La terapia psicologica in oncologia. L’approccio breve strategico tra mente e malattia (2019) di Eleonora Campolmi e Lindita Prendi – Recensione del libro

La terapia psicologica in oncologia: un valido testo che considera diversi aspetti della malattia affrontando argomenti complessi in modo anche semplice

ID Articolo: 168317 - Pubblicato il: 17 settembre 2019
La terapia psicologica in oncologia. L’approccio breve strategico tra mente e malattia (2019) di Eleonora Campolmi e Lindita Prendi – Recensione del libro
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La terapia psicologica in oncologia si rivela un validissimo testo all’interno del quale le autrici offrono un’attenta analisi di tutte le dimensioni messe in gioco sia dalla persona che scopre e lotta contro una neoplasia, che dai suoi familiari..

 

Messaggio pubblicitario Il cancro rappresenta da un punto di vista sociale, l’archetipo della malattia mortale ed il tema della morte rimane sempre un tabù con il quale l’uomo fa fatica a confrontarsi. E non sono escluse le difficoltà sperimentate anche nell’ambito della psicoterapia dallo stesso professionista. Ma considerando il notevole aumento delle malattie oncologiche, in risposta alle esigenze della persona e dei suoi familiari, l’intervento dello psicologo deve riuscire ad addentarsi all’interno di tale dimensione. In tal senso La terapia psicologica in oncologia si rivela un validissimo testo all’interno del quale le autrici offrono un’attenta analisi di tutte le dimensioni messe in gioco sia per la persona che scopre e lotta contro una neoplasia, che per i suoi familiari, nelle sue diverse fasi, dalla diagnosi, alle terapie, alle possibili recidive, o peggio ancora alla morte e relativa elaborazione del lutto per i familiari.

Analizzando le principali problematiche di ordine psicologico e riscontrabili nella persona affetta da un cancro, il testo approfondisce anche le strategie fallimentari che la persona mette in atto, offrendo anche utili ed interessanti contributi sul piano operativo secondo la tradizione Breve Strategica.

Il testo inoltre, sottolinea aspetti essenziali che il professionista non deve sottovalutare nel lavoro con il paziente oncologico e con i suoi familiari ossia la relazione, la comunicazione (come, quando, quanto comunicare), la capacità di ascolto e la flessibilità mentale di riadattare il lavoro in seduta secondo le esigenze o le problematiche che possono emergere o essere più importanti di volta in volta durante l’iter.

La terapia psicologica in oncologia: le aree più colpite dalla malattia

Il primo capitolo offre un breve excursus, approfondendo anche le dimensioni più colpite in un paziente oncologico come l’immagine corporea, includendo in sé la dimensione cognitiva ed emotiva, relative a tutti i timori di ciò che accadrà al corpo o di ciò che già si sta verificando (caduta dei capelli, gonfiore per trattamenti farmacologici o deperimento) e ai vissuti di forte rabbia e paura che diventano compagni nella quotidianità del paziente, uniti al dolore e momenti di intensa disperazione. La paura fa da padrona di casa: paure che riguardano la patologia fisica; paura di decidere il trattamento o l’eventuale intervento; paura riguardante i trattamenti e i postumi; paura di andare in pezzi; paure personali ed esistenziali (sarò più come prima?); paura per i familiari e la rete sociale; queste alcune fra le paure che il paziente sperimenta di frequente.

Ed ancora reazioni depressive legate sia alla paura di un’immanente morte, ma anche legate alla perdita di un’identità che si aveva fino ad un momento prima della diagnosi.

Anche la sfera della sessualità viene intaccata e pertanto è bene approfondirla e non tralasciarla in un lavoro come questo. Le autrici infatti, ricordano come in presenza di una neoplasia la persona possa sperimentare dei disturbi sessuali, anche in questo caso alcuni di ordine organico ed anche di natura psicogena e non per forza riconducibili alla patologia. Dispareunia, ossia dolore nelle donne durante rapporto sessuale, anorgasmia sia maschile che femminile, riduzione del desiderio sessuale, questi i disturbi più frequentemente riscontrati in tale ambito e sul quale il professionista deve sapere ben informare ed intervenire. La sfera relazione comincia a presentare, nella maggioranza dei casi, un progressivo isolamento. Le autrici infatti, riferiscono che un pensiero comune del paziente in questi casi diviene ”cosa penseranno gli altri di me; se sto male; se mi vedono così; se mi chiedono qualcosa”.

Infine, e non per ordine di importanza, il sistema familiare, che andrà approfondito come sistema, aiutato e supportato a sua volta.

La terapia psicologica in oncologia: obiettivi terapeutici e strumenti di lavoro

Nel terzo e quarto capitolo le autrici trattano aspetti essenziali dell’approccio strategico in ambito oncologico e le principali strategie di intervento. Ciò che viene sottolineato è come in questo caso sia il tempo che gli obiettivi non possano essere prevedibili e programmabili a monte, ma la flessibilità diventa l’elemento essenziale a cui far ricorso per l’intero iter terapeutico, sottolineando come in questo caso l’obiettivo terapeutico non coinciderà con la guarigione, ma con il lavorare su paure, dolore, angoscia, rabbia e tutti gli aspetti associati alla malattia affinché possano essere gestiti dalla persona e non danneggino ulteriormente l’equilibrio precario della persona stessa.

Messaggio pubblicitario Vengono inoltre esaminate le tentate soluzioni che le autrici, insieme al gruppo di lavoro del Centro di Terapia Breve Strategica, hanno individuato per i pazienti con malattie oncologiche come l’ascoltarsi continuamente, concentrandosi costantemente sul proprio fisico e sul proprio stato di salute, poiché tutto ciò che si percepisce di negativo (come stanchezza, dolori o possibili sintomi post trattamento chemioterapico) potrebbe influire negativamente sulla credenza di salute. Un’altra soluzione è scacciare i pensieri brutti: la persona prova a non fare brutti pensieri ma le proprie paure talvolta diventano vere proprie ossessioni. Un’ulteriore soluzione riguarda il parlare del problema o l’evitare di parlarne: si può infatti assistere alla tendenza della persona a condividere continuamente con familiari e conoscenti il proprio fardello, confermando involontariamente di essere una persona con una malattia o di essere solo quello. Di contro, altre persone tendono ad applicare la strategia opposta, ossia entrare in un’assoluta negazione e silenzio, ma anche in questo caso tale strategia si rivela disfunzionale in quanto la persona finisce per portare tutto il carico della malattia da solo ed anche questo è deleterio.

Sarebbe bene inoltre intervenire sull’evitamento sociale per timore del giudizio: in questo caso non capita di rado che pazienti esposti a chemioterapia e/o radioterapia possano vivere gli effetti collaterali delle stesse terapie. La propria immagine corporea messa a dura prova, infatti, spinge molti pazienti, spiegano le autrici, ad evitare gli altri per paura di essere evitati o trattati solo per pietà.

Ed ancora, bisognerebbe intervenire sulla tendenza del paziente a non accettare la situazione attuale cercando in tutti modi di vivere la condizione precedente alla malattia, atteggiamento che talvolta mette a dura prova il fisico, porta a rimuginare fino al punto che il tema della malattia e le relative paure diventano martellanti nella mente della persona.

Il lavoro dunque, verterà sul dare il giusto sfogo al dolore, alla rabbia, alla paura e per fare ciò uno degli strumenti che viene citato è quello della scrittura, strumento attraverso cui far decantare le proprie emozioni. Ma si lavorerà anche sull’eliminare tutte quelle tentate soluzioni che peggiorano la condizione del paziente.

Ma più che mai serve intervenire quando purtroppo al paziente giunge una diagnosi infausta e ci troviamo allo stadio di fine vita. Anche in questo caso il lavoro del professionista punterà a ristrutturare eventuali errate credenze circa “tanto non c’è più nulla da fare” con “si può sempre vivere fino alla fine, non nel senso di prolungare la sopravvivenza ma di dotare di significato il tempo che si ha a disposizione.”

Il quinto capitolo, curato da Francesca Luzzi, affronta la fine del viaggio e la gestione strategica del lutto, illustrando le varie fasi del lutto già individuate da Bowlby come la fase dello stordimento, la fase di struggimento, la fase di disperazione e la fase di accettazione e di riorganizzazione con accenni a tecniche e strategie terapeutiche. L’ultimo capitolo, emotivamente più toccante, riporta ritagli di casi clinici.

Un libro altamente completo da un punto di vista clinico, al contempo toccante e coinvolgente, che si rivolge agli addetti ai lavori in modo chiaro, affrontando argomenti complessi in modo apparentemente semplice e che punta alla cura della persona e non della malattia.

Se si cura una malattia, si vince o si perde; ma se si sicura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l’esito della terapia.  
(Patch Adams)

 

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Bibliografia

  • Campolmi, E., Prendi, L. (2019) La terapia psicologica in oncologia. L’approccio breve strategico tra mente e malattia. Giunti Psychometrics
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