare qualunque forma di disagio psichico del paziente. I clinici raccomandano di sforzarsi di dare ai vissuti psicologici riferiti dal paziente il giusto spazio all’interno del processo di assessment e per esempio qualora la sintomatologia ansiosa o depressiva assuma caratteristiche di espressione più specifiche magari di un Disturbo dell’Umore, non cadere nella tentazione di riferirsi ad una sola categoria diagnostica che per quanto “familiare” per il clinico, non rappresenti adeguatamente la sofferenza del paziente. Infine, data la già citata affinità della psico-oncologia con la psicotraumatologia, non sorprende che in letteratura si trovino evidenze che una buona percentuale di disturbi psicopatologici che possono insorgere a seguito della patologia neoplastica infantile siano inquadrabili con le categorie diagnostiche del Disturbo Acuto da Stress o del P.T.S.D.

Per prendere in esame e valutare la gestione dello stress da parte dei piccoli pazienti e la qualità del loro adattamento, lo strumento di elezione dell’approccio cognitivo è senza dubbio il costrutto di coping.
Il coping, al di là dell’ampia varietà di apparati teorici sviluppatisi attorno a questo costrutto, è definito come un insieme di sforzi cognitivi e comportamentali messi in atto allo scopo di far fronte a richieste “interne” o “esterne” al soggetto e che necessitano di un surplus di risorse per poter essere affrontate. Si può notare come la definizione richiami concettualmente la gestione di molti aspetti dell’”evento cancro”. Un modello molto noto in psicologia clinica è il modello di Lazarus e Folkman, che include come assunti di base che il coping sia legato al contesto, che venga posto l’accento sul tentativo di gestione dello stress, non sul successo o fallimento del tentativo e che il coping possa variare nel tempo. Il nucleo principale del modello sono le fasi di valutazione primaria e secondaria; la valutazione primaria consiste nel giudicare in quale misura l’evento implichi minacce o perdite, la valutazione secondaria consiste nel processo di valutazione di una determinata risposta all’evento giudicato come dannoso e al dispendio di risorse che ne consegue, nonché alla loro organizzazione per fronteggiare il pericolo, qualunque sia. Segue allora un reappraisal, ovvero un’ ulteriore valutazione che giudica gli effetti delle risposte sulla base dei cambiamenti percepiti nelle condizioni del mondo interno ed esterno all’individuo.

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