Disturbo della Coordinazione Motoria: relazione tra le abilità motorie e la qualità di vita

Il Disturbo della Coordinazione Motoria non influenza solo la possibilità di cimentarsi in alcune attività, ma anche il funzionamento generale del bambino.

ID Articolo: 170905 - Pubblicato il: 23 dicembre 2019
Disturbo della Coordinazione Motoria: relazione tra le abilità motorie e la qualità di vita
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Le capacità motorie ricoprono un ruolo estremamente importante nello sviluppo di bambini e adolescenti. Non solo influenzano il concetto di sé fisico, sotto forma di autostima, ma hanno ripercussioni anche sulla salute mentale, infatti è stato osservato che bambini con scarse capacità motorie tendono ad avere una bassa autostima o in generale mostrano una minore soddisfazione di vita.

Giulia Balerci e Mariasilvia Rossetti – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

 

Messaggio pubblicitario Lo sviluppo adeguato delle capacità motorie rende possibile l’adattamento al mondo esterno, amplificando le nostre possibilità, permettendoci di partecipare attivamente alla vita in società. Già nel 1993 Bushnell e Boudreau suggerivano che lo sviluppo motorio fosse un prerequisito per lo sviluppo di varie funzioni, prime fra tutte le competenze percettive e cognitive. A sostegno di tale tesi Piaget (1953) affermava che l’esperienza senso-motoria, affinata con l’esplorazione dell’ambiente, costituiva una tappa importante per lo sviluppo delle capacità cognitive dei bambini. Murray e colleghi (2006) hanno dimostrato che i bambini che erano in grado di stare in piedi prima dei loro coetanei nell’infanzia, da adulti mostravano delle performance migliori nei test che valutano la capacità di catalogare le informazioni (memoria di lavoro) rispetto ai bambini che erano in grado di stare in piedi molto più tardi.

Sulla base di questi risultati gli autori ipotizzarono l’esistenza di un legame tra lo sviluppo motorio precoce e le funzioni esecutive in età adulta. Sostenendo che una maggiore maturazione nei primi anni di vita dei circuiti neurali coinvolti nella funzione motoria potesse favorire lo sviluppo dei circuiti corticali e sottocorticali coinvolti nei processi cognitivi superiori in età adulta. Le competenze motorie sono necessarie in tutte quelle situazioni che dipendono dalle funzioni esecutive, che richiedono la capacità di definire gli obbiettivi, di pianificare il loro raggiungimento e di eseguirli concretamente.

Dall’insieme degli studi in letteratura emerge che vi è una stretta relazione tra capacità motorie e cognitive e che lo sviluppo adeguato o meno di entrambe si riflette sullo sviluppo degli apprendimenti e più in generale sul funzionamento della persona (Voza D., 2017). Le capacità motorie ricoprono un ruolo estremamente importante nello sviluppo di bambini e adolescenti. Non solo influenzano il concetto di sé fisico, sotto forma di autostima, ma hanno ripercussioni anche sulla salute mentale, infatti è stato osservato che bambini con scarse capacità motorie tendono ad avere una bassa autostima o in generale mostrano una minore soddisfazione di vita (Karras et al., 2019). L’autostima costituisce una parte centrale del concetto di sé che comprende l’insieme dei giudizi che un individuo sviluppa rispetto alle proprie competenze nei vari domini di vita, come l’ambito sociale, quello emotivo-affettivo, il successo a scuola e nelle attività fisiche. Una relazione molto interessante che emerge dallo studio di Schmidt, Blum, Valkanover e Conzelmann (2015) è quella fra attività fisica e senso di competenza. L’acquisizione della padronanza di una attività fisica rinforza la percezione di auto-efficacia che a sua volta porta ad un aumento della competenza fisica percepita, la quale aumenta il livello di autostima attraverso la mediazione dell’accettazione del proprio corpo. Spesso i bambini con DCD ottengono delle prestazioni scarse nelle attività fisiche (ad esempio nei giochi di squadra o negli sport che richiedono lo sviluppo ottimale delle capacità fine e grosso-motorie) e questo provoca un abbassamento del senso di competenza e dell’autostima generale che si può riflettere in comportamenti internalizzanti come il ritiro sociale. La prestazione motoria reale o percepita è legata anche ad un altro aspetto che dall’infanzia all’adolescenza acquisisce un ruolo sempre più importante, l’accettazione da parte dei pari, essenziale per il sostegno emotivo e il confronto sociale.

È sulla base di tali evidenze che riteniamo sia interessante e utile indagare le influenze che i disturbi dello sviluppo motorio, in particolare il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione Motoria (DCD), possono avere sulla qualità di vita dei bambini.

Definizione di Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione Motoria

All’inizio del Novecento si sviluppa l’interesse verso i disturbi di tipo motorio, cresce l’attenzione nei confronti di quei bambini che vengono definiti goffi e maldestri. Collier sarà uno dei primi ad affrontare tali temi parlando di “goffaggine congenita” (Vaivre-Douret et al., 2011), seguito da Lippitt che fa riferimento al concetto di “scarsa coordinazione muscolare nei bambini”, Orton parla di “aprassia dello sviluppo o goffaggine anormale”, Ayres invece per descrivere la goffaggine che caratterizza questi bambini fa riferimento al termine “disprassia evolutiva”, Gordon, McKinley e Gubbay si riferiscono a tale condizione usando il termine “sindrome del bambino impacciato” (Van Waelvelde, De Weerdt e De Cock, 2005).

Nel corso degli anni sono stati usati molti termini diversi per descrive i bambini con difficoltà motorie, quali ad esempio disfunzione cerebrale minima, paralisi cerebrale minima, disprassia dello sviluppo, deficit dell’integrazione sensoriale, sindrome ipercinetica dell’infanzia, disturbo dell’apprendimento non-verbale, difficoltà motorie percettive. Per fare chiarezza di fronte all’ampia variabilità dei termini nel 1994 i maggiori esperti del campo si riunirono a Londra formando un gruppo interdisciplinare e decisero di utilizzare il termine Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione, come poi verrà descritto all’interno del DSM- III (e revisionato nella quarta e quinta versione) (Cermak e Larkin, 2002).

Il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD) è classificato come disturbo motorio, all’interno della categoria dei disturbi dello sviluppo neurologico, ed è caratterizzato da un ritardo nell’acquisizione delle competenze motorie a partire dai primi stadi dello sviluppo, che interferisce significativamente con le attività della vita quotidiana e non può essere spiegato da una condizione medica (ad esempio, paralisi cerebrale, distrofia muscolare, o una malattia degenerativa), handicap visivo, disturbo pervasivo dello sviluppo e ritardo mentale (DSM-5, Americcan Psychiaatric Association, 2014). Per riferirsi ai bambini che presentano un deficit nello sviluppo della coordinazione motoria l’ICD-10 (International Statistical Classification of Diseases), usa il termine Disordine Specifico dello Sviluppo della Funzione Motoria (SDDMF). Tali difficoltà si esprimono con un ritardo nell’acquisizione degli schemi motori di base (es. strisciare, rotolare, gattonare, afferrare, camminare, correre, lanciare).

Prevalenza

La prevalenza del DCD è stimata, nei bambini tra i 5 e gli 11 anni, tra il 5%-6%, con un rapporto maschio-femmina di 2:1 (DSM-5, 2014). L’impatto del DCD può essere diverso tra femmine e maschi. Sembra che le ricadute negative sulla competenza auto-percepita siano maggiori nelle femmine, che presentano livelli di auto-efficacia percepita e di autostima più bassi rispetto ai maschi. Le ragazze con problemi di coordinazione riportano livelli più bassi di competenza atletica, maggiori difficoltà a scuola e livelli più bassi di autostima rispetto ai maschi con bassi livelli di coordinamento e a ragazzi e ragazze senza difficoltà di movimento (Murray et al., 2006).

La partecipazione alle attività fisiche può essere influenzata dal differente valore sociale che maschi e femmine vi attribuiscono, per i ragazzi sembra che la prestazione atletica costituisca un aspetto importante nella definizione dello status sociale. La minore partecipazione alle attività fisiche da parte delle ragazze potrebbe essere legata anche alle minori pressioni che generalmente ricevono dagli altri e che invece aumentano nei confronti dei maschi (Cairney, Hay, Faught e Hawes, 2010). È possibile ipotizzare che i ragazzi vengono rilevati più spesso delle ragazze perché i genitori e gli insegnanti si aspettano maggiori prestazioni fisiche da loro. Così, anche lievi compromissioni nei ragazzi sono notate di più e vengono considerate più gravi rispetto allo stesso grado di compromissione presentato nelle femmine, che invece spesso viene trascurato. Non dobbiamo tralasciare che anche il contesto culturale nel quale si sviluppano i ragazzi esercita una forte influenza, ad esempio negli USA, la performance sportiva ha delle ricadute accademiche importanti (es. borse di studio). Inoltre sembra che i ragazzi presentino maggiori comportamenti esternalizzanti e questo li rende più “visibili” e aumenta le loro probabilità di entrare in contatto con gli operatori sanitari.

Eziologia

Il DCD è un disturbo eterogeneo, e le sue manifestazioni possono essere diverse e complesse. Sulla base della co-occorrenza del DCD con Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), Disturbi dello Spettro Autistico e Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) è stata ipotizzata l’esistenza di una base genetica condivisa (DSM-5, American Psychiatric Association, 2014).

Ancora oggi l’eziologia e i meccanismi cognitivi coinvolti non sono chiari. Le cause principali sembrano essere: la prematurità, il disturbo di integrazione sensoriale, la compromissione dell’emisfero cerebrale dominante, l’anossia o l’ipossia. Le difficoltà motorie nei bambini con DCD potrebbero essere correlate a diversi tipi di disfunzione che possono coinvolgere il lobo parietale, il cervelletto, i gangli della base, l’ippocampo, l’assottigliamento del corpo calloso, disturbi oculo-motori o anomalie neuro-visie (Vaivre-Douret et al., 2011). Un dato interessante che emerge dalla letteratura riguarda proprio l’alterazione del funzionamento del lobo parietale inferiore, area deputata alla ricostruzione dell’immagine visiva e al suo orientamento nello spazio (Lewis, Vance, Maruff, Wilson e Cairney, 2008). Le significative difficoltà riscontrate dai bambini con DCD nel generare una rappresentazione visuo-spaziale accurata rispetto ad un’azione programmata, possono essere attribuite ad un deficit di immaginazione motoria. Le difficoltà nella gestione del controllo online del movimento sperimentate dai bambini con DCD sembrano dipendere dalla minore capacità di attivare le rappresentazioni interne dell’azione (Fuelscher, Williams, Enticott e Hyde, 2015). Da diversi studi sulla rotazione mentale, infatti, è emerso che i bambini con DCD ottenevano prestazioni peggiori in questo tipo di compiti rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico (Adams, Lust, Wilson e Steenbergen, 2014). Secondo gli autori le peggiori prestazioni nella condizione immaginata dovrebbero essere imputate ad una ridotta capacità di rappresentare internamente le coordinate visuo-spaziali dei movimenti programmati.

Partendo dal presupposto che l’immaginazione motoria determini l’attivazione di reti neurali simili a quelle che si attivano durante la pianificazione, l’esecuzione e il controllo dei movimenti reali, è possibile ipotizzare che le difficoltà che sperimentano i bambini con DCD siano causate da una immaturità nello sviluppo neuro-motorio, rilevata attraverso studi di neuroimaging, che colpisce in particolare proprio le aree preposte alla realizzazione e all’immagazzinamento delle rappresentazioni delle azioni (corteccia parietale posteriore e cervelletto). L’impatto di questo ritardo nello sviluppo è così forte che le prestazioni dei bambini con DCD sono state paragonate a quelle dei pazienti con danni alla corteccia parietale (Ferguson, Wilson e Smits-Engelsman, 2015).  Le difficoltà che i bambini con DCD sperimentano nell’integrazione dei segnali visivi collegati all’asse del corpo, sembrano essere legate alla compromissione del controllo cognitivo. Ad essere compromesse sono proprio le funzioni cognitive di livello superiore quali la pianificazione, la memoria di lavoro, l’inibizione, la meta cognizione e di particolare rilievo la capacità di codificare e rappresentare le caratteristiche spaziali e temporali indispensabili per l’organizzazione delle azioni coerenti con i propri obbiettivi e con il contesto (Rosenblum, Margieh e Engel-Yeger, 2015).

Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione Motoria e qualità di vita

Messaggio pubblicitario I bambini con DCD sperimentano numerose difficoltà funzionali legate alla loro scarsa coordinazione motoria. Questi problemi possono includere difficoltà nel vestirsi, legare scarpe, usare utensili, andare in bicicletta, scrivere, nel praticare educazione fisica e nelle attività del tempo libero. Il DCD può avere effetti profondi su una serie di aspetti della vita dei bambini, e sembra persistere nell’adolescenza e nell’età adulta. Sebbene il Disturbo della Coordinazione Motoria sia principalmente un disturbo motorio, può avere un impatto sul funzionamento emotivo e psicosociale del bambino. Vi è dunque una relazione significativa tra abilità motorie, concetto di sé, accettazione sociale e qualità di vita. Quando si parla di qualità della vita ci si riferisce alla valutazione della soddisfazione di vita, la speranza, il concetto di sé e di benessere, in relazione ai propri obiettivi, aspettative, cultura, valori e credenze. Riflette lo stato funzionale e di salute, il livello di dipendenza e la capacità di partecipare a occupazioni significative, motivanti e responsabilizzanti. Per la rilevazione del benessere nei bambini, accanto a tecniche narrative in cui il bambino è libero di esprimere il proprio pensiero riguardo a domande generali o specifiche si utilizzano principalmente test e questionari di autovalutazione (Scale Psichiatriche di Auto-somministrazione per Fanciulli e Adolescenti (SAFA, Cianchetti C. e Sannio Fancello G., 2001); Quality of Life profile Adolescent Version (QOLPAV, Raphael, Rukholm, Brown et al., 1996); Pediatric Quality of Life Inventory (PedsQL4.0GenericCoreScales; Varni, 2005)).

Dallo studio di Raz-Silbiger et al. (2015) emerge che sia i bambini con DCD che i loro genitori percepiscono livelli più bassi per quanto riguarda le competenze motorie, cognitive, psicosociali e in generale una qualità di vita inferiore rispetto a quella dei coetanei con sviluppo tipico. Dunque i bambini con DCD non solo mostrano un funzionamento motorio peggiore rispetto ai coetanei, ma presentano anche sintomi significativamente più gravi di depressione e ansia, minore autoefficacia e maggiori problemi di tipo socio-relazionale (Zwicker, J. G., et al. 2013). In uno studio ancora più recente (Karras, H. C et al., 2019) viene rilevato che sia i bambini con DCD che i loro genitori presentano una percezione della qualità di vita significativamente più bassa in numerosi campi, tra cui il benessere fisico, il benessere psicologico, gli stati d’animo e le emozioni, l’auto-percezione, l’autonomia, le relazioni parentali e la vita domestica, il sostegno sociale dei pari, l’ambiente scolastico e il bullismo. In particolare i genitori riferiscono che i loro bambini presentano disturbi emotivi e comportamentali significativamente più gravi rispetto ai coetanei.

I bambini con DCD tendono ad evitare di impegnarsi in attività fisiche essenzialmente a causa della loro paura di essere criticati, ridicolizzati e di essere bersaglio di bullismo da parte dei loro compagni, sperimentando un minor senso di auto-efficacia e una minore competenza auto-percepita rispetto alle loro abilità motorie (Payne, 2015). La paura del fallimento ripetuto non solo riduce il desiderio di partecipare a tali attività, vissute come sgradevoli, ma crea una sorta di circolo vizioso in cui l’angoscia legata alla possibilità di non riuscire porta al ritiro, che a sua volta diminuisce le opportunità di allenare le competenze necessarie (Cairney e Veldhuizen, 2013). Diversi studi hanno rilevato, nei bambini con DCD, livelli di partecipazione sociale inferiori rispetto ai coetanei con sviluppo tipico (Sylvestre, Nadeau, Charron, Larose e Lepage, 2013).

Questo è un dato importante considerando che la partecipazione dei bambini nei vari contesti della vita quotidiana, quali attività fisiche, giochi di squadra, sport e attività educative risulta essere di fondamentale importanza per lo sviluppo del senso di competenza, la definizione della propria identità e lo sviluppo sociale. Il grado di impegno fisico che queste attività richiedono può variare, ad esempio la maggior parte degli sport richiede capacità grosso-motorie, come l’equilibrio e la coordinazione, mentre le attività grafiche, come il disegno e la pittura richiedono capacità fine motorie. Le difficoltà motorie che sperimentano i bambini con DCD possono limitare la partecipazione a tale tipo di attività alimentando una spirale: questi bambini spesso non sono ben accolti dai loro coetanei e sperimentano una maggiore difficoltà nel partecipare alle attività motorie. Di conseguenza, la riduzione della partecipazione porta a non sviluppare una buona forma fisica, che a sua volta rende l’attività fisica ancora più impegnativa, con un conseguente ulteriore calo della partecipazione. La riduzione della partecipazione a questo tipo di attività porta ad un aumentano del comportamento sedentario, che accresce il rischio di sovrappeso e obesità.  La mancanza di pratica e le ridotte opportunità di partecipazione alle attività in cui i bambini si impegnano quotidianamente, si traduce in un divario ancora maggiore tra le capacità motorie dei bambini con DCD e quelle dei pari, con l’esito di un abbassamento significativo dell’autostima ed un incremento della tendenza al ritiro sociale (Cermak, S. A., 2015). Le difficoltà motorie, dunque, hanno un peso importante sulla salute fisica e possono determinare problemi emotivi e psicosociali secondari.

Dallo studio di Rahimi-Golkhandan et al. (2014) emerge che la maggiore sensibilità agli stimoli emotivamente significativi presentata dai bambini con DCD potrebbe essere spiegata dall’alterazione dell’attività delle regioni frontostriatali, coinvolte nella capacità inibitoria, in particolare rispetto a stimoli emotivi. Cummins, Piek e Dyck (2005) hanno rilevato nei bambini con difficoltà motorie livelli più bassi di accuratezza e di velocità nel rispondere agli stimoli delle emozioni facciali rispetto ai coetanei con sviluppo tipico. Secondo gli autori alla base di tale compromissione vi potrebbe essere l‘inadeguata capacità di elaborazione visuo-spaziale, riscontrata spesso nei bambini con DCD. Questo aspetto ha un forte impatto nella vita del bambino soprattutto a livello sociale, in quanto le capacità percettive sono necessarie per rilevare, interpretare e rispondere in maniera adeguata ai segnali sociali. È stato ipotizzato che la scarsa organizzazione percettiva che caratterizza i bambini con DCD potrebbe essere all’origine delle difficoltà nel riconoscimento delle emozioni e che tali difficoltà si potrebbero riflettere proprio nei comportamenti di internalizzazione (ritiro sociale, ansia e depressione) spesso riscontrati in questi bambini (Piek et al., 2008). Le difficoltà nel riconoscere ed elaborare segnali visuo-spaziali alterano la loro capacità di valutare e riconoscere le espressioni emotive degli altri, l’impossibilità di utilizzare tali informazioni per guidare il proprio comportamento ostacola la costruzione di relazioni sociali significative nei vari contesti di vita.

I questionari rivolti ai genitori, come il DCDQ (Questionario Sulla Coordinazione Motoria (The DCDQ ’07 ©B.N. Wilson), rivelano forti preoccupazioni rispetto ai propri bambini con DCD che, a causa delle loro scarse capacità motorie hanno difficoltà con molte attività quotidiane, come ad esempio pettinarsi, vestirsi, lavarsi i denti, allacciare le scarpe o abbottonarsi. Molti di questi bambini devono essere assillati dai genitori per vestirsi per andare a scuola, per alcuni di questi bambini è ancora necessaria la diretta supervisione e un aiuto fisico da parte dei genitori. Le ripercussioni che le difficoltà fine e grosso motorie hanno nello svolgimento delle attività quotidiane possono essere interpretate, erroneamente, da familiari, amici, insegnanti come svogliatezza, pigrizia, e mancanza di interesse da parte del bambino.

Lo studio di Green, D., & Payne, S. (2018) ha esplorato l’esperienza vissuta da adolescenti con DCD, i partecipanti hanno descritto la loro vita come un “duro lavoro” a causa dello sforzo richiesto per padroneggiare e svolgere le attività motorie quotidiane e lo sforzo cognitivo necessario per organizzare, il loro tempo e le loro attrezzature. Il DCD per questi adolescenti, non è solo un costrutto fisico, la frustrazione per la loro incapacità di svolgere attività che altri riescono facilmente a realizzare contribuisce allo sviluppo di un forte senso di inadeguatezza. Le difficoltà vissute dai giovani con DCD influenza il loro benessere emotivo e la loro partecipazione sociale.

È stato dimostrato che i bambini con DCD sono più a rischio nello sviluppare problemi psicosociali che influiscono sulla loro qualità di vita. Inoltre emergenti prove indicano che l’associazione tra DCD e scarsa salute mentale persiste nell’adolescenza e nell’età adulta. La scarsa auto-efficacia per le abilità motorie influisce sulla motivazione di bambini e ragazzi con DCD ad impegnarsi in attività sociali e fisiche, i genitori di questi bambini spesso ritengono che i loro figli siano socialmente vulnerabili, abbiano contatti sociali meno sviluppati e meno amici rispetto ai coetanei (Payne, S., 2015). Le ripercussioni possono essere preoccupanti, in quanto espongono maggiormente questi bambini e questi ragazzi al rischio di isolamento sociale. Dallo studio di Kennedy-Behr, Rodger e Mickan (2013) è emerso che durante il gioco libero, i bambini con probabile DCD sono maggiormente coinvolti in episodi di aggressione, partecipano meno ai giochi di gruppo e trascorrono una maggiore quantità di tempo ad osservare gli altri rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico. Presentano un maggior rischio di vittimizzazione da parte dei pari a scuola, legato soprattutto al fatto che vengono percepiti da parte dei compagni come diversi per quanto riguarda l’aspetto e in relazione alle loro prestazioni.

Alla luce di quanto emerge dalla letteratura è possibile ipotizzare che i problemi motori e le difficoltà psicosociali, come ad esempio la bassa autostima, lo scarso rendimento scolastico e la percezione di carente sostegno sociale vissute da bambini con DCD, possono costituire dei fattori di rischio per l’emergere di depressione, ansia ed altri disturbi che possono compromettere l’adattamento psicosociale dell’individuo (Karras et al. 2019). Le evidenze che possiamo ricavare dalla letteratura non devono però scoraggiare coloro che entrano in contatto con questi bambini, dobbiamo ricordare che l’ambiente nel quale il bambino cresce può influenzare il suo sviluppo. Spetta dunque ai genitori, agli insegnanti e a tutte quelle persone che entrano in contatto con loro ad educarli rendendoli consapevoli non solo dei propri limiti ma anche e soprattutto dei propri punti di forza, in modo da favorire la creazione di adeguate strategie adattive allo scopo di gestire, ridurre o tollerare le situazioni stressanti. In questo modo il bambino sarà più motivato a cimentarsi anche in quelle attività valutate come “rischiose” dal punto di vista fisico ed emotivo.

Uno dei punti di forza che caratterizza questi bambini è la loro grande creatività, queste figure di supporto hanno dunque il compito di indirizzare questa forza creativa verso obbiettivi positivi, incanalare questa energia in modo da far emergere le potenzialità, di cui spesso il bambino non è consapevole. Un compito importante è anche quello di individuare le attività che permettano al bambino di compensare i propri limiti attraverso i punti di forza (ad esempio il karate e il nuoto sembrano essere sport in cui i bambini con difficoltà motorie hanno minori difficoltà). Per aiutare il bambino ad affrontare e gestire le conseguenze emozionali legate alle difficoltà motorie è utile individuare quali sono le situazioni che generano un forte stress emotivo e discutere insieme sulle strategie da adottare per farvi fronte, stabilire quali sono i comportamenti e le reazioni adeguate. Un ulteriore aspetto sul quale si può lavorare è l’inclusione in classe, soffermandosi sulle caratteristiche proprie di ogni alunno, cercando di stimolare fra gli alunni un confronto positivo con le diverse sfaccettature dell’altro. Creare un ambiente che spinga a mettersi alla prova, che stimoli una riflessione sulla diversità che non deve essere considerata solo un ostacolo ma anche una risorsa.

Conclusione

I bambini con scarse capacità motorie presentano spesso difficoltà nel far fronte alle richieste sociali nei vari contesti di vita, a casa, a scuola, ma anche con i propri amici, questo fa sì che molte delle esperienze di condivisione e di interazione, come ad esempio giocare a calcio con i compagni di scuola o partecipare ad una sfida a squadre, fare lavori di gruppo in classe vengono vissute come spiacevoli ed evitate quando possibile. L’impossibilità di competere con i compagni in quelle attività che richiedono competenze motorie specifiche può portare il bambino ad essere deriso ed emarginato. Non ci sorprende dunque che questi bambini sperimentino un benessere emotivo inferiore rispetto ai coetanei con sviluppo tipico che purtroppo può sfociare in vere e proprie psicopatologie. Spesso i genitori dei bambini con deficit di coordinazione motoria, preoccupati per le difficoltà che il bambino sperimenta nel fare nuove amicizie, per i frequenti comportamenti aggressivi, e per il loro ritardo nel raggiungere gli obbiettivi scolastici tendono a spingere il bambino a provare e riprovare, ad applicarsi di più e a partecipare più spesso alle attività di gruppo allo scopo di motivarlo. In realtà l’effetto di queste raccomandazioni è quello di innescare una serie di pensieri negativi nel bambino, rispetto alla propria autostima legati all’incapacità di soddisfare le richieste dei genitori che a loro volta generano sentimenti di frustrazione. Il problema di fondo è legato al fatto che spesso si presta attenzione alle difficoltà con il quale il disturbo si manifesta senza riconoscerne l’origine, ovvero la difficoltà di coordinazione motoria. Ciò che un genitore, un insegnante o comunque una persona che entra in contatto con il bambino che presenta difficoltà motorie possono fare per favorire lo sviluppo di una buona capacità sociale ed emozionale è dare dei feedback positivi per i suoi tentativi e stimolare lo sviluppo di adeguate strategie di coping. Se la famiglia viene guidata da professionisti e specialisti del campo (psicologi, psicoterapeuti e psicomotricisti) riceverà l’aiuto necessario per comprendere le difficoltà vissute dal bambino e per costruire un ambiente più favorevole al suo sviluppo. Le capacità motorie devono essere considerate nella valutazione funzionale dei bambini in età scolare, in quanto non influenzano solo la possibilità di cimentarsi nelle attività scolastiche ma si riflettono nel funzionamento generale del bambino. È importante che tali aspetti siano inclusi nelle attività di screening, in modo tale da individuare precocemente specifiche difficoltà ed organizzare interventi altrettanto precoci, rivolti sia al dominio motorio che agli apprendimenti.

 

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