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Un anno senza sport: i giovani e il lockdown

Quali sono le implicazioni psicologiche e fisiche dell’assenza di sport a causa del periodo di pandemia, soprattutto nel settore giovanile?

Di Silvia Botosso

Pubblicato il 07 Apr. 2021

NDR – Il presente contributo è stato scritto prima degli ultimi DPCM

A circa un anno di distanza dall’inizio della pandemia e dopo mesi di false partenze, blocchi totali e parziali, il mondo dello sport si prepara alla ripartenza.

 

Ma perché, al di là delle conseguenze economiche, è importante riprendere le attività sportive? Quali sono le implicazioni psicologiche e fisiche dell’assenza di sport, soprattutto nel settore giovanile?

Da tempo ormai gli esperti raccomandano di supportare la crescita dei propri figli con la pratica motoria, in quanto i benefici a livello fisico, psicologico e sociale sono fondamentali per un sano sviluppo. Fin dai primi anni di vita, infatti, è possibile iscrivere i bambini a corsi propedeutici che aiutano anche i più piccoli a coltivare una cultura sportiva. Se però nel caso dei giovanissimi i maggiori benefici si hanno a livello dello sviluppo psicomotorio, in adolescenza entrano in campo, con maggiore importanza, anche altri fattori quali la socialità e il benessere psicologico.

Ma procediamo con ordine. Quali sono i principali fattori di rischio per la salute dal punto di vista fisico quando l’attività motoria è scarsa o addirittura totalmente assente? Come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, praticare regolarmente un’attività fisica moderata per 150 minuti a settimana (che nel caso degli adolescenti sale a 60 minuti al giorno per un’attività vigorosa) aiuta a prevenire patologie come l’obesità, il diabete e le malattie cardiache. Ancora oggi, però, l’insufficienza di attività fisica è al quarto posto tra i fattori di rischio di mortalità a livello mondiale e in Italia più dell’80% degli adolescenti conduce una vita sedentaria in cui l’attività fisica è insufficiente. Questi dati risalgono a indagini precedenti quest’ultimo anno, quindi si può ben immaginare che a causa della chiusura delle scuole e delle strutture sportive i numeri siano ulteriormente aumentati.

Inoltre bisogna considerare il ruolo fondamentale che lo sport svolge come valvola di sfogo per molti ragazzi e ragazze che in adolescenza si trovano ad affrontare periodi di crescita critici. L’attività motoria è un ottimo antistress, un valido alleato nella gestione dell’ansia e si è rivelato estremamente efficace anche nel contrastare l’insorgere della depressione. Questo spiegherebbe perché nell’ultimo periodo diversi genitori hanno visto i loro figli più nervosi e irrequieti. In altri casi è possibile che i ragazzi abbiano manifestato un generale senso di stanchezza e siano sembrati particolarmente apatici, privi della loro naturale energia. A proposito di ciò, alcuni studi hanno dimostrato che praticare sport stimola il cervello a produrre sostanze utili a migliorare l’umore, la memoria e l’apprendimento. Tuttavia questi sono effetti solo temporanei che tendono a regredire con l’interruzione dell’attività.

Un ulteriore aspetto che è importante valutare quando si parla di attività sportiva in età giovanile è la dimensione sociale. Non dimentichiamo che in adolescenza si va definendo l’identità della persona, un compito importante in questa fase di vita. Ma cosa significa e come avviene la costruzione dell’identità? Senza dubbio la famiglia gioca un ruolo fondamentale durante l’infanzia, ma quando inizia l’età adolescenziale il ragazzo ha bisogno di confrontarsi con il gruppo dei pari e con adulti differenti rispetto ai propri genitori. La scuola è il primo luogo sociale che i giovani hanno a disposizione per sperimentarsi, ma spesso non è sufficiente. Pensiamo a quei ragazzi che si trovano esclusi dagli interessi del gruppo classe o che hanno difficoltà con il rispetto dell’autorità dei professori. Spesso proprio questi ragazzi trovano nello sport una dimensione più adatta a loro, in cui riescono ad esprimersi e a mettersi alla prova con migliori risultati. Lo sport, infatti, è un’ottima palestra di vita: aiuta i giovani ad assimilare l’importanza delle regole, a rispettare i pari anche nel confronto agonistico, a sperimentare i propri limiti e a scoprire i propri punti di forza sia fisici che mentali (Ciairano, 2008).

In generale quindi si può affermare che lo sport migliora il benessere e la qualità di vita in età giovanile in quanto:

  • previene lo sviluppo di patologie fisiche
  • aiuta una migliore gestione delle emozioni
  • stimola il sistema nervoso
  • incentiva la crescita dell’autostima e del senso di autoefficacia.

Tutti questi benefici sono fondamentali per un sano sviluppo psicofisico e la prolungata mancanza dell’attività motoria e sportiva rischia di incentivare l’insorgere di stili di vita inadeguati. Solo fra qualche tempo sarà valutabile l’impatto che le nuove routine avranno sulla vita dei giovani. Ciò che è certo è che le buone abitudini vanno salvaguardate cercando, laddove necessario, nuove strategie per continuare a prenderci cura della salute mentale e fisica dei ragazzi.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Ciairano, S., Le attività motorie e sportive nello sviluppo degli adolescenti., Laterza Editore, Roma-Bari 2008
  • Demofonti, K. (2014). Informativa OMS: Attività fisica. Disponibile qui.
     
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