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Attività fisica e benessere fisico e psicologico: un circolo virtuoso

Le evidenze scientifiche suggeriscono che l'attività fisica favorisce il benessere fisico, psicologico e sociale in tutte le fasce d’età

Di Lucia Romaniello

Pubblicato il 20 Nov. 2023

Attività fisica e benessere mentale

L’Organizzazione Mondale della Sanità definisce l’attività fisica come “ogni movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che comporti un dispendio energetico, l’attività può cambiare in base alla sua durata alla sua intensità, al tipo di gruppo muscolare interessato e alla frequenza, per cui, sono incluse, oltre alle attività sportive, intese nell’esercizio pianificato, strutturato e ripetitivo per il mantenimento della forma fisica, anche le attività effettuate lavorando, giocando, dedicandosi alle faccende domestiche, camminare, andare in bicicletta, viaggiare e impegnarsi in attività ricreative” (Informativa OMS n. 387, 2014) .

Molteplici studi confermano l’importanza dell’attività fisica per il benessere fisico, psicologico e sociale nella vita degli individui in tutte le fasce d’età. Praticare con costanza attività fisica è funzionale per la salute limitando l’insorgenza di patologie, come il diabete o tumori (Alison R. Snyder, Jessica C. Martinez, R. Curtis Bay et al., 2010).

Crescenti e numerose evidenze scientifiche confermano l’esistenza di una correlazione positiva tra esercizio fisico e benessere psichico. Ad esempio, Donaldson e Ronan (2006) hanno evidenziato la presenza di un rapporto direttamente proporzionale tra pratica sportiva e salute.

Buon umore, incremento di emozioni positive, qualità di vita, stima positiva di sé e relazioni sociali, alcune delle concrete conseguenze associate all’attività motoria, sufficienti per considerare la pratica sportiva una valida strategia preventiva per i disturbi mentali, non trascurando che praticarla riduce i sintomi d’ansia, stress e depressione (Biddle et al., 2000).

Ad esempio, 42.469 individui hanno partecipato ad una ricerca in cui è stata analizzata la relazione tra sedentarietà e depressione. I risultati hanno evidenziato che i partecipanti con sintomi depressivi implementano condotte sedentarie maggiori rispetto ai soggetti senza sintomi. Data l’elevata frequenza della depressione rilevata dagli studi epidemiologici, risulta importante diventare consapevoli dell’efficacia dell’attività sportiva per la riduzione del rischio di insorgenza della depressione, essendo quest’ultima associata ai più elevati livelli di disabilità ed al maggiore impatto complessivo sulla vita delle persone.

L’attività motoria non è solamente associata ad un rischio inferiore di depressione ma può rallentare l’insorgenza del deterioramento cognitivo.

Inoltre, le evidenze scientifiche dimostrano che coloro che praticano esercizio fisico costantemente, sperimentano generalmente anche i benefici derivanti dall’interazione sociale. Il supporto sociale, infatti, è un importante fattore determinante la salute. Riduce l’isolamento sociale e l’impatto negativo dello stress sulla salute psicofisica, favorisce condivisione delle emozioni e aiuto reciproco.

Come evidenziato da Peluso Cassese, (2012) l’attività fisica è favorevole alla capacità di regolare e controllare le emozioni, è correlata a stati emotivi positivi e favorisce il buon umore.

Si può quindi affermare che coloro che praticano esercizio fisico con regolarità giovano in misura maggiore di salute e riportando la definizione di salute dell’OMS, (1949) come “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità”, appare evidente l’importanza delle dimensioni psichica e sociale dell’uomo come determinanti la salute.

Inoltre, l’attività fisica può sostenere e sviluppare l’autostima degli individui.

Attività fisica e autostima: quale relazione?

La rilevanza del costrutto di autostima si coniuga all’importanza della prevenzione di comportamenti disadattivi e alla conseguente promozione di stili di vita sani negli individui.

Il costrutto di autostima può definirsi anche come l’insieme delle valutazioni soggettive effettuate dagli individui riguardanti le proprie esperienze e comportamenti passati (Bracken, 1993).

Secondo lo psicologo William James, l’autostima è data dal rapporto tra sé reale e sé ideale. Il primo, equivale alla percezione di sé oggettiva. Il sé secondo invece, corrisponde a ciò che l’individuo aspira e ambisce. James ritiene che all’aumentare della discrepanza tra sé reale e sé ideale, diminuisce il livello di autostima degli individui.

L’autostima ha un’importante funzione per il benessere psicologico di ognuno.

In particolare, le persone con alta autostima possiedono atteggiamenti adattivi come l’essere indipendenti, la capacità di leadership e di adattamento. Inoltre, beneficiano di relazioni sociali positive (Murray, 2005) e affrontano le difficoltà adottando strategie di adattamento efficaci (Birndorf & al., 2005).

Viceversa, bassi livelli di autostima sono associati ad umore depresso e ai disturbi d’ansia (Liu & al, 2014; Michalak & al, 2011; Trzesniewski & al., 2003), alla percezione di solitudine (Vanhalst & al., 2013) e a disturbi alimentari (De la Rie & al., 2007). Dunque, anche l’autostima è una rilevante risorsa determinante la salute.

L’autostima è costituita da diverse dimensioni:

  • Sociale: fa riferimento alle percezioni degli individui in relazione ai rapporti interpersonali.
  • Familiare: concerne le proprie opinioni riguardanti il rapporto con la famiglia di appartenenza; ad esempio, la sensazione di essere stimati, di ricevere amore e supporto.
  • Scolastica: riguarda l’insieme delle credenze e aspettative circa le proprie capacità di conseguire i risultati scolastici in relazione agli obiettivi pianificati o che si ritiene siano rilevanti.
  • Corporea: fa riferimento alle percezioni valutative inerenti il proprio corpo.

L’autostima globale deriva dall’insieme delle percezioni e considerazioni complessive compiute da ognuno in relazione a sé stessi.

Ricerche scientifiche in cui è stata esaminata la relazione tra autostima e attività sportiva, hanno messo in luce che praticare attività fisica favorisce un incremento dell’autostima corporea (Jackson e Marsh, 1986; Anne Bowker, 2006). Maggiore è l’attività fisica praticata e migliori saranno le valutazioni riguardanti sia le proprie prestazioni fisiche che la percezione positiva del proprio corpo (Jackson & Marsh, 1986).

Anche se sono molteplici le conferme derivanti dalla letteratura scientifica riguardanti le conseguenze positive della pratica sportiva sulla salute delle persone, si assiste ad aumento della sedentarietà nei bambini. Ciò ha determinato un incremento di conseguenze tutt’altro che favorevoli ad uno stile di vita sano (Anderson, Crespo, Barlett, Cheskin e Pratt, 1998; Freedman, Khan, Dietz, Srinivasan, & Berenson, 2001; Sisson et al., 2009).

Infatti, le compromissioni correlate ad uno stile di vita sedentario non sono solamente associate a conseguenze negative inerenti la componente fisica del costrutto di salute, ma anche quella mentale in bambini e adulti (Colcombe S., Kramer A.F., 2003; Fillit H.M., Butler R.N., O’Connell A.W. et al., 2002).

Alla luce dei risultati di alcune delle numerose evidenze scientifiche presentate, si può affermare che l’esercizio fisico favorisce uno stato di salute sano, prevenendo patologie fisiche e psicologiche.

Risulta quindi importante promuovere conoscenze e consapevolezza circa la relazione circolare e virtuosa tra i fattori evidenziati e la salute, in tutte le fasi di vita, favorendo motivazione e partecipazione soprattutto in età adolescenziale in quanto praticare sport nell’età dei cambiamenti psicofisici, migliora la salute in età adulta, oltre ad incidere in modo immediatamente rilevabile sul benessere psicosociale di ragazzi e ragazze.

Tuttavia, Se da un lato è importante favorire la comprensione dei benefici per la salute correlati all’attività fisica, dall’altro è non meno rilevante essere consapevoli del fatto che ricorrere esageratamente alla pratica sportiva può essere la genesi di condizioni patologiche.

Spesso, ingente attività fisica e altrettanta significativa importanza data alla dieta, associate ad una mancata soddisfazione per il proprio aspetto fisico, possono essere determinanti di fenomeni e sintomi legati a insoddisfazione dell’immagine corporea e dismorfismo corporeo, in cui il pensiero costante circa l’assenza di magrezza e tono muscolare possono interferire negativamente negli ambiti di vita degli individui, ad esempio in ambito sociale e lavorativo.

Infatti, tra le dipendenze comportamentali in cui alla base della condizione di dipendenza vi sono un comportamento specifico o una determinata attività, rientra la vigoressia (anche chiamata bigoressia). Nel caso della vigoressia si assiste ad una dispercezione e una mancata soddisfazione del proprio corpo che induce gli individui a mettere in atto in modo ossessivo l’esercizio fisico. Pope et al. (1993), hanno definito tale condizione come il desiderare un corpo muscoloso ed esente da grasso.

Ad ogni modo, consci delle conseguenze nefaste e benefiche della pratica sportiva, con una corretta informazione mediata anche dai mezzi di comunicazione di massa, non si può non prescindere dal constatare concretamente quanto evidenziato dall’OMS: attività fisica, salute e qualità della vita sono strettamente correlate.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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