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Ubriacarsi di risate: uno studio per definire le relazioni fra umorismo, personalità e comportamento alcolico

Una recente ricerca esplora il legame tra umorismo, personalità e alcol, evidenziando il ruolo dell’umorismo come fattore di rischio o di protezione

Di Giulia Baldacci

Pubblicato il 21 Gen. 2026

Quando l’umorismo incontra la personalità: stili umoristici e comportamenti alcolici

A cura di Baldacci Giulia, Marino Angelo, Cirillo Lia, Guidi Lucia, Musio Alessandra, Dionigi Alberto 

È stato recentemente pubblicato un articolo di ricerca sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale che esplora le connessioni tra stili umoristici, tratti di personalità e consumo di alcol. Lo studio si propone di approfondire il ruolo dell’umorismo come possibile fattore protettivo o di rischio in relazione ai comportamenti alcolici.

La Teoria degli stili umoristici di Martin e colleghi (2003), propone l’esistenza di quattro stili umoristici, intesi come espressione di tratti di personalità e spiega la relazione tra il modo in cui viene utilizzato l’umorismo, personalità e benessere psicologico. Due stili vengono classificati come “benevoli” (umorismo affiliativo e umorismo autorinforzativo) e due come “non benevoli” (umorismo aggressivo e umorismo autosvalutativo). Di seguito la breve descrizione dei quattro stili: 

  • Umorismo affiliativo: è una tipologia di stile umoristico non ostile e tollerante, volto a facilitare le relazioni e ridurre le tensioni interpersonali. Gli individui che utilizzano questo stile tendono a raccontare barzellette e fare battute per divertire gli altri.
  • Umorismo autorinforzativo: questa dimensione si riferisce alla capacità di mantenere una prospettiva umoristica anche di fronte ad eventi stressanti, ed è legata al concetto di “umorismo” come strategia di coping e regolazione delle emozioni.
  • Umorismo aggressivo: si riferisce all’utilizzo dell’umorismo senza preoccupazione per il suo potenziale impatto sugli altri (come il fare battute di natura sessista o razzista). Definisce una qualità di “impulsività umoristica” dove il soggetto trova difficile resistere all’impulso di fare battute, anche se queste potrebbero ferire gli altri. Include l’umorismo volutamente denigratorio e l’uso dello stesso con finalità di manipolazione.
  • Umorismo autosvalutativo: questo stile umoristico è legato ad una visione di sé critica e con bassa autostima. Viene utilizzato come mezzo per integrarsi ed ottenere approvazione ed ha a che fare con una certa tendenza ad utilizzare l’umorismo per nascondere i propri sentimenti negativi sottostanti.

Stili umoristici, personalità e adattamento psicologico

La ricerca nell’ambito dell’umorismo si è spesso posta come obiettivo quello di valutare la relazione tra i diversi stili umoristici e l’adattamento psicologico (Martin et al., 2003; Pietrantoni & Dionigi, 2006, Plessen et al., 2020). I risultati mostrano come i soggetti che percepiscono maggiormente eventi negativi e che utilizzano lo stile umoristico autosvalutativo ed aggressivo, siano più inclini a sviluppare ansia e depressione. Lo stile umoristico aggressivo, inoltre, sembra moderare la relazione tra eventi di vita stressanti e livelli di depressione.

Più recentemente, la ricerca si è spinta ad esplorare la relazione esistente tra i quattro stili umoristici proposti e i tratti di personalità del modello Big Five di McCrae e Costa (1986). Da una meta-analisi di 15 studi su stili di umorismo e personalità del Big Five, è stato rilevato che le dimensioni di estroversione, apertura all’esperienza e coscienziosità correlano positivamente con gli stili umoristici benevoli mentre gli stili umoristici non benevoli correlano positivamente con le dimensioni del nevroticismo e negativamente con la dimensione dell’amicalità (Mendiburo-Seguel et al., 2015).

A loro volta alcune dimensioni della personalità del Big Five sono state rilevate essere predittori significativi dell’uso e della dipendenza da alcol (Malouff et al., 2007).

In questo studio di tipo correlazionale è stata indagata la relazione tra stili umoristici, tratti di personalità e il comportamento alcolico con il fine di arricchire la letteratura scientifica e fornire nuove prospettive sulla relazione tra queste variabili.

Partecipanti, strumenti di misura e procedura

È stato raccolto un campione di 536 adulti (166 maschi, 368 femmine, 2 non-binario) compresi in una fascia di età fra 18 e 77 anni (M = 36,90; DS = 13,59). Il disegno di ricerca è stato di tipo trasversale e il reclutamento del campione è avvenuto online, attraverso il metodo dello snowball sampling, grazie ad una survey creata con la piattaforma REDcap. Lo studio è stato condotto nel rispetto delle linee guida etiche locali, e a tutti i partecipanti è stato garantito l’anonimato. I dati sono stati analizzati attraverso il software SPSS 25.0 (IBM Inc., New York, NY, USA)

I partecipanti hanno completato una batteria di test contenente tre questionari:

  • Humor Style Questionnaire (HSQ) (Martin e colleghi, 2003), questionario di 32 item che misura gli stili umoristici;
  • Ten Item Personality Inventory (TIPI) (Gosling e colleghi, 2003), questionario di 10 item che misura i tratti di personalità secondo il modello Big Five;
  • Alcohol Use Disorder Identification Test (AUDIT) (Barbor, 2001) , questionario di 10 item che rileva la presenza di un comportamento alcolico problematico, identificando la quantità̀ e la frequenza di consumi.

Nello specifico l’obiettivo dello studio è stato quello di individuare in quale modo i diversi stili umoristici predicono il comportamento alcolico, al netto dei tratti di personalità. Per questo motivo è stato indagato l’effetto incrementale di varianza nello spiegare il comportamento alcolico da parte degli stili umoristici inserendo le variabili in una regressione lineare a blocchi.

Stili umoristici come strategie di coping: implicazioni per il consumo di alcol

La ricerca ha anche evidenziato che, una volta controllati i tratti di personalità, l’umorismo autosvalutativo è risultato essere un predittore significativo del consumo di alcol, mentre uno stile umoristico autorinforzativo è emerso come fattore protettivo.

Questi risultati possono essere interpretati alla luce delle caratteristiche dei due diversi stili umoristici. Lo stile umoristico autosvalutativo è caratterizzato dalla tendenza a ridicolizzare sé stessi in maniera poco funzionale: coloro che utilizzano questo stile sperimentano alti livelli di ansia e tristezza, tendono ad avere una bassa autostima e ricorrono all’umorismo come strategia per nascondere i propri stati emotivi così da limitare possibili critiche e giudizi e farsi accettare dagli altri. L’utilizzo dell’umorismo autosvalutativo è associato a minori competenze sociali e una minore capacità di essere assertivi. L’alcol, in linea con le funzioni dell’umorismo autosvalutativo, può venire utilizzato come strategia di coping per nascondere o gestire i propri stati emotivi, così da risultare piacevoli anche a scapito del proprio benessere.

Lo stile umoristico autorinforzativo prevede la capacità di trovare esiti umoristici anche negli aspetti spiacevoli della vita e rappresenta perciò una strategia di coping adattiva. Le persone che si trovano ad affrontare problematiche personali possono infatti utilizzare questo stile umoristico come strumento di moderazione dello stress, influenzando la valutazione cognitiva in maniera positiva e funzionale degli eventi, permettendo così l’attuazione di strategie di coping maggiormente adattive. L’umorismo autorinforzativo quindi risulta essere un fattore protettivo rispetto a strategie di coping più disfunzionali come l’utilizzo di alcol in quanto favorisce strategie cognitive quali il reappraisal cognitivo, la distrazione, il distanziamento critico ed è efficace nella regolazione delle emozioni.

Limiti dello studio e prospettive future

Lo studio presenta alcuni limiti che è importante considerare. Il disegno correlazionale impone cautela nell’interpretazione della direzionalità dei risultati, mentre la raccolta dei dati tramite questionari self-report può aver introdotto bias soggettivi. Inoltre, l’umorismo è stato analizzato attraverso un unico modello teorico, offrendo quindi una visione parziale del costrutto. Va infine sottolineato che il campione mostrava un consumo di alcol generalmente basso e non sono state incluse misure relative a sintomi psicologici o disturbi clinici, aspetti che future ricerche potrebbero approfondire per ampliare la comprensione dei risultati. 

Nonostante i limiti, lo studio condotto mostra come l’umorismo, nel modo e nella tipologia in cui viene espresso, potrebbe influenzare, in qualche misura, il comportamento alcolico. La comprensione di queste interazioni è cruciale, poiché potrebbe rivelare come determinate combinazioni di umorismo e tratti di personalità possano promuovere o mitigare comportamenti disfunzionali legati al consumo di alcolici.

Sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare in modo più approfondito i legami fra queste variabili con l’obiettivo di implementare approcci più mirati allo sviluppo di strategie di coping funzionali che favoriscano il benessere psicologico.

Riferimenti Bibliografici
  • Baughman, H. M., Giammarco, E. A., Veselka, L., Schermer, J. A., Martin, N. G., Lynskey, M., & Vernon, P. A. (2012). A behavioral genetic study of humor styles in an Australian sample. Twin Research and Human Genetics, 15(5), 663–667. 
  • Babor, T. F., Higgins-Biddle, J. C., Saunders, J. B., Monteiro, M. G., & World Health Organization. (2001). AUDIT: the alcohol use disorders identification test: guidelines for use in primary health care (No. WHO/MSD/MSB/01.6 a). World Health Organization.
  • Gosling, S. D., Rentfrow, P. J., & Swann Jr, W. B. (2003). A very brief measure of the Big-Five personality domains. Journal of Research in personality, 37(6), 504-528.
  • Malouff, J. M., Thorsteinsson, E. B., Rooke, S. E., & Schutte, N. S. (2007). Alcohol involvement and the five-factor model of personal- ity: A meta-analysis. Journal of Drug Education, 37(3), 277–294.
  • Martin, R. A., Puhlik-Doris, P., Larsen, G., Gray, J., & Weir, K. (2003). Individual differences in uses of humor and their relation to psycho- logical well-being: Development of the humor styles questionnaire. Journal of Research in Personality, 37(1), 48–75.
  • McCrae, R. R., & Costa Jr, P. T. (1986). Personality, coping, and coping effectiveness in an adult sample. Journal of personality54(2), 385-404.
  • Mendiburo-Seguel, A., Páez, D., & Martínez-Sánchez, F. (2015). Humor styles and personality: A meta-analysis of the relation between hu- mor styles and the big five personality traits. Scandinavian Journal of Psychology, 56, 355–340. 
  • Pietrantoni, L., & Dionigi, A. (2006). “Quando ridere fa male”: La relazione tra eventi di vita, stili umoristici e disagio psicologico. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 12(3), 301-315. 
  • Plessen, C. Y., Franken, F. R., Ster, C., Schmid, R. R., Wolfmayr, C., Mayer, A. M., … & Tran, U. S. (2020). Humor styles and personality: A systematic review and meta-analysis on the relations between humor styles and the Big Five personality traitsPersonality and Individual Differences154, 109676.
  • Schermer, J. A., Kfrerer, M. L., & Lynskey, M. T. (2019). Alcohol dependence and humor styles. Current Psychology, 1-5.
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