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Depressione materna in gravidanza e nel postparto: quali terapie sono più efficaci?

La depressione perinatale può manifestarsi durante la gravidanza o nel post parto, influenzando il benessere della madre e della relazione con il bambino

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 12 Giu. 2026

La depressione materna nella fase perinatale

La depressione materna perinatale è una forma di depressione clinica che può manifestarsi durante la gravidanza oppure dopo il parto. Non si tratta solo di un momento di tristezza o stanchezza, ma di un vero e proprio disturbo dell’umore che può influenzare profondamente il benessere della madre (Byatt et al. 2016). 

Con il termine depressione perinatale si fa riferimento a un disturbo dell’umore, definito come episodio depressivo maggiore o minore, che esordisce in gravidanza e nel periodo del postparto, e in quest’ultimo caso viene generalmente definito come depressione post-parto. Il termine depressione perinatale trova riscontro clinico nella continuità della manifestazione dell’episodio depressivo che esordisce in gravidanza e che prosegue nel periodo del postparto (depressione post-parto).

La depressione perinatale è un fenomeno tutt’altro che raro: ad esempio, una meta-analisi su 589 studi in 51 paesi a medio e basso reddito ha trovato che circa 1 donna su 4 (24,7 %) sperimenta depressione perinatale durante la gravidanza o nel primo anno dopo la nascita del bambino (Roddy Mitchell  et al., 2023). Le meta-analisi condotte nei paesi ad alto reddito stimano che circa 1 donna su 10 (11%) soffra di depressione durante la gravidanza, mentre nel periodo postnatale questa percentuale sale leggermente a circa 1 donna su 8 (13%).  Numeri di questa portata mostrano chiaramente che non si tratta solo di un problema individuale, ma la depressione materna perinatale rappresenta una questione di salute pubblica. Proprio per la sua diffusione e per le conseguenze che può avere su madre, sulla relazione madre-bambino e in generale sulle traiettorie di sviluppo psicoemotivo del bambino è fondamentale intervenire in modo tempestivo ed efficace. La prevenzione e il trattamento precoce devono quindi essere considerati una priorità nell’ambito della salute mentale.

Ostacoli e barriere al trattamento della depressione perinatale

Nonostante la depressione materna perinatale sia ormai riconosciuta come un problema molto diffuso a livello mondiale, molte donne spesso hanno difficoltà o non riescono ad accedere a opzioni di trattamento efficaci.

Vi possono essere barriere nell’accesso ai servizi sanitari pubblici e problemi economici, ma anche convinzioni personali, stigma sociale e fattori culturali che rendono complicato riconoscere il problema, nonché chiedere e ottenere aiuto (Place et al. 2024). Inoltre, durante la gravidanza e l’allattamento molte donne sono restie ad assumere farmaci per timore di possibili effetti sul bambino (Webb et al. 2024). 

Psicoterapia evidence-based: quali approcci risultano più efficaci?

Le linee guida internazionali raccomandano di dare priorità allo screening precoce e a interventi mirati per individuare e intervenire sulla depressione materna perinatale: riconoscere tempestivamente i segnali di disagio è infatti il primo passo per offrire un aiuto efficace in questa fase di vita così delicata per la donna. 

Numerosi studi hanno dimostrato che molti interventi psicoterapeutici sono efficaci nel ridurre i sintomi della depressione materna perinatale. In particolare, quando vengono confrontati con le cure standard o con interventi “placebo”, i percorsi psicoterapici sono in grado di migliorare l’umore e il benessere psichico delle madri (O’Connor et al., 2019). In tal senso, la psicoterapia rappresenta uno strumento concreto e valido per affrontare la depressione perinatale e favorire un recupero più stabile nel tempo.

Ma quali tra i diversi interventi risulta più efficace nel trattamento della depressione materna in gravidanza e nel postparto? Una recentissima meta-analisi (Öztürk, et al., 2026) ha tentato di fare luce sul tema dell’efficacia comparativa: quale tra diverse opzioni è quella che statisticamente risulta più efficace nella riduzione dei sintomi della depressione perinatale

Attraverso metodi statistici avanzati la meta-analisi ha analizzato 8 trial clinici randomizzati che hanno visto coinvolti circa 2900 madri: da questa meta-analisi è risultato che la terapia cognitivo comportamentale (in inglese, Cognitive behavioral therapy – CBT) era l’unica tra le opzioni analizzate a dimostrare una riduzione statisticamente significativa dei sintomi depressivi. Differentemente, gli altri approcci analizzati (ad esempio, interventi basati sulla mindfulness –  Mobile Delivered Mindfulness-Based Intervention-, o altre terapie cognitivo-comportamentali ma a bassa intensità) hanno comunque dimostrato dei trend di miglioramento dei sintomi, che tuttavia non sono risultati statisticamente significativi.  In conclusione, nello studio di Öztürk e colleghi (2026) è la terapia cognitivo-comportamentale a emergere come l’opzione di trattamento più efficace nella comparazione tra diversi trials che prevedono interventi differenti. 

Durante la gravidanza e nel periodo del postparto, il passaggio al ruolo di madre è delicato, carico di ambivalenze e può comportare profondi cambiamenti biopsicosociali in termini identitari, nell’immagine di sé e nei cambiamenti nella propria quotidianità. La psicoterapia cognitivo-comportamentale rappresenta un valido aiuto per le donne per riconoscere pensieri automatici e schemi di pensiero e gradualmente modificarli con modalità cognitivo-emotive più realistiche e funzionali (Cuijpers et al. 2023).

Riferimenti Bibliografici
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