expand_lessAPRI WIDGET

Il principio di Pollyanna

Il principio di Pollyanna rappresenta una sorta di illusione cognitiva, degli occhiali dalle lenti rosa attraverso cui osservare e muoversi nel mondo

Di Elena Andreini

Pubblicato il 10 Mar. 2023

Aggiornato il 13 Mar. 2023 11:42

Il principio di Pollyanna indica la tendenza a ricordare eventi piacevoli più facilmente di quelli spiacevoli, operando principalmente proprio attraverso il diniego di quei sentimenti negativi che più temiamo.

 

Le favole non insegnano ai bambini che i mostri esistono.
Le favole insegnano ai bambini che i mostri possono essere sconfitti.
(Gilbert Keith Chesteton)

 Uno dei meccanismi di difesa più precoci e comuni con cui il bambino affronta esperienze ed emozioni spiacevoli è il rifiutare di accettare che esse esistano, il diniego. Tale fondamento persiste come prima reazione a qualunque evento catastrofico anche in età adulta. I fenomeni definiti come meccanismi di difesa rappresentano infatti adattamenti creativi che agiscono per difendere il sé da una minaccia, gestire un sentimento intenso e minaccioso (colpa, vergogna, invidia) e mantenere l’autostima (McWilliams, 2011).

Il principio di Pollyanna rappresenta una sorta di illusione cognitiva, gli “occhiali dalle lenti rosa” attraverso cui osservare e muoversi nel mondo. Tale termine indica la tendenza a ricordare eventi piacevoli più facilmente di quelli spiacevoli, operando principalmente proprio attraverso il diniego di quei sentimenti negativi che più temiamo. Questo fenomeno prende il nome dalla protagonista dei romanzi di E. H. Porter, eroina persistentemente sorridente e capace di vedere solo il lato positivo delle cose.

Matlin e Stang (1978) riconoscono manifestazioni di questa tendenza anche in alcuni comportamenti, come il comunicare le buone notizie più frequentemente di quelle negative, o la tendenza a posizionare oggetti piacevoli prima di oggetti sgradevoli nella stesura di un elenco.

Questo ottimismo è fonte di ispirazione per un approccio positivo alla vita, sorgente preziosa per la nostra resilienza. In persone non affette da disturbi depressivi, genera un’illusione di controllo sugli eventi, infondendo quindi una elevata aspettativa di successo in una definita circostanza (Golin, 1979) e suscitando “the illusory glow” fondamentale per mantenere la spinta a raggiungere elevati standard di produttività ed ambizioni personali, anche nei momenti in cui l’ego risulta essere più fragile e vulnerabile (Lazarus, 1982).

Rappresenta inoltre una fondamentale strategia di coping per superare eventi catastrofici, incentivare la motivazione e favorire le interazioni sociali (Libkumen, 2004). “Andrà tutto bene”, un mantra che veniva diffuso durante il periodo della pandemia da Covid-19.

In psicoterapia viene tuttavia discussa la sua manifestazione ostentata, e spesso sottolineato il pericolo di tale atteggiamento. Seppur può rappresentare una strategia di coping efficace in determinati contesti, il silenziare le nostre sofferenze e le emozioni scaturite da minacce o eventi spiacevoli rischia infatti di consentire il perpetuarsi di situazioni disfunzionali, e condurre alla manifestazione di veri e propri disturbi.

Il principio di Pollyanna nel Disturbo Bipolare

Ogni volta che mi sento bene, penso che durerà per sempre, ma non succede.
(F.C., 34 anni)

Uno degli esempi di psicopatologia definita dall’uso del diniego come meccanismo di difesa tipico del principio di Pollyanna è l’episodio maniacale nel disturbo bipolare.

Ruminare sulle emozioni positive è una strategia di amplificazione cognitiva unica per le persone affette da disturbo bipolare, con la sua natura immersiva ed attivante. (Gruber, 2009). La fase prodromica dell’esacerbazione di sintomi maniacali cattura una gamma di strategie di up-regulation, tra cui ignorare i consigli dei cari o dei curanti in situazioni di particolare vulnerabilità (Palmier-Claus, 2016).

La “depression avoidance theory” suggerisce che la mania sorge quando le persone cercano di evitare emozioni e sentimenti orientati sul polo negativo dell’umore, impegnandosi in comportamenti attivanti (risk taking) (Thomas, 2002). Non esiste il riposo, ma solo ore da vivere fino all’ultimo secondo e in cui essere freneticamente produttivi.

Interventi mirati allo sviluppo di strategie di coping adattive durante la fase prodromica, all’educazione emotiva sia in termini di riconoscimento che di regolazione, ed una attenta psicoeducazione sono cruciali nell’approccio al disturbo bipolare (Fletcher, 2013).

Il diniego ed il principio di Pollyanna nelle dipendenze

I make wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
Makes me see what I want to see
And be what I want to be.
(Lilac wine – Jeff Buckley)

Il diniego è una caratteristica dell’alcolismo e di altre tossicodipendenze che deve essere messo in evidenza al fine di comprendere il processo terapeutico ed il percorso di riabilitazione.

“Sono Simone e sono un alcolista” è un concetto quotidianamente ripetuto nei programmi in dodici fasi degli Alcolisti Anonimi, che costringe le persone ad esporsi e a confrontarsi con la realtà che nel contesto del gruppo condividono.

 Circa il 90% delle persone affette da tale disturbo non riesce a cercare alcuna forma di aiuto (Nathan, 1988) e la negazione dell’alcolismo è il più comune motivo per cui il trattamento non è stato ricevuto (Bartek, 1988). Il problema reale che la persona vive quotidianamente è completamente messo a tacere dalla dipendenza che si crea dagli apparenti rimedi e benefici che la sostanza stessa sembra fornire. Si vive immersi in una realtà offuscata dall’alcol o dalla sostanza, concentrati sull’effetto dell’euforia concessa dopo ogni dose, osservando il proprio ego sentirsi forte e inarrestabile, per poi lasciare spazio all’ irritabilità dell’astinenza.

Non stupisce pertanto che la valutazione del diniego è considerata la prima e cruciale fase del trattamento dell’alcolismo (Leiker, 1989; Miller, 1990)

Il principio di Pollyanna come strategia di coping nelle donne vittime di violenza

Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi
per le emozioni che senti
e la speranza che ti inventi.
(Sei bella – Angelo De Pascalis.)

La violenza sulle donne è diffusa a livello globale: 1 donna su 3 in tutto il mondo subirà violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Il 30% delle donne che hanno una relazione intima subisce violenza fisica o sessuale da parte del proprio partner intimo (WHO, 2016). Ogni anno, quasi 64.000 omicidi intenzionali sono perpetrati da partner intimi o familiari; due terzi delle vittime sono donne (UNODC, 2013).

La maggior parte della letteratura (Taylor, 1983; Lazarus, 1982; Perry, 1974; Ganley, 1995) suggerisce che la vittima non vive e non mentalizza il dolore che deriva dall’abuso; cerca semplicemente di andare avanti, come accade nei traumi ripetuti. Sfortunatamente, molte delle sue strategie di coping risultano fortemente disfunzionali, facendola diventare più invischiata, e tenendola legata così ad una relazione di abusi con tragiche ripercussioni.

La maggior parte delle donne opera all’interno di una “illusione di invulnerabilità”, credendo che il trauma non cadrà realmente su di loro (Janoff-Bulman, 1983; Perloff, 1983), e operando quindi tramite un meccanismo di diniego. Dopo una revisione della ricerca sulle vittime di crimini violenti, Symonds (1979) ha concettualizzato un modello di reazione a tre stadi e la prima e duratura fase iniziale consiste proprio in shock, incredulità e diniego. Inoltre, il marito può infliggere dolore e umiliazione e poi far seguire a questi trattamenti un comportamento “honeymoon” (Walker, 1979), che favorisce l’instaurarsi di una illusione di irrealtà e, operando anche tramite il principio di Pollyanna, può ingabbiare donne dipendenti all’illusione di un legame idilliaco e sereno, mentre rimangono aggrappate ad una pericolosa relazione tossica.

Ansia, disgusto, paura, rabbia, felicità, colpa, disprezzo, sorpresa…positive o negative che esse siano, le emozioni sono costrutti innati e globalmente diffusi, che hanno da sempre fornito all’uomo fondamentali informazioni sullo stato interiore, sulle condizioni di benessere e sulla necessità di agire.

L’intera gamma di emozioni che l’essere umano vive rappresenta una bussola interna: esse rivestono un ruolo fondamentale in processi di decisione, giudizio, ragionamento. Il principio di Pollyanna, quando portato al suo estremo, può condurre alla manifestazione di disturbi e problematiche reali, proprio perché opera negando le sfumature più negative della nostra vita emotiva, ma estremamente fondamentali per allertarci su situazioni di minaccia e di fragilità.

È importante, pertanto, imparare a dare spazio ed ascolto anche agli aspetti più dolorosi della nostra sfera emotiva.

Si parla di:
Categorie
SCRITTO DA
Elena Andreini

Medico specializzanda in Psichiatria

Tutti gli articoli
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Bartek, Lindeman, Newton, Fitzgerald, & Hawks, 1988). Bartek, J. K., Lindeman, M. A. R. L. E. N. E., Newton, M. A. R. I. A. N., Fitzgerald, A. P., & Hawks, J. H. (1988). Nurse-identified problems in the management of alcoholic patients. Journal of Studies on Alcohol, 49(1), 62-70.
  • Thomas, J., & Bentall, R.P. (2002). Hypomanic traits and response styles to depression. British Journal of Clinical Psychology, 41(3), 309-313.
  • Fletcher, K., Parker, G. B., & Manicavasagar, V. (2013). Coping profiles in bipolar disorder. Comprehensive psychiatry, 54(8), 1177-1184.
  • Ganley, A. L. (1995). Understanding domestic violence. Improving the health care response to domestic violence: A resource manual for health care providers, 15-42.
  • Golin, S. T. (1979, 88). The illusion of control among depressed patients. Journal of Abnormal Psychology, pp. 454-457.
  • Gruber, J., Harvey, A. G., & Johnson, S. L. (2009). Reflective and ruminative processing of positive emotional memories in bipolar disorder and healthy controls. Behaviour research and therapy, 47(8), 697-704
  • Janoff-Bulman, R. & Frieze, I. H. (1983). A theoretical perspective for understanding reactions tovictimization. Journal of Social Issues, 39, 1-17.
  • Lazarus, R.S. (1982). The costs and benefits of denial. In S. Breznitz (Ed.), Denial of stress. New York:  International Universities Press.
  • Leiker, T. L. (1989). The role of the addictions nurse specialist in a general hospital setting. Nursing Clinics of North America, 24(1), 137-149.
  • Libkumen TM, Stabler CL, Otani H (2004) Arousal, valence, and memory for detail. Memory 12:237–247.
  • Matlin, M. W. (1979). The Pollyanna principle. Cambridge: Shenkman.
  • Matlin, M., & Stang, D. (1978). Pollyanna principle. Psychology Today, 11(10), 56.
  • Miller, W. R. (1990). Alcohol treatment alternatives: what works?
  • McWilliams, N. (2011). Psychoanalytic diagnosis: Understanding personality structure in the clinical process. Guilford Press.
  • Nathan, P. E. (1988). The addictive personality is the behavior of the addict. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 56(2), 183.
  • Palmier-Claus, J. E., Dodd, A., Tai, S., Emsley, R., & Mansell, W. (2016). Appraisals to affect: testing the integrative cognitive model of bipolar disorder. British Journal of Clinical Psychology, 55(3), 225-235.
  • Perloff, L. S. (1983). Perceptions of vulnerability and victimization. Journal of Social Issues, 39, 41-61.
  • Perry, D. G., & Perry, L. C. (1974). Denial of suffering in the victim as a stimulus to violence in aggressive boys. Child development, 55-62.
  • Symonds, M. (1975). Victims of violence: Psychological effects and after-effects. American Journal of Psychoanalysis, 35, 19-26.
  • Taylor, S. E., Wood, J. V., & Lichtman, R. R. (1983). It could be worse: Selective evaluation as a response to victimization. Journal of social issues, 39(2), 19-40.
  • UNODC. (2013) Op cit. Footnote 1
  • Walker, L. (1983). Victimology and the psychological perspectives of battered women. An International Journal, 8, 82-104
  • World Health Organization  (WHO)  (2016).  Violence  against  Women:  Intimate  Partner  and  Sexual  Violence  against  Women.  Fact  sheet.  www.who.int/mediacentre/factsheets/fs239/en/ [November 2016]
CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
Felicità a tutti i costi: un'illusione odierna, tra confronto e obiettivi irrealistici
Perché non sono felice come gli altri?

La convinzione di dover essere felici crea la trappola della felicità: più rincorro la felicità come obiettivo di vita più sarò frustrato e meno sarò felice

ARTICOLI CORRELATI
Gli scritti ritrovati di Roberto Lorenzini – L’errore del suicida

Continua la pubblicazione a puntate dei racconti "Gli scritti ritrovati", di Roberto Lorenzini e a cura di Pierangelo D'Ambra.

Gli scritti ritrovati di Roberto Lorenzini – Le nostre cose

Continua la pubblicazione a puntate dei racconti "Gli scritti ritrovati", di Roberto Lorenzini e a cura di Pierangelo D'Ambra.

cancel